Mestizia

https://undentedileone.files.wordpress.com/2019/08/bio-gnosi.jpg
bio-gnosi mie opere tecnica mista su carta

Da molto tempo, ormai,

la morte

mi lascia indifferente.

Quotidiana compagna

di questa mia esistenza

io me la trovo accanto,

giorno dopo giorno,

tranquillamente.

Vivo serenamente,

senza panico alcuno,

la sua tangibile presenza.

Quel fisico contatto

ad ogni istante

è l’unica certezza della vita.

Avevo poco più di vent’anni quando scrissi questa riflessione, rendendomi conto dell’eredità genetica ricevuta dai miei predecessori e decisi che avrei fatto tutto il possibile per godermi ogni giorno che madre natura mi donava, vivendolo a pieno.
Ora sono vecchia, avrò avuto poche ambizioni e pochi desideri, ma la vita mi ha donato più di quanto avrei chiesto.
Mi rendo però conto, soprattutto in questo periodo in cui le notizie che ricevo riguardano le inevitabili perdite, che il mio animo sembra essersi abituato alla mancanza, al vuoto e che è sempre più presente “la tangibile presenza” e il pensiero della sua ineluttabilità, tanto misteriosa da aver generato paradisi consolatori e inferni, creati da miti, leggende, religioni.
Peccato non sia mai tornato alcuno a raccontarcela.

24 pensieri su “Mestizia

    • Grazie Guido. Questa immagine, che ho dipinto su un foglio 30 per 40 cm ha una storia buffa. Per vent’anni sono stata socia di un’associazione di artisti e ne sono anche stata presidente per cinque anni. Il gruppo era eterogeneo e alcuni giovani che mi avevano in confidenza, mi prendevano un po’ in giro per i miei lavori, un poco demodé, troppo classici e sostenevano che mai avrei potuto produrre qualcosa di informale o di astratto. Così, una sera, li invitai a cena e alla fine presentai loro due lavori, questo e un altro che non ho più. Rimasero stupiti e chiesi loro di dare un’interpretazione a questi lavori. Naturalmente venne fuori di tutto, soprattutto per questo che fu paragonato al nostro pianeta ai primordi, c’è chi ci vide uno stagno, il mare artico, eccetera…Alla fine svelai loro il mistero: mi ero ispirata a un piccolo ingrandimento al microscopio che avevo visto sul vocabolario medico e che rappresentava una lastrina riguardante il polmone malato di un fumatore. Rimasero stupiti e io spiegai loro che l’astratto e l’informale si possono trovare in ogni cosa, in un pezzetto di stoffa, nella corteccia di un albero, nella grana della pelle, sulla superficie della crema del caffè, ovunque, purché si abbia la capacità di osservare, ispirarsene e produrre un lavoro armonico sia nella forma che nelle campiture. Sta poi a chi guarda il ricavarne emozioni e riflessioni. Ma è il “formale”, ovvero il “vero” che è difficile da riprodurre, perché, per rappresentare il vero e il bello, bisogna aver studiato e bene, conoscere gli strumenti, i materiali, aver provato e riprovato ed essersi esercitati a lungo, avere occhio e conoscere tutti i segreti che il “mestiere” esige.

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  1. Mi sento adeguatamente compunto davanti alle tue considerazioni che condivido ampiamente. Non vorrei però morire senza qualche ulteriore spiegazione sulla tua sfera bio-gnoseologica: epoca, tecnica, significato, particolari vari ed eventuali. Di primo acchito mi fa pensare alla terra ma penso che abbia ben altri significati. Grazie Neda!

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    • Caro Cesare, ho appena raccontato la storia del dipinto nel commento in risposta a Guido Sperandio. Per quanto riguarda la tecnica è un lavoro su carta pesante, con acquerelli e inchiostri di china. Spero che la storia ti diverta.
      Per quanto riguarda il titolo “bio-gnosi”, non avendo io studiato il greco e neppure il latino, ho cercato sul vocabolario e ho dato il significato “conoscenza della vita”, ovvero: “bio”= vita e “gnosi”= conoscenza.

