Gente di paese (2)

 

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Acquerello
mie opere

Si chiamava Lorenzo.
Figlio maggiore di una famiglia poverissima, aveva sviluppato un’insana invidia per tutti quelli che stavano meglio di lui. Era più alto e forte di tutti i suoi compagni di scuola e, sempre a causa dell’invidia che covava, faceva dispetti maligni e brutali ai suoi compagni più abbienti che non avevano neanche il coraggio di lamentarsene con gli adulti.

Dopo il servizio militare si ritrovò orfano dei genitori e a capo di una numerosa nidiata di fratelli più piccoli a cui doveva badare e provvedere.
Fu certo la necessità, ma anche la sua smisurata ambizione, a farlo iscrivere ai Fasci.
Non s’intendeva di politica, aveva solo compreso che, entrando in quei gruppi paramilitari, avrebbe avuto uno stipendio, la possibilità di affidare allo Stato i suoi fratelli più piccoli i quali avrebbero potuto usufruire di istruzione e mantenimento in Istituti fascisti, avrebbero trascorso le estati nelle colonie fasciste al mare o in montagna, sarebbero stati curati e nutriti meglio degli altri ragazzini che appartenevano alla sua condizione sociale.

Era anche molto orgoglioso della divisa che portava, la sua statura e il portamento lo facevano sentire elegante e, effettivamente, era molto ammirato dalle ragazze.
Ebbe parecchi incarichi, mai di comando, ma che lo facevano sentire importante: da motociclista nelle parate a istruttore delle reclute.

La guerra lo portò su vari fronti. Era partito entusiasta, convinto che sarebbe stata una campagna eroica come quelle del Risorgimento.
La delusione fu devastante. Ne tornò comunque illeso, anche se spaurito e ridimensionato.

Dopo la guerra fece tutto il possibile per far dimenticare la sua iscrizione ai Fasci.
Non aveva capito che la gente nemmeno ricordava che lui era stato fascista, visto che non aveva commesso alcun sopruso, che non si era occupato di politica, che non aveva partecipato ad alcuna repressione verso la popolazione, in fin dei conti, la maggioranza della popolazione aveva indossato la camicia nera, volente o nolente.
Ma lui si sentiva a disagio a ricordare quegli anni, la guerra lo aveva cambiato e reso più consapevole.
Rimaneva però in lui, ancora quella sua smisurata ambizione e quella sua invidia per i più abbienti. Così si fece una nuova identità iscrivendosi al Partito Comunista. Divenne uno dei più sfegatati assertori di questa ideologia, cercando comunque di ottenere vantaggi in modo da poter raggiungere un benessere che lo portasse alla pari di coloro che invidiava.

Io che, da ragazzina, lo ascoltavo spesso quando predicava le sue teorie marxiste, e dico sue, perché lui di Marx e Hegel non aveva mai letto nulla, sotto sotto ci ritrovavo però, molte delle idee nelle quali aveva creduto quando era giovane e mi meravigliavo che gli adulti non si accorgessero di quanto mal razzolava pur predicando bene.