Passatempi

Le due settimane scorse sono state un po’ plumbee e noiose, con qualche pensiero triste e qualche ricordo che si annodava alla gola, così ho cercato di fare qualche cosa che riuscisse a dissipare il velo che offuscava la mia mente e questi sono i risultati.

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Centro di lino bianco, ricamato a intaglio a punto inglese con bordura all’uncinetto
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centro in lino azzurro ricamato a giorno con inserti e bordura all’uncinetto  mie foto

 

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Autunno nel mio giardino

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Abbiamo ricoverato i limoni, il cedro e la clementina, tutti i fiori: fucsie, clivie e plumbago ancora tutti fioriti, orchidee, gerani, piante grasse, e altri vasi, nelle serre che li proteggeranno durante l’inverno.

Dovremo raccogliere i frutti dei kiwi prima del gelo. Le altre piante da frutto stanno perdendo le foglie che si ammassano ai piedi degli alberi e ne fanno da pacciamatura. Il vento ha sradicato la vecchia pianta di pere cotogne e l’anno venturo non farò più la gelatina con i suoi frutti.

Quest’anno tutta la frutta è stata danneggiata dagli uccelli, dagli insetti e da malattie fungine. Un anno disastroso. Come se il giardino si fosse ribellato alla sua assenza, al fatto che non ci fosse più lui a curarlo. Anche le rose hanno fatto sciopero, una fioritura misera e stentata.

I limoni maturati in autunno sono in una cassetta e serviranno per l’inverno.

Piove, oggi. Una pioggerella sottile, lenta, leggermente ghiacciata. Sa più di marzo che di novembre, anche se ha un leggero odore di neve, di una neve lontana, forse sulle Prealpi che, in certe giornate di sole limpide e terse come cristalli, si intravedono all’orizzonte, leggermente ondulate e di un chiaro azzurro, appena più scuro del cielo.

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Tempi moderni

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Dei Geni, sono dei Geni!!!

Il 31 ottobre scorso scopro che il mio telefono fisso non funziona. Ahimè, ho la “fibra”e quando la corrente non c’è, o semplicemente Internet è andato a spasso da un’altra parte, anche il telefono fisso va a farsi benedire.

Chiamo il 187 con il cellulare, segnalo il guasto e riesco miracolosamente a parlare con un operatore. Dopo poco ricevo sul cellulare un messaggio che mi conferma che la mia linea è attiva e che non c’è alcun guasto. Devo contattare il sito www ecc, ecc. se ho qualche altro problema.

Ma io Internet non ce l’ho sul cellulare e ve l’ho pure detto, chiaro, in lingua italiana, come cavolo faccio a collegarmi a un sito?

5 giorni di arrabbiature, con operatori del 187 gentilissimi che mi hanno ascoltato e confortata e promesso di segnalare ai tecnici che avrebbero dovuto mettersi in comunicazione con me, perché la linea era attiva e forse il guasto era nella strumentazione di casa mia.

Questa mattina ho richiamato il 187 e l’operatore, sempre gentile, ha ascoltato la mia lunga storia e mi ha risposto che il giorno 2 novembre, i tecnici mi avevano contattato ma io avevo risposto che non ero disponibile. Disponibile a cosa? Deficienti, pioveva che dio la mandava, ero in casa, incavolata nera, ma il cellulare non ha mai suonato. Controllate la cronologia delle chiamate e vedrete se un vostro tecnico mi ha cercato. Ripetono che prendono nota e rifaranno la segnalazione. Dopo di che il 187, ad ogni chiamata, risponde con un disco preprogrammato sia che si cerchi di parlare con i guasti che con il commerciale: vuoi qualche informazione, chiarimento, spiegazione “vai sul sito www ecc. ecc ”

Alle 13 mi chiama finalmente un tecnico, viene, controlla la mia strumentazione, ovvero modem e linea telefonica e rimane perplesso: al suo strumento risulta che la linea è attiva, però qui non c’è. Va al cabinet di distribuzione della fibra che dista 478 meri da casa mia e torna dopo cinque minuti:
“I Geni che hanno lavorato il giorno 30 al cabinet, hanno staccato la mia porta-fibra e l’hanno inserita ad un altro utente”. Ora è tutto a posto. Noto che ha in mano un foglio con almeno una cinquantina di indirizzi, mi dice che sono i guasti che deve controllare nel mio paesello.

Spero che siano diversi dal mio caso e che siano guasti veri e non imbecillità come ciò che è successo a me, altrimenti bisognerebbe pensare che qualche idiota, che crede di essere un tecnico, abbia avuto la bella pensata di fare uno “scherzetto” di Halloween.

Certo, la mia vicenda è una misera, ridicola cosa, rispetto a ciò che è successo nel resto dell’Italia in questi giorni, ma c’è, comunque, di che meditare.