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      • La pittura e la scultura si sono modificate e molto, dopo la nascita della fotografia. Gli artisti hanno avuto l’esigenza di fare altro, visto che il “vero” poteva essere rappresentato con questo mezzo, con immediatezza e poco prezzo. Le avanguardie artistiche, storiche, del diciannovesimo secolo hanno seguito un percorso che ha cercato altre forme di espressione. Nel ventesimo secolo, anni novanta, si è sentita la necessita di tornare al realismo, addirittura all’iperrealismo, per mostrare le capacità dell’artista dal punto tecnico. Ovviamente c’è anche da dire che se un artista vuole la fama e la pecunia, deve anche seguire le mode e il mercato e questo è sempre avvenuto.

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  2. Neda, “Vecchiaia” è un piccolo capolavoro e ci ho riso di gusto. Da parte mia, guardando ad ogni costo il lato positivo, aggiungerò che noi vecchi siamo anche “una risorsa”. Taluni di noi infatti danno lavoro, sotto forma di assistenza agli anziani, a numerose persone ed enti, compresi alcuni giovani che superandoci o investendoci a 180 all’ora ci considerano solo vecchi paracarri. Il tuo finale è bello e poetico, chi ancora può danzi, gli altri, trattenuti da sinistri scricchiolii, staremo prudentemente a guardare.

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  3. Le fonti di ispirazione possono essere infinite, è un processo incatturabile che nessuna logica potrà mai spiegare nè tantomeno sottoporre a delle regole o procedure. (Perciò sghignazzo a sentir parlare di scuole di scrittura, che Tolstoi o Hemingway hanno frequentato scuole di scrittura?) .
    Così il giudizio se un lavoro è arte con la A maiuscola o artigianato non so se sia fissabile senza cadere in dispute interminabili e opinabili dove tutti alla fine fine hanno una parte di ragione.
    C’è solo, secondo me, una sola obiettiva verità: ogni individuo ha un suo approccio in base a una serie infinita di circostanze e di vissuto e quindi vale il suo personale modo di emozionarsi davanti a un lavoro. Che poi come non ricordare Freud&Co?

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    • Hai perfettamente ragione. Hem si è diplomato a 18 anni, non ha fatto l’Università e ha subito incominciato a lavorare come giornalista, a 23 era a Parigi sposato. La scuola di scrittura, in passato non esisteva nemmeno, se la sono inventata adesso. Quand’ero ragazza la scrittura “creativa” era la bella scrittura, ovvero la calligrafia ornata, che poco aveva a che vedere con la scrittura.
      A proposito di Hem, sto leggendo “In our time” per comprendere meglio come scriveva nella sua lingua e poi leggerò “The torrents of spring” le sue prime due pubblicazioni. Leggendo invece i brani giornalistici degli anni di Parigi e seguenti, nel volume “Dal nostro inviato E.H.” sto scoprendo che ha uno stile ben diverso da quello dei romanzi e anche un Hemingway che non mi aspettavo. Del resto, lui non voleva che si pubblicassero gli scritti che aveva fatto per i giornali, diceva che il pezzo giornalistico deve essere fatto ad arte per attirare il lettore e quindi non rispettava il suo vero stile.
      Comunque, a mio avviso, sui personaggi più famosi, come Hem, Leonardo, Tolstoj e molti altri, alla fine nascono leggende che hanno poco a che vedere con la vera realtà della loro vita e, al giorno d’oggi, in cui la comunicazione assillante, ma superficiale, fa credere a molti di sapere tutto, è facile credere alle panzane se non si ha il discernimento di approfondire e cercare fonti certe e inconfutabili.

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  4. Quanto mi piace macchiare fogli con gli acquerelli! Mi illudo che anche per questo ci voglia un certo potenziale artistico. Lo faccio da quando non mi va più di perdere la testa per riprodurre la realtà. Questo tuo è un capolavoro.

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  5. siamo stati messi a prova da due anni al contatto più stretto con noi stessi; personalmente ho pensato molto al senso della vita, dunque alla morte. Non la vedo come uno spauracchio, ma qualcosa che va di pari passo con la vita, del resto quotidianamente ci aviciniamo sempre più a lei. Poi ci sono gli agenti esterni che modificano il nostro umore e ci sono giorni in cui si pensa pure di desiderarla per spegnere il cervello a tutte le bruttura che deve elaborare. Poi magari vedi un prato fiorito, ascolti il canto di un pettirosso, osservi bellezze di vario tipo, e ci si riappacifica con la vita. fino a quando, non si sa…
    Buongiorno Neda

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