Diari

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Conchiglie sulla spiaggia
acquerello
mie opere

Da quando avevo tredici anni, ho riempito pagine di agende con  fatti,  pensieri, riflessioni, poesie, che riguardavano alcune giornate, alcuni periodi della mia vita.
Molte di queste agende le ho già bruciate.

Restano quelle degli ultimi quarant’anni: quella dell’anno che precedette il mio matrimonio, quelle dell’infanzia e della crescita di mia figlia, quella del mio autunno, di questo ultimo tratto della vita nel quale ho, a volte, sostituito la pagina dell’agenda con la pagina del blog.

Ci sono momenti in cui apro a caso un’agenda e leggo ciò che avevo scritto, rinnovando le gioie, i ricordi, i dolori, le rabbie, le frustrazioni, la poesia dei giorni ormai trascorsi, ricordando il passato, le persone e i fatti accaduti, le piccole e grandi cose che mi hanno riempito la vita, i ritagli di giornale che ho incollato perché ero rimasta colpita da un fatto, da una notizia interessante.

Spero di avere la forza di bruciare, prima o poi, anche queste ultime, perché riguardano solo me, le mie verità, i miei pensieri più intimi e non devono interessare ad altri, perché sarebbe inutile lasciare queste pagine a chi, leggendole, non avrà più modo di chiedere spiegazioni, di porre domande, di riempire i vuoti e sarebbe anche triste pensare che qualcuno potrebbe prenderle  e buttarle nell’immondizia come carta straccia.

 

Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Notte d’inizio estate

Danza di peonie sul mare di notte

Acquerello
mie opere

 

Azzurro l’alito fresco, lieve
come il respiro d’un bimbo
che dorme sereno.
Uno zefiro arcano, incantato,
avvolge la notte silente.
Tenue un barlume di luna
si specchia sull’onda tranquilla.
Volteggiano ninfe fatate
nell’aria che, immota, riporta
lontani brandelli di vita,
ricordi scordati, sbiaditi,
svaniti nel tempo passato,
rimpianti confusi, annebbiati,
di giorni felici, trascorsi,
che tornano, a volte,
nel magico vento d’estate.

 

Millenovecentosettantré

 

Malghes - disegno a punta d'argento, di Neda

Malghes – disegno a punta d’argento,
mie opere

Ritorneremo un giorno, forse,
a coltivar la terra,
come i nonni dei nostri nonni?
Ho paura di vivere, io, domani,
ho paura, sì. Eppure
non è lontano il tempo della terra,
ma lo ritroveremo ancora?

Avvolto in un bel cellophane,
inodoro, asettico, sterile,
chimicamente reso improduttivo,
il bel campo del nonno,
quello dietro al vigneto,
dove c’era seminato il saraceno,
chissà se si ricorda ancora
l’odore dello strame.

E le api?
Il miele mangiavam d’inverno,
solido, granuloso e dolce
sul pane riscaldato sulla piastra
della stufa vecchia.
Nonna sbatteva il burro
nel fiasco verde, senza paglia.

Io…io non capivo
la fatica e il freddo,
l’acqua sul frumento a primavera,
l’urla del maiale
quando lo scannavano sull’aia.
Io non capivo.

Poi, al saraceno sostituirono ferriere,
anidride solforosa all’acqua marzolina,
al grano, la termonucleare.
C’era il vigneto a pergola
e l’ape sulla lavanda,
ora c’è un maglificio.

La vacca rossa, la Bionda,
non c’è più, forse è morta di vecchiaia
e riposa, chissà, nel paradiso delle bestie:
noi abbiamo l’automobile.

M’adatto, tra la tranquillità e l’idiozia.
Forse son ottimista
se penso che torneremo, un giorno,
a coltivar la terra
come i nonni dei nostri nonni,
o, forse, non capisco ancora.

28 novembre 1973.