Confusione

 

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Sì, è vero, un po’ di confusione nella testa ce l’ho.
Il Giornale di Brescia di oggi riporta che il caso “polmoniti anomale” ovvero “legionella” è arrivato in Parlamento.
I contagiati sono a 550 unità.

62 a Montichiari
49 a Carpenedolo
35 a Calvisano
20 a Remedello
20 a Asola
15 a Acquafredda
13 a Visano
11 a Isorella
—————--sbaglio o sono 225 in totale? e gli altri 325 da dove provengono?

La Regione Lombardia ammette che ogni anni si registrano casi di legionellosi nella nostra regione:
474 nel 2016
633 nel 2017
625 nel 2018, a oggi, localizzati, per la maggior parte, nella nostra zona.

(I cittadini, come al solito, non ne sapevano nulla e le autorità, visto il crescendo di anno in anno qualche dubbio se lo potevano far venire?
Soprattutto, quanti casi l’anno scorso, qui nella nostra zona sono stati presi sotto gamba?)

Per quanto riguarda il numero delle torri di raffreddamento, nel 2015 è stato istituito un Registro con le linee guida per il loro controllo, approvate nella conferenza Stato-Regioni, ma non tutte le istituzioni regionali le hanno ratificate, ad esempio la Lombardia non l’ha fatto per cui qui non c’è l’obbligo di farne un censimento e di controllarle.
(All’inizio di agosto di quest’anno c’è stato il caso di Bresso, ora qui da noi, forse un censimento e un controllo lo faranno ora? Per sapere quante ce n’erano qui, sono intervenuti gli elicotteri dei Vigili del Fuoco! Si chiude la stalla sempre dopo che i buoi sono scappati)

Ora si sta facendo una ricerca a 360 gradi per capire le cause di questa epidemia.

Siamo a quasi un mese dall’inizio di questa storia, abbastanza oscura, abbastanza complessa.
L’ATS sta ancora aspettando i dati meteorologici richiesti all’aeroporto militare di Ghedi, (i cui Tornado spesso, troppo spesso, fanno il pelo ai nostri tetti), per capire se, e come, vento e piogge in quei giorni abbiano potuto diffondere il contagio.
(Li dovranno trascrivere a mano questi dati? o forse l’ATS li ha chiesti ieri?)

Comunque, in Parlamento, la Lega Nord ha presentato un’interrogazione alla ministro Grillo:
“Più aiuti alla Regione Lombardia per individuare le cause”…
(chissà mai perché questa storia è stata tirata così in lungo e sembra non avere fine)

Cronaca di uno strano evento

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Il Giornale di Brescia di oggi, 23 settembre 2018, informa che le persone contagiate dalla “polmonite anomala” verificatasi dall’inizio settembre nella Bassa bresciana orientale, nell’alto mantovano e in alcuni paesi del cremonese adiacenti al fiume Chiese, sono 485, dei quali il 10% pare sia affetto da legionellosi, per il restante 90% probabilmente dovrebbe trattarsi di altri germi patogeni per i quali non sono stati fatti accertamenti perché, cito testualmente la fonte:

“Spiega un medico internista:
– Le linee guida internazionali per la cura della polmonite hanno abbandonato da tempo l’ipotesi di individuare le cause. Se la diagnosi conferma quello che i sintomi fanno sospettare, si procede subito con una terapia antibiotica nota come “terapia empirica”, proprio per non perdere tempo. Anche perché se si tratta di polmonite batterica, la cura è comunque antibiotica, indipendentemente dal batterio che l’ha causata. Potrebbe sembrare un modo di procedere grossolano, ma serve. Solo se il paziente non risponde agli antibiotici si indaga ulteriormente.”

(Infatti, ogni anno, nel mondo ci sono 450 milioni di casi di polmonite, con 40 milioni di morti, secondo fonti internet)

Cronistoria

A causa dell’estate calda e asciutta, si sono formate secche e pozze stagnanti nel bacino del basso Chiese che attraversa il nostro territorio.
Alla fine di agosto forti temporali hanno alzato l’acqua del fiume che è confluita nella fitta rete dei canali e fossi irrigui collegati al fiume e che si estendono in tutta la campagna della bassa bresciana.

A partire dal 2 settembre esplode una epidemia di polmonite anomala nei paesi del bacino del Chiese sotto al lago d’Idro: da Sabbio Chiese fino ad Ostiano, nel cremonese, dove il Chiese affluisce nell’Oglio, passando per Montichiari, Carpenedolo, Mezzane di Calvisano, Visano, Remedello, Acquafredda, poi Asola e altri paesi del Mantovano.

Sempre in quei giorni si riscontrano una trentina di anatre morte nella Fossa Magna, canale che attraversa l’abitato di Carpenedolo che sfocia nel Chiese. L’autorità sanitaria esclude che ci sia un rapporto fra questo fatto e la polmonite anomala. Le anatre sono morte a causa di “tossine botuliniche” non dannose per l’uomo, a detta del Direttore Sanitario Giorgio Guarisco e riportato da BresciaToday il giorno 11 settembre.

