Io odio i cambiamenti

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/3542549040_ecc7fe2629_z.jpg

La gatta nera
olio su tela
mie opere

Qualcuno me lo sa spiegare?

Quando mi sono sposata, abbiamo aperto il conto corrente in una delle due banche che c’erano qui al paesello: era la Banca San Paolo.

Dopo qualche anno, questa banca divenne San Paolo-Banco di Brescia e poi Banco di Brescia, pochissimi anni fa si tramutò in Ubi-Banco di Brescia e con ultimissimo passaggio si consolidò in UBI-Banca.

Il tutto in meno di quarant’anni.

Ora, qualcuno mi sa spiegare perché Intesa-San Paolo ha fatto un’OPAS su Ubi Banca, acquisendone la maggioranza ben sapendo che l’Antitrust sarebbe intervenuto? Perciò ora la maggior parte delle filiali UBI lombarde, fra cui tutte quelle bresciane e anche la mia qui al paesello, verranno cedute a Bper…

Tutto questo è stato fatto nell’anno del COVID, ovvero quest’anno…un’operazione impestata, mossa da intenti “di capitale” che hanno una logica tutta loro e che sono poco compresi sia da noi utenti che dai dipendenti i quali non credo siano molto sereni pensando alle possibili implicazioni risultanti da questo marasma e anch’io ne ho le tasche piene, per non dir di peggio, sulle logiche finanziarie che mi fanno pensare a quanto poco logiche siano certe operazioni di alta finanza.

Poliomielite e dintorni

fanciulla con rose blu

Pastello
mie opere
omaggio a Renoir

Sfogliando un vecchio libro di scuola di quando ero alle medie, mi è capitato tra le mani un foglietto di appunti che avevo scritto allora.

Era il 1961 e avevo tredici anni. L’appunto dice:

“I responsabili delle malattie infettive sono:
I microrganismi, o semplicemente microbi, esseri piccolissimi costituiti da una sola cellula, cioè unicellulari, visibili solo al microscopio. Si dividono in:

BACTERI: che sono all’ultimo grado dei vegetali.

PROTOZOI: i più piccoli esseri del regno animale.

VIRUS: di origine non ancora ben definita,
che sicuramente sono causa di molte malattie, fra cui raffreddori, influenze e la tanto temuta poliomielite.”

Fu infatti proprio in quell’anno che io e le mie compagne dell’Istituto fummo vaccinate contro il virus della poliomielite. Ricordo che avevamo paura, ricordavamo la vaccinazione antivaiolosa e le cicatrici che ci erano rimaste.
Invece dell’iniezione, ci diedero una zolletta di zucchero con poche gocce di liquido rosato e fu quasi una festa.
Fra le mie compagne ce n’erano alcune che erano sopravvissute alla poliomielite ed erano rimaste zoppe, le più fortunate, come un mio cugino, una nostra insegnante e anche un mio cognato. Ricordo che una ragazza, molto più alta di me, camminava aiutata da una intelaiatura di metallo che conteneva la gamba sinistra rimasta piccola come quando aveva quattro anni.

La scrittrice Rosanna Benzi, del 1948 come me, a causa della malattia contratta proprio da adolescente, visse una trentina d’anni nel polmone d’acciaio in un ospedale.

Inevitabile pensare al Covid 19 di questi giorni e, dando un’occhiata a un po’ di giornali stranieri, ho trovato questa intervista che Nina Weber dello Spiegel (giornale tedesco), ha fatto alla biologa svizzera Emma Hodcroft.
L’ho tradotta e la copio qui sotto, io l’ho trovata abbastanza rassicurante, anche se è ovvio che il Covid è una cosa seria, molto seria, che bisogna proteggersi e stare molto, molto attenti.

“SPIEGEL: Signora Hodcroft, lei sta lavorando intensamente sulle sequenze del genoma e sulle mutazioni del coronavirus Sars-CoV-2.

Per chiarire subito un concetto di base: cos’è in realtà una mutazione e quando deve preoccuparci?

