Calli-grafia

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mie foto

Quando andavo a scuola la “Bella Scrittura” era ancora materia di studio, con lezioni settimanali e compiti a casa in cui ci esercitavamo a scrivere in corsivo, posato, rotondo, cancelleresco, gotico tedesco detto Frakture e gotico inglese detto Moderno.
Uno strazio!
Avevamo cannucce e vari tipi di pennini adatti a ogni tipo di scrittura: punta sottile, punta quadra, di varie dimensioni. La scrittura era lenta, bisognava fare molta attenzione a non macchiare il quaderno con l’inchiostro e a non macchiare noi stessi. Anche la postura doveva essere regolata: schiena diritta, come se avessimo ingoiato un manico di scopa, le dita: pollice, indice e medio, dovevano tenere la cannuccia in una posizione preordinata e la cannuccia stessa doveva avere una posizione atta alla scrittura.

Ho ancora qualche quaderno di quel tempo con le note a piè pagina, in matita rossa, della mia insegnante:
– Scritto da una zampa di gallina.
– Varrebbe il doppio se fosse scritto meglio.
– Troppa fretta, sembra scrittura demotica.
– Non sei Picasso.

Quando mia nonna mi regalò una penna stilografica che mi permetteva una scrittura più veloce, alla mia insegnante vennero parecchie rughe in fronte, tra le sopracciglia sempre corrugate quando mi guardava con disapprovazione. Figuriamoci se avessi adoperato una penna biro, che però ci era proibita.

Credo sia stata questa frustrazione per la costante disapprovazione che mi ha obbligato a portare avanti, negli anni, la “passione” per la calligrafia. Ho continuato a insistere in quest’arte, collaborando come volontaria per varie associazioni e amministrazioni, scrivendo nomi in bella scrittura su diplomi, pergamene, biglietti vari e anche per me stessa.

Questi sono gli strumenti che ho accumulato negli anni e che uso ancora oggi, quando ne ho l’occasione.

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le penne – mie foto

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i pennini di scorta – mie foto

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gli inchiostri – mie foto

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Le chine in pasta e le pietre da scrittura – mie foto

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calamai e portapenne – mie foto

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le stilografiche – mie foto

Ed ecco qualche esempio dalle mie opere:

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Infine, qualche libro sulla calligrafia

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mie foto

Le penne d’oca le preparo da me, complici le oche di un contadino nostro amico e la tecnica che si usava nel medioevo per il loro trattamento: aceto bianco e sabbia calda.

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194

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Sono furiosa.

A Verona, è stata approvata una mozione leghista antiabortista, passata anche con l’OK della capogruppo PD, e che contiene espressioni critiche nei confronti della legge 194, a 40 anni dall’approvazione, e  prevede finanziamenti ad associazioni cattoliche che hanno l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto.

In Polonia è quasi impossibile, al giorno d’oggi, accedere ad un aborto legale, nonostante ci sia una legge, comunque la più restrittiva in Europa, introdotta nel 1993. Vengono praticati più di 150 mila aborti clandestini all’anno.

Anche l’Italia vuole che si arrivi a questo? Questo governo formato da bambocci incompetenti e da arroganti anacronistici, incapaci di fare perfino i conti di casa, vogliono far ritornare la donna, non al medioevo, ma agli anni trenta, quando il fascio pretendeva che la donna fosse solo semplicemente una fattrice. Sfornare un figlio all’anno per il bene della patria, per poi sacrificarli nelle guerre.

E la religione cattolica, formatrice di ipocrisie e di sotterfugi, che, senza scomodare l’inquisizione, la caccia alle streghe e quant’altro, non ha fatto che mantenere il silenzio su tutti i peccati, bastava poi confessarsi: metti pure le corna, stupra, che vuoi che sia l’incesto, accetta le botte da tuo marito basta che salvi la famiglia, lascia che il prete ti insidi i figli, volta lo sguardo da un’altra parte, le ingiustizie le purifichi con le elemosine, il paradiso te lo guadagni con le donazioni e le messe post mortem…

