Sempre a proposito di Giovanni Piubello

dalla recensione di Andreina Bergonzoni

Qui le pagine di un dialogo forse irripetibile di un libraio in piazza, con i lettori di una rivista nata in piazza Erbe a Mantova, tra la gente.
Irripetibile. Dove Giovanni con la sua “Bancarella” parlava e parlava con simpatia di libraio, per aiutare a leggere, ma lettore acerrimo di quei libri che si stampavano in tutto il mondo.
Dodici anni di “apostolato”, hanno detto. Lui dice di “comunione” con questo e con quello. Qualcuno si chiamava Ungaretti, poi qui a Mantova a stringergli la mano, qualche altro Sartre o Camus…Però le lettere erano solo personali.
Tutto il resto è nei 64 numeri della rivista, ormai mercificata dagli antiquari, dove scrittori adesso celebrati si scoprono “scoperti” in anteprima proprio da Piubello, magari vent’anni fa.
Qualcuno gli ha detto grazie. Aveva già un amico libraio di bancarella in provincia, quella che sembrava addormentata, e non lo sapeva…

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copertina illustrata da Paolo Soragna

In questo piccolissimo libro la testimonianza di un dialogo e della fantastica voglia (poi realizzata) di un piccolissimo libraio di bancarella a Mantova, sotto i partici di Piazza delle Erbe. Una “matta” idea di viziare la gente a leggere libri, parlando di libri a tu per tu con i lettori…Così è nata la rivista “Bancarella”, dove si diceva che “di libro in libro ti perdi l’ignoranza”, dove Piubello confessava che “vorrebbe uscire una volta al mese ma non ce la fa”…Era solo e tutto costava troppo, e lui era solo un libraio innamorato, forse unico in tutto il mondo, in una provincia che si diceva addormentata.

In quel freddissimo febbraio del 1955 i rari amici mantovani lo vedevano andare di bottega in bottega a cercare “inserzionisti” che l’aiutassero a spesarla. Ed ecco il primo, quel Vladimiro Vecchi, ortopedico; e poi il signor Gaetano Carcione elettricista in via Accademia, a credergli e a dargli addirittura quattromila lire in anticipo per mezza pagina di pubblicità, per una rivista solo decantata.
Qui Piubello ringrazia i primissimi amici tanto fiduciosi e racconta in sintesi la storia di “Bancarella” a me (e io riassumo).

Primo numero (unico, per imbrogliare la Questura per via di certe leggi ancora fasciste sulla stampa) con il tipografo stampatore di “Zingara”, il suo primo libro: quel Cesare Gobbi che si poteva ritrovare, quando uscivi a mezzanotte dal cine, ancora lì, nella tipografia dell’Artistica in fondo al cortile del Teatro Sociale, in corso Umberto, a programmare il lavoro del giorno dopo. Quel signor Cesare così severo e tanto amico. Fece credito a Piubello e alla sua rivista. I soldi per la stampa sarebbero arrivati e arrivarono, perché Piubello aveva reinventato (atavismo?) il sistema del baratto.
Mezza pagina di pubblicità al signor Boniotti macellaio per due chili di bistecche, quattro pagine a Vittadello per un cappotto che lo tenesse al caldo in piazza…Una pagina in copertina a Mondadori o a Rizzoli per certi libri, ormai fondi di magazzino, da smerciare a metà prezzo…
Non dovendo comperare a contanti la bistecca quotidiana e vendendo libri degli editori, riusciva a pagare al tipografo la rivista, e magari regalarla.
Andreina Bergonzoni – 1978

 

Dalle pagine del libro.

386.
Mi scrive: “Colendissimo Direttore, stante la insufficiente capienza intellettuale di pronubo e asservito pubblico lettore che in questo nostro Paese spazia dal foglietto fumettistico al rosato fogliaccio di sportiva acquiscenza, la vengo io stesso a interloquire con codeste parole che tuttavia presumo possano chiarire una situazione spaventevole per non dire spaventosa. In questo nostro odiosamato Paese si legge poco, pochissimo, e si legge male…”

-Lei ha proprio messo il ditino nella cosìdetta piaga. In questo nostro odiosamato Paese si legge male; ma lei, scusi tanto, scrive peggio.

392
Da Treviso: “Gentile Direttore, sono un valente poeta…”
Gentile Poeta, sono una schiappa di direttore. Con profondo rincrescimento le ritorno i suoi due etti di poesie, consapevole di non essere degno di giudicare un poeta che ha una così alta stima di se stesso.

718
Perché non manda al diavolo, per una volta almeno, tutti i suoi corrispondenti e non ci dà una rivista tutta zeppa di libri?…”
Bella idea. L’accetto (per altra volta). Ma senza mandare al diavolo “tutti” i benemeriti di questa rubrica: quei corrispondenti tra i quali (lo riconosca) dovrei comprendere anche lei, dal momento che ha voluto scrivermi.

790
“Caro Piubello, permette che rida? Ma tutta quella gente che le scrive non ha niente di meglio da fare?”.
Accidenti, è vero! Ma lei, scusi, da quanto tempo è disoccupato?

792
Se Goethe era mancino? E che le importa? Toglierebbe forse un po’ della sua considerazione al Faust nel caso venisse a sapere che è stato scritto con la sinistra?

793
“Piubello” è il mio pseudonimo? (Domanda di Rosa Livi, Castelnuovo)
– Signorina, lei mi spaventa. Sono così “diverso” da non meritare il mio cognome?

854
Troppo buono, cavaliere! Confesso: i complimenti mi fanno arrossire. Mi compiaccio delle buone parole che si dicono per Bancarella. Talvolta, addirittura, faccio esibizione pubblica di vanità e mi dico: Porca miseria, Giovanni; da solo, e senza esuberanza di lire (e senza debiti) sei riuscito a tener su per tanti anni una rivista che, porca miseria, fa opera di cultura. La stai mandando dappertutto. Lettori nuovi, altrimenti svagati e indifferenti, piano piano li hai conquistati al libro. Sei un specie di apostolo, Giovanni. Porca miseria, un posto all’ospizio, a spese del Comune, quando sarai vecchio te lo sei davvero meritato!

934

Vanda Molinari di Borgoforte, vuole che i libri, su Bancarella vengano presentati criticamente. Se un libro è scemo, dice, bisogna dirlo francamente! Cara Vanda, se un uomo ti è francamente antipatico, glielo dici in faccia? O piuttosto non lo schivi o lo ignori? Bancarella ignora certi libri per non peccare di presunzione.

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