Die Welt

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Una discussione di ieri, favorita anche da un mio stato d’animo piuttosto esacerbato in questi giorni, mi ha portato a fare alcune riflessioni sulla situazione attuale.

Stamane ho dedicato alcune ore alla lettura dei giornali stranieri. Sono stata colpita da un paio di articoli del giornale tedesco DIE WELT.

Le ho copiate e tradotte e rispecchiano in parte le mie perplessità.

“In den meisten Ländern, die schnell immunisieren, zeigt sich ein erstaunlicher Effekt: die Infektionen steigen rasant und ein neuer Lockdown droht. Das klingt paradox, wurzelt aber in einem Effekt, vor dem auch Christian Drosten schon lange für Deutschland warnt. Die Entwicklung in Großbritannien macht Mut: Nach erfolgreicher Impfkampagne sind die Zahlen der Neuinfektionen niedrig, die Normalität kommt zurück. So war das auch in Israel. Doch Entwicklungen in anderen Ländern werfen die Frage auf, ob die Impfung wirklich das Allheilmittel ist. Trotz hoher Impfquoten steigen die Zahlen in Ungarn oder Serbien.

Auch in Teilen der USA oder lateinamerikanischen Impf-Musterländern gerät die Lage zunehmend außer Kontrolle.

Die Fehler, die dort gemacht werden, sollte sich auch Deutschland genau ansehen.”


Nella maggior parte dei paesi che immunizzano rapidamente, si mostra un effetto sorprendente: le infezioni aumentano rapidamente e viene minacciato un nuovo blocco. Sembra un paradosso, ma è radicato in un effetto, per il quale anche il premier Christian Drosten già da tempo ha messo in guardia anche la Germania.

Lo sviluppo nel Regno Unito ci dà coraggio: dopo la campagna di vaccinazione, il numero di nuove infezioni è basso, la normalità ritorna. Era come era in Israele. Ma gli sviluppi in altri paesi sollevano la questione se la vaccinazione sia davvero la panacea. Nonostante le vaccinazioni elevate, i numeri degli infetti aumentano in Ungheria o in Serbia.

Anche in alcune parti dei paesi statunitensi o latino-americani, la situazione sembra fuori controllo.

Gli errori, che vengono fatti là, dovrebbero anche riguardare da vicino la Germania.

Aus Angst vor bürokratischen Auflagen werfen wir Impfstoff in den Müll“

Hunderttausende Impfstoff-Dosen sollen hierzulande im Müll gelandet sein. Grund ist ein unsinniger „Abschreckungseffekt“ – Ärzte und Apotheker müssen die Verantwortung für sogenannte Zusatzimpfungen selbst übernehmen. Ein Spritzen-Problem verschlimmert die Lage zusätzlich.Patrick Marx, pharmazeutischer Leiter des Impfzentrums in Mühlheim, versucht, ausjedem Impfstoff-Fläschchen – auch „Vials“ genannt – das Maximum zu gewinnen. So ist es nach den Angaben der Hersteller und der Europäischen Arzneimittelbehörde (EMA) eigentlich nicht vorgesehen. Das Gesamtvolumen einer Durchstechflasche von Biontech beispielsweise beträgt nach der Verdünnung mit einer Natriumchlorid-Lösung 2,25 Milliliter.Die Gebrauchsanweisung schreibt vor: Daraus „können sechs Dosen zu 0,3 Millilitern entnommen werden.“ Eigentlich können es sieben sein – doch die siebte Dose wird meist verschenkt.

Per paura di adempimenti burocratici gettiamo dosi di vaccino nella spazzatura.

Centinaia di migliaia di dosi di vaccini dovrebbero essere buttate nella spazzatura in questo paese. La ragione è un “effetto deterrente” pazzesco – i medici e i farmacisti devono assumersi la responsabilità per i cosiddetti aggiuntivi ai vaccini stessi. Inoltre un problema della siringa peggiora la situazione.

Patrick Marx, capo farmaceutico del centro vaccino a Mühlheim, cerca di di ottenere il massimo da ogni fiala di vaccino – chiamato anche “vials”. Però, secondo le informazioni fornite dai produttori e dall’Autorità europea della medicina (EMA) ciò non è stato previsto. Il volume totale di una fiala di Biontech, ad esempio, è 2,25 millilitri dopo la diluizione con una soluzione di cloruro di sodio.