Hodcroft: Oh, penso che ci siano alcune idee sbagliate. Nei film catastrofici c’è quel momento in cui il virus muta. Si sa che d’ora in poi la situazione sarà critica, ma in realtà, è meno eccitante o cruciale: quando i virus infettano una persona, si moltiplicano miliardi di volte. Quindi copiano il loro corredo genetico molto, molto spesso. Una mutazione è solo un errore in un singolo punto di questo genoma.

SPIEGEL: E cosa significa questa mutazione?

Hodcroft: Nella maggior parte dei casi, niente. Per fare un esempio: se qualcuno digita un documento, a un certo punto si verifica un errore, si preme il tasto sbagliato, una lettera è sbagliata. Il documento può ancora essere letto normalmente, non fa alcuna differenza rilevante. La maggior parte delle mutazioni sono come piccoli errori di battitura.

Emma Hodcroft è uno degli sviluppatori di Nextstrain. Il software consente di analizzare e confrontare i genomi dei patogeni e di crearne gli alberi genealogici. La biologa ed epidemiologa lavora all’Università di Berna in Svizzera.

Sars-Covid 2 è il Sars-Covid 2019.

Il virus della influenza spagnola, che in realtà si sviluppò nel Kansas passando da un’anatra al suo allevatore e fu portata in Europa dai soldati americani infettati, durante la prima guerra mondiale, creò una pandemia che girò per il mondo per tre anni, poi si esaurì e si ripresentò dopo dieci anni, ma meno virulenta e meno mortale.

Così furono anche le due pandemie di influenza asiatica, sempre virus passati all’uomo da volatili, questa volta sviluppatesi in Cina, negli anni sessanta e settanta. Circolarono nel mondo per tre anni circa poi si esaurirono e quella degli anni settanta era una replica della precedente, ma meno mortale.

In passato c’erano pestilenze varie che si presentavano ciclicamente, sopravvivevano i più forti che trasmettevano i loro geni alla generazione seguente ed è così che l’umanità ha combattuto molti agenti patogeni.
Ora abbiamo i vaccini che possono aiutarci e che hanno sconfitto molte malattie devastanti, come appunto la poliomielite.

Ottobre 2020

Ormai fa freddo, ho acceso il riscaldamento quando la temperatura interna alla casa è scesa a 15 gradi. Nonostante i maglioni e il poncho era un po’ troppo bassa da sopportare.

Ho iniziato un altro quadro a olio, ma i tempi di questa tecnica sono molto più lunghi rispetto ad altre tecniche, così utilizzo i tempi morti per fare altro.

Come questo ricamo di 30 cm. di diametro.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/10/img_20200826_141617.jpg

mie opere

Filo azzurro su tela bianca di cotone.
Azzurro come il colore del mio abito da sposa.
Azzurro come il bel cielo di questa nostra terra martoriata, quando le giornate sono serene.
Azzurro come lo sguardo di chi non è più qui.

Qui, al paesello, attualmente siamo in 103 di meno rispetto al 2019 e mancano ancora due mesi e mezzo alla fine dell’anno. Mai visti tanti decessi in un anno. Certo, non sono tutti morti per Covid, così sostengono le autorità. Ma sentire ogni giorno le sirene delle ambulanze fa riflettere.

Un ritratto

Ho segnato lo scorrere del tempo per mezzo di schizzi e ritratti fatti negli anni, dalla sua nascita a oggi, e oggi, finalmente, sono riuscita a completare anche un suo ritratto a olio, su cartone telato.

Si tratta di un ritratto “simbolista”, che riporta, sì, le sue caratteristiche peculiari, ma anche quelle che ne sono insite, nascoste.
Inoltre, nella “cornice” sono rappresentati sei animali, come il numero delle lettere del suo nome e cinque fiori, come la cifra risultante dalla somma dei numeri che compongono la sua data di nascita.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/10/terzo.jpg

mie opere

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/10/terzo.jpg

mie opere

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/10/sesto.jpg

mie opere

mie opere

Acquerello
mie opere

mie opere

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/10/img_20201001_192148_2.jpg

Olio su cartone telato
mie opere

Olio su cartone telato
50×60 cm
mie opere

P.S. Portatrice “sana” di capelli verdi.