Si esclude anche l’ipotesi di una nuova epidemia di “aviaria” che dall’autunno del 2017 all’inizio del 2018, ha obbligato gli allevatori ad abbattere un milione e mezzo di volatili e a distruggere un milione e settecentomila uova.

Un abitante di Isorella che è attraversata dal Naviglio, canale in comunicazione con il Chiese, segnala al G.d.B. tramite lettera al Direttore, che la falda acquifera della sua zona, fino alla profondità di 46 metri, è inquinata da liquami e idrocarburi.

L’Autorità Sanitaria Territoriale lombarda, nei giorni seguenti emette vari comunicati stampa:

-Non si tratta di polmonite virale.
-Si tratta di legionella che non si trasmette da uomo a uomo. (e le altre polmoniti come si trasmettono?)
L’acqua degli acquedotti è potabile (Calvisano non ha l’acquedotto, ogni famiglia ha il proprio pozzo)
-L’acqua delle falde è potabile.
-L’acqua del fiume Chiese non è infetta (ma i prelievi di controllo sono stati fatti DOPO le piogge)
-La colpa è delle torri di raffreddamento inquinate delle fabbriche: la Cartiera di Montichiari, la GkoWheels di Carpenedolo e la Ferriera di Calvisano (ma la ferriera di Calvisano è a Viadana e dalla parte opposta di Mezzane dove si sono verificati i maggiori casi e Mezzane è sul Chiese)

Il superesperto prof. Mapelli del Politecnico esclude che siano le torri di raffreddamento la causa dell’epidemia che va ricercata altrove. (Infatti esistono da decenni, perché solo ora?)

Il giorno dopo, la smentita:
– La Cartiera di Montichiari non è infetta.
– Mancano dati certi, si cercano altri batteri, si dà la colpa ai fanghi del depuratore, si fa riferimento alle rondini che sono partite anzitempo (per paura di ammalarsi? e quelle anatre che sono morte?)

Conclusione

Sono passati ventun giorni dall’inizio di questa storia e non se ne vede la fine.
485 contagiati ad oggi, 122 sono ancora ricoverati, ci sono stati dei morti la cui causa è ancora incerta.
Consoliamoci, i ricorsi ai vari Pronto Soccorso sono in calo, solo 10/12 al giorno.

De gustibus…

Ci sono cibi che mi riconducono alla mia infanzia e che, nella vecchiezza, riaffiorano nei ricordi appannati dalla nostalgia:
-polenta e latte appena munto,
-polenta abbrustolita con la “pestata” di lardo prezzemolo e cipolla,
-la torta di sangue di maiale,
-la “patùna” ovvero il castagnaccio,
-fagioli e cotiche…
insomma, cose così, perse nella memoria del tempo.

In questi giorni, parlando con un’amica che alleva i propri polli e che spesso mi regala le uova in sovrabbondanza, ricordavo le “raspe” dei polli e delle galline, le zampe che ormai non si trovano quasi più, solo in certi macelli.

Le raccontavo di quella volta, quarant’anni fa, quando lavoravo in un albergo al Passo del Tonale e, entrata in cucina per prendermi il pranzo, vidi sul tavolo un grosso vassoio ricolmo di teste, colli, magoni (stomaci) punte di ali e zampe di gallina, bolliti e fumanti. Chiesi al capocuoco spiegazioni ed egli mi rispose che li aveva usati per fare il brodo e poi li avrebbero buttati via. Chiesi un piatto e me ne presi un po’, per il mio pranzo. Con un po’ di sale e qualche sottaceto erano una goduria: quante volte avevo mangiato di gusto quel cibo nella fattoria del nonno.
Il padrone dell’albergo, passando in sala da pranzo mi vide rosicchiare le zampe e si precipitò in cucina urlando con il personale e chiedendo spiegazioni su che cosa mi avevano dato da mangiare e io sentii il povero cuoco cercare di giustificarsi dicendo che ero proprio io ad aver voluto quelle cose. Così, il mio datore di lavoro venne al mio tavolo e mi chiese se veramente quel cibo fosse gustoso. Gli suggerii di prendersene un po’ e di provare anche lui, visto che sembrava non avesse mai mangiato di quella roba.
Fu molto divertente osservare la faccia dei clienti che, entrando nel ristorante, sembravano inorriditi nel vedere che proprietario e segretaria, al tavolo della direzione, mangiavano con le mani teste e zampe di polli, rosicchiavano colli e si leccavano le dita.

Ieri la mia amica me ne ha portato un po’, di quel cibo ed io sono ritornata bambina.

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A proposito, il brodo che si ricava dalla bollitura di questi “scarti” ai quali aggiungere le solite verdure da brodo, è una bevanda estremamente salutare, soprattutto negli inverni per combattere le malattie da raffreddamento.