Domenica mattina

Dopo colazione, come ogni mattina sono andata nell’orto.
Ho raccolto i frutti maturi, estirpato le erbacce e non ho dovuto annaffiare perché ci aveva pensato la pioggia.

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cornetti, zucchine e cetrioli
mie foto

Poi sono andata a zappare le erbacce che sono cresciute, rigogliose e invadenti, in mezzo alle fragole.
E’ straordinario vedere che bastano poche gocce di pioggia per farle crescere, le erbacce, in modo così celere.
Mentre zappavo, sono stata circondata da mosche, moschini, zanzare, pappataci e non so bene quant’altro.
Sembrava che sulla mia fronte si fosse accesa un’insegna “Distributore di sangue fresco”, nonostante il repellente con cui mi ero cosparsa ogni parte scoperta, dopo un po’ ho rinunciato e sono rientrata in casa a lavarmi e a cospargermi di unguento “dopo puntura”.
E’ possibile che gli insetti si siano abituati ai repellenti e li considerino un condimento per rendere migliore il loro pasto? A me sembrava che si chiamassero l’un l’altro dicendosi: “Venite qui, questa qui è proprio buona, dolce, saporita…”
La prossima volta berrò della grappa, prima di andare a zappare, magari li ubriaco tutti e li vedrò ballonzolare ebeti in giro e cadere giù rimbecilliti.

Quando c’era Federico non cresceva un filo d’erba nell’orto e anche il prato era sempre tagliato di fresco.
Dove l’anno scorso c’erano i pomidoro (70 piante) c’è cresciuta tanta di quell’erba, quella che viene chiamata “erba legno”, ed è veramente alta. Dovrò estirparla a mano, o vangarla, per togliermela di torno.
In compenso, fra l’erba, ho notato che sono cresciuti anche parecchi fiori, da semi forse portati dagli uccelli o dal vento. C’erano piantine di tagete, che ho tolto e trapiantato in una grande ciotola, poi le speronelle azzurre, rosa e bianche, di queste raccoglierò i semi per l’anno venturo.
C’è anche un grande papavero ornamentale (da oppio) cresciuto vicino alla salvia.
Anche di questo raccoglierò i semi, per coltivarlo l’anno venturo: ha un colore così brillante e bello che allarga il cuore solo a guardalo.

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papavero
mie foto

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Fiur de redécc

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Fiur de redécc
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Federico li aveva seminati alla fine dell’estate scorsa, quei 150 metri quadri di radicchi invernali, dopo aver raccolto i fagioli borlotti.
Ne avevamo consumati pochi durante l’inverno, a causa della salute di Federico e dei suoi ripetuti ricoveri in ospedale.
In seguito non c’è più stato il tempo e la voglia di occuparmene così sono cresciuti e sono “andati in semenza”.
I loro steli fioriti hanno superato i due metri e hanno riempito di colore azzurro cielo tutto quello spazio. E’ uno spettacolo per chi passa per la strada.
E successo solo un’altra volta che lasciassimo fiorire i radicchi invece di vangarli per preparare il terreno per la semina dei fagioli. Fu nel 2013, quando Federico finì in ospedale il 2 di maggio in seguito a un’ennesima crisi cardiocircolatoria. Anche allora non ebbi il tempo di occuparmi dei radicchi, lo feci a luglio, dopo la fioritura, strappandoli dal terreno uno a uno.

Quest’anno non seminerò i radicchi e nemmeno i fagioli.
In quello spazio crescerà l’erba e ci saranno fiori di campo, margheritine, violette e denti di leone.

 

 

Zucchine

L’orto di Federico era proverbiale, lo conoscevano tutti, sia per la qualità che per la quantità dei frutti che ne ricavava e che elargiva a piene mani.

Il mio, invece, è un orticello minuscolo: tre piccole aiuole (cole come si dice dalle nostre parti).
Sei piantine di pomidoro cuore di bue classico, sei di datterini, quattro zucchine, due cetrioli, una dozzina di cornetti, un po’ di basilico e un po’ di prezzemolo.

