Calli-grafia

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-prima.jpg

mie foto

Quando andavo a scuola la “Bella Scrittura” era ancora materia di studio, con lezioni settimanali e compiti a casa in cui ci esercitavamo a scrivere in corsivo, posato, rotondo, cancelleresco, gotico tedesco detto Frakture e gotico inglese detto Moderno.
Uno strazio!
Avevamo cannucce e vari tipi di pennini adatti a ogni tipo di scrittura: punta sottile, punta quadra, di varie dimensioni. La scrittura era lenta, bisognava fare molta attenzione a non macchiare il quaderno con l’inchiostro e a non macchiare noi stessi. Anche la postura doveva essere regolata: schiena diritta, come se avessimo ingoiato un manico di scopa, le dita: pollice, indice e medio, dovevano tenere la cannuccia in una posizione preordinata e la cannuccia stessa doveva avere una posizione atta alla scrittura.

Ho ancora qualche quaderno di quel tempo con le note a piè pagina, in matita rossa, della mia insegnante:
– Scritto da una zampa di gallina.
– Varrebbe il doppio se fosse scritto meglio.
– Troppa fretta, sembra scrittura demotica.
– Non sei Picasso.

Quando mia nonna mi regalò una penna stilografica che mi permetteva una scrittura più veloce, alla mia insegnante vennero parecchie rughe in fronte, tra le sopracciglia sempre corrugate quando mi guardava con disapprovazione. Figuriamoci se avessi adoperato una penna biro, che però ci era proibita.

Credo sia stata questa frustrazione per la costante disapprovazione che mi ha obbligato a portare avanti, negli anni, la “passione” per la calligrafia. Ho continuato a insistere in quest’arte, collaborando come volontaria per varie associazioni e amministrazioni, scrivendo nomi in bella scrittura su diplomi, pergamene, biglietti vari e anche per me stessa.

Questi sono gli strumenti che ho accumulato negli anni e che uso ancora oggi, quando ne ho l’occasione.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-f.jpg

le penne – mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-d.jpg

i pennini di scorta – mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-b.jpg

gli inchiostri – mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-a.jpg

Le chine in pasta e le pietre da scrittura – mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-e.jpg

calamai e portapenne – mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-c.jpg

le stilografiche – mie foto

Ed ecco qualche esempio dalle mie opere:

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-1.jpg


https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-11.jpg?w=450
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-2.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-3.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-7.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-8.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-9.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-4.jpg
https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-5.jpg

Infine, qualche libro sulla calligrafia

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/10/call-g.jpg

mie foto

Le penne d’oca le preparo da me, complici le oche di un contadino nostro amico e la tecnica che si usava nel medioevo per il loro trattamento: aceto bianco e sabbia calda.

Annunci

Le burrascose serate.

Capita di cercare qualche cosa in soffitta, negli scatoloni che contengono ordinatamente tutte le cose che voglio conservare. Capita di trovare qualche cosa che non stavo cercando, ma che ha sollevato una miriade di ricordi.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/10/carlo-foglia.jpeg?w=450

Mattino sotto gli ulivi
Carlo Foglia
litografia -fronte del biglietto

interno del biglietto con il disegno del tavolino che assisteva alle nostre chiacchierate

Carlo Foglia, il paesaggista che dipingeva le nevicate sulla Milano di quegli anni e i boschi di ulivi della Liguria.

All’epoca era vicino ai sessant’anni, io ne avevo venticinque, ancora acerba per certi versi e piena di sacri furori: quelli della rivendicazione di noi donne, dell’arte contemporanea, della libertà di pensiero e di azione, della voglia di carriera e di non dover dipendere da nessuno.
Quante discussioni con quel signore, ai miei occhi anziano e pittore d’altri tempi a cui non perdonavo, nella mia arroganza non ancora ammorbidita dall’esperienza, di dipingere “cartoline” di bella presenza e di edulcorati sentimenti, mentre lui, nella sua saggezza, ascoltandomi e replicando sempre con molta calma e gentilezza, mi trasmetteva insegnamenti che poi, rimasti comunque nella mia memoria, mi aiutarono a crescere e a maturare.

