Gente di paese (3)

 

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Era nata un sabato mattina presto, nella seconda decade di un giugno del dopoguerra.
Perse il padre quasi subito, ma non per distrazione ‘ché non se n’era andato a comprar le sigarette, come fan tanti che poi non tornan più.

Trascorse un’infanzia tranquilla, senza scossoni, aveva un solo amore: la lettura.
Apprese presto a leggere e s’innamorò dei libri, il suo primo passatempo, il resto del mondo non lo vedeva neanche.

L’adolescenza la colse impreparata e sviluppò un odio immenso per tutto e tutti.
Si ribellò a ogni imposizione, a ogni costrizione, isolandosi dagli altri, perdendosi nei libri e nelle loro storie, viaggiando sempre sola alla scoperta di se stessa.

Ora è vecchia, molti le sono morti intorno ed è rimasta sola.
Ha vissuto una vita a suo piacere, goduta senza pretese, senza grandi desideri, senza troppi affanni e vive dei ricordi che affollano il suo mondo.
Passa per la strada senza vedere ciò che la circonda.
Se qualcuno la ferma e le chiede: “Come stai?” lei risponde sempre: “Bene, grazie, e tu?” e ascolta, sorridendo, tutte le magagne altrui, che le scivolano addosso senza penetrare il guscio che s’è costruita intorno.
A casa guarda dalla finestra i merli che becchettano per strada e nel giardino e lascia che il sole l’accarezzi.

Han detto ch’è stata una donna senza ambizioni. Sarà, a me pare, però, che sia felice.

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