Il nostro mondo

 

guscio-di-cavalletta

Guscio di cavalletta
acquerello
mie opere

E’ morta la speranza
per questo nostro mondo?
Così poco fecondo
ormai, perché brutalizzato
da odi, da rancori,
da guerre e distruzioni,
da insaziabili egoismi
dei pochi affamatori
dei molti, indeboliti
da lunghe privazioni.

E’ morta la speranza
di un mondo un po’ più onesto?
Di un mondo più pulito,
un po’ meno egoista,
un poco più addolcito
d’amorevole rispetto
per tutte le creature.

E’ stupido scordare
quanto la vita è breve.

E’ stupido scordare
di quale razza siamo:
siamo di razza umana,
ormai da antica data,
siamo di razza umana,
lo siamo, niente di più.

Un nuovo mondo

volto-con-le-giunchiglie

Pastello e grafite
mie opere

C’era una volta……

No.

Ci sarà un giorno, prossimo venturo, un mondo nuovo.

Ci sarà la parità, l’uguaglianza fra uomini e donne, l’uguaglianza fra tutti gli esseri umani, non ci sarà differenza fra artigiani e professionisti, fra contadini, tecnici, ingegneri, dottori…perché ognuno sarà consapevole che il proprio lavoro sarà di giovamento a tutta la comunità e ognuno lavorerà senza retribuzione, perché il denaro verrà abolito e ognuno avrà accesso ai beni di cui ha bisogno, senza egoismi, senza desiderio di accumulare proprietà.

Non ci saranno più partiti politici, poiché non vi saranno più classi sociali.

Non vi saranno più confini, perché nazioni e città non esisteranno più…

dopo l’ultimo conflitto nucleare che ha coinvolto tutto il mondo

e i superstiti hanno dovuto ricominciare da capo.

Nei villaggi che si stanno ricostruendo tutti lavorano a seconda delle proprie capacità.

Non ci sono poveri o ricchi, tutti gli uomini sono eguali, indipendentemente dal colore della loro pelle, delle loro idee, sono solo “uomini”.

Quanto tempo è passato da quando le bombe sono esplose in tutto il mondo, distruggendo quasi tutto ciò che esisteva, devastando ogni cosa?
Quanti anni, quante generazioni, ci vorranno perché si ritorni ad una parvenza di normalità?

E’ necessario procreare nuove generazioni che tornino a popolare e trasformare ciò che è rimasto di questo nuovo mondo.
Ma il novanta per cento delle donne, ora, muore durante il parto.
Per avere la forza di portare a termine la gravidanza le donne devono rimanere a letto per tutti i nove mesi e quanto tempo ci vorrà perché i geni degli esseri umani tornino ad essere sani?

Le donne si sposano a sedici anni per avere la forza di mettere al mondo almeno un figlio, sperando che almeno il figlio sopravviva, che possa poi generare altri figli, generazione dopo generazione, per poter tornare, chissà quando, ad una umanità di nuovo sana…

sì perché, ora, i sopravvissuti non sono sani, sono stati trasformati in mostri dalle radiazioni del conflitto nucleare, mostri che sopravvivono grazie al fatto che, durante tutte le ore solari, gli scienziati hanno trovato il modo di erogare delle onde ipnotiche che, colpendo il cervello, impediscono che gli esseri umani si vedano come essi esattamente sono.

Durante il giorno, gli esseri umani, grazie a queste onde ipnotiche, vedono un mondo perfetto intorno a loro, tutti gli uomini, le donne, i ragazzi, le ragazze, sono perfetti, sani, belli, forti e felici, circondati da un ambiente naturale perfetto, piacevole e rilassante.

Dall’alba al tramonto.

Poi le onde ipnotiche devono essere interrotte, per non danneggiare il cervello che deve riposare.
Al tramonto la sirena avverte tutti di ritirarsi nelle proprie abitazioni, un coprifuoco che tutti si affrettano a rispettare, perché hanno paura perfino della propria stessa immagine riflessa in uno specchio. Si ritirano in silenzio, si nascondono a se stessi e agli altri, in attesa che il sonno impedisca loro di uccidersi o di uccidere l’altro.