Nelle istruzioni per l’uso è scritto: da questa, sei dosi possono essere ricavate da 0,3 millilitri. In realtà, se ne possono ricavare sette – ma la settima dose di solito viene gettata.

La sedia mancata

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Non desidero entrare nel merito degli infiniti conflitti che esistono, e sono sempre esistiti, fra i vari rappresentanti degli stati di questa così detta Unione Europea e nemmeno riferirmi alle malaugurate idee sessiste prevaricanti in alcune culture e che sembra prendano piede sempre di più anche nella nostra cultura, però, se io fossi stata Charles Michel, non appena seduto su quella sedia e mi fossi accorto che la Signora Van Der Leyen fosse rimasta in piedi, imbarazzata, mi sarei alzato, avrei ceduto la mia sedia alla Signora, sarei rimasto in piedi accanto a lei, mostrando a Erdogan come ci si comporta quando si è ben educati e rispettosi.
Avrei così raggiunto due scopi: quello di obbligare Erdogan a far arrivare un’altra sedia e quello di evitare le sterili e perniciose polemiche attuali.
Naturalmente, se io, Charles Michel, fossi stato un “signore” beneducato e rispettoso…
Ma io sono solo una casalinga d’altri tempi e ne capisco poco di protocolli internazionali.

Chiedo scusa a Leonardo

grafite e acquerello
ispirato a Leonardo
mie opere

Ieri sera la prima puntata su Leonardo.
Bella, interessante, poco a che vedere con la storia di Leonardo.

Innanzitutto l’infanzia di Leonardo è stata serena, ha vissuto con la madre e con lo zio materno, libero e felice, studi approssimativi e irregolari, ma tanto tempo per scorrazzare dove voleva con lo zio che era la fonte a cui attingeva per saziare la sua curiosità.
Nel 1469 lavora nello studio del Verrocchio che lo ha preso a bottega su preghiera del padre Piero da Vinci il quale paga al Verrocchio le spese ed è orgoglioso del figlio (fonte Vite del Vasari).
Nel1472 è già iscritto alla compagnia degli artisti e pittori di Firenze e ha un proprio studio.

Il ritratto di Ginevra Benci lo fa nel 1475. Non ha mai dipinto le mani su quel ritratto.

L’accusa di sodomia è del 1476 (non è più dal Verrocchio quindi), viene processato e assolto (non liberato per intercessione di non si sa chi).

Caterina da Cremona non è mai esistita, tutte le vicende che la riguardano sono immaginarie e, soprattutto, Leonardo non è mai stato accusato di alcun omicidio in vita sua e non è mai stato imprigionato nemmeno per l’accusa di sodomia.

Continuerò a guardare questa fiction, divertendomi a consultare le diciassette pubblicazioni che possiedo su questo artista per confrontarle con la storia, fortemente romanzata, che ci viene presentata da mamma Rai, parecchio lontana dalla realtà storica della vita leonardesca.

Ma oggigiorno si deve intrattenere, non è più importante fare cultura, anche perché chiunque può consultare gli innumerevoli testi scritti da fior di storici e grandi critici come Carlo Pedretti, forse il maggior studioso di Leonardo.
Peccato che molti prenderanno questa fiction per oro colato.

Obiettivo mondo

Il mare di notte

Il mare di notte
olio su cartone telato
mie opere

Ieri sera, dopo aver visto il film su Nada, sono capitata su un documentario già iniziato e che ho smesso di guardare prima che finisse.

Un documentario fatto negli USA, con tutti i difetti che spesso gli statunitensi ficcano nei loro filmati, come i colossal nei quali usano migliaia di persone ma non danno alcuna attenzione ai costumi.

Comunque, il documentario verteva sui disastri ambientali presenti e futuri, con dovizia di particolari e proposte per impedire che il nostro pianeta si trasformi in un inferno dantesco.
Ho chiuso e me ne sono andata a dormire dopo la seconda proposta fatta per impedire il surriscaldamento del pianeta.

La prima proposta era che si costruisse una pompa adatta a fare in modo che l’acqua superficiale, calda, degli oceani, venisse spinta verso il basso in modo da far risalire in superficie quella fredda.

Naturalmente nessuno si è preso la briga di chiedersi e di spiegare quali sarebbero state le conseguenze sulla flora e sulla fauna degli oceani, soprattutto per quanto riguarda i fondali e quali le conseguenze sul resto del pianeta.
Mari e oceani li abbiamo già fatti diventare una cloaca, perché mai qualcuno dovrebbe preoccuparsi delle conseguenze di un ulteriore danno?

