Assurdità

Abbiamo avuto secoli di pura bellezza nella musica, nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nell’urbanistica, nella letteratura e ora…ora siamo rappresentati dalla “Venere degli stracci” di Pistoletto, dalle assurdità di Christo e di Cattelan e dal berciare di Mario Giordano.

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Iris blu Andalusia e porpora Peshawar
pastello dal vero
mie opere

Numeri

mare-del-nord

Mare del Nord acquerello mie opere

A ogni bollettino vengono elencati i numeri dei malati, dei decessi.
Tramite i social network scorrono i nomi di coloro che non ci sono più e allora ti accorgi che non sono solo numeri, ma persone che conoscevi bene, compagni d’infanzia, amici, parenti.
Pensi allo strazio dei familiari che non hanno potuto essere loro vicini nelle ultime ore.
No, non si tornerà più a quella che era la “normalità” di prima, una normalità alla quale ci eravamo abituati senza riflettere veramente su che cosa sia la “normalità”.

Usciremo dalle nostre tane come dopo un letargo non voluto, imposto da circostanze impreviste ma non imprevedibili.
Prima o poi avrebbe potuto succedere, come già successo in varie epoche del passato, ma noi non ne abbiamo tenuto conto, ci credevamo immortali, forse, alla ricerca di una frenetica felicità.

Usciremo e ci ubriacheremo di sole, urleremo alla luna, riempiremo spiagge, ristoranti e discoteche, correremo nei parchi e nei boschi…ma non ci toglieremo la paura di dosso, perché lo sappiamo tutti che questo è uno spartiacque dal quale non torneremo più indietro.

Si chiude un’epoca. Dovremo abituarci alla prossima e sappiamo già che sarà difficile.

Apatia

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acquerello
mie opere

 

Sono chiusa in casa da giorni, ormai. Non è che sia una novità per me che esco pochissimo anche in tempi normali. Il silenzio è interrotto dalle telefonate di parenti e amici, dal tubare delle tortore, dall’abbaiare dei cani impazziti al suono delle sirene delle ambulanza. Poche, in verità, in questi ultimi giorni. Contiamo i morti, almeno quelli che ci vengono segnalati dai Media perché i funerali non si fanno.

1957: l’Asiatica.
Avevo 9 anni e me la beccai alla fine di agosto, gli ultimi otto giorni, nell’orfanotrofio dove ci ammalammo tutti. In Italia si ammalarono 26 milioni di persone e ci furono trentamila morti.

Dovrei fare la solita vita, comunque, eppure sento in me una strana apatia, inspiegabile, non riesco a fare nulla delle abituali cose quotidiane e mi urge, dentro, una voglia di trasgressione, una insana ribellione contro queste costrizioni.
Resto in attesa e non so nemmeno di cosa, visto che la mia vita di sempre non è, comunque, cambiata rispetto a prima.
Rifletto su ciò che il futuro ci riserva: cambieremo molte, o solo alcune, delle nostre abitudini o torneremo alle vecchie abitudini peggiorandole? Avremo imparato qualcosa da questa esperienza?Dovremo forse fare i conti anche con un peggioramento delle nostre condizioni sociali causate da una crisi economica o ci sarà una ripresa impensata?

Aspetto, indecisa fra la voglia di uscire e mettermi a urlare come un coyote contro la luna o continuare a vagare di stanza in stanza assaporando il silenzio e combattendo contro la voglia di infilarmi sotto le coperte chiedendo un abbraccio al piumone.