“Paese che vai…”

La scorsa domenica, nel programma “Paese che vai…” su Rai Uno, il dott. Livio Leonardi ha presentato il complesso monastico longobardo di San Salvatore e Santa Giulia di Brescia, che è stato restaurato venti anni fa ed ora è il museo della città e comprende collezioni importanti a partire dall’epoca romana.

monastero di Santa Giulia e Chiesa di San Salvatore – Brescia
foto presa dal web

Mentre, sempre all’interno del grande monastero, mostrava Santa Maria in Solario, con il sacello ottagonale e i numerosi affreschi, descrisse anche la Croce di Desiderio, ivi conservata. Egli affermò che il medaglione incastonato nella croce, una miniatura con tre ritratti, si riferiva alla regina Ansa, moglie di Desiderio, e ai suoi figli Adelchi e Adelperga.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/09/santa-maria-in-solario.jpg

Santa Maria in Solario
foto presa dal web

La Croce di Desiderio, risalente all’ottavo secolo, è una croce lignea ricoperta da metalli preziosi nei quali sono incastonate pietre cabochon burattate, vetri colorati, cammei risalenti a epoche precedenti, miniature e vari manufatti di epoche varie, recuperati da altri gioielli, come si usava in quell’epoca.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/09/196px-croce_di_desiderio_santa_giulia_brescia_fronte.jpg

Croce di Desiderio
foto presa dal web

Il medaglione, con la miniatura in questione, è di chiara fattura bizantina, denotata anche dalla scritta in greco, che si pensa si riferisca all’autore, risalente al quinto secolo (e non al terzo come citato da Wikipedia).
Da secoli, si dice che i tre ritratti rappresentino Galla Placidia e i figli Valentiniano e Onoria.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/09/galla-placidia.jpg

Miniatura bizantina
I tre ritratti
foto presa dal web

Se proprio ci si vuole far venire un dubbio, date le vicende storiche, potrebbe essere che invece di Onoria, sia rappresentata Eudossia, moglie di Valentiniano e che la miniatura sia stata fatta proprio in occasione del loro matrimonio.

E per finire è anche venuto nel nostro paesello ad assaggiare il caviale “Calvisius”, prodotto qui dall’Agroittica Lombarda che copre 60 ettari con le vasche di allevamento degli storioni bianchi e gli impianti di produzione e smercia 24 tonnellate di caviale all’anno.
Anche qui c’è una chiesa longobarda, la chiesa di San Michele, risalente al quinto secolo, ma sembra fosse più interessato al caviale.

Al giornalista si può perdonare lo svarione su Galla Placidia: è laureato in Scienza della Comunicazione, non in Storia dell’Arte.

E ci risiamo

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/09/chiese.jpg

foto presa dal web

Ce lo ha comunicato la Gelmini, a chiare lettere: “Basta con gli indugi, i depuratori si faranno”

Il nostro fiume Chiese è stato definito, dal Ministero dell’Ambiente, come “il corpo recettore dei reflui depurati”, perciò è stato deciso, nonostante le proteste dei cittadini, che, oltre al depuratore di Peschiera del Garda, due nuovi depuratori per il Garda vengano costruiti in territorio bresciano a Gavardo e a Montichiari e scaricheranno nel Chiese, invece che nell’Oglio, anche se il Chiese, alla fine, finisce comunque nell’Oglio.

Per chi non ricordasse il mio articolo
https://undentedileone.wordpress.com/2018/09/23/cronaca-di-uno-strano-evento/
ripeto che tutta la zona del basso Chiese, dal 2014 a oggi è stata infestata da epidemie di polmoniti batteriche e legionella, che a cavallo fra il 2017 e il 2018 ha causato circa 1200 ricoveri e un’ottantina di morti, a causa di due fattori ambientali:
1) gli sversamenti abusivi nel fiume dei reflui non trattati dei depuratori di Calcinatello e Montichiari, dove sembra che gli scarichi di emergenza a volte facciano i cavoli loro,
2) la siccità che nel fiume ha causato pozze stagnanti e infette, siccità provocata non solo dalle carenti piogge ma, soprattutto, dalle centraline elettriche costruite in pianura, a valle del lago d’Idro, tipo quella di Carpeneda che ha prosciugato 1300 metri di fiume, zona in cui la provincia aveva precedentemente immesso un congruo ripopolamento ittico e, naturalmente, anche i pesci sono andati a puttane.
Centraline costruite in zone in cui, ambientalisti e geologi avevano detto chiaramente fossero più dannose che utili. Ma, si sa, denaro e politica hanno altri interessi.