La seconda proposta è di costruire un “tubo” alto venticinque (25) chilometri, tra terra e cielo, per immettere nell’atmosfera delle particelle che riflettano la luce del sole e impedirle di surriscaldare la terra. A spiegazione di questa bella pensata, il fatto che le emissioni dei vulcani nell’atmosfera riescono a oscurare il cielo al punto tale da raffreddare la terra.
A mio avviso: demenziale.
Ma io non sono uno scienziato, magari non riesco a vederne l’utilità anche se riesco a immaginarne i danni, visti quelli provocati dall’eruzione dell’Eyjafjöll del 2010.

Di riflessioni in testa me ne sono venute parecchie.
Come quando sento parlare di manipolazione genetica.
Intendiamoci, io non sono contraria alla scienza. Se penso a come venivano curate le persone trecento anni fa, mi vengono i brividi, la medicina attuale è sicuramente meglio.
Quando penso alle cure psichiatriche applicate, non solo nell’ottocento, mi chiedo però chi fossero i matti: i pazienti o i medici?

Penso alle storture che il progresso a volte porta con sé, come il passaggio della produzione di energia dalle centrali idroelettriche a quelle termoelettriche e nucleari per poi tornare, oggi, alle centraline, minuscole ma devastanti, sui piccoli fiumi.

La mia impressione è che con quello che chiamiamo progresso, a volte si sia perso di vista il buon senso, che si ricordi poco la storia del passato e, insieme a molti errori attuali, se ne rifacciano anche molti di quelli vecchi.

Amico?

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Scrive che la nostra è “un’amicizia sincera”, come se ce ne fossero anche di false di amicizie: se false sono non si può certo definirle amicizie.

Amico? Ho cercato di spiegarglielo che l’amicizia è altro da ciò che lui considera.
Eravamo amici, è vero, sì, ma cinquant’anni fa, poi ci siam persi di vista. Non abbiamo avuto più alcun contatto, non abbiamo più saputo nulla uno dell’altro.
Quando ci siamo ritrovati, per caso, ci siamo riconosciuti sì, ma raccontarci mezzo secolo di vita non è stato certo possibile ed eravamo diversi, molto diversi e non solo nel fisico, dalla nostra gioventù.
Mia figlia, esente da questi ricordi, lo ha catalogato subito e gli ha negato ogni contatto, che lui richiede in continuazione, sui social network.

Anch’io, ovviamente, ho notato quanto era diverso da ciò che ricordavo.
Ora: pieno di sé, affettato, opportunista; si è perfino creato un’immagine, un curriculum un  tantino fasullo, un po’ ingigantito, ma credibile per chi non è a conoscenza dei sui studi e della sua vita di tanti anni fa.

Mi scrive che vorrebbe il mio giudizio su una mostra che sta preparando.
Mi invia del materiale da visionare.
Come dirgli, con sincerità, che ritengo banale e inutile il suo lavoro?
Fosse un amico, lo farei, guardandolo negli occhi, qui, a casa mia e insieme avremmo trovato una soluzione, una miglioria.
Ma un pallone gonfiato come lui, se appena lo sfiori, scoppia.
La sua mail, perciò, potrebbe essersi persa nello spam…

Cosa racconterò

È stato inevitabile, in questi giorni in cui alcuni nubifragi hanno messo a dura prova anche noi, qui, al paesello, pensare ai cambiamenti del clima e ritornare indietro con la memoria a quando ero più giovane.

Una foto del Cervino, vista sul blog di Claudio
https://clamarcap.com/

confrontata con un’altra foto di cinquant’anni prima in cui il Cervino era splendente di ghiacci e neve mentre ora, in quello stesso periodo dell’anno, è solo una grande piramide grigia e spoglia, mi ha fatto ricordare di che cosa discutevamo noi giovani, allora, inascoltati dagli adulti che consideravano i nostri discorsi “una nuova moda”, anche se di cambiamenti climatici se ne parlava già dalla metà dell’ottocento.
Poi diventammo adulti anche noi e smettemmo di discutere, perché quando si diventa adulti c’è altro a cui pensare e i sogni e le utopie tornano nei cassetti che restano ben chiusi e si dimenticano gli slanci della gioventù: c’è da pensare al pane per la famiglia e non sempre si ha la possibilità, e il tempo, di scremare, di andare per il sottile.

