Confusione

 

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Sì, è vero, un po’ di confusione nella testa ce l’ho.
Il Giornale di Brescia di oggi riporta che il caso “polmoniti anomale” ovvero “legionella” è arrivato in Parlamento.
I contagiati sono a 550 unità.

62 a Montichiari
49 a Carpenedolo
35 a Calvisano
20 a Remedello
20 a Asola
15 a Acquafredda
13 a Visano
11 a Isorella
—————--sbaglio o sono 225 in totale? e gli altri 325 da dove provengono?

La Regione Lombardia ammette che ogni anni si registrano casi di legionellosi nella nostra regione:
474 nel 2016
633 nel 2017
625 nel 2018, a oggi, localizzati, per la maggior parte, nella nostra zona.

(I cittadini, come al solito, non ne sapevano nulla e le autorità, visto il crescendo di anno in anno qualche dubbio se lo potevano far venire?
Soprattutto, quanti casi l’anno scorso, qui nella nostra zona sono stati presi sotto gamba?)

Per quanto riguarda il numero delle torri di raffreddamento, nel 2015 è stato istituito un Registro con le linee guida per il loro controllo, approvate nella conferenza Stato-Regioni, ma non tutte le istituzioni regionali le hanno ratificate, ad esempio la Lombardia non l’ha fatto per cui qui non c’è l’obbligo di farne un censimento e di controllarle.
(All’inizio di agosto di quest’anno c’è stato il caso di Bresso, ora qui da noi, forse un censimento e un controllo lo faranno ora? Per sapere quante ce n’erano qui, sono intervenuti gli elicotteri dei Vigili del Fuoco! Si chiude la stalla sempre dopo che i buoi sono scappati)

Ora si sta facendo una ricerca a 360 gradi per capire le cause di questa epidemia.

Siamo a quasi un mese dall’inizio di questa storia, abbastanza oscura, abbastanza complessa.
L’ATS sta ancora aspettando i dati meteorologici richiesti all’aeroporto militare di Ghedi, (i cui Tornado spesso, troppo spesso, fanno il pelo ai nostri tetti), per capire se, e come, vento e piogge in quei giorni abbiano potuto diffondere il contagio.
(Li dovranno trascrivere a mano questi dati? o forse l’ATS li ha chiesti ieri?)

Comunque, in Parlamento, la Lega Nord ha presentato un’interrogazione alla ministro Grillo:
“Più aiuti alla Regione Lombardia per individuare le cause”…
(chissà mai perché questa storia è stata tirata così in lungo e sembra non avere fine)

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Cronaca di uno strano evento

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Il Giornale di Brescia di oggi, 23 settembre 2018, informa che le persone contagiate dalla “polmonite anomala” verificatasi dall’inizio settembre nella Bassa bresciana orientale, nell’alto mantovano e in alcuni paesi del cremonese adiacenti al fiume Chiese, sono 485, dei quali il 10% pare sia affetto da legionellosi, per il restante 90% probabilmente dovrebbe trattarsi di altri germi patogeni per i quali non sono stati fatti accertamenti perché, cito testualmente la fonte:

“Spiega un medico internista:
– Le linee guida internazionali per la cura della polmonite hanno abbandonato da tempo l’ipotesi di individuare le cause. Se la diagnosi conferma quello che i sintomi fanno sospettare, si procede subito con una terapia antibiotica nota come “terapia empirica”, proprio per non perdere tempo. Anche perché se si tratta di polmonite batterica, la cura è comunque antibiotica, indipendentemente dal batterio che l’ha causata. Potrebbe sembrare un modo di procedere grossolano, ma serve. Solo se il paziente non risponde agli antibiotici si indaga ulteriormente.”

(Infatti, ogni anno, nel mondo ci sono 450 milioni di casi di polmonite, con 40 milioni di morti, secondo fonti internet)

Cronistoria

A causa dell’estate calda e asciutta, si sono formate secche e pozze stagnanti nel bacino del basso Chiese che attraversa il nostro territorio.
Alla fine di agosto forti temporali hanno alzato l’acqua del fiume che è confluita nella fitta rete dei canali e fossi irrigui collegati al fiume e che si estendono in tutta la campagna della bassa bresciana.

A partire dal 2 settembre esplode una epidemia di polmonite anomala nei paesi del bacino del Chiese sotto al lago d’Idro: da Sabbio Chiese fino ad Ostiano, nel cremonese, dove il Chiese affluisce nell’Oglio, passando per Montichiari, Carpenedolo, Mezzane di Calvisano, Visano, Remedello, Acquafredda, poi Asola e altri paesi del Mantovano.

Sempre in quei giorni si riscontrano una trentina di anatre morte nella Fossa Magna, canale che attraversa l’abitato di Carpenedolo che sfocia nel Chiese. L’autorità sanitaria esclude che ci sia un rapporto fra questo fatto e la polmonite anomala. Le anatre sono morte a causa di “tossine botuliniche” non dannose per l’uomo, a detta del Direttore Sanitario Giorgio Guarisco e riportato da BresciaToday il giorno 11 settembre.

