Il paradosso

Mistero nel profondo

dipinto olio su tela – mie opere

Il giornalista di cronaca Andrea Cittadini del “Giornale di Brescia” e corrispondente dell’Agenzia Ansa, ha subito una perquisizione nella sua abitazione, indetta dalla Questura cittadina, con sequestro di cellulare, tablet, computer e altri suoi strumenti di lavoro.

Motivazione: “per aver istigato e determinato ignoti pubblici ufficiali a violare i doveri di segretezza”.

Ora, o aveva in mano un mitra e una frusta a nove code e torturando  gli ignoti pubblici ufficiali ha estorto loro informazioni segrete e riservate, oppure li ha foraggiati con bustarelle consistenti, quindi i capi d’accusa dovevano essere un tantino diversi, oppure gli ignoti pubblici ufficiali erano solo gente di bocca larga che non vedevano l’ora di spifferare ai quattro venti ciò che sapevano, cosa che io credo sia la più veritiera.

Però, un però c’è.
A capo della Procura della nostra città c’è il dott. Tommaso Buonanno, trasferito da Lecco a Brescia cinque anni fa, il cui figlio è indagato per rapina a mano armata e altre quisquiliucce varie.
Oddio, non è che il padre abbia colpa se ha generato un figlio delinquente (sono solo le colpe dei padri che ricadono  sui figli e non il contrario).
Però, il padre, è stato a sua volta indagato per sequestro di persona per aver costretto il figlio, con l’aiuto delle forze dell’ordine, a entrare in una comunità per disintossicarsi dalla droga.

Il paradosso è proprio questo: Il Capoquestore è indagato e indagatore (ovvero a capo dell’accusa) nello stesso processo, essendo il titolare esclusivo dell’indagine in cui egli stesso è indagato.

E se la prende con un giornalista?

Annunci

Aspettando la pioggia…

…rifletto.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/06/poinciana-gillesii.jpg

Poinciana gillesii, detta anche cesalpina
mie foto

L’estate è appena iniziata, fa già caldo, troppo, sembra un’estate malata.

Il grande e vecchio fico ha caldo e perde le foglie, mentre i merli beccano i fichi che ancora non hanno preso colore. More e lamponi sono divorati sempre da loro.

Cerco di salvare i grappoli d’uva bardando le viti con i dischetti vecchi del computer.
Quando il sole li colpisce con i suoi raggi, bagliori colorati lampeggiano in tutte le direzioni.
E’ uno spettacolo che si ripete in tre angoli opposti del giardino. Spero che i merli non diventino troppo furbi. Chissà se attaccheranno anche i pomidoro, magari scoprono che sono buoni.

Rifletto sul futuro, il mio, il nostro di noi tutti.
Settant’anni li ho ormai compiuti e ho la testa bianca come la neve.
Mi piace questo taglio corto, senza fronzoli, un po’ sbarazzino.
Da ragazza, con questo stesso taglio e il fisico, allora, minuto, c’era sempre qualcuno che mi chiedeva se fossi un ragazzino e io ci giocavo parecchio, vestendomi con jeans e camicie maschili, scarpe basse. Le rare volte che indossavo informi camicioni, minigonne o maximaglioni, ballerine, passavo sempre per una ragazzetta priva di charme. “Avoir de l’allure” non era proprio per me.

Che ne sarà di noi, di questa nostra Italia che sembra a pezzi, di noi che sembriamo rassegnati e privi di ogni iniziativa, di questa nostra Europa fallita e senza speranza?
Avranno i nostri figli voglia e capacità di adattarsi a una inevitabile multietnicità che cambierà, non sappiamo ancora come, la nostra società?
E che cosa sarà di questa piccola palla spersa ai margini di una delle innumerevoli galassie di questo universo in continua mutazione?
Parlano di andare su Marte…a farci che cosa non si sa, visto che, forse, fu da Marte che i primi esseri umani trasmigrarono su questo nostro pianeta, sfuggendo magari a una imminente distruzione.
Perché invece di andare a cercare altrove soluzioni a questo nostro malvivere, non ci rimbocchiamo le maniche e non impieghiamo risorse per salvare il salvabile e far star meglio natura e noi stessi?
A chi giova, mandare tutto a puttane?

 

Un uomo perbene

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/09/gatta-nera.jpg

mie foto

 

La prima notizia di questa mattina mi ha colpito in modo assurdo, mi sono ritrovata con gli occhi lucidi, io che non piango mai, che ho smesso di piangere da bambina, in quell’istituto.

La morte di Fabrizio Frizzi mi ha colpito come una mazzata.
Un uomo perbene, garbato, soprattutto un uomo ancora giovane che lascia una bambina ancora piccola.

Si rinnova un dolore ancora troppo recente, morti che si rincorrono, che non dovrei associare, un dolore privato e una notizia pubblica.

Pochi giorni dopo la morte di Federico, è morto anche il suo amico Gianni, avevano la stessa età.
Quante feste della classe avevano fatto insieme. Erano stati compagni di scuola, poi Gianni aveva preso un’altra strada. Era perfino diventato Ministro, discusso finché si vuole, in quell’epoca di “Mani Pulite” che lo incriminò e mandò perfino in galera. Uno dei pochi che si prese le proprie responsabilità, che pagò veramente per ciò che aveva fatto, ovvero, riempire di denaro a fondo perduto il nostro paesello e altri villaggi della nostra Bassa, in quegli anni Ottanta che permisero al nostro villaggio di uscire dalla depressione, di rinnovarsi, ristrutturarsi, accogliere fabbriche che portarono lavoro e benessere.

