C’è che…

C’è che certi giorni sono così ovattati, grigi, freddi e disadorni, privi di ogni attrattiva e allora io mi appallottolo e mi rifugio su un’ampia poltrona a covare una mente vuota.

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disegno a punta d’argento
mie opere

C’è che aspetto che il sole sbuchi tra le nuvole e scaldi il vetro di una finestra e sto a guardare, così, quel poco di verde che è rimasto nel prato ormai incolto, zazzeruto come il pelo tignoso di un gatto troppo invecchiato.

C’è che “Eugenia” se ne sta ancora appollaiata contro il ramo di erba Luisa, tutte e due in letargo ad aspettare la prossima primavera, tutte e due, Eugenia, la grossa locusta e l’erba Luisa.

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mie foto

C’è che ho pasticciato un foglio con cupi colori, a macchie e non so neppure che cosa ricavarne…

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mie foto
mie opere

e allora ho tirato fuori tutti i colori dell’arcobaleno per dare un po’ di luce a una giornata scolorita.

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mie foto

Non è un miracolo

Ieri mattina pioveva forte, ero in apprensione a causa della cantina che si stava allagando sempre di più, la cantina della casa vecchia che è comunicante con la mia e nella quale alloggio mia figlia quando viene a trovarmi, per darle un po’ di quella indipendenza di cui una donna ha diritto, per quanto sia ancora figlia e io ricordi quando la allattavo e mi sembri che sia sempre la mia bambina.

Pioveva ed era buio pesto.
Il pruno selvatico davanti alla finestra era illuminato dal lampione della strada e le gocce di pioggia sembravano perle lucenti infilate sui rami, un addobbo natalizio naturale.

Ho fatto una foto, così tanto per vedere se riuscivo a catturare quell’immagine.
I pochi che hanno visto la foto sono rimasti colpiti.
Un’amica ha detto che si tratta di un segno divino per me che sono atea.

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mie foto

No, credetemi, è solo un effetto fotografico.
Per quanto suggestiva sia,  quella è solo la luce del lampione.

Ingrandendo la foto si vedono bene le goccioline.

 

Solstizio d’inverno

Domani, 22 dicembre, entreremo nell’inverno.

Qui piove da questa notte.
I rami spogli, del grande e contorto pruno selvatico davanti alla finestra, hanno infilato lucenti perle di pioggia, sembra un addobbo natalizio creato ad arte.
In altri tempi sarebbero ghiacciate queste perle e l’acqua sarebbe stata neve. Un tardo autunno, più che un inverno, sembra questa buia mattina.

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acquerello
mie opere

La finestra di V. è illuminata. Sua figlia mi ha detto che non è più autosufficiente. Lucida sì, ma va aiutata perché fa fatica a muoversi, deve essere vestita, accudita.
Ricordo mia madre e i suoi ultimi anni e il grande specchio che tolsi dal corridoio perché lei non vedesse riflessa la propria decadenza.
Inevitabile pensare a quanto tempo di autosufficienza mi rimanga.
Dirò, come il Manzoni, “ho dieci, ho dodici anni”, quando gli chiedevano l’età, e non erano quelli che aveva, ma quelli che pensava gli restassero da vivere.
E saranno anni sereni e costruttivi, anni nuovi, da assaporare minuto dopo minuto, creativi e anche pigri, a volte oziosi, perché è solo alla fine della vita che si gusta la vita veramente.

Mi lascio quest’anno dietro le spalle.
Guardo avanti, in attesa della nuova primavera.

Buone Feste a tutti.

Aspettando le feste

Novembre non ha fatto che piovere, tranne due giorni in cui siamo riusciti a montare le serre per i limoni, i miei cognati ed io.
Giornate buie e fredde.
Dicembre nuvoloso e poi la neve, rimasta poco per la verità.
In quei giorni un po’ letargici, ho combattuto la voglia di rannicchiarmi in una poltrona e di scollegarmi dal resto del mondo, lavorando un po’ all’uncinetto.

Ed ecco il frutto del mio lavoro.

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Grande centro ovale
mie opere
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Centro quadrato
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25 Novembre 2019

Dall’inizio del mese non ha fatto che piovere, tranne due giorni l’altra settimana e oggi, quando sembra che uno spiraglio di luce si stia insinuando fra il grigiore incombente.

Ero già triste di mio, il tempo mi ha resa sonnacchiosa, pigra, letargica. Anche il computer sembra essere andato in letargo, si è impigrito, forse perché mi sono dimenticata di aprirlo per parecchi giorni e ora ronfa in modo gattesco, come se volesse essere lasciato in pace.

Ho letto parecchio, anche ad alta voce, perché mi sono accorta che in questa mia libera solitudine eremitica le corde vocali, usate solo per mandare al diavolo i pochi call center che mi contattano, si stanno arrugginendo e gracchiano quando parlo. Farò anche gorgheggi e solfeggi per mantenerle elastiche.

Ho trascorso qualche ora sollazzandomi con il disegno e la pittura. Ho dipinto farfalle sulla carta ricavata dalle bustine da tea, precedentemente svuotate. È una carta speciale, setosa, impalpabile. Fantastico dipingervi sopra delle miniature, ma ho usato solo pastelli, non ho osato bagnarla con gli acquerelli o gli inchiostri.

