Nomade

campagna lombarda

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Sì, sono io la nomade, ovvero lo sono stata.

A tre anni, prima, poi a sette, a nove, a sedici, sempre luoghi diversi che non sentivo miei, e non per mia volontà, ché, a quell’età, non te lo chiede nessuno se sei contenta o non del cambiamento.

E poi a diciannove, invece, fu mia la scelta, mia la volontà di cambiar luogo quattro volte l’anno, più per necessità, certo, che per desiderio vero, perché con le radici al vento ti senti sempre sbalestrato.
Non fu un gran danno, anzi, quel muoversi continuo, quel doversi adattare, quei cambiamenti aprirono la mente, appresi cose nuove, usi e linguaggi e paesi e nuove idee, sapori e odori, colori da provare e ricordare.

Restava sempre, però, quella precarietà, quel non sentirsi mai a casa propria, quelle radici al vento instabili, alla ricerca di un luogo ove posare i piedi e radicarsi, ove potersi abbarbicare e fare proprio, per dare forma e vita ai ricordi confusi e affastellati.

E fu così: questo è il luogo che da tempo è diventato mio, se non per nascita, per scelta.
Un luogo che ricorda quello in cui son nata, dove le mie radici ancor piccine son state non recise, ma tolte dalla terra dei miei avi.
Non so se è il luogo in cui io poserò le ossa, in questa terra che un po’ m’è ancor straniera anche se amata e rispettata, questa terra che ha visto un tratto di mia vita, qui dove ho posato i piedi e le radici son penetrate nella terra, a fondo, salde e feconde.
Forse la vita mi riserva ancora cambiamenti, nuovi orizzonti, luoghi non scelti per volere, ma per necessità.

Una cosa, però, io l’ho compresa che, bene o male, molti di noi, per obbligo, per voglia o per necessità, siam spesso nomadi, alla ricerca di luoghi ove trovare la nostra identità.