Ultimo martedì di giugno

Naturae pietas – olio su tela – mie opere

Nella mia gioventù, ho avuto estati piovose, altre calde e altre molto molto calde.
Ricordo i 44 gradi di un luglio a Mestre e un settembre, a Diano Marina, con piogge abbondanti ogni giorno.
Ho vissuto autunni nebbiosi, inverni gelidi e innevati, altri tiepidi con le rose fiorite per Natale e le violette a gennaio.
Un ottobre ho nuotato nel lago di Garda e un novembre nel mare di Metaponto.
Ho visto nubifragi, trombe d’aria, terremoti.
Mi sono ammalata, come tutti quelli che conoscevo, durante le due pandemie di asiatica.
Ho attraversato la rivoluzione del 68.
Ho viaggiato durante gli anni di piombo del terrorismo.
Ho visto le stragi di Città del Messico, quelle di Brescia e di Bologna, di Monaco di Baviera e di Fiumicino.

Ma non c’era, allora, la cassa di risonanza di Internet ad amplificare l’angoscia e la paura.

31 Ottobre

Mi sento triste e rassegnata, non riesco più nemmeno ad arrabbiarmi.
L’ennesimo evento luttuoso di questo anno da cancellare, le ricorrenze annuali che ci fanno pensare ai nostri cari che non ci sono più, l’autunno arrivato con i suoi giorni plumbei, piovosi e freddi…

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grafite su carta
mie opere

Questa mattina sono passati a ritirare la carta e quando sono uscita per deporre la scatola fuori dal cancello ho notato che c’era posta nella mia cassetta delle lettere, non era per me ma per una famiglia che abita ad un altro numero civico, nel condominio in fondo alla via. Sono andata a consegnarla loro poi ho chiamato l’Ufficio Postale: no i postini non dipendono dall’Ufficio locale ma da quello centrale di zona, no qui all’Ufficio manco li vedono, no non sanno qui all’Ufficio il numero del responsabile dei postini, no non si accetta un reclamo a voce, posso inoltrarlo solo per iscritto e solo su modulo che posso trovare nell’Ufficio.

Ho una macchina professionale per il caffè espresso, di una grossa ditta della nostra provincia, mi serve una guarnizione da pochi centesimi di euro. Telefono in ditta per chiedere quale è il rivenditore più vicino. La centralinista, forse risponde dalla luna perché cade dalle nuvole quando le espongo il mio problemino, mi indirizza al loro sito: sono tentata di risponderle che non ho il computer, non ho Internet, non ho voglia di rompermi i cosìdetti, ma ringrazio e vado a cercare il sito. Ovviamente, sul sito 1.0, ci sono solo gli ultimi modelli e non il mio che uso da 13 anni.
Chiedo aiuto all’operatore che non è, ovviamente, un essere umano ma un’applicazione.
Pongo la domanda chiara e precisa e la risposta arriva presto: no non è prevista vendita diretta, no non ci sono negozi a cui rivolgersi, sì possono inviare tecnici per riparazioni, sì possono inviare pezzi di ricambio, sempre che si riesca a capire di quale pezzo ho bisogno. Sto pensando di comperare una macchina nuova, oppure passo al caffè solubile.

Al supermercato c’è ressa davanti al banco verdure, mi fermo anch’io incuriosita: si tratta di un controllo del servizio d’igiene, un tizio sta blaterando che le commesse, oltre ai guanti, devono anche indossare le cuffiette. Intervengo e chiedo gentilmente se anche noi avventori siamo obbligati a indossare, oltre ai guanti come già facciamo, anche le cuffiette.
Mi guarda imbufalito e se ne va. Tutti ridono. Incongruenze burocratiche. Chissà se perdiamo più capelli noi che comperiamo o le commesse del supermercato.
Chissà se ci sono gli stessi controlli anche nelle bettole del mio villaggio, ma tanto io non vado mai a mangiare fuori…

 

 

Tempi moderni

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mie foto

Dei Geni, sono dei Geni!!!

