La signora R…

 

 

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Omaggio a Pisanello
olio su tavola
mie opere

La signora R…  era vedova, anziana e abitava da sola in un appartamento a pian terreno di uno stabile a pochi metri da casa nostra.
Era alta come mia madre ma più anziana e, fra loro, era nata un’amicizia delicata, prolungata nel tempo, che aveva il sapore di un rapporto quasi da madre a figlia.

La signora R… era discreta, dotata di una gentilezza un po’ schiva, quasi timida, aveva l’eleganza semplice ed innata che hanno, a volte, certe nostre contadine di antico stampo.
Rimasta vedova si era occupata del figlio e della sua famiglia che abitavano a pochi passi da lei, poi, a poco a poco si era dovuta ritirare da molte incombenze a causa dell’età e di vari acciacchi che capitano nella vecchiaia.

Durante le estati, la signora R… veniva invitata da mia madre, due, tre volte la settimana, a trascorrere qualche ora nel nostro giardino, all’ombra del grosso cespuglio di lauro ceraso ed era un piacere sentirle conversare fra loro, mentre gustavano un gelato o sorbivano una bibita.
A volte, quasi senza accorgermene, mi veniva istintivo chiamarla “nonna R…”, pur continuando a darle del “Lei” e lei sorrideva, un sorriso caldo, dolce che illuminava i suoi occhi grigio chiaro tendenti all’azzurro, il volto dai lineamenti delicati e sottili e i capelli candidi raccolti sulla nuca.

Quando mia madre andava in paese per qualche incombenza passava sempre dalla signora R… chiedendole se avesse bisogno di qualche cosa e aveva abituato anche me a comportarmi in questo modo. Di solito chiedeva che le portassimo poche cose, delle uova, una scatoletta di tonno della tal marca, una bottiglia di latte, un paio di fette di fegato di vitello dal tal macellaio “ma che sia tenero, mi raccomando”, precisava sempre, quasi scusandosi. Al ritorno, consegnate le merci richieste, pagava il dovuto e offriva sempre un caffè “di quello buono”, fatto con la moka.
Quando mi sposai mi regalò una cornice per mettervi una foto mia e di mio marito e, da quel giorno, ogni anno che seguì, al mattino del giorno del nostro anniversario, la sua telefonata era la prima ad augurarmi una vita serena con il mio compagno.

Quando nacque mia figlia, incominciò a regalarle, per Natale, delle piccole bambole che stavano nel palmo di una mano, fatte all’uncinetto, a maglia, oppure con le brattee secche del mais, come facevano le nostre nonne quando io ero piccola.
A Pasqua, avevo l’abitudine di dipingere le uova sode che venivano poste davanti ai commensali come augurio. Ne dipingevo sempre qualcuna in più per gli eventuali visitatori e ne portavo sempre uno, il sabato di Pasqua, alla signora R… Lei non lo mangiava, li conservava tutti in una vetrinetta dentro alle tazzine da caffè. L’interno dell’uovo si asciugava, si atrofizzava e, quando lo si prendeva in mano, scuotendolo, suonava come se ci fosse stato dentro un sassolino.
Un anno, ci andò mia madre a portarle l’uovo e i nostri auguri e la trovò in lacrime: i suoi parenti erano partiti tutti per una vacanza all’estero e lei non sopportava l’idea di passare la Pasqua da sola.

La domenica mattina andammo a prenderla. Avevo ospiti, oltre che i miei genitori, anche mio fratello con la sua famiglia. C’era posto anche per la signora R…, intimidita in un primo momento, poi si rilassò e ci raccontò molte cose della sua gioventù. Fu come se a quella tavola ci fossero anche i miei nonni, morti da molti anni.

Dalla finestra della cucina di casa mia vedevo la finestra della sua camera da letto. Con il tempo prendemmo un’abitudine: quando andava a dormire, era sempre alla stessa ora, minuto più, minuto meno, accendeva e spegneva la luce della camera un paio di volte, prima di chiudere le ante e io ricambiavo spegnendo e accendendo la luce di una torcia dalla mia finestra, come ad augurale la buona notte. Al mattino, se dopo una certa ora, le ante della camera non erano aperte, si andava a vedere che cosa era successo. Con l’avanzare degli anni ci chiedeva di assisterla mentre faceva la doccia, per paura di scivolare, di farsi del male.

L’ultimo settembre della sua vita, fui io la prima ad accorgermi della sua malattia, c’erano segni evidenti e ne avvertiti mia madre, perché si preparasse.
Alla fine di settembre fu ricoverata, non arrivò a Natale.
Aveva donato a mia madre, molti anni prima, un piccolo e grazioso oggetto di porcellana che il marito le aveva regalato per le nozze. Dopo la morte di mia madre, lo consegnai a sua nipote: era un oggetto di famiglia, era giusto lo conservasse lei.