Di quegli anni ricordo anche Ina e Boris Zueff, entrambi pittori. Lei in particolare, non molto alta, aveva già superato i settant’anni, capelli bianchi come la neve, raccolti mollemente sulla nuca, occhi di un azzurro limpido come acquamarina e un sorriso di bambina innocente.
Quanto erano belle le sue illustrazioni per la Divina Commedia ammirate anche da Pietro Annigoni. La tecnica che aveva usato per quelle illustrazioni era innovativa e inconsueta.
Per quanto le abbia studiate non sono mai riuscita a capire completamente come erano state eseguite.

E Nella Lucchino, la pittrice dei boschi, signora piemontese di rara e semplice eleganza, le cui opere erano di una bellezza che trasfigurava la natura.

Tra gli altri, Mario Berrino dai colori vivaci a larghe pennellate istintive e Giuseppe Tribaudino eccentrico pittore bravissimo nell’uso cromatico dei verdi, dal quale ho appreso più che in tutti gli anni di scuola di pittura.

Quando ero libera dal lavoro, finivo a volte nel suo “atelier”: un garage nel quale aveva il suo cavalletto e dove dipingeva le rifiniture dei quadri che aveva abbozzato “en plein air”.
Io mi sedevo per terra, appoggiata al muro, a destra dell’entrata; non sempre si accorgeva di me, di solito conversava in dialetto con il suo grosso gatto appollaiato sul davanzale interno della finestra vicina.
Ascoltavo e lo osservavo dipingere i suoi paesaggi, gli ulivi, il mare, ascoltavo le sue riflessioni ad alta voce, i suoi pensieri su noi giovani “rivoluzionari” e “senza coglioni” perché, secondo lui, li avevamo atrofizzati a causa dei jeans troppo stretti che portavamo. Il gatto annuiva, sbadigliava e, spesso, rispondeva con un brontolio che aveva poco del solito miagolio gattesco.
Ormai mi conosceva anche lui e non faceva più caso alla mia silenziosa presenza.

 

La signora R…

 

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/09/dama-del-pisanello.jpg

Omaggio a Pisanello
olio su tavola
mie opere

La signora R…  era vedova, anziana e abitava da sola in un appartamento a pian terreno di uno stabile a pochi metri da casa nostra.
Era alta come mia madre ma più anziana e, fra loro, era nata un’amicizia delicata, prolungata nel tempo, che aveva il sapore di un rapporto quasi da madre a figlia.

La signora R… era discreta, dotata di una gentilezza un po’ schiva, quasi timida, aveva l’eleganza semplice ed innata che hanno, a volte, certe nostre contadine di antico stampo.
Rimasta vedova si era occupata del figlio e della sua famiglia che abitavano a pochi passi da lei, poi, a poco a poco si era dovuta ritirare da molte incombenze a causa dell’età e di vari acciacchi che capitano nella vecchiaia.

Durante le estati, la signora R… veniva invitata da mia madre, due, tre volte la settimana, a trascorrere qualche ora nel nostro giardino, all’ombra del grosso cespuglio di lauro ceraso ed era un piacere sentirle conversare fra loro, mentre gustavano un gelato o sorbivano una bibita.
A volte, quasi senza accorgermene, mi veniva istintivo chiamarla “nonna R…”, pur continuando a darle del “Lei” e lei sorrideva, un sorriso caldo, dolce che illuminava i suoi occhi grigio chiaro tendenti all’azzurro, il volto dai lineamenti delicati e sottili e i capelli candidi raccolti sulla nuca.

Quando mia madre andava in paese per qualche incombenza passava sempre dalla signora R… chiedendole se avesse bisogno di qualche cosa e aveva abituato anche me a comportarmi in questo modo. Di solito chiedeva che le portassimo poche cose, delle uova, una scatoletta di tonno della tal marca, una bottiglia di latte, un paio di fette di fegato di vitello dal tal macellaio “ma che sia tenero, mi raccomando”, precisava sempre, quasi scusandosi. Al ritorno, consegnate le merci richieste, pagava il dovuto e offriva sempre un caffè “di quello buono”, fatto con la moka.
Quando mi sposai mi regalò una cornice per mettervi una foto mia e di mio marito e, da quel giorno, ogni anno che seguì, al mattino del giorno del nostro anniversario, la sua telefonata era la prima ad augurarmi una vita serena con il mio compagno.