Abbiamo lottato tanto per la nostra libertà di scelta, noi donne, scelta di poter stare a testa alta, di avere i figli solo se li desideriamo, perché un figlio non voluto è disgraziato già dal primo vagito, di poter interrompere un matrimonio se non funziona, il diritto di mantenerci, di non passare dalle mani del padre a quelle di un marito, il diritto di scegliercelo da sole quel marito, il diritto di poterci mantenere senza essere obbligate a venderci, a scendere a patti, il diritto di essere rispettate, il diritto di non doverci sposare se non lo vogliamo…

E poi, che cosa ci vorranno togliere? Il diritto alla parola? Allo studio? All’indipendenza?
Critichiamo i fondamentalismi islamici, ma alla fine è lì che pare vogliano portarci, ovvero, ai tempi in cui mio nonno se la prendeva con sua moglie perché gli generava solo femmine, come se il raccolto fosse colpa della terra e non del seme, e a quando rimproverava mia madre che mi aveva permesso di studiare, perché la donna, secondo lui, non aveva il diritto di saperne più dell’uomo e doveva solo fare figli e stare zitta.

L’essere umano

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Fra tutti gli animali che albergano su questo pianeta, l’essere umano è il più dannoso.

Fra tutti gli esseri umani, l’uomo bianco è stato il più devastante.

Nei secoli, Inglesi, Francesi, Tedeschi, Spagnoli, Portoghesi, Russi e anche un bel po’ di Italiani, hanno conquistato le Americhe, l’Africa, l’Australia, l’India, l’Indocina, la Polinesia, il circolo polare artico, imponendo il proprio metodo di vita, le proprie religioni, la propria politica, i propri usi e costumi, distruggendo territori, civiltà, popolazioni, stravolgendo l’ecosistema naturale, senza tenere alcun conto di ciò che sarebbe successo, e che succederà, nel futuro.

Il problema è che ce ne stiamo accorgendo solo ora e che, nonostante tutto, sembra non ci sia alcuna intenzione di cambiare.

Ottobre

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foglia d’acero
pastello acquarellato (dal vero)
mie opere

Quando ero bambina la scuola finiva il 30 giugno e ricominciava il 1° ottobre.
Il primo giorno di ottobre, all’epoca, era dedicato a San Remigio e gli scolari che frequentavano la prima elementare venivano chiamati “remigini”.

Indossavamo grembiulini neri con i colletti bianchi e un fiocco tratteneva il colletto bianco che doveva essere sempre pulito e ben stirato. Anche i capelli, per noi bambine, erano raccolti con mollette o nastri per chi aveva i capelli corti, oppure in trecce o codini, code di cavallo per chi li aveva lunghi. I maschietti aveano i capelli corti e la scriminatura.

Frequentavamo la scuola a tempo pieno: dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16 sei giorni la settimana, ma il giovedì si andava a scuola solo al mattino.
Sono entrata in Istituto all’inizio della seconda elementare. La prima l’ho frequentata in una frazione del paese dove abitavo e la scuola distava quattro chilometri dalla fattoria del nonno.
Ho ricordi vaghi di quell’epoca.
La lunga camminata per i sentieri che attraversavano i campi, il gruppetto di scolari che si ingrossava man mano che ci avvicinavamo alla scuola, i più grandi che aiutavano i più piccoli in difficoltà, la cartella che conteneva l’astuccio di legno con una penna, un paio di pennini di riserva, una matita, una gomma per cancellare, il temperino e il dischetto di panno lenci a salvaguardia del pennino, una mela, o del pane con del companatico, un quaderno a righe, uno a quadretti, il piccolo libro di lettura e un sussidiario, la preziosa carta assorbente.
L’inchiostro, per fortuna, non lo trasportavamo, lo avevamo a scuola e anche a casa.
Ricordo la stufa a legna che riscaldava la classe d’inverno e la refezione scolastica: una scodella di zuppa, di minestra, per i bambini che non potevano tornare a casa per pranzo, perché abitavano troppo lontano.

Non ricordo gli insegnanti e nemmeno i compagni di quell’anno.
Ricordo solo che a primavera, non avevo ancora compiuto 7 anni, ad aprile feci la Prima Comunione e a maggio anche la Cresima. Ero talmente piccola e bassa di statura che non riuscivo ad arrivare alla balaustra dell’altare e dovettero prendermi in braccio.
Che cosa fossi stata in grado di capire di quelle cerimonie è ancora oggi un mistero.