La casa della signora R… è vuota da anni. Ogni tanto qualcuno passa ad aprire le finestre per cambiare aria agli ambienti e a me capita di fermarmi lì, a guardare quella finestra, come ad aspettare che la signora R… si affacci, mi sorrida e mi faccia un cenno di saluto con la mano.

 

 

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Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Pittura e Pittori

Si conversava tra amici, di arte in generale, di pittura in particolare. Tornata a casa, ripensando alle chiacchiere sentite e dette, mi sono chiesta quali fossero, in assoluto, i Pittori che amo di più.
Se dovessi sceglierne solo una decina, quali sarebbero?

1- Leonardo – per la genialità

Leonardo

Leonardo
Adorazione dei Magi

Questa è un’opera incompiuta, non ancora colorata, perciò si può capire come lavorava l’Artista e quale era la base dello sfumato “leonardesco”.  E’ il simbolo della rivoluzione che Leonardo opera nella pittura del Quattrocento, anticipando il secolo successivo.

2- Pietro Annigoni –  per l’espressività

Annigoni

Pietro Annigoni
Autoritratto giovanile

A mio avviso il più grande ritrattista contemporaneo. Poco amato in patria, per la sua predilezione per il “vero” in un’epoca in cui l’informale la faceva da padrone, l’artista ebbe un enorme successo all’estero.

3- Giovanni Boldini – per la pennellata

Boldini

Giovanni Boldini
Ritratto della Marchesa Luisa Casati

Testimone ed interprete della Belle Epoque, pittore raffinato, elegante, dalla pennellata veloce, lunga, luminosa. Artista fuori da ogni contesto, da ogni corrente, più unico che raro.

4- Pierre Auguste Renoir – per i blu

Renoir

Piere Auguste Renoir
In riva al mare

Il blu di Renoir: blu di Prussia più cobalto e bianco, è inconfondibile, lo riconosco subito.
E’ innegabile che io ami il blu in tutte le sue sfumature, dall’azzurro più tenue al blu notte più profondo, mi piace tanto da essermi cucita il vestito di nozze con una stupenda mussola azzurro cielo.

5– Paul Cézanne – per i verdi e il frazionamento della forma

Cezanne

Paul Cézanne
La montagne Sainte Victoire

Nella tavolozza di Cézanne i verdi prevalenti erano il Verde Paolo Veronese, lo smeraldo e la terra verde, combinati con gli altri colori, vari blu, gialli e rossi, egli ha saputo creare quella percezione della forma, per così dire frazionata, che è stata l’avanguardia, a mio avviso, del cubismo.

6- Egon Schiele – per il disegno

Schiele

Egon Schiele
Nudo femminile di schiena

Un tratto caratteristico e veramente unico, netto, preciso, pulito, sapiente, di un artista che sembrava conoscere a fondo la natura umana, quanto meno la propria.

7- Gustav Klimt – per l’oro

Klimt

Gustav Klimt
Giuditta

Il fascino delle campiture dorate della pittura di epoca gotica, lo ritroviamo nelle opere di questo artista, ma con un tocco moderno, laico, sensuale.

8- Alfons Maria Mucha – per la decorazione

Mucha

Alfons Maria Mucha
Zodiaco

Artista eclettico, fra i padri dell’Art Nouveau, ha saputo fare della propria arte il fondamento della comunicazione pubblicitaria.

9- Angelo Boni – per le incisioni

Boni

Angelo Boni
Incisione calcografica, acquaforte

Sconosciuto ai più, artista contemporaneo vivente, Boni è uno dei maggiori esponenti della difficile arte incisoria. Credo che pochi altri artisti dell’arte calcografica abbiano raggiunto la sua maestria.

10- Salvador Dalì – per la fantasia

Dalì

Salvador Dalì
Galatea delle sfere

Incontestabilmente visionario e geniale, Dalì ha portato alla superficie della tela, per mezzo di una pittura raffinata e quasi iperrealista, le fantasie oniriche e simboliche della sua epoca che è ancora, comunque, la nostra epoca.