Quando nacque mia figlia, incominciò a regalarle, per Natale, delle piccole bambole che stavano nel palmo di una mano, fatte all’uncinetto, a maglia, oppure con le brattee secche del mais, come facevano le nostre nonne quando io ero piccola.
A Pasqua, avevo l’abitudine di dipingere le uova sode che venivano poste davanti ai commensali come augurio. Ne dipingevo sempre qualcuna in più per gli eventuali visitatori e ne portavo sempre uno, il sabato di Pasqua, alla signora R… Lei non lo mangiava, li conservava tutti in una vetrinetta dentro alle tazzine da caffè. L’interno dell’uovo si asciugava, si atrofizzava e, quando lo si prendeva in mano, scuotendolo, suonava come se ci fosse stato dentro un sassolino.
Un anno, ci andò mia madre a portarle l’uovo e i nostri auguri e la trovò in lacrime: i suoi parenti erano partiti tutti per una vacanza all’estero e lei non sopportava l’idea di passare la Pasqua da sola.

La domenica mattina andammo a prenderla. Avevo ospiti, oltre che i miei genitori, anche mio fratello con la sua famiglia. C’era posto anche per la signora R…, intimidita in un primo momento, poi si rilassò e ci raccontò molte cose della sua gioventù. Fu come se a quella tavola ci fossero anche i miei nonni, morti da molti anni.

Dalla finestra della cucina di casa mia vedevo la finestra della sua camera da letto. Con il tempo prendemmo un’abitudine: quando andava a dormire, era sempre alla stessa ora, minuto più, minuto meno, accendeva e spegneva la luce della camera un paio di volte, prima di chiudere le ante e io ricambiavo spegnendo e accendendo la luce di una torcia dalla mia finestra, come ad augurale la buona notte. Al mattino, se dopo una certa ora, le ante della camera non erano aperte, si andava a vedere che cosa fosse successo. Con l’avanzare degli anni ci chiedeva di assisterla mentre faceva la doccia, per paura di scivolare, di farsi del male.

L’ultimo settembre della sua vita, fui io la prima ad accorgermi della sua malattia, c’erano segni evidenti e ne avvertiti mia madre, perché si preparasse.
Alla fine di settembre fu ricoverata, non arrivò a Natale.
Aveva donato a mia madre, molti anni prima, un piccolo e grazioso oggetto di porcellana che il marito le aveva regalato per le nozze. Dopo la morte di mia madre, lo consegnai a sua nipote: era un oggetto di famiglia, era giusto lo conservasse lei.

La casa della signora R… è vuota da anni. Ogni tanto qualcuno passa ad aprire le finestre per cambiare aria agli ambienti e a me capita di fermarmi lì, a guardare quella finestra, come ad aspettare che la signora R… si affacci, mi sorrida e mi faccia un cenno di saluto con la mano.

 

 

Il mare

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/06/aurora-sul-mare-adriatico.jpg

Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Pittura e Pittori

Si conversava tra amici, di arte in generale, di pittura in particolare. Tornata a casa, ripensando alle chiacchiere sentite e dette, mi sono chiesta quali fossero, in assoluto, i Pittori che amo di più.
Se dovessi sceglierne solo una decina, quali sarebbero?

1- Leonardo – per la genialità

Leonardo

Leonardo
Adorazione dei Magi

Questa è un’opera incompiuta, non ancora colorata, perciò si può capire come lavorava l’Artista e quale era la base dello sfumato “leonardesco”.  E’ il simbolo della rivoluzione che Leonardo opera nella pittura del Quattrocento, anticipando il secolo successivo.

2- Pietro Annigoni –  per l’espressività

Annigoni

Pietro Annigoni
Autoritratto giovanile

A mio avviso il più grande ritrattista contemporaneo. Poco amato in patria, per la sua predilezione per il “vero” in un’epoca in cui l’informale la faceva da padrone, l’artista ebbe un enorme successo all’estero.

3- Giovanni Boldini – per la pennellata

Boldini

Giovanni Boldini
Ritratto della Marchesa Luisa Casati

Testimone ed interprete della Belle Epoque, pittore raffinato, elegante, dalla pennellata veloce, lunga, luminosa. Artista fuori da ogni contesto, da ogni corrente, più unico che raro.

