Ritratto

Nel 1973, per i suoi cinquant’anni, mia madre mi chiese di farle un ritratto.
Avevo 25 anni e dipingevo solo nei mesi invernali, quando non lavoravo. In quell’inverno dipinsi come una forsennata. Mi ero ricavata una stanzetta in soffitta e ci passavo giornate intere cercando di perfezionare la pittura a olio nella quale avevo sempre trovato difficoltà.

Mia madre era nel fulgore dei suoi anni, una bella donna, elegante e molto amata dal compagno, Bepi, che era più vecchio di tredici anni e convivevano dal 1956, due vedovi che avevano deciso di trascorrere il resto della loro vita insieme.

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olio su tela
mie opere

Negli ultimi anni della sua vita, quando ormai la lunga malattia aveva leso il suo corpo e devastato la sua bellezza, ricordando com’era quando io ero bambina, ne feci un nuovo ritratto, questa volta ad acquerello.

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Acquerello su fondo al sale
mie opere

 

Gente di paese (2)

 

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Acquerello
mie opere

Si chiamava Lorenzo.
Figlio maggiore di una famiglia poverissima, aveva sviluppato un’insana invidia per tutti quelli che stavano meglio di lui. Era più alto e forte di tutti i suoi compagni di scuola e, sempre a causa dell’invidia che covava, faceva dispetti maligni e brutali ai suoi compagni più abbienti che non avevano neanche il coraggio di lamentarsene con gli adulti.

Dopo il servizio militare si ritrovò orfano dei genitori e a capo di una numerosa nidiata di fratelli più piccoli a cui doveva badare e provvedere.
Fu certo la necessità, ma anche la sua smisurata ambizione, a farlo iscrivere ai Fasci.
Non s’intendeva di politica, aveva solo compreso che, entrando in quei gruppi paramilitari, avrebbe avuto uno stipendio, la possibilità di affidare allo Stato i suoi fratelli più piccoli i quali avrebbero potuto usufruire di istruzione e mantenimento in Istituti fascisti, avrebbero trascorso le estati nelle colonie fasciste al mare o in montagna, sarebbero stati curati e nutriti meglio degli altri ragazzini che appartenevano alla sua condizione sociale.

Era anche molto orgoglioso della divisa che portava, la sua statura e il portamento lo facevano sentire elegante e, effettivamente, era molto ammirato dalle ragazze.
Ebbe parecchi incarichi, mai di comando, ma che lo facevano sentire importante: da motociclista nelle parate a istruttore delle reclute.

La guerra lo portò su vari fronti. Era partito entusiasta, convinto che sarebbe stata una campagna eroica come quelle del Risorgimento.
La delusione fu devastante. Ne tornò comunque illeso, anche se spaurito e ridimensionato.

Dopo la guerra fece tutto il possibile per far dimenticare la sua iscrizione ai Fasci.
Non aveva capito che la gente nemmeno ricordava che lui era stato fascista, visto che non aveva commesso alcun sopruso, che non si era occupato di politica, che non aveva partecipato ad alcuna repressione verso la popolazione, in fin dei conti, la maggioranza della popolazione aveva indossato la camicia nera, volente o nolente.
Ma lui si sentiva a disagio a ricordare quegli anni, la guerra lo aveva cambiato e reso più consapevole.
Rimaneva però in lui, ancora quella sua smisurata ambizione e quella sua invidia per i più abbienti. Così si fece una nuova identità iscrivendosi al Partito Comunista. Divenne uno dei più sfegatati assertori di questa ideologia, cercando comunque di ottenere vantaggi in modo da poter raggiungere un benessere che lo portasse alla pari di coloro che invidiava.

Io che, da ragazzina, lo ascoltavo spesso quando predicava le sue teorie marxiste, e dico sue, perché lui di Marx e Hegel non aveva mai letto nulla, sotto sotto ci ritrovavo però, molte delle idee nelle quali aveva creduto quando era giovane e mi meravigliavo che gli adulti non si accorgessero di quanto mal razzolava pur predicando bene.

Setèmber

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mie opere
acquerello dal vero.

Setèmber el va a scöla
en prima elementàr
col bigarì célèst
tajàt nel ciel seré
e sübit el prim dé
e töcc i dé de piö
el tóca i gra de l’ùa
co la matita blö.

Settembre va a scuola, in prima elementare, con il grembiulino azzurro tagliato nel cielo sereno e subito il primo giorno e tutti i giorni di più tocca i grani dell’uva con la matita blu.