Giancarlo Piccinelli – Mostre Mimesis Gallery

Ho conosciuto Giancarlo molti anni fa, ne ho seguito, e seguo tutt’ora, la crescita intellettuale ed artistica, ammirando la sua continua ricerca che spazia dal passato al futuro.
Egli si confronta con le culture del passato e con realtà geografiche lontane dalla nostra, alla scoperta di continue nuove emozioni che sa trasmettere per mezzo della sua arte, proponendo una interpretazione totalmente personale, con sperimentazioni diverse, tese al raggiungimento di un equilibrio interiore che è il centro della nostra essenza di esseri umani.
Pittura, scultura, soprattutto l’incisione, sia monotipica che calcografica, sono le tecniche a lui congeniali.
Giancarlo ha esposto sia in Italia che all’estero, in mostre personali e collettive.
Ha collaborato con diverse realtà, dalla Scuola Materna alle associazioni di disabili, mettendo a disposizione le proprie capacità, idee e pazienza.

E’ uno tra i fondatori del Gruppo Arte Amici di Calvisano.
Creatore della Mimesis Gallery, dedicata alla memoria della moglie Gabriella, raffinata artista decoratrice di porcellane, accoglie in questo spazio, che fu laboratorio-esposizione di Gabriella, opere di artisti contemporanei, presentando una decina di esposizioni l’anno, perché, come lui afferma: “L’Arte è un messaggio d’amore: trasmettilo a chi ami”

Questa volta, in mostra ci sono alcune fra le sue ultime opere.
Si tratta di dipinti a olio su tela: Silenzi di novembre. 
Questo è un mese particolarmente significativo nella vita di Giancarlo, dedicato al ricordo di Gabriella, scomparsa nel novembre di otto anni fa, lasciando un ricordo struggente in tutti noi.

locandina

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otto

nove

Giancarlo Piccinelli

Matteo Beltrami

Matteo Beltrami – 18 anni- Frequenta il quarto anno del Liceo Artistico Olivieri in Brescia.

Pànta Réi è la sua istallazione in Gasbeton, esposta alla Mimesis Gallery di Calvisano.

Istallazione in gasbeton

Istallazione in gasbeton
di Matteo Beltrami
presso la Mimesi Gallery di Calvisano
mie foto

Matteo scrive:

-Pànta Réi è la formula linguistica attribuita ad Eraclito, filosofo del divenire, vissuto tra il VI e V secolo a.C., egli scrisse.

” Non è possibile discendere due volte nello stesso fiume, né toccare due volte una sostanza mortale nello stesso stato, per la velocità del movimento, tutto si disperde e si ricompone di nuovo, tutto viene e va.”

La questione del tempo è sempre stata a lungo dibattuta ed interpretata da artisti e da filosofi. Possiamo, per esempio, partire dai grandi pensatori greci ed arrivare al più recente Immanuel Kant, secondo il quale, il tempo e lo spazio sono forme pure soggettive a priori (prima).

Oppure, in ambiente artistico, possiamo lambire il periodo barocco della poetica di Giambattista Marino e, del più noto, scultore Gian Lorenzo Bernini, per il quale tempo e spazio coincidono per formare teatralmente le opere (vedi monumento funebre di Papa Urbano VIII e Papa Alessandro VII). Più vicino ai nostri giorni è il Futurismo e il suo stretto rapporto con la velocità, il movimento e l’azione del tempo. Infine, ritengo doveroso citare il poeta siciliano Salvatore Quasimodo che, nel 1943 scindendola da una poesia precedente, pubblicò “Ed è subito sera”

“Ognuno sta solo nel cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.”

Il tempo ha molteplici sfumature, nonostante non si veda, si misura. Di esso si considerano gli effetti, ovvero i mutamenti, i cambiamenti, positivi o negativi a seconda del contesto, delle nostre emozioni e del nostro pensiero, anch’essi estremamente volubili. La duttilità delle nostre caratteristiche e di noi stessi implica la nostra aspirazione ad obbiettivi sempre nuovi e spesso opposti tra loro, relazionandoli all’ideale di perfezione:

La sfera mutante e irraggiungibile di ciò che vorremmo essere in un determinato tempo, pessimista o meno, a secondo del vostro punto di vista, è ciò che attualmente penso, infatti Pànta Réi.-

progetto Panta Rei 1

progetto Panta Rei 1

Panta Rei 2

Panta Rei 2

Panta rei 3

Panta rei 3

Panta Rei 4

Panta Rei 4

Panta Rei 5

Panta Rei 5

Panta Rei 6

Panta Rei 6

Riporto qui sotto un articolo di Ubaldo Vallini, che riguarda ancora Matteo:

13 Giugno 2014
Falciatore di ceramica

Si chiama Matteo Beltrami, ha 17 anni ed è di Calvisano. E’ lui l’autore dell’opera che campeggia sul muro di una delle case popolari di Mignano, a Bagolino

Matteo è uno studente del Maffeo Olivieri di Brescia, impegnato insieme a una trentina di coetanei della 3°B e della 4°F in un concorso proposto dall’associazione culturale LiberArs e curato dagli insegnanti Anna Morabito e Riccardo Simoni.

