L’albero di ciliegie

 

L'albero di ciliegie

Nel mio giardino, proprio in fondo, vicino alla recinzione che confina con la strada, c’è un grande albero di ciliegie, quelle belle grosse, rosse e sode, che appena maturano diventano la pastura dei pennuti e anche dei passanti.

Per spaventare i pennuti affamati, abbiamo appeso ai rami i vecchi dischetti del computer, mossi dal vento, colpiti dai raggi del sole, lanciano lampi luminosi che fungono da spaventa-merli.

Ma per allontanare i golosi bipedi implumi, che cosa devo mettere?

Pittura e Pittori

Si conversava tra amici, di arte in generale, di pittura in particolare. Tornata a casa, ripensando alle chiacchiere sentite e dette, mi sono chiesta quali fossero, in assoluto, i Pittori che amo di più.
Se dovessi sceglierne solo una decina, quali sarebbero?

1- Leonardo – per la genialità

Leonardo

Leonardo
Adorazione dei Magi

Questa è un’opera incompiuta, non ancora colorata, perciò si può capire come lavorava l’Artista e quale era la base dello sfumato “leonardesco”.  E’ il simbolo della rivoluzione che Leonardo opera nella pittura del Quattrocento, anticipando il secolo successivo.

2- Pietro Annigoni –  per l’espressività

Annigoni

Pietro Annigoni
Autoritratto giovanile

A mio avviso il più grande ritrattista contemporaneo. Poco amato in patria, per la sua predilezione per il “vero” in un’epoca in cui l’informale la faceva da padrone, l’artista ebbe un enorme successo all’estero.

3- Giovanni Boldini – per la pennellata

Boldini

Giovanni Boldini
Ritratto della Marchesa Luisa Casati

Testimone ed interprete della Belle Epoque, pittore raffinato, elegante, dalla pennellata veloce, lunga, luminosa. Artista fuori da ogni contesto, da ogni corrente, più unico che raro.

4- Pierre Auguste Renoir – per i blu

Renoir

Piere Auguste Renoir
In riva al mare

Il blu di Renoir: blu di Prussia più cobalto e bianco, è inconfondibile, lo riconosco subito.
E’ innegabile che io ami il blu in tutte le sue sfumature, dall’azzurro più tenue al blu notte più profondo, mi piace tanto da essermi cucita il vestito di nozze con una stupenda mussola azzurro cielo.

5– Paul Cézanne – per i verdi e il frazionamento della forma

Cezanne

Paul Cézanne
La montagne Sainte Victoire

Nella tavolozza di Cézanne i verdi prevalenti erano il Verde Paolo Veronese, lo smeraldo e la terra verde, combinati con gli altri colori, vari blu, gialli e rossi, egli ha saputo creare quella percezione della forma, per così dire frazionata, che è stata l’avanguardia, a mio avviso, del cubismo.

6- Egon Schiele – per il disegno

Schiele

Egon Schiele
Nudo femminile di schiena

Un tratto caratteristico e veramente unico, netto, preciso, pulito, sapiente, di un artista che sembrava conoscere a fondo la natura umana, quanto meno la propria.

7- Gustav Klimt – per l’oro

Klimt

Gustav Klimt
Giuditta

Il fascino delle campiture dorate della pittura di epoca gotica, lo ritroviamo nelle opere di questo artista, ma con un tocco moderno, laico, sensuale.

8- Alfons Maria Mucha – per la decorazione

Mucha

Alfons Maria Mucha
Zodiaco

Artista eclettico, fra i padri dell’Art Nouveau, ha saputo fare della propria arte il fondamento della comunicazione pubblicitaria.

9- Angelo Boni – per le incisioni

Boni

Angelo Boni
Incisione calcografica, acquaforte

Sconosciuto ai più, artista contemporaneo vivente, Boni è uno dei maggiori esponenti della difficile arte incisoria. Credo che pochi altri artisti dell’arte calcografica abbiano raggiunto la sua maestria.