Ho deciso di fare esperienza con questo poco. La terra ci sarebbe, certo, ma io non ho mai coltivato un orto, quel poco che so l’ho appreso da Federico quando lo aiutavo seguendo le sue indicazioni.

Lui coltivava di tutto. L’anno scorso aveva piantato settanta piante di pomidoro di vari tipo: da conserva, da insalata e i datterini che tanto piacciono un po’ a tutti. Poi zucchine scure e chiare, peperoni, melanzane, cornetti, vari tipi di insalate, cetrioli, cipolle dorate, rosse e bianche, basilico e prezzemolo, verze, cavolo cappuccio sia bianco che rosso, broccoli, cavolfiori, rapanelli, fagioli, radicchi invernali, radicchi da taglio…curava le piante da frutto: meli, peri, susini rossi, blu e bianchi, ciliegie, visciole, cachi, nespolo, nocciole, pere cotogne, giuggiole, viti bianche e nere, kiwi, ulivo, albicocche, pesche bianche e gialle, fragole, lamponi e more e i suoi preferiti, gli agrumi.
Ai fiori pensavo io, dietro sue indicazioni. Le erbe aromatiche sono perenni e non richiedono troppe cure: rafano, rosmarino, salvia, timo, origano, maggiorana, melissa, erba cipollina, carciofo, erba luisa e lavanda.

Ieri ho raccolto le mie prime zucchine e le ho spadellate per pranzo.

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zucchine
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Con i fiori dei “maschi” ho preparato le frittelle dolci con una pastella leggera.

Delle piante di agrumi ne ho tenute quattro soltanto, le altre le ho donate perché non potrei prendermene cura.
Ho raccolto i cedri e anche un po’ di limoni, quelli che sono maturati in questi giorni.

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cedri
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Preparerò la mia solita marmellata e anche il limoncello.

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limoni
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Ogni giorno una brocca d’acqua acidulata è sulla nostra tavola e soddisfa la nostra sete.

Il porcospino (riccio)

 

acquerello porcospino

acquerello porcospino

Parecchi anni fa, in una calda serata estiva, mentre stavamo cenando, udimmo lo stridio di una brusca frenata e l’inchiodarsi delle gomme di un’auto. Dalla finestra del soggiorno vedemmo una automobile ferma sulla strada, davanti al nostro cancello e la figura, illuminata dai fari, di un uomo inginocchiato, quasi prostrato, davanti all’auto.
Ci precipitammo fuori per soccorrere il malcapitato, il quale ci spiegò di essersi fermato, così improvvisamente, per non investire un porcospino e che stava cercando, un po’ maldestramente, di toglierlo dalla strada. Il riccio era appallottolato e con gli aculei irti.
Con le mani a coppa lo raccolsi e tornammo in casa. Lo posi su un giornale, in mezzo alla tavola ancora apparecchiata. Avevamo mangiato delle mele e l’odore delle bucce convinse il riccio a guardarsi intorno. Mia figlia gli allungò una fetta di mela e il riccio l’annusò, l’assaggiò, la trovò buona e noi ci divertimmo a guardarlo mentre se la mangiava.
Poi lo portai fuori, dietro casa, nella zona più rustica, dove c’è la legnaia, un grande cespuglio di calicanto e parecchi anfratti nei quali il riccio avrebbe trovato riparo.

Non so se fosse un maschio o una femmina, ma negli anni successivi i porcospini lasciavano tracce nel nostro giardino, cibandosi dei frutti che cadevano dalle piante, di pezzi di pane che noi lasciavamo in giro per loro. Vedemmo spesso, di notte,  qualche riccio adulto e dei piccoli, a spasso nell’orto.

Solo una volta riuscii a vederne uno di giorno e a fotografarlo, proprio davanti a casa, sotto il vecchio fico.

porcospino - riccio

porcospino – riccio
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In questi ultimi anni non ho più notato la presenza dei ricci, forse sono emigrati altrove.