Infatti il percorso del Chiese, che nasce in Adamello zona Trentino, ha già in questa regione parecchie dighe e centrali elettriche fin dalla metà degli anni ’50 (Ponte Morandin – Malga Boazzo-Malga Bissina- Storo- Cimego) gestite allora dall’ENEL, ma, ultimamente, in Trentino il controllo delle acque in mano alla Hydro Dolomiti Energia, nel 2018 è passato alla Fedala Holdings sarl con sede in Lussemburgo (lo abbiamo capito, o no, il perché dell’obbligo che l’Europa ha imposto sulla privatizzazione dell’energia?)

In conclusione: le varie centraline fatte sul basso fiume, l’ultima è proprio qui nella mia zona, i frequenti sversamenti abusivi fognari, industriali e agricoli, il fatto che il fiume riceva anche lo scarico del Garza dalla città di Brescia, acqua sicuramente non potabile, i cambiamenti dell’Adamello sul quale anche il ghiacciaio del Mandrone è collassato in questi giorni, ormai è certo che il nostro fiume diventerà una fogna a cielo aperto, grazie al Ministero e alla Gelmini che è stata imposta Presidente della Comunità del Garda, perché è ormai evidente, chiaro e lampante, che chi fa danni, in politica, ha un sicuro successo: non ne aveva già fatto abbastanza alla scuola, quando era Ministro della Pubblica Istruzione?

Amico?

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/09/gatta-nera.jpg

mie foto

Scrive che la nostra è “un’amicizia sincera”, come se ce ne fossero anche di false di amicizie: se false sono non si può certo definirle amicizie.

Amico? Ho cercato di spiegarglielo che l’amicizia è altro da ciò che lui considera.
Eravamo amici, è vero, sì, ma cinquant’anni fa, poi ci siam persi di vista. Non abbiamo avuto più alcun contatto, non abbiamo più saputo nulla uno dell’altro.
Quando ci siamo ritrovati, per caso, ci siamo riconosciuti sì, ma raccontarci mezzo secolo di vita non è stato certo possibile ed eravamo diversi, molto diversi e non solo nel fisico, dalla nostra gioventù.
Mia figlia, esente da questi ricordi, lo ha catalogato subito e gli ha negato ogni contatto, che lui richiede in continuazione, sui social network.

Anch’io, ovviamente, ho notato quanto era diverso da ciò che ricordavo.
Ora: pieno di sé, affettato, opportunista; si è perfino creato un’immagine, un curriculum un  tantino fasullo, un po’ ingigantito, ma credibile per chi non è a conoscenza dei sui studi e della sua vita di tanti anni fa.

Mi scrive che vorrebbe il mio giudizio su una mostra che sta preparando.
Mi invia del materiale da visionare.
Come dirgli, con sincerità, che ritengo banale e inutile il suo lavoro?
Fosse un amico, lo farei, guardandolo negli occhi, qui, a casa mia e insieme avremmo trovato una soluzione, una miglioria.
Ma un pallone gonfiato come lui, se appena lo sfiori, scoppia.
La sua mail, perciò, potrebbe essersi persa nello spam…

Cosa racconterò

È stato inevitabile, in questi giorni in cui alcuni nubifragi hanno messo a dura prova anche noi, qui, al paesello, pensare ai cambiamenti del clima e ritornare indietro con la memoria a quando ero più giovane.

