“amore”

 

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tecnica mista su carta
mie opere

Volutamente, e chiedo scusa, non ho risposto ai commenti sul mio articolo precedente.

In questi giorni, alcune vicende di cronaca e altre, meno eclatanti, mi hanno fatto riflettere provocando il mio sfogo sull’AMORE.

Perché è ovvio che conosco e so bene che cosa è questo “amore”, quello che non ha maiuscole, che non è urlato, cantato, declamato, che non eccede.
L’amore quotidiano, che non ha pretese, che è nato giorno dopo giorno senza paroloni, anzi silenzioso, tranquillo, che non fa domande perché conosce tutte le risposte, che non ha dubbi, che non cerca la felicità, che non ha lacrime e neppure grandi slanci.

Questo “amore” che non ha bisogno di gesti, di dimostrazioni, in cui all’uno importa solo il benessere dell’altro, reciprocamente, senza affanni.
Ogni giorno, per sempre.

 

AMORE

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Olio su pietra
mie opere

 

Che cosa è questo AMORE che riempie la bocca, le orecchie e la testa della gente?
Che si trova nei film, nei romanzi, che colma canti e poesie, che è causa di suicidi e omicidi.
Che cosa è se non un mero impulso, un moto derivato da una tempesta ormonale, che passa come un uragano e devasta e poi se ne va lontano a colpire altrove.

AMORE: termine decantato, abusato, sopravvalutato, sovrastimato, eccessivo, esagerato, sperticato, irragionevole, intemperante, tossico, privo di ogni logica, squilibrato, avvelenato, esuberante, sfrenato, illimitato, sconveniente, demente, insensato, stolto e, sì, pure incompreso e sconosciuto e straziante.

Qualcuno me lo sa spiegare a che cosa serve questo AMORE se è causa di così tanta sofferenza?

Cumulonembi, celle e supercelle

Questo agosto pazzoide ha devastato alquanto le zone a noi limitrofe e anche un po’ qui, nel nord della nostra zona.

Si è parlato di “supercelle HP”, in pratica di “cicloni” simili a quelli delle terre dei monsoni, meno violenti, più rari per fortuna.

Il mio paesello è abbastanza fortunato perché si trova in una “bassa”, quasi una conca, e i temporali ci girano intorno andando a sfogarsi altrove; a volte ne becchiamo le code che non sono mai pericolose come il loro culmine.
In questi ultimi anni, però, abbiamo subito anche noi i cambiamenti che hanno causato periodi di siccità alternati a potenti temporali, portati, appunto, dalle “code” delle supercelle nate nei territori di nord-ovest e passate poi a poca distanza da noi.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto un temporale “asciutto”, uno di quei temporali ad alta quota, in cui i fulmini corrono da nuvola a nuvola senza scaricarsi a terra, con lampi, tuoni, brontolii, borbottii, tonfi, rotolamenti…e l’impressione che si stia per scatenare il finimondo ma, dopo un po’, il vento si porta via tutto e ritorna la calma.

Scattando foto in continuazione, dalla finestra di casa, sono riuscita a cogliere almeno uno di quei “bagliori”.

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mie foto

Storia di un bruco

Ho raccolto il prezzemolo, quindici giorni fa e ci ho trovato un bruco di macaone.
Di solito mangiano le foglie delle carote e dell’achillea millefoglie, ma io non ne ho, così si accontentano del prezzemolo.
Purtroppo mi sono accorta del bruco solo dopo aver portato il prezzemolo in casa e mi è tornata la voglia di “allevarlo” come facevo quando mia figlia era piccola e le mostravo la metamorfosi delle farfalle.

Mia figlia ha sorriso vedendo il bruco e ricordando le esperienze del passato, poi lo ha osservato per bene e ha detto: “Ha la faccia “da” Ugo”. Così l’abbiamo chiamato Ugo, Ugo il Bruco.

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mie foto

L’ho messo in una scatola trasparente, ho fatto i buchi nel coperchio con un ferro da maglia riscaldato sulla fiamma, l’ho rifornito ogni mattina di prezzemolo fresco, pulendo la scatola dagli escrementi (mangia molto).
In breve tempo è cresciuto e ha fatto l’ultima muta dopo pochi giorni.

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mie foto

mie foto

Poi si è “incollato” con la sua bava al coperchio della scatola, si è legato con un forte filo per non cadere di sotto e dopo ventiquattrore si è trasformato in crisalide “uscendo” dalla pelle che è rimasta a lato, come un informe mucchietto.

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mie foto   Il bruco visto da sotto.

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mie foto  si vede bene il filo che lo trattiene

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mie foto in alto a destra il mucchietto dell pelle del bruco

Dopo dieci giorni la crisalide si è aperta e io ho trovato la farfalla sulla zanzariera, ancora con le ali rattrappite, così l’ho fatta salire delicatamente sul mio dito e l’ho portata subito all’aperto posandola su una foglia. Peccato che quando sono tornata per fotografarla non ci fosse più.

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mie foto spiacente, ma era in controluce

 

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mie foto la crisalide cambia colore quando la metamorfosi è completa

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mie foto si vede il taglio da dove è uscita la farfalla

Comunque il nome Ugo era appropriato, perché la farfalla era un maschio: il suo addome era affusolato e appuntito, quello delle femmine è più tozzo e arrotondato in fondo.

A proposito di farfalle, nelle lingue italiana, russa e spagnola si tratta di sostantivo femminile, in francese e tedesco è un sostantivo maschile, mentre in inglese è “come vi pare”.

Martedì

Piove, lentamente e quasi senza rumore.
Solo un ticchettio sommesso sulle foglie delle piante assetate.
Qualche sordo brontolio lontano, dietro le nuvole, là in alto.
L’odore della terra bagnata si mescola a un vago sentore di vaniglia, forse una vicina sta preparando una torta.

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mie foto

Sul sambuco, vicino alla scala di casa, la tortora protegge il suo ultimo nato. Non ho ancora sentito né visto le gazze, oggi. Loro si fermano sempre sull’ulivo dietro alla casa e fanno un baccano d’inferno quando il gatto dei vicini va a passeggiare sotto l’ulivo.
Forse le gazze hanno lì un loro nido e il gatto lo sa.

I merli si stanno beatamente bagnando nelle pozzanghere al centro della carreggiata della strada.

Una testa di c…o sta passando sulla strada con la musica a tutto volume e i finestrini dell’auto aperti, lentamente, spaventando merli, passerotti e tortore.
Che un fulmine lo colga, così non romperà più i timpani anche a noi tutti..