Cumulonembi, celle e supercelle

Questo agosto pazzoide ha devastato alquanto le zone a noi limitrofe e anche un po’ qui, nel nord della nostra zona.

Si è parlato di “supercelle HP”, in pratica di “cicloni” simili a quelli delle terre dei monsoni, meno violenti, più rari per fortuna.

Il mio paesello è abbastanza fortunato perché si trova in una “bassa”, quasi una conca, e i temporali ci girano intorno andando a sfogarsi altrove; a volte ne becchiamo le code che non sono mai pericolose come il loro culmine.
In questi ultimi anni, però, abbiamo subito anche noi i cambiamenti che hanno causato periodi di siccità alternati a potenti temporali, portati, appunto, dalle “code” delle supercelle nate nei territori di nord-ovest e passate poi a poca distanza da noi.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto un temporale “asciutto”, uno di quei temporali ad alta quota, in cui i fulmini corrono da nuvola a nuvola senza scaricarsi a terra, con lampi, tuoni, brontolii, borbottii, tonfi, rotolamenti…e l’impressione che si stia per scatenare il finimondo ma, dopo un po’, il vento si porta via tutto e ritorna la calma.

Scattando foto in continuazione, dalla finestra di casa, sono riuscita a cogliere almeno uno di quei “bagliori”.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/08/temporale.jpg

mie foto

Sfinge testa da morto

In questi giorni ho scoperto un nuovo inquilino nel mio giardino.

Era abbarbicato a un ramo del cespuglio di erba Luisa (verbena odorosa) che si trova agganciata alla ringhiera della scala di accesso alla casa.
Si tratta del bruco che si trasformerà in una farfalla “sfinge testa da morto” forse la farfalla notturna più grossa, dopo la grande “pavonia maggiore” dei saturnidi.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/07/bruco.jpg

bruco
mie foto

Anche il bruco è bello grosso, lungo una dozzina di centimetri circa e grosso più del mio pollice: un bel salsicciotto grasso e robusto, con il classico cornetto degli sfingidi sul posteriore.
L’ho visto brucare le foglie della verbena che sono belle durette e le sue potenti mandibole mi hanno fatto pensare che forse è meglio non disturbarlo, potrebbe mordere anche me senza alcuna fatica.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/07/bruco-e-cavalletta.jpg

una cavalletta in visito al bruco
mie foto

Questa è la prima volta che vedo un bruco così grosso. Era ben mimetizzato dal suo colore giallo verdognolo e, dalla dimensione ormai raggiunta, dovrebbe essere all’ultimo stadio prima di trasformarsi in crisalide. So che non avrò il piacere di fotografare la trasformazione in crisalide e poi in farfalla, perché le sfingidi scavano delle gallerie nel terreno e vi entrano per compiere queste ultime fasi della metamorfosi e poi usciranno di notte come farfalle.

Avevo avuto segnali della sua presenza in questi ultimi mesi: cilindretti neri sui gradini della scala, via via sempre più grossi, tipici degli escrementi dei bruchi, sofferenza in certi rami della pianta con la scomparsa di foglie, un paio di volte delle piccole chiazza di liquido nero consistente sui gradini, quando il bruco mutava, ma, non avendo idea di che cosa cercare mi sono limitata a pulire.

Qualche leggenda narra che questa farfalla sia foriera di disgrazie, io non sono superstiziosa e sinceramente non ci credo.
Ricordo però che quando avevamo le api ne ho trovate alcune mummificate all’interno delle arnie. La “testa da morto” è ghiotta di miele e a volte ne fa scorpacciate tali da impedirle poi di guadagnare l’uscita dall’arnia in modo veloce, così viene assalita dalle api inviperite che la uccidono e la ricoprono di propoli per impedirne la putrefazione.

Cliccando sulle immagini potete ingrandirle e godervi i particolari del bruco.

