Picasso

Immagine presa dal web

Se Picasso mi avesse fatto un ritratto come quello di Marie Therèse Walter, probabilmente mi sarei incavolata parecchio.

Ma se oggi possedessi quell’ipotetico ritratto probabilmente potrei risolvere molti dei miei problemi.

36 pensieri su “Picasso

    • Non credo che un artista debba necessariamente scandalizzare. Non credo al genio ribelle, o all’artista pazzoide, sono fermamente convinta che dietro il lavoro di un artista, di un vero artista, ci sia sempre lo studio, innanzitutto, l’esercizio, la ricerca, il “mestiere”, (perché nulla di veramente ben fatto si può improvvisare) conditi da intuizione, emozione e un pizzico di genialità.
      Per quanto riguarda Picasso, ha studiato molto e poi ha cavalcato tutte le mode del suo tempo, seguendo gli influssi del mercato e le esigenze dei collezionisti, esattamente come ogni artista ha fatto prima e dopo di lui, a parte i pochissimi capiscuola, ovvero i pochissimi artisti che hanno segnato i cambiamenti controcorrente e poi sono stati seguiti da altri. Comunque lo “scandalo” non è mai “nell’opera” ma solo in chi la guarda e non comprende.

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      • Buongiorno Wwayne.
        Di Salvador Dalì ammiro soprattutto la tecnica, (superata forse solo da Magritte e sicuramente dagli iperrealisti) e la sincerità: non si è mai nascosto dietro a una ideologia, ma ha detto subito, apertamente, ciò che voleva, ovvero successo, fama e soprattutto soldi, tanti soldi e ha avuto ciò che voleva. Non si può disgiungere un artista dalla sua opera e l’opera di un artista è sempre frutto di alcuni fattori: il suo tempo, la sua capacità (nessun artista può fare più di quanto non sappia fare) e il mercato, soprattutto postumo. Un artista può essere eccelso, ma se rimane uno sconosciuto non ha alcun “valore”. Lorenzo Lotto, nella sua epoca, era considerato un pittore alla stregua di un artigiano qualsiasi. Del resto ai tempi di Lotto, tra Bergamo e Venezia ce n’erano più di 1700 di pittori più o meno bravi che cercavano di sopravvivere, però oggi ne ricordiamo due o tre e Lotto fu riscoperto solo nel 900.
        Diciamo che preferisco l’istrione Dalì a Picasso, perché, non potendo separare le opere dai loro fautori, considero l’opera di Dalì più coerente rispetto a quella di Picasso, del quale non amo la tecnica e disprezzo il suo subdolo nascondersi dietro interpretazioni di comodo per raggiungere ciò che voleva senza mai doverlo ammettere.

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      • Se Dalì ha incassato tanti soldi lo deve non solo al suo immenso talento artistico, ma anche all’altrettanto spiccato talento manageriale della sua compagna Gala. E’ proprio vero che Dio li fa e poi li accoppia.
        Cosa intendi dire quando affermi che Picasso “si nascondeva subdolamente dietro interpretazioni di comodo per raggiungere ciò che voleva senza mai doverlo ammettere”?

