Riflessioni sulla luce

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mie foto

Da molto tempo mi rifiuto di leggere i giornali e di seguire i vari telegiornali.
Questa mattina, per caso, ho sentito una notizia:

pare che l’Elemosiniere del Vaticano, incaricato dal Papa di occuparsi dei bisognosi, sia sceso in un tombino e abbia riallacciato i fili della luce, tagliati dalla società che distribuiva energia e acqua a uno stabile occupato abusivamente da bisognosi che non avevano pagato le bollette, e il prelato ha lasciato il suo biglietto da visita accusandosi del gesto.

Ora, la mia domanda è molto semplice:

perché il prelato ha compiuto un gesto illegale per aiutare della gente che vive già da tempo nell’illegalità? (perché nessuno ha il diritto di appropriarsi di uno stabile che non gli appartiene)

Se non erro, un certo Cristo aveva detto “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” e non mi sembra che intendesse favorire il non rispetto delle leggi.

Inoltre, se il prelato voleva aiutare quella povera gente, perché non ha semplicemente pagato gli arretrati delle bollette, dando all’azienda ciò che essa aveva diritto di avere?
E magari trovando anche il sistema di inserire nella società quei poveretti bisognosi facendo in modo che diventassero autosufficienti.

Un’ultima considerazione: ho in mano la mia bolletta della luce, quella che riguarda la casa vuota e vecchia che apparteneva ai miei genitori:

11 euro di consumo
48 euro di oneri, accise e tasse, (stupendo pagare l’IVA anche sulle accise che sono tasse)
totale 59 euro (lascio da parte i centesimi)

Lo sappiamo tutti che le società distributrici spalmano nelle bollette di noi tutti che paghiamo anche le quote di tutti coloro che non pagano, che siano essi bisognosi, o furbetti, ha poca importanza.

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Ritratto

Nel 1973, per i suoi cinquant’anni, mia madre mi chiese di farle un ritratto.
Avevo 25 anni e dipingevo solo nei mesi invernali, quando non lavoravo. In quell’inverno dipinsi come una forsennata. Mi ero ricavata una stanzetta in soffitta e ci passavo giornate intere cercando di perfezionare la pittura a olio nella quale avevo sempre trovato difficoltà.

Mia madre era nel fulgore dei suoi anni, una bella donna, elegante e molto amata dal compagno, Bepi, che era più vecchio di tredici anni e convivevano dal 1956, due vedovi che avevano deciso di trascorrere il resto della loro vita insieme.

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olio su tela
mie opere

Negli ultimi anni della sua vita, quando ormai la lunga malattia aveva leso il suo corpo e devastato la sua bellezza, ricordando com’era quando io ero bambina, ne feci un nuovo ritratto, questa volta ad acquerello.

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Acquerello su fondo al sale
mie opere

 

Elleboro

C’è un fiore che mi piace moltissimo anche se non ne ho mai coltivato uno.
Si tratta dell’elleboro, detto anche rosa di Natale. Esiste come specie spontanea e ci sono molte varietà da giardino in diverse colorazioni. Oggi ne ho dipinto uno rosato, mentre ascoltavo i brani musicali dal sito Cap’s Blog: https://clamarcap.com/.

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tecnica mista: acquerello, pastello e china
mie opere

Vita in campagna 2

Per qualche giorno è piovuto, abbastanza, ma quietamente, senza fare danni.
Oggi è una bella giornata di sole e sono andata in giardino a estirpare i cardi selvatici che stanno invadendo le zone nelle quali dovrò passare il tosaerba.
L’erba è cresciuta parecchio, in alcune zone supera i cinquanta centimetri e ci sono anche molti fiori.

Dopo le viole mammole, ormai tutte sfiorite, ho trovato parecchie macchie di viola silvestre che fiorisce ora ed è più pallida della sua consorella, ci sono anche tantissime viole bianche e un po’ di ciclamini di montagna, pochi per la verità, perché la pioggia è arrivata tardi per la loro fioritura.

