Libri

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Molti che hanno, più o meno, la mia età hanno sicuramente avuto in mano, o posseduto, questo tascabile, il primo della serie degli Oscar Mondadori. La copertina in brossura porta l’illustrazione che rappresenta le sembianze di Rock Hudson, la traduzione è di Fernanda Pivano e il libro fu edito nel giugno 1965.
In quel giugno io compivo 17 anni e chiesi a mia madre quel libro come regalo.
Lo avevo visto nella vetrina di una piccola libreria vicino a una merceria in cui mia madre si recava spesso per acquistare quanto le serviva nel suo lavoro di sarta.
Non ricordo che cosa mi attrasse di quella copertina, ma alla Scuola per Interpreti stavamo studiando la letteratura anglo-americana e avevo sentito nominare Hemingway per la prima volta.
All’epoca avevo già letto libri di autori anglo-americani (Dickens, Kipling, Poe, Beecher Stowe, May Alcott e altri) ma nella biblioteca dell’Istituto in cui avevo vissuto prima del 65, Hemingway e Steinbeck, ovviamente, non si trovavano. Ovviamente, perché, a quanto pare, non erano considerati autori adatti alle “giovinette”.

Vidi anche il film che fu tratto da questo libro nel 1957 con Rock Hudson come protagonista, lo vidi quando fu trasmesso in TV molti anni dopo, ma non ho ancora avuto la possibilità di vedere il primo film che ne fu tratto, quello del 1932 con protagonista Gary Cooper che ricordo invece per la sua grande interpretazione in “Per chi suona la campana” tratto dall’omonimo romanzo sempre di Hemingway.
Rimasi affascinata dalla scrittura di Hemingway tanto che ne lessi tutti i libri che trovai nelle biblioteche e cercai poi di comperarli, in casa ora ne ho quattordici dei suoi libri, acquistati poco alla volta, anche nell’usato, nell’arco degli anni.
Ora, ho deciso di ricominciare a leggerli, ho iniziato con il suo primo postumo “Festa Mobile” per confrontare le pagine in cui descrive Scott Fitzgerald e Zelda, con quelle scritte da Nancy Milford nella biografia “Zelda” nella quale, appunto, si fa cenno a Hemingway.

18 pensieri su “Libri

  1. Hemingway è il mio scrittore numero 1.
    Anch’io li ho tutti. I 49 racconti sono un gioiello che amo, insieme a Il Vecchio e il Mare.
    Ho letto naturalmente anche Addio alle Armi, ma i due titoli che ho sopracitati per me restano imbattibili.
    Hemingway lo considero il mio maestro, la mia scuola di scrittura.

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    • Vero Guido. Quando lessi il primo libro di Hemingway pensai che la sua scrittura semplice, “vera”, quasi scarna, lasciava molto alla fantasia del lettore.
      Io ho apprezzato molto anche il volume che raccoglie gli scritti di Hemingway come giornalista. Il pezzo pubblicato sul Toronto Star nel 1923 su Mussolini: “Mussolini, Europe’s Prize Bluffer, More like Bottomley than Napoleon” è una vera perla, anche se Mussolini se la legò al dito bandendo le opere di Hemingway e prendendosela pure con la Pivano che lo aveva tradotto.
      Proprio pensando ai sui scritti come giornalista, mi piacerebbe sapere che cosa scriverebbe, se vivesse in questi nostri tempi, su molti dei personaggi che imperversano nella nostra politica.

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  2. I grandi film arrivano a tutti ma risalire al libro è spesso una ottima idea, anche per gli autori non famosissimi. Il romanzo “Via col vento” merita di essere letto. Ricordo anche i capolavori di Hitchcock molti dei quali ispirati ai grandi romanzi e racconti di Daphne Du Maurier. “Rebecca” è assolutamente da leggere anche se il film è quasi insuperabile.

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    • Pensa, Cesare, che quando mia figlia era ragazzina, dato il numero di libri che avevamo in casa, ogni volta che vedeva un film mi chiedeva se avevamo il libri da cui era stato tratto. Per poi incavolarsi perché i film, spesso erano poco aderenti al libro, come fu per “La storia infinita” di Ende. Anch’io, del resto, se ho letto il libro, preferisco, tranne che in rarissimi casi, non vedere il film che ne viene tratto, per non rimanere delusa.

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  3. Il film è un po’ come la traduzione, sempre in bilico tra la noia della fedeltà assoluta e il tradimento della troppa creatività. Ci sono esempi felici, come Philip Dick e Ridley Scott (Blade Runner). Non ho mai visto un buon film sui tre moschettieri o su Sherlock Holmes. Solo uno da Jules Verne. Solidarizzo con tua figlia.
    Oggi si buttano tutti sugli effetti speciali. Forse i testi meno eccelsi e famosi permettono un approccio più equilibrato.

