L’albero di ciliegie

 

L'albero di ciliegie

Nel mio giardino, proprio in fondo, vicino alla recinzione che confina con la strada, c’è un grande albero di ciliegie, quelle belle grosse, rosse e sode, che appena maturano diventano la pastura dei pennuti e anche dei passanti.

Per spaventare i pennuti affamati, abbiamo appeso ai rami i vecchi dischetti del computer, mossi dal vento, colpiti dai raggi del sole, lanciano lampi luminosi che fungono da spaventa-merli.

Ma per allontanare i golosi bipedi implumi, che cosa devo mettere?

Tre di Maggio – Buon Compleanno

cavaliereerrante

 

Salute Cavalier
ch’errando te ne vai
lasciando un segno ovunque:
sei ben gentile a volte,
a volte impertinente,
tal’altra un poco troll
(sai ben che cosa intendo).

A te l’augurio odierno
d’oscuro genetliaco.
Ma quanti anni compi
tu, oggi, Cavaliere?

Ti sia leggero il viaggio,
t’illumini la luna
e, delle fate, i canti
rallegrino i tuoi dì.

Walking around

Il mio paesello, chiamato una volta “paes dei och” (paese delle oche) per via delle sue abbondanti acque in cui si allevavano papere, oche e altri volatili, oggi è famoso per la sua squadra di rugby e per la produzione del caviale, ottenuto dagli allevamenti di storioni collegati alle acciaierie delle quali riutilizzano le acque di raffreddamento.

In questi giorni di bel tempo, mia figlia ed io abbiamo fatto una lunga passeggiata fino al cimitero, attraversando il paese e passando davanti al “parco faunistico didattico” ricavato in uno spazio comunale altrimenti incolto.
Si tratta di un fazzoletto di terra nel quale si è costruito un laghetto con cinquanta centimetri di acqua, ad uso di un po’ di pesci.
Poco lontano c’è una voliera che contiene una coppia di fagiani mongolia, una coppia di germani, una pernice e una quaglia, una papera bianca, un merlo striminzito e un tordo e, chissà perché, due pappagalli di razza diversa.

Abbiamo fotografato solo i pesci, i poveri volatili facevano troppa pena in quello spazio così ristretto.

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Storione di lago
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Storioni
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Storione cobice
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Il lungo viale che porta al cimitero ci ha accolto all’ombra degli alberi che formano una lunga prospettiva sulle rive dei fossi che fiancheggiano la strada mentre il fischio del treno, lontano, ci faceva sognare esotici lidi.

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Acque chete
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Risorgiva
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Dedicato a Beatrice

Questo articolo è dedicato a Beatrice
https://ilcuoredibeatrix.wordpress.com/
e alla sua creatività che mi ha ispirato.

Negli anni settanta, al tempo dei “figli dei fiori”, periodo nel quale eravamo giovani, magri, spensierati e fiduciosi nel futuro, indossavamo abiti molto colorati e divertenti.

Possiedo una grande soffitta e non butto mai via nulla, per la disperazione di mio marito che non si azzarda più a girare fra gli innumerevoli scatoloni che giacciono lassù.
L’anno scorso, mi è capitato fra le mani un vecchio abito della mia lontana gioventù, ancora ben conservato, ma nel quale non sarei riuscita a entrare nemmeno se mi fossi cosparsa di grasso di foca.
Così l’ho disfatto completamente, ricavandone due bei pezzi di stoffa.
Ho trovato anche un maglioncino leggero tutto a strisce colorate. Scoperto che il maglioncino si poteva disfare, l’ho scucito e ne ho ricavato tanti bei gomitoli di cotone makò: rosso, nero, beige, azzurro e bianco. Il colore predominante era il rosso che ho usato per fare un corpetto all’uncinetto con piccoli rombi a filet al quale ho aggiunto la stoffa ricavandone un abitino estivo, colorato, un po’ strano, ma tanto oggi ognuno si veste come vuole.

abito figli dei fioricorpetto a filet

Ovvio che non indosserò io questo capo, forse mi sentirei ridicola, data la mia età, ma se mia figlia non lo apprezzerà, ho tante nipoti e conoscenti alle quali potrà far piacere indossarlo e, qui in campagna, non si guarda troppo per il sottile se le cuciture non sono perfette, visto che non sono mai andata a scuola di sartoria e ho imparato a cucire da sola.

Vanessa

Ero andata in cantina a stendere la biancheria lavata. Una macchia nera, triangolare, in terra attirò la mia attenzione. Mi sono chinata per osservare meglio: si trattava di una farfalla, finita lì chissà come. L’ho raccolta, volevo portarla su in casa, ho una scatoletta in cui ripongo piccoli tesori trovati nel mio orto-giardino: ali di farfalle, una mandibola di porcospino, mezzo uovo di merlo, un fiore secco, una piuma…
Arrivata in cucina ho sentito un tremore sulla mano, una vibrazione leggera: al calore dell’ambiente e della mia mano, la farfalla si è risvegliata, si è rizzata a fatica. L’ho posata sul tavolo, ho avvicinato al suo capo un cucchiaino con una goccia d’acqua zuccherata e una goccia di miele.
Non so se si sia rifocillata, ma dopo poco è volata via, prima sulla manica del mio maglione, poi su una tenda, infine sulla foglia della dracena variegata posta in un angolo luminoso dell’ingresso di casa.