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viola mammola
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violetta silvestre
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viole bianche
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ciclamini alpestri
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Qualche ciuffo di cardamime qua e là dà un piccolo tocco elegante e la fioritura del lamium rosso è ormai alla fine.

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cardamime
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lamium rosso
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Anche il rosmarino è fiorito e il ranuncolo di prato ha creato grandi macchie gialle, luminose e allegre.

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rosmarino
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ranuncolo dei prati
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L’alisso giallo e il trifoglio ornamentale riempiono di colore alcune zone marginali, mentre le pratoline spuntano un po’ dappertutto.

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alisso giallo
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trifoglio ornamentale
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pratoline
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Quello che però mi ha veramente stupito è stata una piantina alta una spanna con dei fiorellini bianchi strani. Ho scoperto che si tratta di un’orchidea spontanea, di solito vive ai margini di boschi di conifere, si chiama Cefalantera.
Forse è arrivata qui tramite qualche uccellino di passaggio, pare che oltre che per rizoma si sviluppi anche per seme.
L’ho trapiantata in una ciotola per salvaguardarla dalla tosaerba.

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Cefalantera
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Fiori della cefalantera
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P.S. Cliccando sulle foto potrete ingrandirle.

Vita in campagna

Nell’ultimo mezzo secolo il nostro giardino ha ospitato parecchi animali domestici: cani, gatti, conigli, galline, anitre, tartarughe di terra, porcellini d’India, criceti, canarini, un maialino e anche molti animali selvatici, stanziali o di passaggio: uccelli di vario tipo e dimensione, serpentelli innocui, lucertole, ricci, topolini e pantegane, pipistrelli e una moltitudine di insetti di vario tipo.

Fra tutti questi, il più stupido, fastidioso e cocciuto è la tortora.
Qui ce ne sono parecchie coppie, nel nostro circondario, e molte albergano nel nostro giardino e il mio giardino di alberi ne ha parecchi, sia ornamentali che da frutto, sui quali molti uccelli fanno i nidi.
I nidi delle tortore, a differenza di quelli dei merli, delle cince, dei passeri, sono fatti senza alcuna tecnica costruttiva: vari legnetti di diverse dimensioni, affastellati senza un briciolo di logica in posizioni precarie e assurde su cui poi la tortora deposita due tre ovetti che regolarmente piombano al suolo.
A volte, l’esperienza di vari anni, porta la tortora a posizionare il nido su un incavo di rami più conveniente e riesce così a allevare una prole.
Quest’anno una coppia di tortore si è intestardita a voler fare il nido su una delle travi portanti della pensilina in legno che copre la scala di accesso alla casa.
Naturalmente i legnetti affastellati a casaccio cadono regolarmente di sotto e fin qui va tutto bene, basta spazzarli via anche se è abbastanza ridicolo osservare le due bestiole che si affaccendano da giorni in un lavoro inutile.
Ho dovuto riempire di carte luccicanti e colorate gli interstizi che ci sono tra le travi per spaventarle, ma loro, cocciute peggio dei muli, si sono spostate di volta in volta e sono finite sull’ultimo travetto, il più esterno, dove io non riesco a mettere la carta.
Così, ogni sera, non appena cala il buio, loro si appiattiscono nascondendosi tra il travetto e la copertura interna di legno e io, dopo un po’, le scaccio facendo rumore, dalla finestra, con il manico della scopa contro la grondaia.
Non è per cattiveria, non mi darebbero alcun fastidio se si accasassero lì se non fosse che le care bestiole depositano i loro escrementi sulla scala, sullo zerbino in fondo alla scala e sulle teste dei malcapitati che hanno la sventura di capitarci sotto.
Ogni sera loro ritornano e io, ogni sera, le scaccio.
Quando, di giorno, esco in giardino loro sono appollaiate sui fili dell’elettricità e, appena mi vedono, svolazzano impazzite e mi urlano contro con il loro tu-tu-tu-tubare che ricorda il suono noioso del telefono occupato.

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