Si esclude anche l’ipotesi di una nuova epidemia di “aviaria” che dall’autunno del 2017 all’inizio del 2018, ha obbligato gli allevatori ad abbattere un milione e mezzo di volatili e a distruggere un milione e settecentomila uova.

Un abitante di Isorella che è attraversata dal Naviglio, canale in comunicazione con il Chiese, segnala al G.d.B. tramite lettera al Direttore, che la falda acquifera della sua zona, fino alla profondità di 46 metri, è inquinata da liquami e idrocarburi.

L’Autorità Sanitaria Territoriale lombarda, nei giorni seguenti emette vari comunicati stampa:

-Non si tratta di polmonite virale.
-Si tratta di legionella che non si trasmette da uomo a uomo. (e le altre polmoniti come si trasmettono?)
L’acqua degli acquedotti è potabile (Calvisano non ha l’acquedotto, ogni famiglia ha il proprio pozzo)
-L’acqua delle falde è potabile.
-L’acqua del fiume Chiese non è infetta (ma i prelievi di controllo sono stati fatti DOPO le piogge)
-La colpa è delle torri di raffreddamento inquinate delle fabbriche: la Cartiera di Montichiari, la GkoWheels di Carpenedolo e la Ferriera di Calvisano (ma la ferriera di Calvisano è a Viadana e dalla parte opposta di Mezzane dove si sono verificati i maggiori casi e Mezzane è sul Chiese)

Il superesperto prof. Mapelli del Politecnico esclude che siano le torri di raffreddamento la causa dell’epidemia che va ricercata altrove. (Infatti esistono da decenni, perché solo ora?)

Il giorno dopo, la smentita:
– La Cartiera di Montichiari non è infetta.
– Mancano dati certi, si cercano altri batteri, si dà la colpa ai fanghi del depuratore, si fa riferimento alle rondini che sono partite anzitempo (per paura di ammalarsi? e quelle anatre che sono morte?)

Conclusione

Sono passati ventun giorni dall’inizio di questa storia e non se ne vede la fine.
485 contagiati ad oggi, 122 sono ancora ricoverati, ci sono stati dei morti la cui causa è ancora incerta.
Consoliamoci, i ricorsi ai vari Pronto Soccorso sono in calo, solo 10/12 al giorno.

De gustibus…

Ci sono cibi che mi riconducono alla mia infanzia e che, nella vecchiezza, riaffiorano nei ricordi appannati dalla nostalgia:
-polenta e latte appena munto,
-polenta abbrustolita con la “pestata” di lardo prezzemolo e cipolla,
-la torta di sangue di maiale,
-la “patùna” ovvero il castagnaccio,
-fagioli e cotiche…
insomma, cose così, perse nella memoria del tempo.

In questi giorni, parlando con un’amica che alleva i propri polli e che spesso mi regala le uova in sovrabbondanza, ricordavo le “raspe” dei polli e delle galline, le zampe che ormai non si trovano quasi più, solo in certi macelli.

Le raccontavo di quella volta, quarant’anni fa, quando lavoravo in un albergo al Passo del Tonale e, entrata in cucina per prendermi il pranzo, vidi sul tavolo un grosso vassoio ricolmo di teste, colli, magoni (stomaci) punte di ali e zampe di gallina, bolliti e fumanti. Chiesi al capocuoco spiegazioni ed egli mi rispose che li aveva usati per fare il brodo e poi li avrebbero buttati via. Chiesi un piatto e me ne presi un po’, per il mio pranzo. Con un po’ di sale e qualche sottaceto erano una goduria: quante volte avevo mangiato di gusto quel cibo nella fattoria del nonno.
Il padrone dell’albergo, passando in sala da pranzo mi vide rosicchiare le zampe e si precipitò in cucina urlando con il personale e chiedendo spiegazioni su che cosa mi avevano dato da mangiare e io sentii il povero cuoco cercare di giustificarsi dicendo che ero proprio io ad aver voluto quelle cose. Così, il mio datore di lavoro venne al mio tavolo e mi chiese se veramente quel cibo fosse gustoso. Gli suggerii di prendersene un po’ e di provare anche lui, visto che sembrava non avesse mai mangiato di quella roba.
Fu molto divertente osservare la faccia dei clienti che, entrando nel ristorante, sembravano inorriditi nel vedere che proprietario e segretaria, al tavolo della direzione, mangiavano con le mani teste e zampe di polli, rosicchiavano colli e si leccavano le dita.

Ieri la mia amica me ne ha portato un po’, di quel cibo ed io sono ritornata bambina.

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A proposito, il brodo che si ricava dalla bollitura di questi “scarti” ai quali aggiungere le solite verdure da brodo, è una bevanda estremamente salutare, soprattutto negli inverni per combattere le malattie da raffreddamento.

Curiosità nel mio giardino

E sempre per gli amanti della natura, ecco alcuni visitatori del mio giardino:

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Questa è una larva di coccinella.
La prima volta che l’ho vista m’ha preso un accidente: non sapevo che razza di insetto fosse, sembrava un panzer marziano. Poi ho scoperto che ce n’erano in grande quantità e correvano come matte di qua e di là, sulle rose, sui limoni…Così ho cercato nei miei libri e ho compreso quanto fossero utili, perché sono le larve delle coccinelle che divorano gli afidi e le abbiamo lasciate fare: che se li mangiassero pure tutti.

