Ultime settimane di caldo di fine estate – Vita da criceto

Spazzola soffre il caldo.

Non potendosi sfilare la pelliccia, ha deciso di sortire dal suo nido di segatura e si stravacca in luoghi più freschi.

Il perché l’ho nominato “palle fumanti” è evidente.

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mie foto

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mie foto

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Galbéder

Gh’è turnàt el galbéder (è tornato il rigogolo).

Come l’anno scorso, il bellissimo rigogolo è tornato a fare scorpacciata di fichi del vecchio albero che è posto proprio davanti all’uscio di casa nostra.
E’ proprio per questo che non sono riuscita a fotografarlo, perciò ne ho fatto un disegno, tanto per far vedere quanto bello è: tutto giallo brillante con le penne delle ali nere e un po’ di nero anche sulla coda.

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mie opere

In dialetto lo chiamano galbéder, i più istruiti lo chiamano galbàla.

I rigogoli sono uccelli tropicali, ma questo (Oriolus oriolus) vive qui da noi, nei nostri boschi di montagna in estate e al sud in inverno.
Durante le sue migrazioni si ferma a rifocillarsi nelle nostre zone, assaggiando le nostre ciliegie in primavera, i nostri fichi, uva, more, lamponi, bacche di sambuco nero e di bagolaro, alla fine dell’estate.

Ricordo che quando ero piccola ce n’erano molti di più e in autunno venivano cacciati nei vigneti, insieme a stornelli, tordi e altri uccelli che depredavano i grappoli d’uva, fornivano così gustose padellate di succosi bocconcini a variare la dieta dei nostri contadini.

Ora la caccia al rigogolo è proibita e posso godermene la vista quando scaccia le vespe dal fico per mangiare in santa pace i nostri dolcissimi fichi neri, poi svolazza in giro lanciando il suo richiamo con un fischio acuto ben modulato. E’ quasi grosso come un merlo, ma si ciba solo di frutta.

Cicale

Dicono che il caldo aumenterà.

Negli ultimi tre giorni, dopo cena, abbiamo avuto temporali e improvvisi scrosci d’acqua che, per fortuna, non hanno fatto molti danni nel nostro orto-giardino.

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La cigale et la fourmi
china e pastello su carta colorata
mie opere

Era un bel po’ che non sentivo le cicale, ora ce n’è una che frinisce, senza tregua, su una pianta qua fuori dalla finestra: le reciterò la poesia di La Fontaine che ho imparato durante il mio primo corso di francese.
Magari andrà a trovare la formica e si metteranno d’accordo per questo prossimo inverno, anche se non credo che con questi inverni, ormai senza neve e freddo, la cicala avrà molti problemi.

Il mare

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Aurora sul mare
acquerello
mie opere

 

Sarà che fa caldo,
sarà che da vecchi si soffre di nostalgia,
sarà che a volte i ricordi premono impellenti in giornate come questa,
sarà che questa mattina ho voglia di una nuotata in un mare colorato e luminoso,
sarà che ho voglia di allegria, di serenità, di pace,
sarà che…

Uccelletto

Stamane sono stata svegliata da un cinguettio, anzi un pigolio insistente:
un uccellino, forse un Luì piccolo, su un ramo fuori dalla finestra e mi è tornata in mente una poesia di Arturo Graf, studiata tanti e tanti anni fa.

 

 Uccelletto

 In cima a un’antica pianta
nel roseo ciel del mattino,
un uccelletto piccino
(oh, come piccino!) canta.
Canta? Non canta: cinguetta.
Povera, piccola gola,
ha in tutto una nota sola,
e quella ancora imperfetta.
Perché cinguetta? Che cosa
lo fa parer sì giulivo?
S’allegra d’esser vivo
in quella luce di rosa.

Luì piccolo

immagine dal libro
“Uccelli dei giardini”
di John Wright

 

Al supermercato

 

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foto presa dal web

Domenica mattina.
Il supermercato in fondo alla via apre alle 8.30. Mi ci fiondo veloce, fa ancora fresco e di sicuro c’è poca gente.
Riempio in fretta il carrello, se rientro subito faccio in tempo a infornare il pollo con le patate, insalata, cetrioli e rapanelli li ho nell’orto e il pranzo è presto fatto.

Arrivo alla cassa, davanti a me c’è una signora della mia età, più o meno, ha un cartoccio dal banco salumi, del pane, ha dimenticato a casa gli occhiali e la cassiera la sta aiutando, frugando nel suo portamonete alla ricerca di spiccioli.

Dietro ho un signore di mezza età dallo sguardo triste, ha in mano due confezioni di gelato, le dita rattrappite, le falangi violacee. Gli sorrido e lo invito ad andare alla cassa prima di me, altrimenti il gelato gli si squaglia, penso. Lui sembra non capire, insisto, così si fa avanti, mentre io incomincio a posizionare la mia merce sul nastro trasportatore. Mi ringrazia, paga e se ne va, sempre con il suo sorriso mesto.

Prima che la cassiera incominci a passare i miei articoli, un tizio abbastanza giovane, in calzoncini, canotta e infradito, mi chiede se può passare anche lui: ha in mano tre bottiglie di birra. Lo lascio passare, paga e si ferma in fondo alla cassa con le sue bottiglie in mano. Mi guarda con occhi un po’ spiritati e sorride mostrando una chiostra di denti da far invidia a un coccodrillo:
“Ma siete tutti di…..?” nomina il mio paesello. Io mi giro e guardo il supermercato: a parte i commessi sembra non esserci più nessuno, forse ci sono due o tre clienti spersi fra le corsie, ma sembrano invisibili.
La cassiera ed io ci guardiamo perplesse, devo avere un grande punto interrogativo stampato sulla faccia, perché lui prosegue: “Io sono di…” e nomina un paese a una quarantina di chilometri da qui, “vengo qui solo a morose”, continua a sorridere e esce con le sue bottiglie in mano.

Me lo dice sempre mia figlia che io me le vado a cercare le persone strane, come quel signore che mi aveva bloccato davanti al banco verdure chiedendomi se gli indicavo quale fosse la “verza”,come se si trattasse di merce esotica e semisconosciuta e che mi raccontò, in dieci minuti, gli ultimi cinquantanni della sua vita, oppure quella signora che mi chiese di aiutarla a trovare i biscotti dei quali non ricordava il nome, il colore della confezione e neppure la forma che avevano, ma che le piacevano tanto. C’è anche una commessa che, ricordando il mestiere che facevo prima di sposarmi, cerca sempre di fare conversazione in tedesco con me, così per fare esercizio, con la gente che ci guarda come se fossimo degli alieni.
Bah, dev’essere la mia bassa statura, la mia placida rotondità, il mio incedere tranquillo e, soprattutto, il mio vacuo sguardo miope che incutono fiducia nel mio prossimo e anche quell’educazione ricevuta da bambina che, ancora oggi, mi impedisce di essere sgarbata anche con le persone più strane che incontro.

 

Cavolfiori

 

cavolfiori

mie foto

 

Ho raccolto i cavolfiori, questa mattina.

Nel pomeriggio li ho suddivisi in cimette e li ho sbollentati in acqua salata acidulata con succo di limone.

Raffreddati e asciugati sono stati surgelati per poterli consumare un po’ per volta.