Cicale

Dicono che il caldo aumenterà.

Negli ultimi tre giorni, dopo cena, abbiamo avuto temporali e improvvisi scrosci d’acqua che, per fortuna, non hanno fatto molti danni nel nostro orto-giardino.

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La cigale et la fourmi
china e pastello su carta colorata
mie opere

Era un bel po’ che non sentivo le cicale, ora ce n’è una che frinisce, senza tregua, su una pianta qua fuori dalla finestra: le reciterò la poesia di La Fontaine che ho imparato durante il mio primo corso di francese.
Magari andrà a trovare la formica e si metteranno d’accordo per questo prossimo inverno, anche se non credo che con questi inverni, ormai senza neve e freddo, la cicala avrà molti problemi.

Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Uccelletto

Stamane sono stata svegliata da un cinguettio, anzi un pigolio insistente:
un uccellino, forse un Luì piccolo, su un ramo fuori dalla finestra e mi è tornata in mente una poesia di Arturo Graf, studiata tanti e tanti anni fa.

 

 Uccelletto

 In cima a un’antica pianta
nel roseo ciel del mattino,
un uccelletto piccino
(oh, come piccino!) canta.
Canta? Non canta: cinguetta.
Povera, piccola gola,
ha in tutto una nota sola,
e quella ancora imperfetta.
Perché cinguetta? Che cosa
lo fa parer sì giulivo?
S’allegra d’esser vivo
in quella luce di rosa.

Luì piccolo

immagine dal libro
“Uccelli dei giardini”
di John Wright

 

Al supermercato

 

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foto presa dal web

Domenica mattina.
Il supermercato in fondo alla via apre alle 8.30. Mi ci fiondo veloce, fa ancora fresco e di sicuro c’è poca gente.
Riempio in fretta il carrello, se rientro subito faccio in tempo a infornare il pollo con le patate, insalata, cetrioli e rapanelli li ho nell’orto e il pranzo è presto fatto.

Arrivo alla cassa, davanti a me c’è una signora della mia età, più o meno, ha un cartoccio dal banco salumi, del pane, ha dimenticato a casa gli occhiali e la cassiera la sta aiutando, frugando nel suo portamonete alla ricerca di spiccioli.

Dietro ho un signore di mezza età dallo sguardo triste, ha in mano due confezioni di gelato, le dita rattrappite, le falangi violacee. Gli sorrido e lo invito ad andare alla cassa prima di me, altrimenti il gelato gli si squaglia, penso. Lui sembra non capire, insisto, così si fa avanti, mentre io incomincio a posizionare la mia merce sul nastro trasportatore. Mi ringrazia, paga e se ne va, sempre con il suo sorriso mesto.

Prima che la cassiera incominci a passare i miei articoli, un tizio abbastanza giovane, in calzoncini, canotta e infradito, mi chiede se può passare anche lui: ha in mano tre bottiglie di birra. Lo lascio passare, paga e si ferma in fondo alla cassa con le sue bottiglie in mano. Mi guarda con occhi un po’ spiritati e sorride mostrando una chiostra di denti da far invidia a un coccodrillo:
“Ma siete tutti di…..?” nomina il mio paesello. Io mi giro e guardo il supermercato: a parte i commessi sembra non esserci più nessuno, forse ci sono due o tre clienti spersi fra le corsie, ma sembrano invisibili.
La cassiera ed io ci guardiamo perplesse, devo avere un grande punto interrogativo stampato sulla faccia, perché lui prosegue: “Io sono di…” e nomina un paese a una quarantina di chilometri da qui, “vengo qui solo a morose”, continua a sorridere e esce con le sue bottiglie in mano.

Me lo dice sempre mia figlia che io me le vado a cercare le persone strane, come quel signore che mi aveva bloccato davanti al banco verdure chiedendomi se gli indicavo quale fosse la “verza”,come se si trattasse di merce esotica e semisconosciuta e che mi raccontò, in dieci minuti, gli ultimi cinquantanni della sua vita, oppure quella signora che mi chiese di aiutarla a trovare i biscotti dei quali non ricordava il nome, il colore della confezione e neppure la forma che avevano, ma che le piacevano tanto. C’è anche una commessa che, ricordando il mestiere che facevo prima di sposarmi, cerca sempre di fare conversazione in tedesco con me, così per fare esercizio, con la gente che ci guarda come se fossimo degli alieni.
Bah, dev’essere la mia bassa statura, la mia placida rotondità, il mio incedere tranquillo e, soprattutto, il mio vacuo sguardo miope che incutono fiducia nel mio prossimo e anche quell’educazione ricevuta da bambina che, ancora oggi, mi impedisce di essere sgarbata anche con le persone più strane che incontro.

 

Cavolfiori

 

cavolfiori

mie foto

 

Ho raccolto i cavolfiori, questa mattina.

Nel pomeriggio li ho suddivisi in cimette e li ho sbollentati in acqua salata acidulata con succo di limone.