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      • Il fatto che Picasso voleva le stesse cose che voleva Dalì, e che vogliono tutti gli artisti, ovvero fama, successo e soldi che è poi quello che vuole ogni essere umano, (almeno i soldi che fanno comodo a tutti, mi pare) ma per raggiungere tutto ciò si è aggregato a tutte le mode artistiche della sua epoca, senza creare nulla di veramente nuovo, come invece fece Dalì. Inoltre, quando Picasso diceva che gli “erano bastati pochi anni di studio per dipingere come Raffaello, mentre gli era occorsa tutta la vita per tornare a dipingere come un bambino” io credo che questa sia stata la sua scusa più ipocrita, perché dipingere usando una tecnica raffinata come quella di Raffaello (o Dalì) ci vuole tempo, tanto tempo e tanta fatica. Ed è stato il talento manageriale di se stesso, non ha avuto bisogno di una Gala, ha raggiunto e superato Dalì per quanto riguarda la capacità imprenditoriale, in questo un vero genio.
        Lo so che sono contro corrente per quanto riguarda l’arte, soprattutto quella pittorica, perché di quest’arte mi interessa soprattutto la tecnica e le varie tecniche sono figlie del proprio tempo e, soprattutto dei cambiamenti sia per i materiali che vengono usati, sia per le mode che influenzano le varie epoche. Ci sono i capiscuola, i gregari e i fuoriclasse. Bisogna sempre vedere chi ha influenzato chi, chi ha copiato da chi, chi ha trovato la possibilità di farsi notare, di farsi sfruttare e di sfruttare.
        Ovviamente questa è una mia pura e semplice opinione e non intendo influenzare nessuno, ma non riesco proprio a farmi piacere Picasso (per la miseria, i quadri di Picasso sono brutti, ma proprio brutti, come si fa ad avere tutti i giorni sotto agli occhi qualcosa di così sgradevole, a parte la firma?)

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      • Io mi chiederei piuttosto come si fa a spendere una barca di soldi per un solo oggetto (a prescindere dal suo valore estetico), quando invece sarebbe molto più saggio spenderli per tante cose e molto più utili (magari anche per gli altri oltre che per noi stessi).
        Sdrammatizzo un po’ il tono di questa conversazione dicendoti che ho pubblicato un nuovo post, in cui racconto una mia esperienza molto intima e personale… spero che ti piaccia! 🙂

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      • In quanto a questo hai perfettamente ragione. Perciò nel mio post dicevo che se avessi avuto un Picasso lo avrei venduto volentieri, visto i prezzi che spunta. Ma non venderei mai uno dei bei quadri che mi sono stati regalati da piccoli artisti locali e che ho appeso alle pareti della mia piccola casa, proprio perché sono belli, ben fatti, gradevoli da guardare e mi ricordano i loro autori (certo non sono di “valore” come quelli di Picasso). Che ci siano poi dei dementi che spendono milioni di dollari per un’opera d’arte, o per farsi un inutile e pericoloso giro nello spazio, invece di utilizzarli per cose più utili…la dice lunga su che cosa sia l’essere umano (da sempre).
        Grazie per la bella chiacchierata e vado subito a vedere il tuo post. Buon fine settimana.

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    • Il mercato e le mode hanno sempre deciso che cosa dovrebbe essere arte. L’assurdità pagata all’asta per il quadro del Cristo attribuito a Leonardo (che molto probabilmente di Leonardo non è) e, soprattutto, la storia dell’ultimo dipinto attribuito a Caravaggio e trovato in una soffitta spagnola (non gestito da un’asta ma da un contratto privato perché a un’asta forse avrebbe fatto cilecca dato che l’attribuzione è molto incerta) la dice lunga su quanto l’arte sia soggetta a fattori che poco hanno a che vedere con l’arte. L’arte, qualsiasi arte, nasce da una intuizione, da una emozione, e deve suscitare emozioni. Perciò, a mio avviso è molto soggettiva, sia per chi la crea che per chi la contempla. Tutto il resto è mercato nel quale giocano critici, galleristi, collezionisti.
      Per questo, la mia riflessione su Picasso, che non mi piace, ma se lo avessi lo venderei volentieri, visto i prezzi che spunta.

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  1. Sono d’accordissimo.
    Perfetto questo tuo capoverso (sintesi): “L’arte, qualsiasi arte, nasce da una intuizione, da una emozione, e deve suscitare emozioni. Perciò, a mio avviso è molto soggettiva, sia per chi la crea che per chi la contempla. Tutto il resto è mercato nel quale giocano critici, galleristi, collezionisti.”.

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  2. Vuoi sapere se un opera è opera d’arte? Poniti davanti e guardala intensamente; se arrivi alla soglia della sindrome di Stendhal o addirittura la superi, allora è opera d’arte. Io ci ho provato ponendomi davanti al barattolo n° 1 (esposto presso il Museo San Fedele di Milano) il primo dei 90 sparsi in tutti i musei del mondo che costituiscono opere di Manzoni dal titolo “Merda di artista”: Della sindrome di Stendhal nemmeno l’odore e in verità pure nessun tipo di puzza: evidentemente il barattolo era ben sigillato.

