Diari

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Conchiglie sulla spiaggia
acquerello
mie opere

Da quando avevo tredici anni, ho riempito pagine di agende con  fatti,  pensieri, riflessioni, poesie, che riguardavano alcune giornate, alcuni periodi della mia vita.
Molte di queste agende le ho già bruciate.

Restano quelle degli ultimi quarant’anni: quella dell’anno che precedette il mio matrimonio, quelle dell’infanzia e della crescita di mia figlia, quella del mio autunno, di questo ultimo tratto della vita nel quale ho, a volte, sostituito la pagina dell’agenda con la pagina del blog.

Ci sono momenti in cui apro a caso un’agenda e leggo ciò che avevo scritto, rinnovando le gioie, i ricordi, i dolori, le rabbie, le frustrazioni, la poesia dei giorni ormai trascorsi, ricordando il passato, le persone e i fatti accaduti, le piccole e grandi cose che mi hanno riempito la vita, i ritagli di giornale che ho incollato perché ero rimasta colpita da un fatto, da una notizia interessante.

Spero di avere la forza di bruciare, prima o poi, anche queste ultime, perché riguardano solo me, le mie verità, i miei pensieri più intimi e non devono interessare ad altri, perché sarebbe inutile lasciare queste pagine a chi, leggendole, non avrà più modo di chiedere spiegazioni, di porre domande, di riempire i vuoti e sarebbe anche triste pensare che qualcuno potrebbe prenderle  e buttarle nell’immondizia come carta straccia.

 

Il faragallo

Questa non è una storia d’amore ma di una casualità.

In un paese della nostra Provincia, presso la città, è nato un faragallo, ovvero un incrocio fra una gallina faraona e un gallo.
La storia è semplice: uovo di faraona fatto covare a una gallina, la piccola faraona (come ci insegna Lorenz e come la mia gattina nera Bucky aveva dimostrato) appena nata vede la gallina, la crede sua genitrice, si identifica con lei, cresce con lei e le altre galline, credendo d’essere una gallina.
Certo non parla la stessa lingua, ma che importa, si sa le lingue straniere son sempre state ostiche in Italia.
Anche il gallo, alla fine, finisce per vederla come una gallina, oppure viene attirato dall’esotica visione, chi lo sa? Fatto sta che il gallo e la faraona convolano a nozze, giuste o sbagliate a lor non frega proprio nulla. Dall’uovo fecondato e poi covato, il nascituro, chiamato Faragallo, eccolo qua.
Poveretto, lui come tutti gli ibridi, si sa, non sarà fecondo, ma tanto lui non lo sa e vivrà felice in mezzo a quel pollaio.

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Faragallo
foto dal Giornale di Brescia

In Francia, che Konrad Lorenz lo han studiato a fondo, da tempo allevano fagiani maschi con le galline, ottenendo i “coquard” grossi volatili, poco graziosi per la verità, ma dalle carni più gustose.

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Coquard
foto presa dal web

Cardo e artemisia

Ogni anno nel nostro giardino, dai semi portati dal vento e dagli uccelli, nascono piante ed erbe spontanee, che noi cerchiamo di lasciar vivere se attecchiscono in luoghi compatibili con tutto il resto che c’è già.
Così, negli anni, sono nati e cresciuti aceri, olmi, sambuchi, un melograno, allori, vite americana, phitolacca, piantaggine, romilie, malva…

Quest’anno è stata la volta di un cardo e di un’artemisia che son cresciuti una accanto all’altro e ora che han quasi raggiunto i due metri si sostengono a vicenda contro l’impetuoso vento che, a volte, questa estate balorda ci regala.