Raffreddati e asciugati sono stati surgelati per poterli consumare un po’ per volta.

Piove

ortensie pioggia autunno

mie foto

E, finalmente, piove!

Il nostro è un territorio di 45 chilometri quadrati, un comune che comprende il centro paese più tre frazioni, per un totale che supera gli ottomila abitanti, prevalentemente agricolo, nella bassa bresciana delle risorgive.
Di acqua ne abbiamo sempre avuta, irrighiamo con pozzi artesiani e anche l’acqua potabile la ricaviamo dai pozzi, non abbiamo acquedotto, qui.

La pioggia, dopo mesi di siccità, scende calma, tranquilla, penetra dolcemente nel terreno fertile di orti e campi, senza fare danni. Da quello che capisco non durerà a lungo, ma è sufficiente per dare un po’ di refrigerio a prati e colture.
L’erba, nel campo della mia vicina di casa, ha il colore della paglia, va dall’ocra dorato al giallo paglierino, con qualche macchia  di verde pallido ed anemico nelle zone d’ombra vicino ai pochi alberi che hanno permesso, alla rugiada mattutina, di rinfrescare l’erba nelle mattinate afose.

E’ stata un’estate strana, questa, con le sirene delle autoambulanze quasi ogni giorno. Ci chiedevamo a chi era toccato di finire all’ospedale, soprattutto fra i nostri anziani cardiopatici.
Molta gente si è ammalata, più del solito e, fra gli ammalati cronici, molti si sono aggravati. Ci sono stati parecchi funerali.

L’aria è diventata fredda, ma non c’è vento, da qualche altra parte ci sarà stata la tempesta, la grandine. Noi siamo in una conca e i grossi temporali ci girano intorno, raramente si scaricano qui, a volte ne sopportiamo la coda.

Ferragosto è passato ormai e sembra che l’autunno sia proprio arrivato.

Amo l’autunno: da ragazza, quando lavoravo nel turismo, era l’inizio che preannunciava il mio riposo annuale. Dopo otto mesi di lavoro intenso, dal mattino presto a notte inoltrata, senza mai un giorno di riposo, pregustavo il mio ritorno a casa, il riposo, la tranquillità dedicata alle letture, alla pittura, ai piccoli lavori di ricamo, di cucito, la gioia di cucinare per me stessa e per i miei genitori, le serate davanti alla TV lavorando a maglia, al chiacchierino, all’uncinetto;
le chiacchiere con le amiche dopo otto mesi di lontananza, i giochi con il gatto, i colori dell’autunno nel nostro giardino, caldi, mutevoli, i profumi dell’orto e del frutteto.

acero con goccia acqua

mie foto

Micetto

Stamane siamo stati svegliati da insistenti miagolii.

Sono uscita in giardino, ancora in pigiama, i miagolii provenivano dalla zona dietro casa, dove c’è il rustico con la legnaia. Ho risposto ai miagolii, chiamando “micio….micio”. Subito mi si è avvicinato un micetto di circa quattro mesi, mi ha annusato i piedi, ha assaggiato il mio alluce destro, si è strofinato alle mie caviglie e ho capito subito che mi aveva eletto a sua proprietà.

micetto1 davanti al basilico

mie foto

Incoraggiandolo mi sono fatta seguire fin sulla porta di casa poi gli ho preparato un po’ di pane e latte tiepido, una ciotola di acqua fresca e gliele ho messe fuori, sul ballatoio.

Era affamato, probabilmente aveva seguito la madre durante una caccia notturna perdendosi qui da noi, oppure è stato addirittura abbandonato da qualcuno che non lo voleva più.

Ho poi sostituito il pane e latte con del riso bollito, mescolato ad un po’ di tonno al naturale e a delle zucchine cotte e schiacciate. Questo cibo lo ha gradito di più.

micetto 2 sul fico

mie foto

E’ un gattino già abituato alla casa e alla presenza umana, socializza volentieri e sembra non avere paura dell’ambiente circostante. Ha adottato come letto e punto di osservazione, il grosso fico che abbiamo davanti al ballatoio della porta di casa.

Credo che rimarrà qui, anche se per il momento non lo farò entrare in casa, nel caso sua madre tornasse a cercarlo.

micetto 3 sdraiato

mie foto

Avrà sempre acqua e cibo a disposizione, vicino alla porta di casa e uscirò a giocare con lui; ha già esplorato tutto il giardino e si arrampica volentieri sulle piante, ci sono anche angolini nei quali può nascondersi e sentirsi al sicuro per schiacciare dei sonnellini senza timore.

Se non verrà nessuno a reclamarlo, e non credo che ci sarà qualcuno interessato a un micetto maschio, pezzato e di razza incerta, resterà con noi fino a che lo vorrà.

Non ho più avuto gatti, dopo la Bucky
https://www.flickr.com/photos/arcobaleno2009/sets/72157622023877730

Forse questo è il momento di ritornare ad occuparmene, accontentando così anche mia figlia che ne sente la mancanza.