Angelo Boni

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Il professor Angelo Boni, classe 1935, ci ha lasciati.
Artista a tutto tondo, pittore e incisore fra i più bravi, ha raccontato con le sue opere la poesia del nostro grande fiume, il Po, dei fossi irrigui, delle rive boschive, degli alberi e della natura come doveva essere ai primordi di questa nostra terra padana.

Socio Onorario e grande collaboratore del nostro gruppo di Artisti, Associazione Arte Amici di Calvisano, è stato anche nostro Maestro di disegno, di incisione e, soprattutto, di Storia dell’Arte, che Lui sapeva raccontare in modo semplice, gradevole e, soprattutto, non convenzionale, perché ne coglieva i particolari più reconditi e segreti.

Un grande Artista generoso, la cui capacità e intelligenza erano sublimate da una rara umiltà, da un sorriso aperto e accogliente e dallo sguardo acuto e nello stesso tempo dolce e pieno di umanità.

Ci mancherai Angelo, ci mancherai davvero e tanto.

Per chi avesse desiderio di ammirare le sue opere

http://www.angeloboni.it/

Torneo Decembrino

Il Torneo si è concluso.

 

Il vincitore è Guido   http://miscredente08.blog.kataweb.it/

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A tutti gli altri concorrenti che hanno partecipato con entusiasmo e molto impegno dico grazie con tutto il cuore e suggerisco di tenere d’occhio i blog di Guido e di Cristiana: potrebbero stupirvi con i loro tornei molto più avvincenti e intriganti dei miei.

 

giochi-per-la-mente-online

immagine presa dal web

Grazie a Guido   https://miscredente08.blog.kataweb.it/
e a Cristiana   https://lilladoro.blogspot.com/
che con i loro bellissimi tornei di giochi “enigmatici” sono riusciti a scuotermi dal letargo che mi aveva colto, ho deciso di proporre anch’io un torneo di giochi, come feci l’anno scorso.

Si tratta di rispondere a 15 quesiti, in verità più semplici e facili rispetto a quelli di Guido e di Cristiana, perciò adatti veramente a chiunque abbia voglia di giocare un po’.

Ogni quesito riporterà il punteggio. Per ogni risposta errata, per ogni richiesta di aiuto, verrà scalato un punto.

A gioco finito, a parità di punteggio, vincerà chi avrà completato il gioco per primo, farà fede data e orario della posta elettronica.

 

  1. quesito:              Chi è? (10 punti)

Famoso, non solo per la sua pipa, pur essendo di parte giurò fedeltà a tutti.

NON RISPONDETE NEI COMMENTI.  
La risposta va inviata al seguente indirizzo di posta elettronica

neda.chieregatiferrari@gmail.com

Quindi, vi invierò il secondo quesito e, di seguito, di volta in volta, tutti gli altri fino al quindicesimo.

La partecipazione è gratuita e aperta a chiunque. Non ci sono premi, solo il piacere di giocare e di allenare un po’ il cervello.

 

Cristiana ha completato il torneo, questa mattina alle 9.33, ottenendo 234 punti.

Anche Cesare chiude, con 236 punti.

poi ci sono

Guido termina con  242 punti da diminuire nel caso che qualcuno ancora in gara riesca a presentare una frase più corta della sua.

Daniele che sta risolvendo l’ 11° quesito e ne ha 142

Anche Carlo sta partecipando e rimontando alla grande.

Il torneo si chiuderà alle 9.33 del giorno 6 dicembre prossimo.

 

 

Autunno?

Il maggio scorso sembrava inverno, i caloriferi sempre accesi, infiniti giorni di pioggia gelida, di grandine.

Questo ottobre sembra invece primavera inoltrata, 23 gradi e le finestre ancora aperte, il sole caldo e le lucertole beate sulle rocce del giardino roccioso ad aspettare mosche e altri insetti e, dietro casa, la vite americana s’incendia di rosso.

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mie foto

Biblioteca improbabile

 

donna che ride

Disegno a pastello su carta colorata – mie opere

 

Giornata autunnale ieri, uggiosa, umida, grigia.
Finestre chiuse, il tepore del primo golfino di lana, leggero, avvolgente e i calzerotti a scaldare i piedi.

