Finalmente

Questa mattina un’alba rosata, con pennellate di oro puro, ha rischiarato il nostro risveglio, dopo una notte finalmente serena.

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Finalmente sei a casa, dopo trenta giorni tra ospedale e riabilitazione.
Finalmente si torna alla normalità, anche se a me la paura non è ancora passata, la paura di perderti anche se tu paura non hai, ti senti ancora immortale.
Finalmente si parla di banalità, tu che vuoi lavarti i capelli, io che ti chiedo che cosa vuoi per pranzo e ti prego di startene tranquillo in poltrona mentre vado di corsa a fare la spesa.
Finalmente le piccole cose quotidiane senza importanza: tu che guardi le partite di tennis su canale 64 e io a sferruzzare in camera a guardare i gialli di canale 38 che a te non piacciono proprio e poi, a cena, a ricordare questi giorni trascorsi e le persone che ci hanno mandato i loro auguri, i loro saluti.

Finalmente, per un po’ staremo tranquilli sperando che questo tempo di tregua si prolunghi, perché lo sappiamo entrambi che non è finita qui, ma che importa, intanto godiamoci questi giorni e mesi, dimenticando per un attimo la nostra fragile vecchiaia.

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Il pane

In questi giorni di solitudine mi sono sorpresa a guardare i resti della grossa pagnotta che avevo comperato e divenuta ormai stantia e mi è tornata in mente la bisnonna, la “nonna Nilda” come la chiamavamo noi bambini, diminutivo di Leonilde, che era nata e cresciuta nei luoghi della dominazione austroungarica e ne tramandava a noi gli usi, i costumi, le fiabe e le ricette.

Così, mi tornò alla memoria il “Bettelmann” il dolce di pane raffermo che ci faceva, a volte, per merenda.

Scoprii da grande che questa ricetta era conosciuta da tempo in tutta l’Europa con vari nomi e infinite varianti: il “Pain perdu” dei francesi, il “mendiant” dei belgi, pure in Inghilterra ne hanno una versione, lo si può fare dolce o salato, cotto in padella o gratinato in forno.

 

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foto presa dal web

Bettelmann (mendicante) ha come base il pane raffermo, il latte, le uova e poi ci si può sbizzarrire con tutto il resto, dall’aggiunta di pezzetti di frutta fresca o secca, di cioccolata a pezzetti, oppure di canditi, uva sultanina. Si taglia il pane a fette, lo si immerge nel latte per farlo rinvenire e poi nell’uovo sbattuto (zuccherato o salato a seconda della ricetta che si vuol fare), si fa dorare il pane in una padella con un po’ di burro, si aggiungono i vari ingredienti e aromi a piacere e dopo aver stufato il tutto a fuoco lento, si versa sul tutto uova sbattute per amalgamare. Il pane può essere sostituito da fette di mele, oppure da fette di brioche, panettone o pandoro che certamente avanzeranno durante le feste.
Per la ricetta dolce ci si può anche permettere di dargli un tocco “flambé” alla fine, con un distillato a piacere, dopo aver spolverato il dolce con zucchero semolato o di canna.

Per una ricetta salata, basta sostituire gli ingredienti dolci con  quelli salati: prosciutto, formaggi, verdure, insomma la fantasia non ha limiti e si può utilizzare ciò che avanza in frigo, pezzetti, bocconi, piccoli avanzi.

Queste preparazioni si possono anche fare in una pirofila da gratinare in forno, se non si vuole perdere tempo a sorvegliare la padella per evitare di bruciacchiare il contenuto.

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foto presa dal web

Una spolverata di neve

Questa sera sta ancora nevicando, è tutto bianco.
Io la neve la odio:
troppo bianca, troppo fredda, troppo umida e ho ancora brutti ricordi di una valanga quando lavoravo in montagna.

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Eppure, da quando ha iniziato a nevicare, mi frulla in mente il ricordo di una canzoncina che ci avevano insegnato in Istituto, quando ero bambina, sulle parole della poesia

“Orfano” di Giovanni Pascoli:

Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola piano piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
Canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
C’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo si addormenta
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

 

Povera Italia

 

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mie foto

 

Dal Giornale di oggi, della nostra provincia:

Spara al ladro, lo ferisce, e paga più dello stesso malvivente.