Nel 1987, durante la festa avisina in cui i nostri donatori venivano premiati, ce lo vedemmo capitare qui, nel nostro chiostro domenicano, lui Ministro con tutta la sua scorta, a festeggiare i nostri donatori, ad abbracciare mio marito che riceveva il “distintivo d’oro con fronde” delle 75 donazioni di sangue.
Non volli conoscerlo allora, non mi andava di essere presentata ad un uomo politico potente e così discusso, anche se il fiume di denaro arrivato nelle casse del nostro comune ci aveva permesso di restaurare metà del paese e, soprattutto, quel complesso domenicano del cinquecento che era diventato la perla di tutta la Bassa.

Lo volli conoscere dopo, dopo la galera, dopo la caduta, quando tutti gli avevano voltato la schiena, quando tutti cercavano di dimenticare quanto avevano approfittato del suo potere e della sua generosità.
Venne alla festa della classe 1940, semplice uomo comune, allora gli strinsi la mano, all’amico d’infanzia di mio marito, all’uomo che non contava più nulla, ma che aveva mantenuto l’amicizia per tutti i suoi compagni di scuola, sempre, anche quando era lontano da qui, ma non aveva dimenticato le proprie origini.

Siamo messi bene

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/09/gatta-nera.jpg

mie foto

 

A pochi giorni dalle elezioni, nel marasma di ciò che ci viene propinato dalla televisione nei vari programmi che accolgono i politici a fare ognuno la propria propaganda, spesso denigrando gli avversari e incapaci di spiegarci come e in che modo potrebbero riuscire a realizzare i loro progetti fantasmagorici, pensando a quanto sono confusa e incerta in questo particolare momento storico, nel quale sembrerebbe che la politica sia diventata una farsa da baraccone, mi sono imbattuta in un articolo di Francesco Costa che esprime, esattamente e più chiaramente, ciò che penso anch’io.

http://www.francescocosta.net/2018/02/19/guardiamoci-negli-occhi/

Leggetelo e ditemi se non ha ragione.

a volte…

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/02/bicchiere-vuoto-capovolto.jpg

grafite su carta
mie opere

 

Ci sono, a volte, dietro porte chiuse, dietro finestre velate, miserie nascoste, taciute, pudori, occhi abbassati, cassetti con vecchi ricordi senza valore, armadi ripieni di abiti vecchi da più di trent’anni.

Ci sono tavole senza tovaglia, con piatti sbrecciati lavati con cura e vecchi bicchieri spaiati.
Sul fuoco una piccola pentola bolle, il vapore si spande. Il latte la sera col pane raffermo.

Perché la vecchiezza, a volte, è anche malata, non solo nel corpo.
Perché la vecchiezza, a volte, non ha più risorse e vive soltanto del tempo che fu.

Incubo

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/02/corea-bandiere-800x533-n8qcdhps466cizn3pbtiewh45ownd3j97lmh4bnthc.jpg

Immagine presa dal web

 

Sono iniziati i giochi olimpici invernali nella Corea del Sud con la partecipazione della Corea del Nord e la “storica” stretta di mano dei due capi di stato nemici-fraterni. Se ricordo bene sono nemici da almeno settant’anni le due Coree e sembra che tutti, o quasi, siano felici di questo “disgelo”.

Questa notte io ho avuto un incubo.
Ho sognato che le due Coree si sono pacificate e riunite in un unico stato, sotto l’egida di Kim Jong-Un, con il beneplacito di Russia e Cina, formando una potenza con l’esercito della Corea del Nord, che è il quinto per potenza al mondo e l’impero commerciale della Corea del Sud, che è fra i più importanti, non solo in Asia, ma nel mondo intero.

Il mio incubo si riferiva all’Europa (schiacciata fra le idee balzane di Trump e la eventuale potenza sviluppata dall’asse Cina-Russia-Corea) incapace di darsi quel colpo di reni necessario a uscire dalla crisi, causata da amministratori e politici di limitata capacità di discernimento e di buon senso, dal comportamento stolido e menomati nelle facoltà mentali e psichiche, soprattutto nella nostra povera Italia.

 

Memoria corta

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/09/gatta-nera.jpg

mie foto

La Polonia in questi giorni ha varato una legge negazionista: sarà vietato attribuire alla Polonia la responsabilità di ciò che avvenne nei lager tedeschi di sterminio sul suo territorio.

E’ probabile che gli attuali politici polacchi siano nati tutti solo dopo gli anni cinquanta e leggano anche poco e, sicuramente, difettino di memoria storica.

La Polonia ha dimenticato i progrom antisemiti che, tenendo presente soltanto il secolo scorso e lasciando perdere il passato meno recente, il suo popolo ha perpetrato dal 1919 al 1945.

Soprattutto ha dimenticato il pogrom di Kielce avvenuto il 4 luglio del 1946 e i tedeschi, lì, non c’erano più, in quella cara, vecchia, cattolica Polonia.

Credo che sarebbe opportuno inviare ai governanti polacchi un bel po’ di copie del libro di Ringelblum per sollecitare la loro memoria sopita.