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Cardo e Artemisia
mie foto

Proprio come noi: tu cardo, io artemisia.
Tu schivo, un po’ spinoso e rustico, non ti piega nessuno, anche se a volte vedo un acqueo lucore in quei tuoi occhi chiari quando par che non mi guardi. Tu di poche parole, di gesti calibrati, di attenzioni alla terra che calpesti, ben salde le radici, di appetiti soddisfatti, di sonni profondi, di coraggiose riprese, di ostinati progetti, di caparbie convinzioni, ruvide le mani e radi ormai i capelli.

Io duttile ed eclettica, di sogni pur nutrita, appesa a un aquilone nei miei voli pindarici che tu riporti a terra, curiosa e intransigente; ti guardo mentre dormi, ascolto il tuo respiro e il battito del cuore, ti osservo di nascosto mentre lavori nell’orto, mi accorgo se tu soffri, accorro se hai bisogno, se esci resto in pena e attendo il tuo ritorno pensando a quanti giorni il futuro ancor ci serba.

Da tanti anni insieme, tu cardo e io artemisia, ci sosteniamo sempre contro il vento della vita.

La barca de San Piero

La notte del 28 giugno, la nonna prendeva un fiasco senza paglia, lo riempiva di acqua fresca, vi faceva scivolare, con cautela, l’albume di un uovo, poi lo poneva nel prato davanti a casa, in mezzo all’erba perché prendesse la rugiada del mattino (Giove pluvio permettendo).

La mattina del 29, festa dei santi Pietro e Paolo, nel fiasco si era formata la barca di San Pietro. Da come si presentava la struttura generata dall’albume, i nostri vecchi traevano auspici per il raccolto.

Ho voluto rinnovare questa antica tradizione contadina. Non avendo un fiasco ho usato un grande barattolo di vetro, che, essendo largo e piatto, ha favorito una struttura diversa dalla solita barca con vela triangolare. Questa volta ho un piccolo veliero pirata con tre alberi, le vele ammainate e una nuvoletta a forma di angioletto che vola di traverso.
Quale sarà il responso?

La barca de San Piero

La barca de San Piero
mie foto

Per chi volesse saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Barca_di_San_Pietro

Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Spazzola – il nostro criceto

Spazzola è entrato in casa nostra, per il gaudio di mia figlia, un anno fa.

https://undentedileone.wordpress.com/2016/11/09/vita-da-criceto/

Ho pensato di farne un nuovo post, perché ora, Spazzola ha raggiunto quella che per un criceto è considerata “la mezza età”.

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Dorme sempre nel suo nido di segatura, ma in estate non si copre tutto, mentre in inverno ci si seppelliva dentro.

 

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Si sveglia di giorno solo in caso di rumori molesti, come il rumore delle tapparelle che vengono alzate o suoni strani

 

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Mangia mentre dorme, raramente apre gli occhi. Adora la carne cruda, ma non gliela diamo spesso, per non ledere alla sua salute.

 

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La sua goduria è al massimo quando riesce ad entrare in un contenitore di cibo, così può scegliere ciò che preferisce.

 

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Ama la frutta fresca, adora le ciliegie.

 

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Se potesse, fuggirebbe dalla gabbia ogni volta che trova una delle porte aperta, ma ha paura del vuoto.

 

Le foto le ha fatte mia figlia, a cui Spazzola appartiene.

Uccelletto

Stamane sono stata svegliata da un cinguettio, anzi un pigolio insistente:
un uccellino, forse un Luì piccolo, su un ramo fuori dalla finestra e mi è tornata in mente una poesia di Arturo Graf, studiata tanti e tanti anni fa.

 

 Uccelletto

 In cima a un’antica pianta
nel roseo ciel del mattino,
un uccelletto piccino
(oh, come piccino!) canta.
Canta? Non canta: cinguetta.
Povera, piccola gola,
ha in tutto una nota sola,
e quella ancora imperfetta.
Perché cinguetta? Che cosa
lo fa parer sì giulivo?
S’allegra d’esser vivo
in quella luce di rosa.

Luì piccolo

immagine dal libro
“Uccelli dei giardini”
di John Wright