Apatia

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acquerello
mie opere

 

Sono chiusa in casa da giorni, ormai. Non è che sia una novità per me che esco pochissimo anche in tempi normali. Il silenzio è interrotto dalle telefonate di parenti e amici, dal tubare delle tortore, dall’abbaiare dei cani impazziti al suono delle sirene delle ambulanza. Poche, in verità, in questi ultimi giorni. Contiamo i morti, almeno quelli che ci vengono segnalati dai Media perché i funerali non si fanno.

1957: l’Asiatica.
Avevo 9 anni e me la beccai alla fine di agosto, gli ultimi otto giorni, nell’orfanotrofio dove ci ammalammo tutti. In Italia si ammalarono 26 milioni di persone e ci furono trentamila morti.

Dovrei fare la solita vita, comunque, eppure sento in me una strana apatia, inspiegabile, non riesco a fare nulla delle abituali cose quotidiane e mi urge, dentro, una voglia di trasgressione, una insana ribellione contro queste costrizioni.
Resto in attesa e non so nemmeno di cosa, visto che la mia vita di sempre non è, comunque, cambiata rispetto a prima.
Rifletto su ciò che il futuro ci riserva: cambieremo molte, o solo alcune, delle nostre abitudini o torneremo alle vecchie abitudini peggiorandole? Avremo imparato qualcosa da questa esperienza?Dovremo forse fare i conti anche con un peggioramento delle nostre condizioni sociali causate da una crisi economica o ci sarà una ripresa impensata?

Aspetto, indecisa fra la voglia di uscire e mettermi a urlare come un coyote contro la luna o continuare a vagare di stanza in stanza assaporando il silenzio e combattendo contro la voglia di infilarmi sotto le coperte chiedendo un abbraccio al piumone.