 

Xenobot

Un team di ricercatori dell’Università del Vermont ha progettato e costruito il primo “robot vivente”, da un “algoritmo evolutivo”, lungo meno di un millimetro e ricavato dalle cellule staminali delle rane africane Xenopus laevis.
L’algoritmo ha permesso di progettare al computer migliaia di possibili robot viventi.
Selezionati i più promettenti, sono state prelevate le cellule staminali dagli embrioni delle rane, quindi le cellule sono state lasciate in incubazione perché si moltiplicassero dando origine a tessuti diversi come pelle o muscolo cardiaco. Poi i tessuti sono stati manipolati ottenendo nuove strutture rispetto a quelle originali programmate da madre natura e, assemblandole ad arte, hanno dimostrato di poter funzionare svolgendo compiti determinati e anche capaci di rigenerarsi. Pare che potrebbero essere utilizzate per somministrare farmaci all’interno del corpo umano, oppure come spazzini per le arterie o per distruggere la plastica negli oceani.

In pratica, il “robot vivente” ha il DNA della rana ma, ovviamente, non è una rana.
Michael Levin, direttore dell’Allen Discovery Center, presso la Tufts University di Medford nel Massachusets sostiene che si tratta di organismi nuovi, mai esistiti prima sulla terra. Organismi viventi programmabili.

Credetemi, non è una bufala. La mia fonte è la rivista mensile DIGITALIC specializzata nel settore digitale e informatico.

Mistero nel profondo

dipinto olio su tela – mie opere

A me, sarà che sono vecchia e obsoleta, qualche dubbio è venuto.
Ma come? Dobbiamo vedercela proprio in questi giorni, in tutto il mondo, con dei virus che di solito mutano ogni dieci anni, più o meno, e ci scaricano addosso delle pandemie e che quest’ultimo virus ha deciso pure di fare un saltino evolutivo passando dagli animali all’essere umano, il quale crede di non essere più un animale, ma a volte si comporta peggio e ora, pure gli scienziati si mettono a giocare come dei novelli frankenstein?
Nuovi organismi in grado di rigenerarsi?
Pensare che ai primi astronauti quando rientravano dallo spazio gli facevano fare la quarantena per paura che portassero qui qualche batterio interstellare e ora ce li costruiamo direttamente in casa?

Ma Madre Natura c’ha pure ragione a cercare di farci fuori, visto che l’essere umano è il suo figlio degenere ed è veramente il più dannoso fra gli esseri viventi.

On the road

Ho visto per caso il film del 2012 “On the road” tratto dal romanzo di Kerouac.

Avevo letto il libro, mezzo secolo fa, e non mi era piaciuto.
Forse ero troppo abituata alle letture che la scuola mi aveva imposto, o l’educazione ricevuta in Istituto mi restava ancora incollata addosso, fatto sta che non l’apprezzai e non lo ripresi più in mano. Quando lo trovò mia figlia ne acquistò anche una copia in lingua originale e so che lo ha letto perché questa copia reca molti segnalibro e molti appunti. Non ne abbiamo mai parlato fra noi, ma credo che lei lo abbia apprezzato.

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mie foto

Anche il film non mi ha particolarmente colpito. Ho notato che il protagonista ha una vaga somiglianza con Peter Fonda quando era giovane e sbarbato, mentre Dean ricorda la fisionomia di Kerouac e questo è tutto. Il resto del film, come per il libro, mi ha lasciato ancora una volta indifferente, anzi, leggermente infastidita.

Se devo essere sincera ci sono altre opere che mi hanno fatto lo stesso effetto: Ulisse di Joyce, Le lis dans la vallée di Balzac, Le rêve di Zola. Non sono mai riuscita a finirli. Per quanto io mi sforzi di leggerli, arrivata ad un certo punto, sono costretta ad abbandonarli a causa di un fastidio inspiegabile, come se li ritenessi inutili, incapace di ricavarne qualcosa.

Sono opere universalmente riconosciute, considerate geniali da tutti, perciò il difetto è sicuramente mio, mia la colpa di non riuscire a trovare in quelle scritture qualcosa di utile. A volte mi sento obbligata a riprenderli in mano per cercare di capire che cosa non mi piacque, di quelle scritture, quando ero giovane.

Ma, sinceramente, se in tanti anni non sono riuscita ad apprezzarli, quei libri, perché diavolo dovrei sentirmi obbligata a farlo ora che sono vecchia e posso leggere ciò che invece mi piace?