Silenzio d’autunno

Ho aperto il tuo armadietto in bagno, a sinistra dello specchio.
C’è ancora tutto, in ordine, come è sempre stato.
I tuoi pennelli da barba, quello vecchio e consunto e quello nuovo, già pronto all’uso.
Il tubo rosso della crema da barba, il tubetto dell’emostatico, i tuoi rasoi blu e i flaconi dei dopobarba: l’ambrato  Denim e il tuo preferito l’Acqua Velva color acquamarina.
Ho aperto il flacone e ne ho odorato il profumo.
E’ tutto ancora lì, in attesa, in questo silenzioso mattino d’inizio autunno.

Ho raccolto ieri le pere cotogne.
Non ce ne sono molte quest’anno.
Una parte è destinata a quel tuo amico al quale ne regalavi ogni anno.

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Confusione

 

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Sì, è vero, un po’ di confusione nella testa ce l’ho.
Il Giornale di Brescia di oggi riporta che il caso “polmoniti anomale” ovvero “legionella” è arrivato in Parlamento.
I contagiati sono a 550 unità.

62 a Montichiari
49 a Carpenedolo
35 a Calvisano
20 a Remedello
20 a Asola
15 a Acquafredda
13 a Visano
11 a Isorella
—————--sbaglio o sono 225 in totale? e gli altri 325 da dove provengono?

La Regione Lombardia ammette che ogni anni si registrano casi di legionellosi nella nostra regione:
474 nel 2016
633 nel 2017
625 nel 2018, a oggi, localizzati, per la maggior parte, nella nostra zona.

(I cittadini, come al solito, non ne sapevano nulla e le autorità, visto il crescendo di anno in anno qualche dubbio se lo potevano far venire?
Soprattutto, quanti casi l’anno scorso, qui nella nostra zona sono stati presi sotto gamba?)

Per quanto riguarda il numero delle torri di raffreddamento, nel 2015 è stato istituito un Registro con le linee guida per il loro controllo, approvate nella conferenza Stato-Regioni, ma non tutte le istituzioni regionali le hanno ratificate, ad esempio la Lombardia non l’ha fatto per cui qui non c’è l’obbligo di farne un censimento e di controllarle.
(All’inizio di agosto di quest’anno c’è stato il caso di Bresso, ora qui da noi, forse un censimento e un controllo lo faranno ora? Per sapere quante ce n’erano qui, sono intervenuti gli elicotteri dei Vigili del Fuoco! Si chiude la stalla sempre dopo che i buoi sono scappati)

Ora si sta facendo una ricerca a 360 gradi per capire le cause di questa epidemia.

Siamo a quasi un mese dall’inizio di questa storia, abbastanza oscura, abbastanza complessa.
L’ATS sta ancora aspettando i dati meteorologici richiesti all’aeroporto militare di Ghedi, (i cui Tornado spesso, troppo spesso, fanno il pelo ai nostri tetti), per capire se, e come, vento e piogge in quei giorni abbiano potuto diffondere il contagio.
(Li dovranno trascrivere a mano questi dati? o forse l’ATS li ha chiesti ieri?)

Comunque, in Parlamento, la Lega Nord ha presentato un’interrogazione alla ministro Grillo:
“Più aiuti alla Regione Lombardia per individuare le cause”…
(chissà mai perché questa storia è stata tirata così in lungo e sembra non avere fine)

Cronaca di uno strano evento

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Il Giornale di Brescia di oggi, 23 settembre 2018, informa che le persone contagiate dalla “polmonite anomala” verificatasi dall’inizio settembre nella Bassa bresciana orientale, nell’alto mantovano e in alcuni paesi del cremonese adiacenti al fiume Chiese, sono 485, dei quali il 10% pare sia affetto da legionellosi, per il restante 90% probabilmente dovrebbe trattarsi di altri germi patogeni per i quali non sono stati fatti accertamenti perché, cito testualmente la fonte:

“Spiega un medico internista:
– Le linee guida internazionali per la cura della polmonite hanno abbandonato da tempo l’ipotesi di individuare le cause. Se la diagnosi conferma quello che i sintomi fanno sospettare, si procede subito con una terapia antibiotica nota come “terapia empirica”, proprio per non perdere tempo. Anche perché se si tratta di polmonite batterica, la cura è comunque antibiotica, indipendentemente dal batterio che l’ha causata. Potrebbe sembrare un modo di procedere grossolano, ma serve. Solo se il paziente non risponde agli antibiotici si indaga ulteriormente.”