10- Salvador Dalì – per la fantasia

Dalì

Salvador Dalì
Galatea delle sfere

Incontestabilmente visionario e geniale, Dalì ha portato alla superficie della tela, per mezzo di una pittura raffinata e quasi iperrealista, le fantasie oniriche e simboliche della sua epoca che è ancora, comunque, la nostra epoca.

Santons de Provence – La Memoria

Anni 70 del secolo scorso. All’epoca lavoravo in Liguria da marzo fino alla fine di ottobre.
Nei mesi invernali, che trascorrevo al paesello, cercavo di riposarmi, poi mi dedicavo a tutte quelle attività che amavo, ma che avevo trascurato nei mesi del lavoro in albergo.
Dopo che tutte le feste invernali erano trascorse, verso la metà di gennaio, incominciavo a sentirmi impaziente, il paesello tornava a starmi stretto e sentivo di nuovo, ogni volta, il desiderio di fuggire.
Così, ormai era diventata una consuetudine, programmavo per giorni, un itinerario che mi avrebbe portato a visitare, sia in Italia che all’estero, i luoghi dei personaggi letterari, storici e artistici che avevo amato ai tempi di scuola.

Quell’anno, era il 1977, decisi di fare un salto in Provenza, per l’esattezza alle Bocche del Rodano, alla ricerca di Daudet e del suo mulino, di Mistral, Zola e Roumanille.
Viaggiavo leggera, infilai in una valigia l’essenziale e l’immancabile blocco per gli schizzi, completo di matita, gomma e coltello per fare le punte alla matita.
Partii il primo di febbraio e rimasi in Francia per tutto il mese, la meta era Orange, viaggiavo in treno, i mitici TEE confortevoli e veloci.
Da Orange, ogni giorno mi spostavo con i mezzi pubblici, visitando tutto ciò che era visitabile: Vaison la Romaine, Arles, Nimes, Avignon, Le Pont du Gard, Baucaire, Tarascon, Saint Rémy,
S. Gilles, Aigues Mortes, Sainte Marie de la Mer, la Camargue, Fontvieille con il mulino di Daudet e i campi di lavanda, non ancora fioriti purtroppo, e Les Baux arroccata sugli strapiombi della Val d’Enfer e le rocce striate di nero dalla bauxite.

Fu proprio a Les Baux che scoprii gli stupendi santons di Simone Jouglas: statuette di terracotta e fil di ferro, vestiti con abiti e tessuti provenzali, alti una trentina di centimetri, rappresentanti i vari personaggi popolari, che venivano usati per comporre i presepi.
I santons di Madame Jouglas erano diversi da tutti quelli fatti da altri artigiani, non solo per l’accuratezza dei vestiti, per la singolarità delle opere che erano pezzi unici, ma soprattutto per l’espressività dei loro volti. Ogni opera era firmata dall’artista. Credo che all’epoca Simone avesse, più o meno, settantanni. Ne acquistai due, uno da regalare, era un uomo con una gerla e una per me: La Fileuse che mi ricordava il volto di mia nonna e che ancora oggi veglia sulla mia casa.

la fileuse

la fileuse
mie foto

 

Tre di Maggio – Buon Compleanno

cavaliereerrante

 

Salute Cavalier
ch’errando te ne vai
lasciando un segno ovunque:
sei ben gentile a volte,
a volte impertinente,
tal’altra un poco troll
(sai ben che cosa intendo).

A te l’augurio odierno
d’oscuro genetliaco.
Ma quanti anni compi
tu, oggi, Cavaliere?

Ti sia leggero il viaggio,
t’illumini la luna
e, delle fate, i canti
rallegrino i tuoi dì.

Walking around

Il mio paesello, chiamato una volta “paes dei och” (paese delle oche) per via delle sue abbondanti acque in cui si allevavano papere, oche e altri volatili, oggi è famoso per la sua squadra di rugby e per la produzione del caviale, ottenuto dagli allevamenti di storioni collegati alle acciaierie delle quali riutilizzano le acque di raffreddamento.