 

Erbe spontanee

Finalmente la piantina sconosciuta è fiorita. Si tratta di un’ombrellifera alta quasi un metro, di una delicata bellezza ed eleganza, con i fiori dal leggero profumo, visitata da molti insetti. Credo si tratti di una “angelica”.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190623_102234.jpg

Angelica
mie foto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190623_102242.jpg

Infiorescenza di angelica
mie foto

Poco lontano ce n’è un’altra più piccola.

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190623_102252.jpg

la piantina più piccola (mie foto)

Nel frutteto, il convolvolo sta creando il suo invadente tappeto come l’anno scorso, per la gioia degli occhi e di tutti gli insetti cercatori di nettare.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190623_102342.jpg

Non occorre che lascio ciotole di acqua per api e farfalle: annaffio al mattino presto e gli insetti si nutrono delle gocce d’acqua che rimangono sulle foglie, senza correre il rischio di annegare cadendo nelle ciotole.

Ingrandendo le foto a pieno schermo potrete godere dei particolari e anche vedere un paio di coccinelle innamorate.

Ritorno alla natura

Ho lasciato che le erbe spontanee invadessero quella parte del mio giardino che Federico coltivava a orto.
Si tratta di un appezzamento di terreno che si trova lontano dalla strada e che non può infastidire alcuno.
Ci sono erbe che superano abbondantemente il metro di altezza e i loro fiori attirano api e farfalle, bombi e altri insetti utili all’impollinazione e che potrebbero contrastare l’invasione di quelli nocivi.
Molti uccelli becchettano i semi dopo la fioritura e spero che ritornino anche le piccole bisce, qui le chiamiamo “siborbole”, che abitavano anni fa il nostro giardino e con le quali mia figlia giocava accarezzandole e proteggendole.
Il passaggio dalla falce manuale alle falciatrici meccaniche ne ha fatto strage e non ne abbiamo più viste.

Qui di seguito una galleria di immagini di quello che scopro giorno dopo giorno: dalla falsa fragola alla malva, dai punti d’oro ai vari tipi di cicoria selvatica, il papavero ornamentale e l’alchenchengi, la violetta gialla, il trifoglio e le ombrellifere, infine la melissa, la salvia e il rosmarino, la lavanda, l’origano e il timo circondati dall’acanto, residui delle coltivazioni precedenti come i fiori del prezzemolo che attireranno le grandi farfalle macaone e anche qualche piantina che non conosco e che aspetto che fiorisca per capire che cosa sia.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190609_072359.jpg

malva

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190609_072533.jpg

salvia, rosmarino e melissa sullo sfondo

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190609_072702.jpg

lavanda

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190609_072327.jpg

punti d’oro

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190609_072323.jpg

cicoria

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_171111-effects.jpg

origano, timo e acanto

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_171034.jpg

violette gialle

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170910.jpg

??? aspetto che fiorisca poi spero di capire che cosa è

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170515.jpg

alchenchengi

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170449.jpg

trifoglio e ombrellifere

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170417.jpg

prezzemolo in fiore

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170410.jpg

papavero

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/img_20190608_170350.jpg

cicoria

 

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/06/falsa-fragola.jpg

falsa fragola
mie foto

Vita in campagna

Nell’ultimo mezzo secolo il nostro giardino ha ospitato parecchi animali domestici: cani, gatti, conigli, galline, anitre, tartarughe di terra, porcellini d’India, criceti, canarini, un maialino e anche molti animali selvatici, stanziali o di passaggio: uccelli di vario tipo e dimensione, serpentelli innocui, lucertole, ricci, topolini e pantegane, pipistrelli e una moltitudine di insetti di vario tipo.