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    • Non sono mai stata, ne mai sarò, soggetta alla Sindrome di Stendhal. Sono troppo cinica per sdilinquirmi di fronte ad alcunché e, osservando opere delle arti visive, sono troppo interessata alla tecnica più che al soggetto. Un’opera d’Arte è soggetta a troppi fattori: il proprio tempo, la capacità e genialità dell’artista, il mercato e, soprattutto, è soggettiva, deve emozionare, almeno un po’, soprattutto piacere, indipendentemente dalla firma che ha.

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    • Buon pomeriggio Cesare. Saresti così gentile da spiegarmi che cosa ti scandalizza nell’opera di Monet (Impressioni, sole nascente)?
      Questa opera, osservandone la tecnica, si nota chiaramente l’influenza che Monet ha avuto dalle opere di Turner che aveva visionato quattro anni prima a Londra. Anche se, in realtà, in questa opera Monet non riesce ancora a raggiungere la stessa capacità di Turner di sublimare quanto l’occhio può osservare di ciò che sta attorno, rendendone appunto “l’impressione”. Turner, che ha precorso di parecchio l’Impressionismo, senza mai considerarlo tale (anche perché il termine fu coniato da Louis Leroy nel 1874), non fu mai giudicato “scandaloso” nella puritana Inghilterra.
      Nell’opera da te citata di Monet, io vedo la capacità di sintesi, il dominio degli strumenti espressivi, la profondità dei fenomeni luminosi, il tremolio delle onde e la luce che penetra e le rende cangianti. Una incorporea pellicola colorata che raccoglie la luce e riflette i colori del cielo. Meraviglioso, come affermi tu, ma, scusa che cosa ci trovi di “scandaloso”?

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      • Non pretendo di intendermi di pittura o di musica. Molte opere, poi diventate “classici” hanno suscitato stupore cioè scandalo, meraviglia – nel grosso pubblico – al loro apparire. Parlo del pubblico e della stampa, non degli esperti tecnici.
        Del resto succede a tutti noi di rifiutare come non bello qualcosa, in pittura e in musica, che col tempo finisce col piacerci. Non la merda d’artista, certo.
        Ciao, Neda!

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    • Sono andata a controllare tutti i miei scritti, come quando ero a scuola. Poi ho trovato…Vuoi che corregga?
      Pensa che, convinta d’esser io in colpa, mi ero già preparata la risposta: “Ah Professo’ Mi dev’esser rimasto nel pennino, oppure m’è caduto nel panino col tonno e la cipolla…”

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  3. Parlavo del grosso pubblico che si scandalizza davanti a uno stile pittorico che non ha ancora assimilato. Del resto, è o non è uno scandalo che il professore ometta il dovuto apostrofo?! O vogliamo far finta che il pelo nell’uovo non esista?!?!

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  4. L’arte non ha nessuno scopo se non se stessa. Ars gratia artis è pure il motto della casa cinematografica americana MGM quella del leone che ruggisce. Picasso è uno dei quattro geni del 20° secolo per aver dato una svolta epocale alla pittura.

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    • Che l’arte debba essere fine a se stessa e non avere alcun altro scopo è sempre stata smentita dalla storia. Lo stesso Picasso, in una intervista rilasciata a Simon Terry nel 1945, sostiene che: ” Cosa credete che sia un artista! Un imbecille che ha solo occhi se è pittore, orecchie se è musicista e se poeta una lira a tutti i piani del suo cuore? Al contrario è un essere politico vigile […] No la pittura non è fatta per decorare appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo di fronte al nemico”. e in un’altra intervista: ” […] non ho mai considerato la pittura come un’arte di semplice piacere, di distrazione […]”
      Del resto, mio caro Guido, l’arte è sempre stata al servizio di qualcuno, dei mecenati, ai quali i vari artisti hanno dedicato la loro opera, spesso servile, tutt’altro che indipendente; al servizio dei mercanti e dei critici, seguendo le mode imposte dal mercato e dalle varie correnti che rincorrevano se stesse; dalla politica e lo abbiamo visto sia nell’arte antica (Tutmosi docet) che in quella moderna quando le dittature, sia di destra che di sinistra, hanno imposto i loro dogmi, chiesa compresa.
      Non c’è alcun artista, antico o moderno, in alcun campo, che non sia stato influenzato da qualcun altro e, poiché anche gli artisti hanno una pancia da riempire, almeno una volta al giorno…beh, la conseguenza mi sembra logica.