Una foto del Cervino, vista sul blog di Claudio
https://clamarcap.com/

confrontata con un’altra foto di cinquant’anni prima in cui il Cervino era splendente di ghiacci e neve mentre ora, in quello stesso periodo dell’anno, è solo una grande piramide grigia e spoglia, mi ha fatto ricordare di che cosa discutevamo noi giovani, allora, inascoltati dagli adulti che consideravano i nostri discorsi “una nuova moda”, anche se di cambiamenti climatici se ne parlava già dalla metà dell’ottocento.
Poi diventammo adulti anche noi e smettemmo di discutere, perché quando si diventa adulti c’è altro a cui pensare e i sogni e le utopie tornano nei cassetti che restano ben chiusi e si dimenticano gli slanci della gioventù: c’è da pensare al pane per la famiglia e non sempre si ha la possibilità, e il tempo, di scremare, di andare per il sottile.

Questa l’ho scritta esattamente cinquant’anni fa.

Cosa racconterò, fra quarant’anni,
ai figli di mia figlia?
Cosa racconterò?
Racconterò dei pettirossi,
nel giardino davanti a casa mia,
delle rose, dei passeri e del gatto
che, alla sera, mi faceva compagnia.
Come racconterò di grilli e di cicale
a loro, che le vedranno nei musei?
Racconterò di tanti secoli fa,
quando il sole non era ancora scuro
ed io portavo l’acqua del ruscello
alle rose bianche, arrampicate al muro.
Diranno: “È vero?
Nonna, dì, o è una fiaba?”
È una favola, sì, favola vera,
di un mondo tanto grande, tanto eterno, 
con piante che morivano in autunno
per rifiorire più belle a primavera.
C’erano uccelli, pesci, fiori colorati,
profumi, odori, palpiti di vita.
Quanto è bastato, quanto c’è voluto,
perché ci fosse un mondo di cose asessuate?
Un mondo enorme, a palla di biliardo,
dove impera la vita minerale,
un mondo condannato, già distrutto,
da una vorace guerra industriale.
In quanti modi ci stiamo distruggendo
noi, della generazione del progresso?

Io non avrò mai figli, mai nipoti,
cui raccontare la mia fiaba vera
quando, nel giardino davanti a casa mia,
fiorivano le rose a primavera.

Io non avrò mai figli, mai nipoti,
che chiedano il mistero della vita, a noi,
che stiamo distruggendo il mondo,
senza pensare al poi.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/09/beccofrusone.jpg

beccofrusone
tecnica mista
mie opere

Almeno una volta l’anno

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/08/16381142014_f9a2d4edea_c.jpg

disegno a china
mie opere

Capita, almeno una volta l’anno, che un uccellino si intrufoli nel camino della canna fumaria della mia cucina e finisca dentro la stufa a legna, quelle di tipo economico, con il forno e i cerchi in ghisa, che serve per cucinare, oltre che per riscaldare.

È successo anche ieri.

Per fortuna la stufa non la uso più, da almeno tre anni.
L’uccellino finisce sempre nel vano che c’è sotto al forno e che ha una sola via d’uscita: la feritoia che mette il vano in comunicazione con lo spazio che contiene la “caldera”, ovvero il recipiente rettangolare e profondo atto a contenere l’acqua che si riscalda quando la stufa è accesa.

Dopo il primo spavento, l’uccellino inizia a dibattersi e, naturalmente, fa un po’ di baccano così ci si accorge di quanto è accaduto. Allora, per prima cosa chiudo la porta della cucina, oscuro una delle finestre, quella a sinistra della stufa, apro la finestra che sta di fronte alla stufa, alzo la zanzariera e libero il vano caldera. Poi faccio penetrare la luce della torcia nel vano caldera indicando al malcapitato la via d’uscita. A volte ci vuole un po’ di aiuto, ad esempio facendo un po’ di rumore nel forno e l’uccellino, quindi, con un frullo d’ali vola verso la luce.

Di solito si posa sull’ulivo poco lontano e cinguetta, credo per comunicare agli altri che è ancora vivo, nonostante la brutta avventura.