4- Pierre Auguste Renoir – per i blu

Renoir

Piere Auguste Renoir
In riva al mare

Il blu di Renoir: blu di Prussia più cobalto e bianco, è inconfondibile, lo riconosco subito.
E’ innegabile che io ami il blu in tutte le sue sfumature, dall’azzurro più tenue al blu notte più profondo, mi piace tanto da essermi cucita il vestito di nozze con una stupenda mussola azzurro cielo.

5– Paul Cézanne – per i verdi e il frazionamento della forma

Cezanne

Paul Cézanne
La montagne Sainte Victoire

Nella tavolozza di Cézanne i verdi prevalenti erano il Verde Paolo Veronese, lo smeraldo e la terra verde, combinati con gli altri colori, vari blu, gialli e rossi, egli ha saputo creare quella percezione della forma, per così dire frazionata, che è stata l’avanguardia, a mio avviso, del cubismo.

6- Egon Schiele – per il disegno

Schiele

Egon Schiele
Nudo femminile di schiena

Un tratto caratteristico e veramente unico, netto, preciso, pulito, sapiente, di un artista che sembrava conoscere a fondo la natura umana, quanto meno la propria.

7- Gustav Klimt – per l’oro

Klimt

Gustav Klimt
Giuditta

Il fascino delle campiture dorate della pittura di epoca gotica, lo ritroviamo nelle opere di questo artista, ma con un tocco moderno, laico, sensuale.

8- Alfons Maria Mucha – per la decorazione

Mucha

Alfons Maria Mucha
Zodiaco

Artista eclettico, fra i padri dell’Art Nouveau, ha saputo fare della propria arte il fondamento della comunicazione pubblicitaria.

9- Angelo Boni – per le incisioni

Boni

Angelo Boni
Incisione calcografica, acquaforte

Sconosciuto ai più, artista contemporaneo vivente, Boni è uno dei maggiori esponenti della difficile arte incisoria. Credo che pochi altri artisti dell’arte calcografica abbiano raggiunto la sua maestria.

10- Salvador Dalì – per la fantasia

Dalì

Salvador Dalì
Galatea delle sfere

Incontestabilmente visionario e geniale, Dalì ha portato alla superficie della tela, per mezzo di una pittura raffinata e quasi iperrealista, le fantasie oniriche e simboliche della sua epoca che è ancora, comunque, la nostra epoca.

Giancarlo Piccinelli – Mostre Mimesis Gallery

Ho conosciuto Giancarlo molti anni fa, ne ho seguito, e seguo tutt’ora, la crescita intellettuale ed artistica, ammirando la sua continua ricerca che spazia dal passato al futuro.
Egli si confronta con le culture del passato e con realtà geografiche lontane dalla nostra, alla scoperta di continue nuove emozioni che sa trasmettere per mezzo della sua arte, proponendo una interpretazione totalmente personale, con sperimentazioni diverse, tese al raggiungimento di un equilibrio interiore che è il centro della nostra essenza di esseri umani.
Pittura, scultura, soprattutto l’incisione, sia monotipica che calcografica, sono le tecniche a lui congeniali.
Giancarlo ha esposto sia in Italia che all’estero, in mostre personali e collettive.
Ha collaborato con diverse realtà, dalla Scuola Materna alle associazioni di disabili, mettendo a disposizione le proprie capacità, idee e pazienza.

E’ uno tra i fondatori del Gruppo Arte Amici di Calvisano.
Creatore della Mimesis Gallery, dedicata alla memoria della moglie Gabriella, raffinata artista decoratrice di porcellane, accoglie in questo spazio, che fu laboratorio-esposizione di Gabriella, opere di artisti contemporanei, presentando una decina di esposizioni l’anno, perché, come lui afferma: “L’Arte è un messaggio d’amore: trasmettilo a chi ami”

Questa volta, in mostra ci sono alcune fra le sue ultime opere.
Si tratta di dipinti a olio su tela: Silenzi di novembre. 
Questo è un mese particolarmente significativo nella vita di Giancarlo, dedicato al ricordo di Gabriella, scomparsa nel novembre di otto anni fa, lasciando un ricordo struggente in tutti noi.

locandina

unoduetretrecinquesettesei

otto

nove

Giancarlo Piccinelli