Si trattava di riproporre su ceramica un’acquaforte realizzata nel 1980 dall’artista bagosso Tiziano Ratti, già insegnante alla Olivieri, che ritrae un falciatore al lavoro.
“Il ritorno dell’agricoltura” è il tema.
Fra la trentina di progetti presentati, lo stesso Ratti e il maestro Carlo Carè, proprietario del muro della casa dove è stata fissata l’opera, hanno scelto proprio quello di Matteo Beltrami.
E lui si è messo al lavoro, realizzando le venti formelle 30×30 più due lunette che costituiscono l’opera, cuocendole a casa del professore, perché la scuola un forno performante come quello ancora non lo possiede.
La scelta, infatti, è caduta sulla ceramica trattata secondo la tecnica “Raku”, un’antica pratica orientale legata alla filosofia zen, che prevede una seconda cottura del materiale ad altissima temperatura ed il raffreddamento dei pezzi in assenza di ossigeno, per cui quando sono ancora incandescenti vanno ricoperti con della segatura.
Un procedimento in grado di esaltare la cromaticità degli ossidi presenti nella terracotta che, dove non è stata colorata, diventa nera.
«La cosa più bella è stato il fatto che la mia fantasia ed il mio lavoro sono stati riconosciuti come cose di valore» ha detto Matteo, commosso.
A diciassette anni questa sensazione non ha prezzo.
E Bagolino possiede un’opera d’arte in più.

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Due opere a confronto

Angelo Boni

Pittore, disegnatore, incisore.
Classe 1935, è nato a Suzzara nel mantovano, vive a Carpenedolo nel bresciano. Diplomato all’Istituto d’Arte P.Toschi di Parma, è stato insegnante di materie artistiche nelle Scuole Statali.

Boni annovera nel suo curriculum centinaia di mostre personali ed ha partecipato a moltissime collettive, in diverse città italiane e straniere. L’artista è molto legato ai principi della natura, che rappresenta con un verismo raffinato e poetico. I suoi segni sono nitidi, non ci sono sbavature. I suoi soggetti non sono mai confusi, sbiaditi, ma frutto di sapienti studi che Boni, influenzato dalla pittura di Giulio Romano, rende in un classicismo moderno, quindi, non una sterile copiatura dal vero, ma una straordinaria visione approfondita della realtà. Soprattutto nelle raffigurazioni del Grande Fiume, che gli ricorda la sua infanzia, egli si concentra  sui rivoli, sui fossi e gli stagni che fanno parte di quel grande territorio limitrofo al Fiume; si perde nei canneti, sulle rive, negli angoli più recessi della natura padana; una natura resa con straordinaria abilità grafica che eccelle nella difficile arte della stampa calcografica. Traspare, attraverso la rappresentazione delle acque del suo Po, una struggente malinconia e una forte denuncia:

[…] ho frugato le sue rive, le boschine di salici e pioppi; ho guardato le distese sabbiose e l’acqua e le tracce dell’uomo {…]
l’ inquinamento minaccia la vita del Grande Fiume. Sulle sue rive molte tracce di morte hanno sostituito i rumori allegri dei bagnanti. Troppi spettatori inerti assistono allo scempio di uno stupendo ambiente naturale. (Angelo Boni)

Due opere a confronto.

A.Boni acquaforte

“Tre Compagni”
Acquaforte di Angelo Boni. 50 x 70

A.Boni acrilico

“Riflessi”
Acrilico di Angelo Boni
100×150

Si tratta dello stesso soggetto, disegnato prima, poi riportato su lastra per incidere l’acquaforte, perciò speculare al disegno, poi dipinto su tela con colori acrilici, tecnica che l’Artista predilige per i suoi lavori con il pennello.

Boni ha una sua maestria tutta particolare per ritrarre la natura e lo si nota soprattutto nell’acquaforte: è veramente raro osservare dei tratti così morbidi, così naturali, in una tecnica tanto difficile e dura come quella dell’incisione su lastra per l’acquaforte. Di solito si ottengono solo con la puntasecca, la quale, però, ha lo svantaggio di non poter approfondire i chiaroscuri, che rimangono sempre in semitoni quasi uguali. Inoltre, Boni, ha usato qui una tecnica in negativo, ancora più complessa e difficile, ma che rende l’opera poeticamente intrigante e coinvolgente.

Per quanto riguarda il grande dipinto in acrilico, penso ci sia poco da dire: l’opera si esprime da sé, senza ulteriori commenti.