Solstizio d’inverno

Domani, 22 dicembre, entreremo nell’inverno.

Qui piove da questa notte.
I rami spogli, del grande e contorto pruno selvatico davanti alla finestra, hanno infilato lucenti perle di pioggia, sembra un addobbo natalizio creato ad arte.
In altri tempi sarebbero ghiacciate queste perle e l’acqua sarebbe stata neve. Un tardo autunno, più che un inverno, sembra questa buia mattina.

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acquerello
mie opere

La finestra di V. è illuminata. Sua figlia mi ha detto che non è più autosufficiente. Lucida sì, ma va aiutata perché fa fatica a muoversi, deve essere vestita, accudita.
Ricordo mia madre e i suoi ultimi anni e il grande specchio che tolsi dal corridoio perché lei non vedesse riflessa la propria decadenza.
Inevitabile pensare a quanto tempo di autosufficienza mi rimanga.
Dirò, come il Manzoni, “ho dieci, ho dodici anni”, quando gli chiedevano l’età, e non erano quelli che aveva, ma quelli che pensava gli restassero da vivere.
E saranno anni sereni e costruttivi, anni nuovi, da assaporare minuto dopo minuto, creativi e anche pigri, a volte oziosi, perché è solo alla fine della vita che si gusta la vita veramente.

Mi lascio quest’anno dietro le spalle.
Guardo avanti, in attesa della nuova primavera.

Buone Feste a tutti.

25 Novembre 2019

Dall’inizio del mese non ha fatto che piovere, tranne due giorni l’altra settimana e oggi, quando sembra che uno spiraglio di luce si stia insinuando fra il grigiore incombente.

Ero già triste di mio, il tempo mi ha resa sonnacchiosa, pigra, letargica. Anche il computer sembra essere andato in letargo, si è impigrito, forse perché mi sono dimenticata di aprirlo per parecchi giorni e ora ronfa in modo gattesco, come se volesse essere lasciato in pace.

Ho letto parecchio, anche ad alta voce, perché mi sono accorta che in questa mia libera solitudine eremitica le corde vocali, usate solo per mandare al diavolo i pochi call center che mi contattano, si stanno arrugginendo e gracchiano quando parlo. Farò anche gorgheggi e solfeggi per mantenerle elastiche.

Ho trascorso qualche ora sollazzandomi con il disegno e la pittura. Ho dipinto farfalle sulla carta ricavata dalle bustine da tea, precedentemente svuotate. È una carta speciale, setosa, impalpabile. Fantastico dipingervi sopra delle miniature, ma ho usato solo pastelli, non ho osato bagnarla con gli acquerelli o gli inchiostri.

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mie opere
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Alla sera, l’uncinetto mi ha tenuto compagnia: sto eseguendo un grande centro a filet, interminabile come la tela di Penelope. Infatti, ogni tanto devo disfarne un pezzo quando mi accorgo di non avere seguito lo schema ma di essermene andata avanti, per la tangente, seguendo il corso dei miei pigri pensieri.

Ho notato che ultimamente si sono aggiornate alcune applicazioni sia sullo smartphone che sul computer. Non mi piacciono i cambiamenti, sono troppo vecchia per dovermi sempre aggiornare: non appena ho imparato a gestire una cosa ecco che viene modificata e devo resettare il mio cervello perché vi si adatti.

Stamane, sono uscita all’alba per recarmi, a piedi, al centro prelievi analisi che dista 800 metri da casa. Qualche goccia cadeva ancora, ma non era necessario aprire l’ombrello, sembrava di passare fra una goccia e l’altra, sentendosene sfiorare appena. Il passo slanciato, respirare a pieni polmoni, il battito in sintonia con passo e respiro…

Se oggi un po’ di sole si fa vedere, aprirò la porta della cantina della casa vecchia: l’acqua che era entrata è defluita, non c’è più la piscina che si era formata con la forte pioggia della settimana scorsa, forse si asciugherà anche il pavimento.