Voglia di far niente, vagavo un po’ assonnata per le stanze quiete, cercavo un libro da leggere, che fosse divertente, allegro.
Guardando i titoli nella libreria e gli autori, m’è venuta in mente un’improbabile lista di titoli, da aggiungere a quelli che già ho:

Twain: Trattato sui baffi d’autore
Alighieri: Poema su scale salate
Boccaccio: Smorfie esilaranti
Calvino: Rimedi contro la perdita dei capelli
Hemingway: Come prendere i tori per le corna
Manzoni: Gli eterni fidanzati (vergini).
Zola: Ho accusato, l’hanno assolto
Verne: Dal fondo del mare alla luna in 80 giorni
Simenon: Maigret non trova la pipa
Shakespeare: D’inverno non sogno.
Cesare: La Gallia prima di tutto
Gadda: Ancora pasticci?
Montale: Ricette con seppie disossate
Brontë: Tempeste nella vallata
Christie: Ammazzo la noia
Gardner: Angelici avvocati
Poe: Come allevare corvi e gatti neri
Bacchelli: Non c’è più farina in Padania
Diacono: Odio i Franchi, ma non posso scriverlo
Orwell: Basta campagna
Balzac: Le Lys…un soldo per ogni parola
Baudelaire: In giardino sto male
……….

Qualcuno ha titoli da aggiungere?

 

Silenzio d’autunno

Ho aperto il tuo armadietto in bagno, a sinistra dello specchio.
C’è ancora tutto, in ordine, come è sempre stato.
I tuoi pennelli da barba, quello vecchio e consunto e quello nuovo, già pronto all’uso.
Il tubo rosso della crema da barba, il tubetto dell’emostatico, i tuoi rasoi blu e i flaconi dei dopobarba: l’ambrato  Denim e il tuo preferito l’Acqua Velva color acquamarina.
Ho aperto il flacone e ne ho odorato il profumo.
E’ tutto ancora lì, in attesa, in questo silenzioso mattino d’inizio autunno.

Ho raccolto ieri le pere cotogne.
Non ce ne sono molte quest’anno.
Una parte è destinata a quel tuo amico al quale ne regalavi ogni anno.

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mie foto

Francoforte sul Meno

Ieri sera ho visto il film “Il labirinto del silenzio”, ambientato a Frankfurt am Main nel 1958.
E’ stato inevitabile che parecchi ricordi mi tornassero alla mente.

Era il febbraio del 1979 e mi trovavo a Francoforte proveniente da Bruxelles dove avevo trascorso una settimana alla visita del Museo Reale delle Belle Arti, della stupenda cattedrale gotica dedicata a San Michele e, soprattutto, del grandioso Museo del Congo Belga di Tervueren.

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Roemerberg
Frankfurt am Main
Wikipedia

A Francoforte c’ero arrivata, attirata dalla grande mostra antologica di Courbet messa a confronto con le opere di alcuni pittori tedeschi della seconda metà dell’Ottocento, influenzati da questo grande pittore francese.
Inoltre avevo pianificato di visitare la Goethe-Haus, casa natale del grande poeta e prosatore tedesco e il museo dedicato a Heinrich Hoffmann che aveva creato lo Struwwelpeter, il Pierino Porcospino del quale la mia bisnonna mi aveva recitato le filastrocche quando ero bambina.

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Pierino Porcospino di H. Hoffmann
immagine presa dal web

Ero nello Staedelsches Kunstintitut Staedische Galerie della città, che ospitava la mostra di Courbet, che ormai avevo già visto e continuavo la visita, durata parecchi giorni, per ammirare anche le collezioni permanenti, quando mi trovai, per caso e senza averne avuto sentore, in una parte del museo che riguardava il ghetto ebraico della città e che ora è stato trasferito nel Museo della cultura ebraica inaugurato nel 1982.
Avevo già visto a Verona, a Mantova, a Sabbioneta, a Venezia, alcune zone che erano state adibite, riservate, nei secoli, agli Ebrei e avevo avuto modo di visitare alcune Sinagoghe.
In quella sala c’erano molte stampe, fotografie, reperti che narravano di quanto fosse successo nel passato e anche nell’ultima guerra.
Mentre osservavo le foto, entrò una scolaresca di ragazzini e ragazzine, forse di dodici, tredici anni, con i loro insegnanti. Molto composti e ordinati, osservavano l’ambiente e ascoltavano quanto detto dai loro accompagnatori e mi accodai anch’io, inosservata anche perché, data la mia statura, sembravo quasi una loro coetanea.
Alcuni ragazzini fecero delle domande e l’imbarazzo degli adulti era tangibile.
Una delle ovvie domande fu:”Perché i nostri nonni, i nostri genitori, permisero tutto questo?”

