194

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Sono furiosa.

A Verona, è stata approvata una mozione leghista antiabortista, passata anche con l’OK della capogruppo PD, e che contiene espressioni critiche nei confronti della legge 194, a 40 anni dall’approvazione, e  prevede finanziamenti ad associazioni cattoliche che hanno l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto.

In Polonia è quasi impossibile, al giorno d’oggi, accedere ad un aborto legale, nonostante ci sia una legge, comunque la più restrittiva in Europa, introdotta nel 1993. Vengono praticati più di 150 mila aborti clandestini all’anno.

Anche l’Italia vuole che si arrivi a questo? Questo governo formato da bambocci incompetenti e da arroganti anacronistici, incapaci di fare perfino i conti di casa, vogliono far ritornare la donna, non al medioevo, ma agli anni trenta, quando il fascio pretendeva che la donna fosse solo semplicemente una fattrice. Sfornare un figlio all’anno per il bene della patria, per poi sacrificarli nelle guerre.

E la religione cattolica, formatrice di ipocrisie e di sotterfugi, che, senza scomodare l’inquisizione, la caccia alle streghe e quant’altro, non ha fatto che mantenere il silenzio su tutti i peccati, bastava poi confessarsi: metti pure le corna, stupra, che vuoi che sia l’incesto, accetta le botte da tuo marito basta che salvi la famiglia, lascia che il prete ti insidi i figli, volta lo sguardo da un’altra parte, le ingiustizie le purifichi con le elemosine, il paradiso te lo guadagni con le donazioni e le messe post mortem…

Abbiamo lottato tanto per la nostra libertà di scelta, noi donne, scelta di poter stare a testa alta, di avere i figli solo se li desideriamo, perché un figlio non voluto è disgraziato già dal primo vagito, di poter interrompere un matrimonio se non funziona, il diritto di mantenerci, di non passare dalle mani del padre a quelle di un marito, il diritto di scegliercelo da sole quel marito, il diritto di poterci mantenere senza essere obbligate a venderci, a scendere a patti, il diritto di essere rispettate, il diritto di non doverci sposare se non lo vogliamo…

E poi, che cosa ci vorranno togliere? Il diritto alla parola? Allo studio? All’indipendenza?
Critichiamo i fondamentalismi islamici, ma alla fine è lì che pare vogliano portarci, ovvero, ai tempi in cui mio nonno se la prendeva con sua moglie perché gli generava solo femmine, come se il raccolto fosse colpa della terra e non del seme, e a quando rimproverava mia madre che mi aveva permesso di studiare, perché la donna, secondo lui, non aveva il diritto di saperne più dell’uomo e doveva solo fare figli e stare zitta.

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L’essere umano

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Fra tutti gli animali che albergano su questo pianeta, l’essere umano è il più dannoso.

Fra tutti gli esseri umani, l’uomo bianco è stato il più devastante.

Nei secoli, Inglesi, Francesi, Tedeschi, Spagnoli, Portoghesi, Russi e anche un bel po’ di Italiani, hanno conquistato le Americhe, l’Africa, l’Australia, l’India, l’Indocina, la Polinesia, il circolo polare artico, imponendo il proprio metodo di vita, le proprie religioni, la propria politica, i propri usi e costumi, distruggendo territori, civiltà, popolazioni, stravolgendo l’ecosistema naturale, senza tenere alcun conto di ciò che sarebbe successo, e che succederà, nel futuro.

Il problema è che ce ne stiamo accorgendo solo ora e che, nonostante tutto, sembra non ci sia alcuna intenzione di cambiare.

Utopia

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La nostra bella campagna
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Ogni tanto qualcuno mi accusa di “essere utopistica”.
E’ vero, utopie sono alcune volte i miei sogni, le mie aspirazioni.

Qualcuno, una volta mi ha fatto notare che l’utopia è come l’orizzonte: più cerchi di avvicinarti ad esso e più esso si allontana.

E’ vero, però ti dà lo stimolo di avanzare.

Il paradosso

Mistero nel profondo

dipinto olio su tela – mie opere

Il giornalista di cronaca Andrea Cittadini del “Giornale di Brescia” e corrispondente dell’Agenzia Ansa, ha subito una perquisizione nella sua abitazione, indetta dalla Questura cittadina, con sequestro di cellulare, tablet, computer e altri suoi strumenti di lavoro.

Motivazione: “per aver istigato e determinato ignoti pubblici ufficiali a violare i doveri di segretezza”.

Ora, o aveva in mano un mitra e una frusta a nove code e torturando  gli ignoti pubblici ufficiali ha estorto loro informazioni segrete e riservate, oppure li ha foraggiati con bustarelle consistenti, quindi i capi d’accusa dovevano essere un tantino diversi, oppure gli ignoti pubblici ufficiali erano solo gente di bocca larga che non vedevano l’ora di spifferare ai quattro venti ciò che sapevano, cosa che io credo sia la più veritiera.

Però, un però c’è.
A capo della Procura della nostra città c’è il dott. Tommaso Buonanno, trasferito da Lecco a Brescia cinque anni fa, il cui figlio è indagato per rapina a mano armata e altre quisquiliucce varie.
Oddio, non è che il padre abbia colpa se ha generato un figlio delinquente (sono solo le colpe dei padri che ricadono  sui figli e non il contrario).
Però, il padre, è stato a sua volta indagato per sequestro di persona per aver costretto il figlio, con l’aiuto delle forze dell’ordine, a entrare in una comunità per disintossicarsi dalla droga.

Il paradosso è proprio questo: Il Capoquestore è indagato e indagatore (ovvero a capo dell’accusa) nello stesso processo, essendo il titolare esclusivo dell’indagine in cui egli stesso è indagato.