Però, in questi giorni, rimuovendo alcune pietre nel rustico, ho trovato un pezzo di mandibola di un porcospino, con ancora alcuni denti, consumati dall’uso, segno che la bestiola era campata a lungo. Ho messo il reperto nella scatola in cui conservo i piccoli”tesori” che trovo nel nostro orto, di quando in quando.

 

 

Il bruco

 

bruco di macaone

                                                    Bruco di Macaone
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Dopo giorni intensi, nei quali ho avuto ospiti, abbiamo festeggiato le Nozze d’Oro  di mio fratello e l’inevitabile stanchezza si è dileguata, abbiamo ripreso le attività quotidiane.

Ho raccolto il prezzemolo per poterlo conservare per il prossimo inverno e ho avuto la sorpresa di “raccogliere” anche un bruco di farfalla macaone, una delle più belle e grandi farfalle della nostra zona.

Non mi era mai capitato di trovarne in questa stagione.
Di solito li trovo in primavera e all’inizio dell’estate.
Quando mia figlia era piccola, li raccoglievamo e li mettevamo in una scatola trasparente, con il coperchio bucato e una bella scorta di foglie di prezzemolo, di carota o di altre ombrellifere e ne seguivamo la crescita, la trasformazione in pupa e poi la meraviglia della metamorfosi in farfalla.
Alla fine, liberavamo la farfalla e la lasciamo volare a cercare fiori dal nettare succulento e altre farfalle della loro specie.

Ho liberato il bruco, portandolo nell’orto dove c’è ancora del prezzemolo. Forse il clima resterà mite abbastanza da permettergli di diventare una magnifica farfalla.

Micetto

Stamane siamo stati svegliati da insistenti miagolii.

Sono uscita in giardino, ancora in pigiama, i miagolii provenivano dalla zona dietro casa, dove c’è il rustico con la legnaia. Ho risposto ai miagolii, chiamando “micio….micio”. Subito mi si è avvicinato un micetto di circa quattro mesi, mi ha annusato i piedi, ha assaggiato il mio alluce destro, si è strofinato alle mie caviglie e ho capito subito che mi aveva eletto a sua proprietà.

micetto1 davanti al basilico

mie foto

Incoraggiandolo mi sono fatta seguire fin sulla porta di casa poi gli ho preparato un po’ di pane e latte tiepido, una ciotola di acqua fresca e gliele ho messe fuori, sul ballatoio.

Era affamato, probabilmente aveva seguito la madre durante una caccia notturna perdendosi qui da noi, oppure è stato addirittura abbandonato da qualcuno che non lo voleva più.

Ho poi sostituito il pane e latte con del riso bollito, mescolato ad un po’ di tonno al naturale e a delle zucchine cotte e schiacciate. Questo cibo lo ha gradito di più.

micetto 2 sul fico

mie foto

E’ un gattino già abituato alla casa e alla presenza umana, socializza volentieri e sembra non avere paura dell’ambiente circostante. Ha adottato come letto e punto di osservazione, il grosso fico che abbiamo davanti al ballatoio della porta di casa.

Credo che rimarrà qui, anche se per il momento non lo farò entrare in casa, nel caso sua madre tornasse a cercarlo.

micetto 3 sdraiato

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Avrà sempre acqua e cibo a disposizione, vicino alla porta di casa e uscirò a giocare con lui; ha già esplorato tutto il giardino e si arrampica volentieri sulle piante, ci sono anche angolini nei quali può nascondersi e sentirsi al sicuro per schiacciare dei sonnellini senza timore.

Se non verrà nessuno a reclamarlo, e non credo che ci sarà qualcuno interessato a un micetto maschio, pezzato e di razza incerta, resterà con noi fino a che lo vorrà.

Non ho più avuto gatti, dopo la Bucky
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Forse questo è il momento di ritornare ad occuparmene, accontentando così anche mia figlia che ne sente la mancanza.