Poesia di Elena Alberti Nulli, poetessa bresciana.

Perplessità

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acquerello
mie opere

 

Sì, sono perplessa.

Secondo “La Repubblica”, il PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology) guidato dall’Università di Hamilton in Ontario, durante il congresso europeo di cardiologia che si è tenuto a Barcellona, ha presentato un’analisi secondo la quale è un errore limitare i grassi e le carni rosse per la prevenzione dell’infarto.
Secondo loro una dieta ricca di carboidrati è più dannosa rispetto ai grassi sia saturi che insaturi.
In pratica, l’apporto dei carboidrati deve essere ridotto al di sotto del 60% della dieta, mentre i grassi possono tranquillamente arrivare al 35%.

Questa è una bella pedata alla nostra sacra dieta mediterranea e manda a farsi benedire molte delle chiacchiere con cui ci hanno bombardato negli ultimi cinquant’anni.

Come l’idea che il cancro, altro studio presentato qualche mese fa, non dipenda dalla genetica, dalle abitudini alimentari o dall’ambiente, ma pare che colpisca a caso.

Come l’ultimo studio sul diabete che, a quanto pare, soprattutto quello di tipo due, abbia cause diverse da quelle prospettate finora e non sempre dipenda da iperglicemia.

Oppure che si consigli di bere quattro caffè al giorno per prevenire l’infarto.

Oppure che bisogna mangiare ogni giorno frutta e verdura di cinque colori diversi, alla faccia del chilometro zero e della stagionalità.

Ora, io lo ripeto, sono perplessa.
Negli ultimi cinquant’anni, a me, a mio marito, ai miei genitori, ai miei nonni, sono state dette delle cose ben precise che non hanno nulla a che vedere con queste ultime scoperte.
Mi chiedo, erano stupidi i medici di una volta? Oppure le attuali ricerche a che cosa puntano, a chi giovano?
E mi chiedo anche se una dieta adatta al popolo canadese, sia valida per gli Inuit, o se la dieta mediterranea vada bene per i Congolesi, o se la dieta dei cinesi dello Yunnan sia utile ai Neozelandesi, se ciò di cui si nutrono i Russi sia anche benefico per il popolo himalayano o se ciò di cui si nutrono gli Statunitensi sia valido anche per il resto del mondo.

Una cosa è certa, il giorno in cui troverò due medici che dicono la stessa cosa sullo stesso argomento, griderò al miracolo.

Diari

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Conchiglie sulla spiaggia
acquerello
mie opere

Da quando avevo tredici anni, ho riempito pagine di agende con  fatti,  pensieri, riflessioni, poesie, che riguardavano alcune giornate, alcuni periodi della mia vita.
Molte di queste agende le ho già bruciate.

Restano quelle degli ultimi quarant’anni: quella dell’anno che precedette il mio matrimonio, quelle dell’infanzia e della crescita di mia figlia, quella del mio autunno, di questo ultimo tratto della vita nel quale ho, a volte, sostituito la pagina dell’agenda con la pagina del blog.

Ci sono momenti in cui apro a caso un’agenda e leggo ciò che avevo scritto, rinnovando le gioie, i ricordi, i dolori, le rabbie, le frustrazioni, la poesia dei giorni ormai trascorsi, ricordando il passato, le persone e i fatti accaduti, le piccole e grandi cose che mi hanno riempito la vita, i ritagli di giornale che ho incollato perché ero rimasta colpita da un fatto, da una notizia interessante.

Spero di avere la forza di bruciare, prima o poi, anche queste ultime, perché riguardano solo me, le mie verità, i miei pensieri più intimi e non devono interessare ad altri, perché sarebbe inutile lasciare queste pagine a chi, leggendole, non avrà più modo di chiedere spiegazioni, di porre domande, di riempire i vuoti e sarebbe anche triste pensare che qualcuno potrebbe prenderle  e buttarle nell’immondizia come carta straccia.

 

Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Notte d’inizio estate

Danza di peonie sul mare di notte

Acquerello
mie opere

 

Azzurro l’alito fresco, lieve
come il respiro d’un bimbo
che dorme sereno.
Uno zefiro arcano, incantato,
avvolge la notte silente.
Tenue un barlume di luna
si specchia sull’onda tranquilla.
Volteggiano ninfe fatate
nell’aria che, immota, riporta
lontani brandelli di vita,
ricordi scordati, sbiaditi,
svaniti nel tempo passato,
rimpianti confusi, annebbiati,
di giorni felici, trascorsi,
che tornano, a volte,
nel magico vento d’estate.