E se la prende con un giornalista?

Aspettando la pioggia…

…rifletto.

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Poinciana gillesii, detta anche cesalpina
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L’estate è appena iniziata, fa già caldo, troppo, sembra un’estate malata.

Il grande e vecchio fico ha caldo e perde le foglie, mentre i merli beccano i fichi che ancora non hanno preso colore. More e lamponi sono divorati sempre da loro.

Cerco di salvare i grappoli d’uva bardando le viti con i dischetti vecchi del computer.
Quando il sole li colpisce con i suoi raggi, bagliori colorati lampeggiano in tutte le direzioni.
E’ uno spettacolo che si ripete in tre angoli opposti del giardino. Spero che i merli non diventino troppo furbi. Chissà se attaccheranno anche i pomidoro, magari scoprono che sono buoni.

Rifletto sul futuro, il mio, il nostro di noi tutti.
Settant’anni li ho ormai compiuti e ho la testa bianca come la neve.
Mi piace questo taglio corto, senza fronzoli, un po’ sbarazzino.
Da ragazza, con questo stesso taglio e il fisico, allora, minuto, c’era sempre qualcuno che mi chiedeva se fossi un ragazzino e io ci giocavo parecchio, vestendomi con jeans e camicie maschili, scarpe basse. Le rare volte che indossavo informi camicioni, minigonne o maximaglioni, ballerine, passavo sempre per una ragazzetta priva di charme. “Avoir de l’allure” non era proprio per me.

Che ne sarà di noi, di questa nostra Italia che sembra a pezzi, di noi che sembriamo rassegnati e privi di ogni iniziativa, di questa nostra Europa fallita e senza speranza?
Avranno i nostri figli voglia e capacità di adattarsi a una inevitabile multietnicità che cambierà, non sappiamo ancora come, la nostra società?
E che cosa sarà di questa piccola palla spersa ai margini di una delle innumerevoli galassie di questo universo in continua mutazione?
Parlano di andare su Marte…a farci che cosa non si sa, visto che, forse, fu da Marte che i primi esseri umani trasmigrarono su questo nostro pianeta, sfuggendo magari a una imminente distruzione.
Perché invece di andare a cercare altrove soluzioni a questo nostro malvivere, non ci rimbocchiamo le maniche e non impieghiamo risorse per salvare il salvabile e far star meglio natura e noi stessi?
A chi giova, mandare tutto a puttane?

 

Un uomo perbene

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La prima notizia di questa mattina mi ha colpito in modo assurdo, mi sono ritrovata con gli occhi lucidi, io che non piango mai, che ho smesso di piangere da bambina, in quell’istituto.

La morte di Fabrizio Frizzi mi ha colpito come una mazzata.
Un uomo perbene, garbato, soprattutto un uomo ancora giovane che lascia una bambina ancora piccola.

Si rinnova un dolore ancora troppo recente, morti che si rincorrono, che non dovrei associare, un dolore privato e una notizia pubblica.

Pochi giorni dopo la morte di Federico, è morto anche il suo amico Gianni, avevano la stessa età.
Quante feste della classe avevano fatto insieme. Erano stati compagni di scuola, poi Gianni aveva preso un’altra strada. Era perfino diventato Ministro, discusso finché si vuole, in quell’epoca di “Mani Pulite” che lo incriminò e mandò perfino in galera. Uno dei pochi che si prese le proprie responsabilità, che pagò veramente per ciò che aveva fatto, ovvero, riempire di denaro a fondo perduto il nostro paesello e altri villaggi della nostra Bassa, in quegli anni Ottanta che permisero al nostro villaggio di uscire dalla depressione, di rinnovarsi, ristrutturarsi, accogliere fabbriche che portarono lavoro e benessere.

Nel 1987, durante la festa avisina in cui i nostri donatori venivano premiati, ce lo vedemmo capitare qui, nel nostro chiostro domenicano, lui Ministro con tutta la sua scorta, a festeggiare i nostri donatori, ad abbracciare mio marito che riceveva il “distintivo d’oro con fronde” delle 75 donazioni di sangue.
Non volli conoscerlo allora, non mi andava di essere presentata ad un uomo politico potente e così discusso, anche se il fiume di denaro arrivato nelle casse del nostro comune ci aveva permesso di restaurare metà del paese e, soprattutto, quel complesso domenicano del cinquecento che era diventato la perla di tutta la Bassa.

Lo volli conoscere dopo, dopo la galera, dopo la caduta, quando tutti gli avevano voltato la schiena, quando tutti cercavano di dimenticare quanto avevano approfittato del suo potere e della sua generosità.
Venne alla festa della classe 1940, semplice uomo comune, allora gli strinsi la mano, all’amico d’infanzia di mio marito, all’uomo che non contava più nulla, ma che aveva mantenuto l’amicizia per tutti i suoi compagni di scuola, sempre, anche quando era lontano da qui, ma non aveva dimenticato le proprie origini.

Siamo messi bene

 

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A pochi giorni dalle elezioni, nel marasma di ciò che ci viene propinato dalla televisione nei vari programmi che accolgono i politici a fare ognuno la propria propaganda, spesso denigrando gli avversari e incapaci di spiegarci come e in che modo potrebbero riuscire a realizzare i loro progetti fantasmagorici, pensando a quanto sono confusa e incerta in questo particolare momento storico, nel quale sembrerebbe che la politica sia diventata una farsa da baraccone, mi sono imbattuta in un articolo di Francesco Costa che esprime, esattamente e più chiaramente, ciò che penso anch’io.

http://www.francescocosta.net/2018/02/19/guardiamoci-negli-occhi/

Leggetelo e ditemi se non ha ragione.