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Mantide religiosa, maschio.
Vagava sul muro di casa.
Il maschio è più piccolo e affusolato della femmina.
Le mantidi si muovono a scatti, lentamente, come se fossero mezze paralizzate.
Ne trovo sempre qualcuna in giro, a caccia di altri insetti.
Una volta un uccellino luì svolazzava intorno alla testa di Federico e non riuscivamo a capire che cosa avesse, poi sfrecciò sulla sua spalla e prese al volo una mantide che si era posata lì.
I luì amano le farfalle, le mantidi e un sacco di altri insetti e se li mangiano con gusto.

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Dulcis in fundo una bellissima podalirio.
Era talmente ubriaca del nettare dei fiori di limone che si è lasciata avvicinare a un palmo di naso e sono riuscita a fotografarla.

Storia di un bruco

Ho raccolto il prezzemolo, quindici giorni fa e ci ho trovato un bruco di macaone.
Di solito mangiano le foglie delle carote e dell’achillea millefoglie, ma io non ne ho, così si accontentano del prezzemolo.
Purtroppo mi sono accorta del bruco solo dopo aver portato il prezzemolo in casa e mi è tornata la voglia di “allevarlo” come facevo quando mia figlia era piccola e le mostravo la metamorfosi delle farfalle.

Mia figlia ha sorriso vedendo il bruco e ricordando le esperienze del passato, poi lo ha osservato per bene e ha detto: “Ha la faccia “da” Ugo”. Così l’abbiamo chiamato Ugo, Ugo il Bruco.

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L’ho messo in una scatola trasparente, ho fatto i buchi nel coperchio con un ferro da maglia riscaldato sulla fiamma, l’ho rifornito ogni mattina di prezzemolo fresco, pulendo la scatola dagli escrementi (mangia molto).
In breve tempo è cresciuto e ha fatto l’ultima muta dopo pochi giorni.

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Poi si è “incollato” con la sua bava al coperchio della scatola, si è legato con un forte filo per non cadere di sotto e dopo ventiquattrore si è trasformato in crisalide “uscendo” dalla pelle che è rimasta a lato, come un informe mucchietto.

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mie foto   Il bruco visto da sotto.

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mie foto  si vede bene il filo che lo trattiene

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mie foto in alto a destra il mucchietto dell pelle del bruco

Dopo dieci giorni la crisalide si è aperta e io ho trovato la farfalla sulla zanzariera, ancora con le ali rattrappite, così l’ho fatta salire delicatamente sul mio dito e l’ho portata subito all’aperto posandola su una foglia. Peccato che quando sono tornata per fotografarla non ci fosse più.

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mie foto spiacente, ma era in controluce

 

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mie foto la crisalide cambia colore quando la metamorfosi è completa

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mie foto si vede il taglio da dove è uscita la farfalla

Comunque il nome Ugo era appropriato, perché la farfalla era un maschio: il suo addome era affusolato e appuntito, quello delle femmine è più tozzo e arrotondato in fondo.

A proposito di farfalle, nelle lingue italiana, russa e spagnola si tratta di sostantivo femminile, in francese e tedesco è un sostantivo maschile, mentre in inglese è “come vi pare”.

Martedì

Piove, lentamente e quasi senza rumore.
Solo un ticchettio sommesso sulle foglie delle piante assetate.
Qualche sordo brontolio lontano, dietro le nuvole, là in alto.
L’odore della terra bagnata si mescola a un vago sentore di vaniglia, forse una vicina sta preparando una torta.

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Sul sambuco, vicino alla scala di casa, la tortora protegge il suo ultimo nato. Non ho ancora sentito né visto le gazze, oggi. Loro si fermano sempre sull’ulivo dietro alla casa e fanno un baccano d’inferno quando il gatto dei vicini va a passeggiare sotto l’ulivo.
Forse le gazze hanno lì un loro nido e il gatto lo sa.

I merli si stanno beatamente bagnando nelle pozzanghere al centro della carreggiata della strada.

Una testa di c…o sta passando sulla strada con la musica a tutto volume e i finestrini dell’auto aperti, lentamente, spaventando merli, passerotti e tortore.
Che un fulmine lo colga, così non romperà più i timpani anche a noi tutti..

Argiope fasciata

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Argiope fasciata
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L’ho visto questa mattina, tra i pomidoro. Questa è sicuramente una femmina, perché il mio libro dice che di questa specie, il maschio è intorno al mezzo centimetro, la femmina è circa un centimetro e mezzo. Ma questa è più grossa. Non ne avevo mai viste di così grosse.

Io non amo i ragni, anzi. Però questa non la tocco.
Ci starò attenta, girerò al largo, ma non la tocco: spero che si divori tutte le cimici che hanno invaso i pomidoro.

argiope con ragnatela rinforzata

In questa foto si vede bene il rinforzo della ragnatela  che serve al ragno per catturare prede come le cavallette.
I pomidoro che si vedono non sono dei datterini, ma dei cuore di bue.