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    • Per quanto riguarda le traduzioni, a volte è colpa degli editori, un buon traduttore ha bisogno di tempo e perciò costa. Pensa che Rizzoli ha pubblicato in due volumi, tradotti, “The source” di Michener a cui sono state eliminate, nell’edizione italiana, molte delle parti più interessanti, ovvero quelle dei dibattiti filosofici, favorendo invece le parti di “azione”. Per quanto riguarda i film, bisogna tenere in considerazione l’epoca in cui il film è stato girato, soprattutto per le tecniche usate, per le varie censure e per gli accomodamenti obbligatori al servizio delle varie politiche del tempo. Inoltre se uno scrittore cede i diritti d’autore non può più reclamare per lo stravolgimento che avverrà della sua opera. Per quanto riguarda il film de “La storia infinita”, noi avevamo già letto il libro e il film non rispecchia assolutamente il messaggio del libro, ovvero il rapporto padre-figlio e la crescita interiore del ragazzo. Inoltre, nel finale del film c’è la vendetta che il ragazzo compie, con l’aiuto del “mostro volante” sui suoi compagni di classe che lo avevano maltrattato. Nel libro non c’è alcuna vendetta, il ragazzo passa da solo fra i suoi compagni, guardandoli negli occhi e loro si scostano da lui perché capiscono che lui non li teme più, è diventato “grande” pur non essendo cambiato fisicamente. Uno dei pochi film aderenti al testo, per quanto riguarda il messaggio dell’autore, è stato “Il nome della rosa” di Eco, quello con Sean Connery. L’altra versione mi sono rifiutata di vederla. I serial come l’ultimo su Leonardo da Vinci, o quello su Romolo e Remo, non hanno nulla a che vedere con la storia, sono solo fatti per attirare pubblico e molti si berranno queste panzane come se fossero vere. Beata ignoranza.

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  4. Ce l’ho anche io quell’Addio alle armi, pagato due euro al mercatino dell’usato! Il mio Hemingway preferito è Per chi suona la campana, ma sospetto che avendolo letto per primo, tra i suoi, ed essendo rimasta così colpita, sia anche per motivi “sentimentali”, seguito dai 49 racconti!

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    • Quando mi è possibile, cerco di avere, o di poter leggere, tutte le opere di un autore che mi piace e poi le rileggo in ordine cronologico per comprendere come si sia evoluto lo scrittore. Di Hemingway preferisco gli scritti giornalistici raccolti in un’opera edita postuma: “Dal nostro inviato Ernest Hemingway”, perché in questi scritti si nota la differenza di stile fra il giornalista e lo scrittore, inoltre sono stralci d’epoca e di storia, anche se si comprende molto bene quanto Hemingway fosse consapevole, nello scrivere un pezzo, che i lettori erano lontani dal mondo che lui descriveva ed era “opportuno” rendere lo scritto molto appetibile a favore della vendita del giornale.
      Nei romanzi, solo alcuni brani sono simili a quelli giornalistici, la scrittura diventa più scarna e lascia molto alla fantasia del lettore.
      “Fiesta” fu il primo romanzo di Hemingway, per il quale usò molti degli appunti che aveva scritto per i giornali, li mise insieme e poi ci costruì sopra una storia nella quale, molti dei suoi conoscenti ed amici si riconobbero e ad alcuni non fece piacere..

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      • Invece io quando amo uno scrittore mi lascio sempre qualcosa di non letto! Rimando sempre un pochino l’ultimo piacere, finché poi cedo! Gli scritti giornalistici di Hem mi mancano, e ora mi è salita la scimmia!

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      • Io sto cercando due libri di Hem, ma in lingua originale, anche se la maggior parte dei libri che ho di lui sono stati tradotti dalla Pivano, sento il desiderio di leggerli non tradotti, come ho fatto per altri autori.

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    • In realtà il confronto è stato inutile, perché la Milford non fa altro che riportare quanto Hemingway scrisse in “Festa Mobile” e io non ho modo di sapere che cosa pensasse Scott Fitzgerald, realmente, di Hemingway. Certamente ne pensava bene visto che lo propose al proprio editore, ancora prima di conoscere Hem, dopo averne letto alcuni scritti che gli erano piaciuti. Invece mi piacerebbe poter mettere le mani sulla corrispondenza privata di Fitzgerald per sapere che cosa ne pensava dopo averlo conosciuto e frequentato. Zelda non amava Hem e lo stesso Hem considerava Zelda una pazzoide. Un’altra considerazione è che raramente si può veramente sapere chi è in realtà uno scrittore solo leggendo i suoi scritti. Ci sono ottime biografie su Hemingway, ma una biografia non è mai veramente obiettiva, dipende da chi la scrive e da quanto gli piaceva il soggetto.

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