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  5. Igor Stravinsky che per la musica ha operato lo stesso stravolgimento che Picasso nella pittura. Sigmund Freud per la medicina e Albert Einstein per la fisica. Il quinto sei tu ma appartieni al 21 secolo, caro Cesare.

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    • Sempre riguardo a Picasso, ha sì “stravolto” la pittura, ma il cubismo non lo ha inventato lui, ha solo copiato Braque il quale fu influenzato da Cézanne.
      Picasso ha cavalcato tutte le mode del suo tempo, accostandosi a tutte le varie espressioni artistiche delle Avanguardie Storiche: la sua intuizione, geniale, è stata quella di aver cercato, per un certo periodo (quando la sua Spagna ebbe la guerra civile) di mettere la sua arte al servizio di una ideologia. Certo, fosse stato un vero patriota sarebbe andato là a combattere per la sua causa, ma credo che fosse più “facile” starsene a dipingere piuttosto che rischiare la pelle. Picasso le guerre le ha schivate tutte quante, e in questo è stato veramente un genio, anche nel fare i soldi, mentre altri, come Modigliani, per citarne uno, morivano di fame.
      Picasso si iscrive al partito comunista nel 1944 e fino al 1937 non ci sono riferimenti politici nell’arte di Picasso. Mi sono spesso chiesta che cosa sarebbe diventato Picasso se la guerra fosse stata vinta dai tedeschi, o se Guernica non fosse mai stata bombardata.

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  6. @Cesare – Azz. pattare con un russo a scacchi è come condividere una medaglia d’oro con Tamperi alle Olimpiadi. Neda in pittura è una maga, io una mezza calzetta.
    @Neda – Non posso competere con la tua vasta cultura nel campo dell’arte; però penso che se non ci fosse stato Picasso, sarebbe stata tutta un’altra storia pittorica.

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  7. Dalì non trascurava di prendersi in giro, cosa che a Picasso non veniva spontanea. Alcune opere di Picasso non mi dispiacerebbe poterle guardare. Si potrebbe tenerle un poco (anche per abituare l’occhio) e poi farci qualche sommetta per la vecchiaia e soprattutto gli eredi. Io ti salverò, capolavoro del cinema, si arricchisce di immagini di Dalì se non sbaglio.

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    • Esatto Cesare, soprattutto riusciva benissimo a prendere in giro tutto il resto del mondo: un perfetto istrione.
      Per quanto riguarda il film di Hitchcock ricordo il fantastico bianco e nero della fotografia, soprattutto l’ossessivo bianco e le immagini surrealiste dei flash onirici e qualcosa che ricordava Dalì forse c’era, un orologio? Ricordo più che altro le strisce nere sulla tovaglia e sulla neve, ossessive per il protagonista. Del resto Dalì fu interessato al cinema degli anni trenta quando collaborò con Buñuel, in pieno delirio surrealista. Buon sabato Cesare, a presto.

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      • Anche a te. Il grande Tintoretto maestro della luce (influenzato dal Carracci, certo.) Prolifico pittore, longevo e scaltro: basta pensare a come riuscì ad aggiudicarsi la commessa per le decorazioni nel San Rocco. Un grande pittore certamente, ma io preferisco la pittura fiamminga del 15. e 16. secolo a cui si ispirarono Antonello da Messina, Leonardo e Tiziano e che si completò, poi, con le magnifiche opere dei grandi pittori fiamminghi del 17. secolo.
        A presto, buona giornata Cesare.

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