Era una domanda che anch’io mi ero posta tante volte, sentirla da quei ragazzini che sembravano essere, per la prima volta, davanti a quella vicenda e vedere l’imbarazzo degli adulti, mi obbligò a intervenire.
La risposta era abbastanza semplice, bastava riflettere:

“Se voi ed io, fossimo nati dopo la Prima Guerra Mondiale, fossimo stati educati in famiglia e a scuola nelle idee di quell’epoca, credendo che ciò che ci veniva insegnato fosse giusto, quanti di noi si sarebbero opposti? Probabilmente ci saremmo adeguati a quanto accadeva, per convenienza, per paura, per incapacità, per indifferenza, per ignoranza. E’ facile giudicare i fatti a posteriori, bisogna esserci dentro, viverli in contemporanea per vedere di che pasta siamo fatti, se vigliacchi o coraggiosi, se giusti o ingiusti, se capaci o incapaci.”

Nessuno di quei ragazzini pose, però, la domanda che io mi facevo da tanti anni: “Perché gli Ebrei non hanno reagito? Perché si sono lasciati massacrare?” E la risposta era pur sempre ovvia: non esiste la razza ebraica.  L’ebraismo è una religione e la gente ebraica era tedesca, italiana, francese, russa eccetera. Erano uomini che avevano combattuto nella prima guerra mondiale per il proprio paese, erano nati e vissuti nel proprio paese, ne avevano la cittadinanza, contribuivano all’economia dello stato. Nessuno poteva immaginare che ciò che era capitato a questa gente, fin dai lontani tempi di Antioco primo e proseguendo nei secoli ogni qualvolta che un governo desiderava incamerare i beni di qualcuno per rimpinguare le proprie casse, potesse capitare anche in epoca così moderna.
Ma visto che, spesso, dietro ai genocidi come quelli degli Armeni, dei Curdi e di altri popoli nel passato e nel presente, ci sono interessi che vanno al di là delle ideologie, si è sempre trovato qualcuno disposto ad avallare, compiere, distogliere lo sguardo, restare indifferente, approfittare o fingere di non sapere.

Proprio ora, mi è tornato in mente anche un episodio accaduto quando mia figlia era piccola.
Fin da bambina, nell’Istituto dove ero vissuta, le suore parlavano degli Ebrei come dei deicidi, uccisori di Cristo. A me pareva che fosse un controsenso. Se lo avessero ucciso gli Ebrei, sarebbe stato lapidato e non crocifisso come era d’uso fra i Romani e se Pilato si fosse rifiutato di condannarlo, nessuno avrebbe potuto ucciderlo impunemente.
Papa Wojtyla cercò di cambiare la mentalità antisemita con una catechesi più moderna e illuminata e in quei giorni una delle suore della scuola materna frequentata da mia figlia, affermò che il Papa aveva sbagliato ad affermare che gli Ebrei erano nostri fratelli.
A me tornarono alla memoria le mie perplessità di quando ero bambina e le chiesi: “Scusi, se non ricordo male, quel povero Cristo sulla croce disse <Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno> e si riferiva a tutta l’umanità, se non erro. Lei crede davvero di essere migliore di quel Cristo?”

C’è da dire, comunque, che negli anni Settanta, quando io andavo regolarmente in Germania almeno una volta l’anno, i Tedeschi sentivano ancora preponderante il peso della perdita della guerra e di ciò che era successo a partire dalle leggi razziali. C’era ancora, in quegli anni, l’occupazione degli eserciti alleati che si erano divisi la Germania in zone e la gente, soprattutto i giovani della mia età nati nel dopoguerra, queste truppe le sopportavano male.
In una città come Karlsruhe, Inglesi, Francesi e Americani, avevano ognuno le proprie caserme e i propri rioni abitati dai familiari degli occupanti. Il tutto pagato dalle tasse dei Tedeschi ai quali non era permesso armare un esercito e anche i corpi di Polizia erano, bene o male, sotto controllo degli alleati.
I tedeschi che avevano venti, trent’anni più di me si vergognavano di quanto era successo in passato e non accettavano di affrontare l’argomento. I giovani volevano che gli alleati se ne andassero, anche se proprio l’aiuto che gli alleati avevano dato permise la ricostruzione della Germania, ovviamente non gratuita, perché, dopo ogni guerra, gli speculatori ci sono sempre.