La prima volta che questo fatto accadde, molti anni fa (eravamo appena sposati) non riuscimmo a capire subito che cosa fosse il rumore proveniente dalla stufa, inoltre l’inesperienza ci fece precipitare a soccorrere il povero uccelletto senza pensare alle conseguenze: liberammo il vano caldera e l’uccellino uscì ma, disorientato, andò sbattere contro tutte le pareti bianche della cucina sporcandole di fuliggine, prima di riuscire a imboccare la finestra.

1990

Sono stata in soffitta, stamane.
Nella zona “giocattoli” ecco il cavallo a dondolo di legno che mio fratello regalò a mia figlia quando aveva due anni e, poco lontano, le due case della Barbie: la prima, costruita da me nel 1990, e l’altra che le regalarono gli zii dopo qualche anno.

Mia figlia, all’epoca, frequentava l’ultimo anno di scuola materna, ma, a settembre, la scuola non aprì. A causa di una bega all’interno dell’amministrazione comunale la scuola restò chiusa per un paio di mesi ed io ne approfittai per concedere a me e a mia figlia un paio di settimane in visita a due città che amavo molto: Mantova e Verona.

A Verona ci andammo all’inizio di novembre e i negozi erano già pieni di addobbi e merci natalizie, perché anche a Verona si festeggia la Santa Lucia che porta i doni ai bambini buoni e anticipa le feste.
In un grande negozio del centro in vetrina faceva bella mostra di sé la “villa” di Barbie, tutta rosa, grande, con il tetto spiovente e molte stanze tutte arredate.
Uno spettacolo.
Mia figlia si incantò lì davanti, con gli occhi sgranati e ripieni di stelle.
Io osservai il cartellino del prezzo: Lire 310.000 (la paga di una settimana di lavoro di mio marito, di duro lavoro).

Spiegai a mia figlia che Santa Lucia non poteva portare quel dono così costoso a casa nostra, che non sarebbe stato giusto perché avevamo già tanti giochi, e vestiti e cibo, mentre i bambini dei Balcani soffrivano la fame perché c’era la guerra.
Giuro che mi sentivo un verme e un’ipocrita in quel momento, mentre guardavo i due lacrimoni scendere dagli occhi di mia figlia.
Mio marito non avrebbe detto nulla se io avessi comperato quel giocattolo, adorava la figlia, inoltre io non avrei mai dato in elemosina una cifra del genere.

Mia figlia sapeva già scrivere, in stampatello e sgrammaticato, ma scrisse la sua letterina a Santa Lucia, molto per tempo, nella quale chiedeva che a lei portasse quello che voleva, ma che portasse del cibo ai bambini che vivevano la guerra.
Ero in pena, pensavo che la bimba andasse premiata comunque. Osservando le cose che avevo in soffitta, mi venne l’idea di costruire io una casa per le Barbie.
Lavorai per tre settimane in soffitta, mentre la bimba era all’asilo, assemblando pezzi eterogenei, laccando, incollando carte regalo a guisa di carte da parato, costruendo mobiletti in compensato, libricini e quadernetti minuscoli, quadretti alle pareti, vestitini, coperte, centrini, arredando con altri mobiletti poco costosi acquistati al mercato e con stoviglie in miniatura sia in metallo, che in porcellana e in plastica. Un verduriere mi regalò una grossa cassetta per la frutta, che dipinsi di rosso, vi applicai un coperchio a mo’ di cassapanca, apribile con cerniere e la rivestii internamente con tessuto imbottito: poteva servire da sedile e anche come contenitore.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2020/08/9469255315_230063e79b_c.jpg

mie foto
mie opere

Mio marito rise molto quando mi aiutò, la notte di Santa Lucia, a portare il tutto in casa, nel corridoio fuori dalla stanza di nostra figlia. Una letterina speciale, degli angioletti di Santa Lucia, spiegava a mia figlia il perché di quei doni, accompagnati anche da un libro illustrato che raccontava la storia degli angioletti della santa.

Per diversi anni, la magia accompagnò i giochi infantili della bambina.
La casa è ancora lì, in soffitta, con tutti i suoi accessori, un po’ impolverata, ma quando la guardo sorrido e mi sento ancora un po’ fatina e un po’ maghetta.