(Infatti, ogni anno, nel mondo ci sono 450 milioni di casi di polmonite, con 40 milioni di morti, secondo fonti internet)

Cronistoria

A causa dell’estate calda e asciutta, si sono formate secche e pozze stagnanti nel bacino del basso Chiese che attraversa il nostro territorio.
Alla fine di agosto forti temporali hanno alzato l’acqua del fiume che è confluita nella fitta rete dei canali e fossi irrigui collegati al fiume e che si estendono in tutta la campagna della bassa bresciana.

A partire dal 2 settembre esplode una epidemia di polmonite anomala nei paesi del bacino del Chiese sotto al lago d’Idro: da Sabbio Chiese fino ad Ostiano, nel cremonese, dove il Chiese affluisce nell’Oglio, passando per Montichiari, Carpenedolo, Mezzane di Calvisano, Visano, Remedello, Acquafredda, poi Asola e altri paesi del Mantovano.

Sempre in quei giorni si riscontrano una trentina di anatre morte nella Fossa Magna, canale che attraversa l’abitato di Carpenedolo che sfocia nel Chiese. L’autorità sanitaria esclude che ci sia un rapporto fra questo fatto e la polmonite anomala. Le anatre sono morte a causa di “tossine botuliniche” non dannose per l’uomo, a detta del Direttore Sanitario Giorgio Guarisco e riportato da BresciaToday il giorno 11 settembre.

Si esclude anche l’ipotesi di una nuova epidemia di “aviaria” che dall’autunno del 2017 all’inizio del 2018, ha obbligato gli allevatori ad abbattere un milione e mezzo di volatili e a distruggere un milione e settecentomila uova.

Un abitante di Isorella che è attraversata dal Naviglio, canale in comunicazione con il Chiese, segnala al G.d.B. tramite lettera al Direttore, che la falda acquifera della sua zona, fino alla profondità di 46 metri, è inquinata da liquami e idrocarburi.

L’Autorità Sanitaria Territoriale lombarda, nei giorni seguenti emette vari comunicati stampa:

-Non si tratta di polmonite virale.
-Si tratta di legionella che non si trasmette da uomo a uomo. (e le altre polmoniti come si trasmettono?)
L’acqua degli acquedotti è potabile (Calvisano non ha l’acquedotto, ogni famiglia ha il proprio pozzo)
-L’acqua delle falde è potabile.
-L’acqua del fiume Chiese non è infetta (ma i prelievi di controllo sono stati fatti DOPO le piogge)
-La colpa è delle torri di raffreddamento inquinate delle fabbriche: la Cartiera di Montichiari, la GkoWheels di Carpenedolo e la Ferriera di Calvisano (ma la ferriera di Calvisano è a Viadana e dalla parte opposta di Mezzane dove si sono verificati i maggiori casi e Mezzane è sul Chiese)

Il superesperto prof. Mapelli del Politecnico esclude che siano le torri di raffreddamento la causa dell’epidemia che va ricercata altrove. (Infatti esistono da decenni, perché solo ora?)

Il giorno dopo, la smentita:
– La Cartiera di Montichiari non è infetta.
– Mancano dati certi, si cercano altri batteri, si dà la colpa ai fanghi del depuratore, si fa riferimento alle rondini che sono partite anzitempo (per paura di ammalarsi? e quelle anatre che sono morte?)

Conclusione

Sono passati ventun giorni dall’inizio di questa storia e non se ne vede la fine.
485 contagiati ad oggi, 122 sono ancora ricoverati, ci sono stati dei morti la cui causa è ancora incerta.
Consoliamoci, i ricorsi ai vari Pronto Soccorso sono in calo, solo 10/12 al giorno.