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mie opere
Ingrandire l’immagine per vederne i dettagli

Alla sera, l’uncinetto mi ha tenuto compagnia: sto eseguendo un grande centro a filet, interminabile come la tela di Penelope. Infatti, ogni tanto devo disfarne un pezzo quando mi accorgo di non avere seguito lo schema ma di essermene andata avanti, per la tangente, seguendo il corso dei miei pigri pensieri.

Ho notato che ultimamente si sono aggiornate alcune applicazioni sia sullo smartphone che sul computer. Non mi piacciono i cambiamenti, sono troppo vecchia per dovermi sempre aggiornare: non appena ho imparato a gestire una cosa ecco che viene modificata e devo resettare il mio cervello perché vi si adatti.

Stamane, sono uscita all’alba per recarmi, a piedi, al centro prelievi analisi che dista 800 metri da casa. Qualche goccia cadeva ancora, ma non era necessario aprire l’ombrello, sembrava di passare fra una goccia e l’altra, sentendosene sfiorare appena. Il passo slanciato, respirare a pieni polmoni, il battito in sintonia con passo e respiro…

Se oggi un po’ di sole si fa vedere, aprirò la porta della cantina della casa vecchia: l’acqua che era entrata è defluita, non c’è più la piscina che si era formata con la forte pioggia della settimana scorsa, forse si asciugherà anche il pavimento.

31 Ottobre

Mi sento triste e rassegnata, non riesco più nemmeno ad arrabbiarmi.
L’ennesimo evento luttuoso di questo anno da cancellare, le ricorrenze annuali che ci fanno pensare ai nostri cari che non ci sono più, l’autunno arrivato con i suoi giorni plumbei, piovosi e freddi…

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grafite su carta
mie opere

Questa mattina sono passati a ritirare la carta e quando sono uscita per deporre la scatola fuori dal cancello ho notato che c’era posta nella mia cassetta delle lettere, non era per me ma per una famiglia che abita ad un altro numero civico, nel condominio in fondo alla via. Sono andata a consegnarla loro poi ho chiamato l’Ufficio Postale: no i postini non dipendono dall’Ufficio locale ma da quello centrale di zona, no qui all’Ufficio manco li vedono, no non sanno qui all’Ufficio il numero del responsabile dei postini, no non si accetta un reclamo a voce, posso inoltrarlo solo per iscritto e solo su modulo che posso trovare nell’Ufficio.

Ho una macchina professionale per il caffè espresso, di una grossa ditta della nostra provincia, mi serve una guarnizione da pochi centesimi di euro. Telefono in ditta per chiedere quale è il rivenditore più vicino. La centralinista, forse risponde dalla luna perché cade dalle nuvole quando le espongo il mio problemino, mi indirizza al loro sito: sono tentata di risponderle che non ho il computer, non ho Internet, non ho voglia di rompermi i cosìdetti, ma ringrazio e vado a cercare il sito. Ovviamente, sul sito 1.0, ci sono solo gli ultimi modelli e non il mio che uso da 13 anni.
Chiedo aiuto all’operatore che non è, ovviamente, un essere umano ma un’applicazione.
Pongo la domanda chiara e precisa e la risposta arriva presto: no non è prevista vendita diretta, no non ci sono negozi a cui rivolgersi, sì possono inviare tecnici per riparazioni, sì possono inviare pezzi di ricambio, sempre che si riesca a capire di quale pezzo ho bisogno. Sto pensando di comperare una macchina nuova, oppure passo al caffè solubile.

Al supermercato c’è ressa davanti al banco verdure, mi fermo anch’io incuriosita: si tratta di un controllo del servizio d’igiene, un tizio sta blaterando che le commesse, oltre ai guanti, devono anche indossare le cuffiette. Intervengo e chiedo gentilmente se anche noi avventori siamo obbligati a indossare, oltre ai guanti come già facciamo, anche le cuffiette.
Mi guarda imbufalito e se ne va. Tutti ridono. Incongruenze burocratiche. Chissà se perdiamo più capelli noi che comperiamo o le commesse del supermercato.
Chissà se ci sono gli stessi controlli anche nelle bettole del mio villaggio, ma tanto io non vado mai a mangiare fuori…

 

 

Beh ?

 

Espressioni minime

Pastello su carta colorata
mie opere

Lavori in corso senza fine, ponti fragili, treni in ritardo, Internet lento, scuole esauste, svolta energetica raffazzonata….

No, non mi riferisco alla nostra bella e povera Italia, l’ho appena letto su Welt, giornale tedesco, il quale aggiunge anche che:

molto, in Germania, non va più come dovrebbe: realtà e idealismo si muovono lontani uno dall’altro.

E aggiunge anche che i tedeschi sono indebitati con le banche per mille e duecento miliardi di euro a causa di investimenti immobiliari.

Le Monde informa che la produzione di energia eolica in Germania è ferma

Il Guardian avverte che l’Inghilterra ha un’inflazione al 3,3%

Beh? e poi vengono a rompere le cosìdette a noi?