In questi giorni di bel tempo, mia figlia ed io abbiamo fatto una lunga passeggiata fino al cimitero, attraversando il paese e passando davanti al “parco faunistico didattico” ricavato in uno spazio comunale altrimenti incolto.
Si tratta di un fazzoletto di terra nel quale si è costruito un laghetto con cinquanta centimetri di acqua, ad uso di un po’ di pesci.
Poco lontano c’è una voliera che contiene una coppia di fagiani mongolia, una coppia di germani, una pernice e una quaglia, una papera bianca, un merlo striminzito e un tordo e, chissà perché, due pappagalli di razza diversa.

Abbiamo fotografato solo i pesci, i poveri volatili facevano troppa pena in quello spazio così ristretto.

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Storione di lago
mie foto

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Storioni
mie foto

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Storione cobice
mie foto

Il lungo viale che porta al cimitero ci ha accolto all’ombra degli alberi che formano una lunga prospettiva sulle rive dei fossi che fiancheggiano la strada mentre il fischio del treno, lontano, ci faceva sognare esotici lidi.

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Acque chete
mie foto

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Risorgiva
mie foto

Dedicato a Beatrice

Questo articolo è dedicato a Beatrice
https://ilcuoredibeatrix.wordpress.com/
e alla sua creatività che mi ha ispirato.

Negli anni settanta, al tempo dei “figli dei fiori”, periodo nel quale eravamo giovani, magri, spensierati e fiduciosi nel futuro, indossavamo abiti molto colorati e divertenti.

Possiedo una grande soffitta e non butto mai via nulla, per la disperazione di mio marito che non si azzarda più a girare fra gli innumerevoli scatoloni che giacciono lassù.
L’anno scorso, mi è capitato fra le mani un vecchio abito della mia lontana gioventù, ancora ben conservato, ma nel quale non sarei riuscita a entrare nemmeno se mi fossi cosparsa di grasso di foca.
Così l’ho disfatto completamente, ricavandone due bei pezzi di stoffa.
Ho trovato anche un maglioncino leggero tutto a strisce colorate. Scoperto che il maglioncino si poteva disfare, l’ho scucito e ne ho ricavato tanti bei gomitoli di cotone makò: rosso, nero, beige, azzurro e bianco. Il colore predominante era il rosso che ho usato per fare un corpetto all’uncinetto con piccoli rombi a filet al quale ho aggiunto la stoffa ricavandone un abitino estivo, colorato, un po’ strano, ma tanto oggi ognuno si veste come vuole.

abito figli dei fioricorpetto a filet

Ovvio che non indosserò io questo capo, forse mi sentirei ridicola, data la mia età, ma se mia figlia non lo apprezzerà, ho tante nipoti e conoscenti alle quali potrà far piacere indossarlo e, qui in campagna, non si guarda troppo per il sottile se le cuciture non sono perfette, visto che non sono mai andata a scuola di sartoria e ho imparato a cucire da sola.

Al mè giardin

tre margherite

mie foto

 

Poesia di Luigi Giovetti (mantovano)

Ma s’l’è bèl al giardin

in Primavera.

A gh’è do ròșe

a gh’è trè margarite

a quàtar viòle;

a gh’è al pin

ch’ho piantà dòpo al Nadal

a gh’è ‘na pianta ad pom

ch’ho mai magnà.

Chi è ch’ha dit

che ‘l giardin

ch’a gh’è davșin

l’è püsè bèl?

A l’è on balòs,

l’è mia vera,

l’è sol pü gròs.

Traduzione in linguaggio corrente:

Ma come è bello il giardino

in Primavera.

Ci sono due rose

ci sono tre margherite

e quattro viole;

c’è il pino

che ho piantato dopo Natale

e c’è una pianta di mele

che non ho mai mangiato.

Chi è che ha detto

che il giardino

che c’è qui vicino

è più bello?

E’ uno sciocco,

non è vero,

è solo più grosso.