In pratica, fra il 29 e il 30 gennaio scorso, in un paese della nostra provincia, poco lontano dal mio paesello, un operaio viene svegliato di notte dai rumori che una banda di ladri ha prodotto facendo saltare un bancomat. Si affaccia alla finestra e i ladri, incappucciati e armati, gli urlano di ritirasi puntandogli le armi contro. L’operaio imbraccia il fucile e spara ferendo un ladro.
Al processo nel quale sono finiti i componenti della banda, rumeni e moldavi che avevano assaltato i bancomat di mezza provincia, presente anche il ferito, il giudice condanna i ladri a una pena inferiore di quella inflitta all’operaio che aveva reagito.
Inoltre il ferito, bontà sua, ha il diritto di chiedere un risarcimento per il danno ricevuto.

Questa non è una fake-news, o una bufala come si diceva una volta.

Questa è la situazione attuale, di oggi, vera, concreta, assurda e schifosa.
Nelle nostre case ci sono furti ogni giorno, rapine nei negozi e per strada, nelle fattorie, nelle scuole.

A casa mia sono entrati tre volte. Da mio fratello infinite volte tanto che ora ha chiuso la sua casa ed è andato ad abitare in un appartamento in condominio, forse più sicuro.
Sono entrati anche da suo figlio, da mia nipote due volte in un mese, in tutte le abitazioni della mia contrada, da una nostra cugina cinque volte, devastandole la casa.
I Carabinieri, quando escono per la chiamata (a volte non hanno l’auto, a volte manca la benzina, a volte sono già fuori a rincorrere i ladri) ti rimproverano perché hai lasciato mezza finestra aperta, anche se i ladri ti entrano in casa quando tu stesso sei in casa e dovresti perciò vivere blindato e prigioniero in casa tua, secondo loro.

C’è qualcuno che si meraviglia (visto che ormai ai delinquenti la legge non solo fa nulla, ma punisce chi si difende anche a casa propria) se anche altri giovani autoctoni si danno alla delinquenza, cosa ormai facile da attuare e senza remore?

C’è qualcuno che si meraviglia se molti delinquenti si trasferiscono in Italia, terra da sempre di conquista (qui, nei secoli, ci son passati proprio tutti), considerato quanto sia facile qui scapolarla, anzi viverci alla grande e senza problemi?

C’è qualcuno che si meraviglia se la tolleranza ormai non c’è più e si sta trasformando in qualcosa di innominabile?
La pazienza ha un limite e la misura è ormai colma.

Gradirei che i signori delinquenti la smettessero di devastare le nostre povere case di gente che ha poco o nulla: ci sono un sacco di politici, parlamentari e dirigenti amministrativi che hanno molto di più di noi.
Per cortesia, signori ladri, andate da quelli lì, non vi faranno sicuramente nulla, loro, perché loro la legge la conoscono bene: l’hanno fatta loro!

 

Aprendo il giornale

Dal nostro quotidiano provinciale, oggi:

-Truffa: assegni INPS a falsi disoccupati
-Razzia lampo: in tre minuti via con sei moto
-Bimbe lasciate in auto ingeriscono coca
-Chiatta sul fondo del lago: a rischio le tubature fognarie
-Rifugiati politici spacciano in stazione: dodici in manette
-Ludopatie in aumento
-Furti in casa
-Ladri in Oratorio
-Nuovi tentativi di furti nelle abitazioni
-Rifugiato occupa abusivamente stabile comunale e spaccia droga
-2500 persone senza medico di base
-Rubato defibrillatore alla palestra comunale
-Allarme ambiente: il cementificio brucerà i combustibili derivati dai rifiuti
-Tagli alle scuole
-Commercianti delusi: non c’è ripresa.

Ho smesso di leggere il giornale.

Ho spento la TV.

Vado a giocare con le bambole.

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Casa di bambola
mie opere

 

 

Coincidenze

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foto presa dal web

 

Era il 1967.
Mi ero appena guadagnata l’ultimo diploma e la scuola mi offrì di andare a lavorare come guida turistica all’Isola d’Elba, oppure di fare un tirocinio, come aiuto segretaria, in un grande albergo in una località del magnifico lago che si trova a pochi chilometri dal nostro paesello.
Pensai alla mia famiglia, che aveva bisogno anche dei pochi soldini che potevo guadagnare e optai per l’albergo nel quale avrei avuto meno spese e fu così che iniziò anche la mia carriera.

Ho scoperto in questi giorni che quel grande albergo è stato trasformato in una casa di cura convenzionata, affiancata ad un’altra struttura gemella già esistente nella zona.

Ironia della sorte, l’albergo in cui avevo lavorato tanti anni fa, ma nel quale non avremmo mai potuto permetterci di trascorrere una vacanza, accoglie ora i malati che devono fare riabilitazione, come mio marito che vi dovrà trascorrere un po’ di tempo, lì, o nella struttura gemella, dopo che i medici l’hanno ripreso per il così detto “rotto della cuffia”.