Effimero

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Datura
matite colorate su carta
mie opere

Quanto è breve la vita.

Io vivo mille vite: vivo le vite degli altri, quelle narrate nei libri che leggo, quelle raccontate nei film, quelle lette nel web e quelle udite dalle bocche della gente che parla e sparla.

Ho vissuto mille vite mentre vivevo la mia in questo breve spazio che il tempo mi lascia.

Storia di una clematide

Parecchi anni fa, decisi di acquistare una passiflora.
Il negoziante, conscio della mia totale ignoranza in materia e consapevole che le piantine rampicanti di quel tipo un po’ si assomigliano quando sono piccole, mi diede una clematide, che, naturalmente io riconobbi solo quando fiorì.
Alla iniziale disillusione e alle numerose giaculatorie inviate al malcapitato, infine si sostituì una piacevole soddisfazione nel vedere i magnifici fiori blu intenso.

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mie foto

Scoprii, in seguito, che la clematide era una “Sang du roi” e incominciai a sperare che, crescendo, avrebbe riempito di foglie e fiori la parte della recinzione presso la quale l’avevo interrata, vicino a una bella ortensia rosa e a un rigoglioso melograno.

Non fu così.
Nonostante io l’avessi protetta con qualche paletto di segnalazione, inevitabilmente veniva calpestata, se non addirittura recisa, decapitata, rasata, da mio marito quando tagliava le erbe infestanti ai bordi del prato con il suo decespugliatore e, nonostante ogni volta, contrito e spiacente si profondesse in molte scuse, ripeteva l’errore almeno una volta l’anno, tanto che mi ero rassegnata, pensando che a lui quella povera piantina fosse antipatica.

L’anno scorso, ormai sufficientemente rigogliosa, la sua fioritura è stata splendida, ma in autunno, uno degli operai che venne a ripulire il giardino, anche se gli avevo fatto presente l’esistenza, ben evidente tra l’altro, della mia pupilla, si fece scappare la mano e la rase al suolo.
Di fronte alla sua faccia costernata non ebbi il coraggio di inveire.
Nonostante tutto, questa primavera la poverina rinacque e a maggio aveva parecchi boccioli ed io mi aspettavo una florida visione di bei fiori blu, ma, uno degli operai che vennero a ripulire il giardino, decise che l’erbaccia andava rasata.

Ho resistito al desiderio di spaccargli sulla schiena la vecchia ramazza di saggina, ho raccolto le misere spoglie della mia amata e ho pensato che un destino assurdo e crudele doveva essere legato a quella poveretta.
Però, ecco, mi sono accorta in questi giorni che la testarda è ben decisa a non lasciarsi abbattere e ha fatto nascere dalle radici nuovi germogli che stanno rapidamente crescendo.

Forse, quest’anno, non riuscirà a fiorire, ma questo autunno, mi ergerò con cappa e spada a difendere la mia clematide, quando verranno gli operai a pulire il giardino e brucerò con gli occhi chiunque cercherà di avvicinarsi ad essa.

Giugno 2020

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Inchiostro di china
mie opere

Ho invertito le cifre dei miei anni a ritrovare ricordi ed emozioni antiche e gli anni dei viaggi solitari, delle fughe verso orizzonti sconosciuti.
Gli anni della fame: fame di vita, di sapere e, sì, fame d’amore anche.
Fame inappagata che spronava, sempre, a quella corsa, alla ricerca estrema.

Ho invertito le cifre dei miei anni, ma non corro più.
Questo è un tempo inerte e anch’io sono qui, immobile, a respirare, profondamente, aria di sole, mentre osservo da lontano lo scorrere del tempo altrui.

Sonnolenza

4 Giugno

Pioggerella da questa notte, freddino e cielo cenerino, e sta continuando.
Non riesco a svegliarmi del tutto, ho gli occhi appannati, sonnolenti, la mente “autunnale”, letargica.

Sono riuscita a malapena a compilare e stampare l’F24 per il pagamento dell’IMU della bicocca ereditata da mia madre. La TASI è stata abolita, qualcosa in meno da pagare? NO: l’Ufficio Tributi Comunale mi avverte che l’aliquota destinata alla TASI dovrà essere sommata a quella dell’IMU, codice 3918.
La solita presa per i fondelli. Inutile starci a rimuginare.

Al supermercato alcuni prezzi sono letteralmente raddoppiati, come pure i prezzi di alcuni servizi a cui sono dovuta ricorrere in queste ultime settimane. Nel Medioevo avevamo pestilenze e carestie che affamavano il popolo, ora Covid e crisi economica stanno provocando parecchi danni.

Un’amica ha compiuto gli anni. Eravamo in istituto insieme, da allora siamo sempre rimaste in contatto anche se viviamo in province diverse e non abbiamo nemmeno la possibilità di incontrarci. Poiché ama Vermeer le ho inviato un acquarello e lei l’ha incorniciato. Ci sentiamo ogni settimana, il telefono annulla la distanza e ci scambiamo confidenze come quando eravamo ragazzine.

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La ragazza con l’orecchino di perla
da Vermeer
Acquarello, mie opere

Pissaladière

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mie foto

 

Era il febbraio del 1978 quando gustai, per la prima volta, la pissaladière.
Trascorsi tutto quel mese a visitare una parte della Provenza e delle Bocche del Rodano, da Orange fino alla Camargue.
In casa di amici mi fu offerta la Pissaladière, ovvero, una pizza sottile, fatta con pasta di pane poco salata, ricoperta di cipolle tagliate al velo e poi fatte appassire in poco olio con un mazzetto di aromi (aglio, origano e timo freschi che poi vengono tolti) condite con sale e pepe macinato di fresco. Sopra alle cipolle ben scolate dall’olio di cottura e distese a ricoprire la pasta, si stendono delle acciughe e si guarnisce con mezze olive nere. Cotta in forno a 200 gradi, va servita ben calda e accompagnata da un buon bicchiere di vino bianco un po’ mosso e fresco di cantina.

Sono abituata a sapori forti, tipici di chi ha passato la prima infanzia in una povera fattoria di campagna nell’immediato dopoguerra, dove, la polenta accompagnata da aringhe affumicate e cipolle e da erbe amare saltate in padella con il lardo, erano il cibo consueto, soprattutto quando la carne conservata del maiale non era più appetibile o era finita. La pissaladière, abbinamento fra cipolle, acciughe e l’amaro delle olive nere, un po’ mi ricorda quell’infanzia.

Mi piacque subito, me ne innamorai e imparai a farla da me, anche se me la concedo solo una, due volte l’anno: non è un cibo da gustare da soli, andrebbe servito tra gli antipasti, in una folta compagnia, a favorire il dialogo degli sguardi che attraversano bicchieri colmi di liquido dorato.

Assurdità

Abbiamo avuto secoli di pura bellezza nella musica, nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nell’urbanistica, nella letteratura e ora…ora siamo rappresentati dalla “Venere degli stracci” di Pistoletto, dalle assurdità di Christo e di Cattelan e dal berciare di Mario Giordano.

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Iris blu Andalusia e porpora Peshawar
pastello dal vero
mie opere

Eremitaggio

Fine settimana di sole.
L’erba in giardino ha raggiunto altezze da pampas argentina, con le cime fiorite accarezzate da una brezza leggera.
Ne ho tagliata un po’ con la falce, esercizio antico, ma mi sono stancata subito: effettivamente non ne avrei più l’età e poi sono fuori esercizio.
Meglio tornare al disegno, più consono alle mie possibilità.

Ed ecco la brocca, il pane e le mele, a coronare il fratesco eremitaggio d’oggi.

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pastello
mie opere