Una vecchia storia

Sempre a proposito di donne.
Accadde esattamente cinquant’anni fa.
L. ed io avevamo (abbiamo) la stessa età. La nostra fu un’amicizia immediata: io mi ero trasferita nel suo paese dove lavoravo come segretaria d’albergo e interprete, lei era un’impiegata dell’Azienda di Soggiorno, ci incontravamo spesso, non solo per motivi di lavoro. Era una bellissima ragazza con lo sguardo franco e il sorriso aperto, solare. Eravamo appena diventate maggiorenni ed io mi feci rilasciare subito il passaporto, pensavo a viaggi all’estero, per perfezionare la mia cultura e le lingue che avevo studiato. Lei no, lei non voleva allontanarsi dal luogo natio, era già fidanzata e sognava il matrimonio, i figli, la casa in cui avrebbe vissuto con la famiglia. Preparava il corredo e cercava sulle riviste modelli del suo abito di nozze.
Una mattina, che per lavoro l’avevano inviata in un paese vicino, stava aspettando l’autobus alla fermata e accettò il passaggio da un noto professionista della zona, molto amico dei suoi genitori e che conosceva fin dalla più tenera età, infatti le due famiglie si erano sempre frequentate e L. aveva giocato spesso, con i figli del professionista.
Alla prima curva, l’amico di suo padre uscì di strada, inchiodò la macchina e le saltò addosso.
Lei si difese a morsi, pugni e ginocchiate e riuscì a fuggire tornando in paese malconcia, piangente e con la camicetta strappata.
La cosa assurda fu che i suoi genitori non le credettero. Ma come poteva un professionista così noto, così bravo e ricco, tanto amico loro ad aver fatto una cosa simile? Certamente lei doveva averlo provocato, non poteva essere che colpa della figlia. Non so se telefonarono al tizio, magari chiedendogli scusa per l’imbarazzo, so per certo che lui negò sempre tutto.
La mia amica venne da me e raccontò ogni cosa a me e ai miei datori di lavoro che ben la conoscevano e la stimavano. Ne fummo inorriditi, non tanto per il fatto in sé quanto per la reazione dei suoi genitori.
Riaccompagnai a casa la mia amica e cercai di far ragionare suo padre e sua madre, che mi avevano accolto spesso in casa loro, ma non ci fu nulla da fare, anzi, poiché difendevo la loro figlia anch’io dovevo essere una poco di buono e me ne andai sbattendo la porta.
Il paese si divise, alcuni, come i miei datori di lavoro e i colleghi di L. erano dalla parte della ragazza, altri le erano contro, molti, che ben conoscevano il professionista, ma ne temevano le ritorsioni o avevano bisogno di lui, se ne stavano zitti.
Le chiacchiere furono parecchie e quel pusillanime del suo moroso decise di mollarla.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
L. decise di andarsene e interpose due intere regioni fra il luogo in cui si recò e il suo paese di origine.
Ha tagliato i ponti con la sua famiglia. Ora è una splendida nonna, sempre molto bella, con lo sguardo franco e il sorriso aperto, solare.
A volte, però, un’ombra offusca il suo sguardo, come una nuvola nera che passa improvvisa.
C’è una piaga, in fondo all’animo, che non si rimarginerà mai.

21 pensieri su “Una vecchia storia

  1. Si parla dei talebani in Afghanistan e i talebani li abbiamo nostrani, qui, sotto il tetto di casa nostra. Non hanno kalashnicov e non uccidono ma sono ancora più indegni.
    Istruttiva la storia che hai narrato, per il fatto in sè, ma anche per tutti i riflessi e le reazioni delle varie persone e del paese, come il sasso nello stagno, le onde che non finiscono di allargarsi.

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    • Cinquant’anni fa c’era un altro clima, anche in certi paesi qui al nord: era sempre colpa di noi ragazze, troppo indipendenti, con le minigonne e lo strano desiderio di essere libere e alla pari dei ragazzi.

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  2. Questi fattacci non sono tanto rari. La reazione familiare è abbastanza tipica, soprattutto quando invece del noto professionista c’è un caro zietto (o altro parente). Con la maggiore preparazione di oggi, a tutti i livelli, forse i fattacci diminuiscono.

