Vanessa

Ero andata in cantina a stendere la biancheria lavata. Una macchia nera, triangolare, in terra attirò la mia attenzione. Mi sono chinata per osservare meglio: si trattava di una farfalla, finita lì chissà come. L’ho raccolta, volevo portarla su in casa, ho una scatoletta in cui ripongo piccoli tesori trovati nel mio orto-giardino: ali di farfalle, una mandibola di porcospino, mezzo uovo di merlo, un fiore secco, una piuma…
Arrivata in cucina ho sentito un tremore sulla mano, una vibrazione leggera: al calore dell’ambiente e della mia mano, la farfalla si è risvegliata, si è rizzata a fatica. L’ho posata sul tavolo, ho avvicinato al suo capo un cucchiaino con una goccia d’acqua zuccherata e una goccia di miele.
Non so se si sia rifocillata, ma dopo poco è volata via, prima sulla manica del mio maglione, poi su una tenda, infine sulla foglia della dracena variegata posta in un angolo luminoso dell’ingresso di casa.

vanessa-aperta

mie foto

Si tratta di una “Vanessa Io”, d’estate ce ne sono parecchie qui da noi, soprattutto sui fiori del tarassaco. Wikipedia mi dice che gli esemplari adulti vanno in letargo d’inverno e aspettano la primavera per deporre le uova.
Ora, Vanessa, si è rintanata in mezzo alle foglie del Potos che ha tante foglie belle larghe e intrecci di rami che creano  molti nascondigli e sembra che lì si trovi a suo agio.
Se ricominciasse a svolazzare, staremo più attenti a dove metteremo i piedi, per non calpestarla, visto che ieri ha fatto alcuni giretti sul pavimento ed è perfino venuta a visitarci, sul tavolo, mentre cenavamo.
Chissà se resterà con noi fino a primavera, per ripararsi dal freddo, sopravvivere e poi volarsene fuori nel sole quando arriverà la bella stagione ed è strano il piacere che abbiamo provato nell’accogliere questa piccola ospite, come se un segno di speranza fosse venuto a visitarci.

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