Fra tutti questi, il più stupido, fastidioso e cocciuto è la tortora.
Qui ce ne sono parecchie coppie, nel nostro circondario, e molte albergano nel nostro giardino e il mio giardino di alberi ne ha parecchi, sia ornamentali che da frutto, sui quali molti uccelli fanno i nidi.
I nidi delle tortore, a differenza di quelli dei merli, delle cince, dei passeri, sono fatti senza alcuna tecnica costruttiva: vari legnetti di diverse dimensioni, affastellati senza un briciolo di logica in posizioni precarie e assurde su cui poi la tortora deposita due tre ovetti che regolarmente piombano al suolo.
A volte, l’esperienza di vari anni, porta la tortora a posizionare il nido su un incavo di rami più conveniente e riesce così a allevare una prole.
Quest’anno una coppia di tortore si è intestardita a voler fare il nido su una delle travi portanti della pensilina in legno che copre la scala di accesso alla casa.
Naturalmente i legnetti affastellati a casaccio cadono regolarmente di sotto e fin qui va tutto bene, basta spazzarli via anche se è abbastanza ridicolo osservare le due bestiole che si affaccendano da giorni in un lavoro inutile.
Ho dovuto riempire di carte luccicanti e colorate gli interstizi che ci sono tra le travi per spaventarle, ma loro, cocciute peggio dei muli, si sono spostate di volta in volta e sono finite sull’ultimo travetto, il più esterno, dove io non riesco a mettere la carta.
Così, ogni sera, non appena cala il buio, loro si appiattiscono nascondendosi tra il travetto e la copertura interna di legno e io, dopo un po’, le scaccio facendo rumore, dalla finestra, con il manico della scopa contro la grondaia.
Non è per cattiveria, non mi darebbero alcun fastidio se si accasassero lì se non fosse che le care bestiole depositano i loro escrementi sulla scala, sullo zerbino in fondo alla scala e sulle teste dei malcapitati che hanno la sventura di capitarci sotto.
Ogni sera loro ritornano e io, ogni sera, le scaccio.
Quando, di giorno, esco in giardino loro sono appollaiate sui fili dell’elettricità e, appena mi vedono, svolazzano impazzite e mi urlano contro con il loro tu-tu-tu-tubare che ricorda il suono noioso del telefono occupato.

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/04/tortore.jpg

mie foto
mie opere

Nomade

campagna lombarda

mie foto

Sì, sono io la nomade, ovvero lo sono stata.

A tre anni, prima, poi a sette, a nove, a sedici, sempre luoghi diversi che non sentivo miei, e non per mia volontà, ché, a quell’età, non te lo chiede nessuno se sei contenta o non del cambiamento.

E poi a diciannove, invece, fu mia la scelta, mia la volontà di cambiar luogo quattro volte l’anno, più per necessità, certo, che per desiderio vero, perché con le radici al vento ti senti sempre sbalestrato.
Non fu un gran danno, anzi, quel muoversi continuo, quel doversi adattare, quei cambiamenti aprirono la mente, appresi cose nuove, usi e linguaggi e paesi e nuove idee, sapori e odori, colori da provare e ricordare.

Restava sempre, però, quella precarietà, quel non sentirsi mai a casa propria, quelle radici al vento instabili, alla ricerca di un luogo ove posare i piedi e radicarsi, ove potersi abbarbicare e fare proprio, per dare forma e vita ai ricordi confusi e affastellati.

E fu così: questo è il luogo che da tempo è diventato mio, se non per nascita, per scelta.
Un luogo che ricorda quello in cui son nata, dove le mie radici ancor piccine son state non recise, ma tolte dalla terra dei miei avi.
Non so se è il luogo in cui io poserò le ossa, in questa terra che un po’ m’è ancor straniera anche se amata e rispettata, questa terra che ha visto un tratto di mia vita, qui dove ho posato i piedi e le radici son penetrate nella terra, a fondo, salde e feconde.
Forse la vita mi riserva ancora cambiamenti, nuovi orizzonti, luoghi non scelti per volere, ma per necessità.

Una cosa, però, io l’ho compresa che, bene o male, molti di noi, per obbligo, per voglia o per necessità, siam spesso nomadi, alla ricerca di luoghi ove trovare la nostra identità.