Il 31 ottobre scorso scopro che il mio telefono fisso non funziona. Ahimè, ho la “fibra”e quando la corrente non c’è, o semplicemente Internet è andato a spasso da un’altra parte, anche il telefono fisso va a farsi benedire.

Chiamo il 187 con il cellulare, segnalo il guasto e riesco miracolosamente a parlare con un operatore. Dopo poco ricevo sul cellulare un messaggio che mi conferma che la mia linea è attiva e che non c’è alcun guasto. Devo contattare il sito www ecc, ecc. se ho qualche altro problema.

Ma io Internet non ce l’ho sul cellulare e ve l’ho pure detto, chiaro, in lingua italiana, come cavolo faccio a collegarmi a un sito?

5 giorni di arrabbiature, con operatori del 187 gentilissimi che mi hanno ascoltato e confortata e promesso di segnalare ai tecnici che avrebbero dovuto mettersi in comunicazione con me, perché la linea era attiva e forse il guasto era nella strumentazione di casa mia.

Questa mattina ho richiamato il 187 e l’operatore, sempre gentile, ha ascoltato la mia lunga storia e mi ha risposto che il giorno 2 novembre, i tecnici mi avevano contattato ma io avevo risposto che non ero disponibile. Disponibile a cosa? Deficienti, pioveva che dio la mandava, ero in casa, incavolata nera, ma il cellulare non ha mai suonato. Controllate la cronologia delle chiamate e vedrete se un vostro tecnico mi ha cercato. Ripetono che prendono nota e rifaranno la segnalazione. Dopo di che il 187, ad ogni chiamata, risponde con un disco preprogrammato sia che si cerchi di parlare con i guasti che con il commerciale: vuoi qualche informazione, chiarimento, spiegazione “vai sul sito www ecc. ecc ”

Alle 13 mi chiama finalmente un tecnico, viene, controlla la mia strumentazione, ovvero modem e linea telefonica e rimane perplesso: al suo strumento risulta che la linea è attiva, però qui non c’è. Va al cabinet di distribuzione della fibra che dista 478 meri da casa mia e torna dopo cinque minuti:
“I Geni che hanno lavorato il giorno 30 al cabinet, hanno staccato la mia porta-fibra e l’hanno inserita ad un altro utente”. Ora è tutto a posto. Noto che ha in mano un foglio con almeno una cinquantina di indirizzi, mi dice che sono i guasti che deve controllare nel mio paesello.

Spero che siano diversi dal mio caso e che siano guasti veri e non imbecillità come ciò che è successo a me, altrimenti bisognerebbe pensare che qualche idiota, che crede di essere un tecnico, abbia avuto la bella pensata di fare uno “scherzetto” di Halloween.

Certo, la mia vicenda è una misera, ridicola cosa, rispetto a ciò che è successo nel resto dell’Italia in questi giorni, ma c’è, comunque, di che meditare.

Il mio approccio al computer

donna al computer

La mia generazione comunicava con carta, penna e inchiostro.
Una ventina di anni fa un computer entrò in casa. Un alieno, per me, abituata a scrivere con una stilografica.
Un po’ alla volta, osservando chi usava il computer, ne compresi le potenzialità. Ci vollero parecchi tentativi, e anche parecchi errori, per poterlo usare. Ogni cosa che imparavo mi aiutava ad impararne un’altra. Prima la scrittura, poi la posta elettronica, in seguito Internet: la finestra sul mondo. Un mondo affascinante, pieno di immagini e di informazioni.
Per alcuni anni rimasi alla finestra, a guardare quel mondo, a riflettere su quello che vedevo, prima di capire che ciò era inutile, sterile, fine a se stesso.

Ora vorrei comunicare idee, pensieri, riflessioni, ricordi, sul mondo che mi circonda, con l’ottica della mia quinta età.