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mie foto

Si tratta di una “Vanessa Io”, d’estate ce ne sono parecchie qui da noi, soprattutto sui fiori del tarassaco. Wikipedia mi dice che gli esemplari adulti vanno in letargo d’inverno e aspettano la primavera per deporre le uova.
Ora, Vanessa, si è rintanata in mezzo alle foglie del Potos che ha tante foglie belle larghe e intrecci di rami che creano  molti nascondigli e sembra che lì si trovi a suo agio.
Se ricominciasse a svolazzare, staremo più attenti a dove metteremo i piedi, per non calpestarla, visto che ieri ha fatto alcuni giretti sul pavimento ed è perfino venuta a visitarci, sul tavolo, mentre cenavamo.
Chissà se resterà con noi fino a primavera, per ripararsi dal freddo, sopravvivere e poi volarsene fuori nel sole quando arriverà la bella stagione ed è strano il piacere che abbiamo provato nell’accogliere questa piccola ospite, come se un segno di speranza fosse venuto a visitarci.

Il fungo

Da una delle finestre della cucina osservavo un grosso merlo che saltellava circospetto intorno a “qualcosa” che la mia miopia non mi permetteva di mettere a fuoco.
Ho inforcato gli occhiali e ho visto che il “qualcosa” altro non era che un grosso fungo.
Un fungo strano e solitario, molto diverso dai soliti “chiodini” che ogni autunno nascono ai piedi dei ceppi tagliati delle nostre povere piante morte. Quest’anno, infatti, sono morte tre piante di mele e una di pesche. Ma i funghi li abbiamo raccolti sui resti del vecchio noce, dei poveri melograni morti anni fa e vicino a qualche vite defunta.

Questo fungo invece era poco lontano dall’ulivo giovane, forte e vigoroso che mio fratello mi ha portato, diversi anni fa, dalle colline del Garda.
Sono uscita e sono andata a raccogliere il fungo, bello e profumato, per la verità.

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Amanitopsis
mie foto

Ho riconosciuto subito il genere Amanita.
Ricordo quando, ragazzina, raccoglievo in montagna le amanite cesaree, favolose in insalata, ammiravo le amanite muscarie, mi tenevo alla larga dall’amanita phalloide, ma questo tipo di amanita era la prima volta che lo vedevo.
Una piccola ricerca, prima sui vari manuali dei funghi che possiedo, poi in internet, mi ha confermato il genere Amanitopsis, che sia una vaginata, una magnivolvata o una pachyvolvata questo non so dirlo, so che non la mangerò, anche se qualcuno afferma che, essendo un’amanita senza anello, è velenosa da cruda ma si può mangiare previa adeguata cottura.

Referendum – Costituzione

L’anno in cui divenni maggiorenne ed ebbi diritto al voto fu segnato da due avvenimenti noti a tutti: nel luglio un uomo calpestò per la prima volta il suolo lunare, nel dicembre ci fu l’attentato di Piazza Fontana, che diede inizio a quella “strategia della tensione”, che sfociò negli anni di piombo, segnando tutta la mia giovinezza durante gli spostamenti che facevo sia in Italia che all’estero.
L’anno seguente votai per la prima volta e per la prima volta votammo per le elezioni regionali. Quell’anno, al governo Rumor succedette il governo Colombo (eravamo fortunati se un governo restava per un anno intero), vennero promulgate, fra le altre, anche la legge sul divorzio e quella dello Statuto dei Lavoratori.

In questi giorni ho seguito i vari dibattiti pro e contro l’approvazione o meno delle riforme costituzionali che voteremo nel prossimo referendum. Ho letto vari articoli di giornali e, alla fine, ho fatto ciò che avrei dovuto fare fin dall’inizio: formarmi un’idea mia indipendentemente da ciò che predicano tutti quelli che hanno interesse a portare acqua al proprio mulino, sia che si tratti di essere pro o contro.

costituzione

immagine presa dal web

Ho ripreso in mano il mio vecchio volume della Costituzione (eh sì, lo studiavamo a scuola ai miei tempi), mi sono scaricata e stampata le riforme che sono state proposte e approvate dal Parlamento e ho fatto un bel confronto fra i due testi, ovvero quelli relativi ai titoli- I – II – III – V – VI – della seconda parte della Costituzione. Li ho letti con attenzione e mi sono formata una mia idea.
Ora so bene che cosa e come voterò.
A torto, o a ragione, avrò comunque votato con “scienza e coscienza”,  per ciò che ritengo giusto, non certamente per ciò che altri, chiunque altro, vorrebbe farmi fare contando di trascinarmi con le proprie chiacchiere.