Questa l’ho scritta esattamente cinquant’anni fa.

Cosa racconterò, fra quarant’anni,
ai figli di mia figlia?
Cosa racconterò?
Racconterò dei pettirossi,
nel giardino davanti a casa mia,
delle rose, dei passeri e del gatto
che, alla sera, mi faceva compagnia.
Come racconterò di grilli e di cicale
a loro, che le vedranno nei musei?
Racconterò di tanti secoli fa,
quando il sole non era ancora scuro
ed io portavo l’acqua del ruscello
alle rose bianche, arrampicate al muro.
Diranno: “È vero?
Nonna, dì, o è una fiaba?”
È una favola, sì, favola vera,
di un mondo tanto grande, tanto eterno, 
con piante che morivano in autunno
per rifiorire più belle a primavera.
C’erano uccelli, pesci, fiori colorati,
profumi, odori, palpiti di vita.
Quanto è bastato, quanto c’è voluto,
perché ci fosse un mondo di cose asessuate?
Un mondo enorme, a palla di biliardo,
dove impera la vita minerale,
un mondo condannato, già distrutto,
da una vorace guerra industriale.
In quanti modi ci stiamo distruggendo
noi, della generazione del progresso?

Io non avrò mai figli, mai nipoti,
cui raccontare la mia fiaba vera
quando, nel giardino davanti a casa mia,
fiorivano le rose a primavera.

Io non avrò mai figli, mai nipoti,
che chiedano il mistero della vita, a noi,
che stiamo distruggendo il mondo,
senza pensare al poi.

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beccofrusone
tecnica mista
mie opere

“amore”

 

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tecnica mista su carta
mie opere

Volutamente, e chiedo scusa, non ho risposto ai commenti sul mio articolo precedente.

In questi giorni, alcune vicende di cronaca e altre, meno eclatanti, mi hanno fatto riflettere provocando il mio sfogo sull’AMORE.

Perché è ovvio che conosco e so bene che cosa è questo “amore”, quello che non ha maiuscole, che non è urlato, cantato, declamato, che non eccede.
L’amore quotidiano, che non ha pretese, che è nato giorno dopo giorno senza paroloni, anzi silenzioso, tranquillo, che non fa domande perché conosce tutte le risposte, che non ha dubbi, che non cerca la felicità, che non ha lacrime e neppure grandi slanci.

Questo “amore” che non ha bisogno di gesti, di dimostrazioni, in cui all’uno importa solo il benessere dell’altro, reciprocamente, senza affanni.
Ogni giorno, per sempre.

 

AMORE

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Olio su pietra
mie opere

 

Che cosa è questo AMORE che riempie la bocca, le orecchie e la testa della gente?
Che si trova nei film, nei romanzi, che colma canti e poesie, che è causa di suicidi e omicidi.
Che cosa è se non un mero impulso, un moto derivato da una tempesta ormonale, che passa come un uragano e devasta e poi se ne va lontano a colpire altrove.

AMORE: termine decantato, abusato, sopravvalutato, sovrastimato, eccessivo, esagerato, sperticato, irragionevole, intemperante, tossico, privo di ogni logica, squilibrato, avvelenato, esuberante, sfrenato, illimitato, sconveniente, demente, insensato, stolto e, sì, pure incompreso e sconosciuto e straziante.

Qualcuno me lo sa spiegare a che cosa serve questo AMORE se è causa di così tanta sofferenza?

Effimero

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Datura
matite colorate su carta
mie opere

Quanto è breve la vita.

Io vivo mille vite: vivo le vite degli altri, quelle narrate nei libri che leggo, quelle raccontate nei film, quelle lette nel web e quelle udite dalle bocche della gente che parla e sparla.

Ho vissuto mille vite mentre vivevo la mia in questo breve spazio che il tempo mi lascia.

Giugno 2020

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Inchiostro di china
mie opere

Ho invertito le cifre dei miei anni a ritrovare ricordi ed emozioni antiche e gli anni dei viaggi solitari, delle fughe verso orizzonti sconosciuti.
Gli anni della fame: fame di vita, di sapere e, sì, fame d’amore anche.
Fame inappagata che spronava, sempre, a quella corsa, alla ricerca estrema.

Ho invertito le cifre dei miei anni, ma non corro più.
Questo è un tempo inerte e anch’io sono qui, immobile, a respirare, profondamente, aria di sole, mentre osservo da lontano lo scorrere del tempo altrui.