Cinque giorni, nove aerei

Dicembre 1981.

Il mio fidanzato ed io stavamo progettando la nostra casa. Avremmo iniziato i lavori nella primavera e, durante quell’inverno, mi ero prestata a fare da consulente a una grossa ditta locale.

Quel dicembre, in ditta si decise di fare un giretto nel Nord-Europa, per renderci conto di persona di alcuni problemi che riguardavano i contatti con la clientela.
L’addetto alle vendite ed io, interprete, partimmo da Milano, il 13 dicembre con un aereo della SAS (Scandinavian Airlines).

Dal mio diario di allora:

13 dicembre
Siamo arrivati a Kopenhagen dopo due ore di volo: pasto caldo (salmone – tournedos bernaise -broccoli-patate-formaggi e boeri).

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Abbiamo preso subito il traghetto per Malmø (da Dragør a Limnhamn).

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All’arrivo due gentili signori svedesi ci hanno procurato un taxi. Abbiamo trovato un hôtel discreto si chiama Astoria, camere con colazione. Il mio inglese sta migliorando, ma con svedesi e danesi che parlano solo la loro lingua è un disastro.
Siamo usciti e abbiamo cenato al Monna Lisa che, nonostante il nome, non ha nulla di italiano.
Alle 21 sono scese da una scala interna al locale le ragazze che impersonano la festa di Santa Lucia, vestite di bianco con una coroncina di foglie sulla testa e quattro candele accese sulla coroncina. Si sono abbassate le luci e la piccola processione è stata molto suggestiva.
Ho dato un’occhiata a un giornale svedese, per quel poco che ne ho capito, dev’essere successo qualcosa di grave in Russia.

14 dicembre
Incontriamo il primo cliente. Parla benissimo l’italiano, fa anche “il Console d’Italia”, quantomeno è addetto all’ambasciata. E’ spaventatissimo per quanto è successo: in Polonia, ieri, c’è stato un golpe militare, i carri armati russi sono alla frontiera della Polonia. I trasporti via terra per la Svezia avvengono con vettori polacchi, ha paura di un’interruzione nei rifornimenti e, soprattutto, ha paura sui confini con la Russia.
Io penso che dobbiamo anche andare in Finlandia e suggerisco di anticipare appuntamenti e voli.
Prendiamo l’aliscafo per tornare a Kopenhagen. Incontriamo qui, di volata, un grossista esclusivista, che, per mia fortuna, parla anche tedesco. Poi, di corsa, all’aeroporto Kastrup, check -in e pranzo veloce al buffet: sandwiches, cocktail di scampi, uova sode, salumi, crostata di frutta e un’orribile Sauer-Rahm che non sono riuscita a ingoiare. Da bere Apfelsinensaft, conservato.
In volo su Stoccolma, sempre con SAS, alle 18. Cena in aereo: salmone, cocktail di scampi (è un vizio) pollo freddo in bellavista, insalata, formaggi, dolcetto alla crema e frutta, spremuta d’arancia e caffè.
Stoccolma è sull’acqua, come Venezia, più o meno. Siamo all’Adlon Hôtel, nella Vasagatan, prenotato con Select, all’aeroporto Arlanda, all’arrivo.

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Stoccolma
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15 dicembre
Serie di telefonate di prima mattina per anticipare tutti gli appuntamenti. I clienti capiscono, sono gentili, hanno paura anche loro di questa situazione russo-polacca che sembra precipitare in qualcosa che non osiamo pensare.
Colazione abbondante, e meno male, perché salteremo di sicuro il pranzo. L’ultimo grossista a Grøndal, poi veloci all’aeroporto: si vola a Oslo.

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A Oslo tira un vento della malora. Arriviamo in albergo, il Viking, che è sera. L’albergo è un First class ma la camera è gelida.

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L’albergo è enorme, pieno di ogni sorta di gente, proprio il tipo di alberghi che odio. Non possiamo cenare in albergo: il salone è prenotato per il Julimenu, la cena di Natale…la fanno adesso?
Usciamo, il vento impedisce quasi di respirare, troviamo un ristorante nelle vicinanze, il Runde Tønne, sembra una taverna per pescatori, buia e fumosa. Anche la lingua norvegese non è molto pratica, il menu però ha piatti in cinese, che strano. Ci portano un piatto chiamato “Chow-chow” maiale e riso alla cinese. Speriamo che non sia cane, con quel nome…Ci sono intere famiglie che cenano e mangiano enormi gelati, a me vengono i brividi solo a guardarli.

16 dicembre
Anticipato anche qui tutti gli appuntamenti e anche i voli.
In mattinata riusciamo a partire dall’aeroporto Fornebu di Oslo verso Bergen.
Bello il viaggio, a bassa quota, sopra le paludi ghiacciate di Hardangervidda, il ghiacciaio Folgefonn e i fiordi ghiacciati, la neve candida senza un segno, un’impronta. Arriviamo prima di pranzo all’aeroporto Flesland.