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    • All’epoca, promisi a me stessa che se la stessa cosa fosse capitata anche a me, il “porco” sarebbe incappato, in un momento opportuno, in un anonimo randello che gli avrebbe cambiato i connotati e spappolato i genitali.

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    • Vero, caro Guido. E questo fatto appartiene anche al mondo animale, quindi, se il maschio desidera sempre tenere la femmina sottomessa e possederla egoisticamente come una propria proprietà, ciò significa che questo dipende da una necessità atavica: la certezza della trasmissione dei propri geni per la salvaguardia della specie. Se ne deduce che il maschio ragiona ancora con i propri genitali, invece che con il cervello e che la sua evoluzione nei secoli non si è modificata. Ovviamente sto parlando solo dei maschi, molti uomini non sono soltanto dei maschi.

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  3. I talebani fanno parte di quella frangia della specie che rifiuta di evolversi. Prima o poi sono destinati a scomparire, in quanto malfunzionanti. Speriamo che succeda presto.

    Ho dimenticato di apprezzare sia la tecnica che il risultato e il significato della opera che hai dedicato alla tua coraggiosa amica.

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    • Grazie per l’apprezzamento al mio lavoretto. Si tratta di un “omaggio” al Ghirlandaio.
      Per quanto riguarda i Talebani, pur essendo anacronistici, non credo scompariranno tanto facilmente. La cultura islamica, penetrata nel mondo occidentale con le varie ondate di migrazione, ha sempre attirato la mentalità maschile, perché dà al maschio quel potere, sulla donna, che ha perduto con la rivoluzione del 68. Metà dell’Africa, tutto il medio Oriente, la Turchia e i Balcani, tutte le saccature fra la Turchia e l’India, il Pakistan, parte dell’India e isole limitrofe sono in mano agli Islamici, più o meno fondamentalisti. Ma li abbiamo anche nel tessuto occidentale degli Usa e dell’Europa e della Russia. Ci sono due religioni fondamentaliste ancorate al passato che non si sono mai evolute, ovvero l’Islam (con tutte le sue 12 derivazioni) e l’Ebraismo al quale appartiene anche una parte fondamentalista. La religione cattolico-cristiana ha anch’essa i suoi fondamentalismi (mormoni, greco/ortodossi, geova, ecc) ed è strano dover constatare quanto le religioni monoteiste desiderino tenere la donna il più possibile sottomessa.

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      • Trovo il disegno molto bello e il supporto geniale.
        Sono d’accordo sul monoteismo, espressione della prepotenza umana. La religione dovrebbe restare una faccenda privatissima. Solo in questo caso è tollerabile.

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      • Purtroppo le teocrazie del passato e anche quelle attuali, ci hanno insegnato che le religioni hanno la necessità di espandersi, dominare e arricchirsi. Altro sarebbe se si limitassero ad essere espressioni filosofiche, senza avere l’arroganza di dichiararsi verità rivelate da dei che, comunque, non esistono, proprio perché sono stati inventati dagli esseri umani, per giustificare risposte a domande a cui risposte non c’erano o non erano ancora state trovate.

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  4. storia atroce e credibilissima alla luce, anzi all’ombra brutta della mentalità miserevole di mezzo secolo fa. Oso sperare che oggi qualcosa sia cambiato, almeno negli offensivi pregiudizi dei genitori di una figlia, che sappiano ora da che parte stare.
    ml

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    • Buongiorno Licia. Se guardi il mio blog sul computer trovi le mie foto Flickr a destra. Se lo guardi con smartphon le trovi in fondo. C’è la foto di un quadro con un ritratto e sopra c’è scritto “Le mie foto Flickr”. Clicca su questa foto, ti si apre e poi sotto alla foto clicca sulla mia icona e sul nome Neda, ti si apre un’altra pagina, cerca in alto la parola “Album” e cliccaci sopra, così si aprono le varie raccolte tematiche e puoi vedere le foto che ti interessano senza dover scorrere tutto il photostream. Ogni raccolta reca anche il numero delle foto che contiene e il nome del contenuto.

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