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Bergen è una città industriale, piena di fumo. Belle le casette della periferia e quelle del porto, tutte colorate, di legno, con i tetti ricoperti a “squame di pesce”.
Siamo ripartiti verso le ore 14 in ritorno a Oslo. Dietro di noi, il sole è tramontato subito e ci siamo ritrovati nel buio della notte alle due e mezza del pomeriggio, una sensazione strana davvero.
All’aeroporto di Oslo noto che la temperatura è -40°.
Ci imbarchiamo su un aereo della Finnair in direzione di Helsinki.
L’aereo sembra a pedali, però l’interno è ben arredato e confortevole.
Scossoni alla partenza, scossoni all’arrivo. Cibo minimo: il solito cocktail di scampi, tre fettine trasparenti di arrosto di maiale, una fettina di roast-beef, due foglie di insalata, un microscopico panino integrale e un babà alla crema. Niente formaggi.
Arriviamo all’aeroporto Vantaa che sono le 23. Scendiamo dall’aereo e dobbiamo andare a piedi fino al terminal. Per fortuna io indosso degli stivali a tacco basso con suola di para che hanno buona presa sulla lastra di ghiaccio che ricopre tutto il percorso. Una signora in pelliccia e scarpe con tacco alto scivola e si siede per terra. Cerchiamo di aiutarla e arriviamo alla meno peggio fino al terminal.
Uno alla volta dobbiamo entrare in un gabbiotto di “vetro”, forse plexiglass, dove si devono mostrare i documenti, quanto denaro si ha e rispondere a un interrogatorio. Il mio compagno di viaggio non parla una parola che non sia italiano e il nostro dialetto. Per evitare di fare mattina mi infilo dentro nel gabbiotto insieme con lui, le guardie vanno fuori di testa, riesco a spiegare la situazione e si ammorbidiscono. Espletate le varie pratiche usciamo e riusciamo a trovare un taxi che ci porti in città. Mezz’ora di viaggio con un tassista pazzo scatenato che corre a rotta di collo su queste strade ghiacciate, nella notte fonda. Il retro dell’auto scodinzola come un cane rabbioso.
Anche Helsinki è sull’acqua, ci spiega il tassista con orgoglio: la città dai mille laghi!
Non posso certo contarli con questo buio e poi, credo che siano anche tutti ghiacciati in questa stagione.
A proposito, qui si cambia fuso orario: + 1 ora.

L’albergo Aurora è buono, moderno, camere confortevoli, bagno grande con doccia, temperatura +30°: si può girare nudi per stanza. C’è una grande finestra, un bel divano e uno scrittoio con incorporato anche la “toilette” ad alzata con specchio, che mi ricorda quella in camera di mia madre, per pettinarsi e truccarsi. C’è anche la radio, ma il linguaggio parlato ha troppe ELLE e troppe KAPPA perché si capisca qualcosa.
Dalla finestra vedo l’autostrada e la ferrovia. Pochissimi i rumori, attutiti dalle doppie finestre con vetri isolanti.

 

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17 dicembre
Dormito molto bene e colazione perfetta.
Il taxi che ci porta dal cliente ci fa attraversare buona parte della città. Le strade sono larghe, le piazze grandissime, i palazzi moderni, impersonali, sembra di essere in Russia, soprattutto osservando le automobili. Ho l’impressione però che, a differenza degli altri paesi visitati, la Finlandia sia più povera.
Dopo aver viso il cliente siamo tornati in aeroporto e abbiamo anticipato il volo. La situazione politica sembra precipitare.
Alle 13.30 ci comunicano che il volo diretto Alitalia su Milano è stato cancellato “per un guasto”. Noto che scompaiono dal tabellone anche altri voli. Chiedo informazioni e scopro che è appena arrivato, da Stoccolma, un aereo che ripartirà non appena scaricati i passeggeri. Ci sono posti liberi. Chiedo di riservarli a noi e andiamo all’imbarco.
Arrivati a Stoccolma riusciamo a trovare posto su un aereo della KLM per Amsterdam: l’importante, ora, è allontanarsi da qui e tornare a casa.
Ad Amsterdam troviamo posto su un aereo Alitalia per Milano, finalmente. Bello rivedere lo Schiphol, mi sento quasi come a casa. Compero una bambolina olandese per me e delle sigarette per il mio fidanzato.

Alitalia in ritardo, come al solito, come al solito disservizio, problemi con l’impianto idraulico.
Poi si parte, arriviamo a Milano con sole due ore di ritardo rispetto al previsto, ma con due giorni di anticipo.
Scopriamo a Milano che l’aeroporto di Helsinki è stato chiuso a causa “della neve”, l’ultimo aereo partito è stato il nostro.
Mi scappa da ridere: la neve non è certo il problema del momento.