Riflessioni in un caldo pomeriggio d’agosto

Poinciana gillesii – mie foto

A proposito dell’Afghanistan.
Ricordavo quando, fra il 1979 e il 1989, gli Stati Uniti (presidenze Carter e Reagan), il Pakistan e l’Arabia Saudita, addestrarono, finanziarono e armarono i mujaheddin (guerriglieri islamici) per fronteggiare l’espansionismo dell’Unione Sovietica in quella nazione. Credo che i motivi politico-economici siano piuttosto ovvi, considerata la posizione strategica dell’Afghanistan e le ingenti ricchezze minerarie del suo sottosuolo.
Anche il miliardario saudita Osama Bin Laden, per mezzo del Maktab al-Khidamat (MAK, ovvero Ufficio servizi) convogliò in Afghanistan soldi, armi e migliaia di combattenti islamici provenienti da tutto il mondo, sempre con il beneplacito degli USA, Pakistan e Arabia Saudita. Bin Laden, come si è poi evinto, non aveva le stesse intenzioni e gli stessi motivi delle altre nazioni, infatti, nel 1988 fondò Al-Qaida, il movimento fondamentalista islamico, di stampo terroristico.
Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino e i problemi in casa propria, l’Unione Sovietica ritira il proprio esercito dall’Afghanistan, in conseguenza nasce lo Stato Islamico Afghano. Le fazioni interne sono inevitabili come l’aumento della guerriglia e dell’espansione dei fondamentalisti talebani di Al-Qaida.
Il Pakistan è uno stato islamico, come l’Arabia Saudita. L’Afghanistan confina con Pakistan, Iran e Cina e con altri stati collegati alla Russia e alla Turchia. L’idea di Bin Laden era forse quella di formare un “grande emirato islamico”, quella mezzaluna territoriale, non solo simbolica, che riuscì per un po’ agli Arabi nel Medioevo. Ma per USA, US, e altri credo fossero più importanti le ricchezze ancora giacenti nel sottosuolo.
Negli anni seguenti l’11 novembre del 2001, Unione Sovietica e Cina hanno foraggiato parecchio i Talebani che si sono espansi in una buona fetta dell’Africa, anche se pure altre nazioni hanno avuto il loro tornaconto nel vendere armi un po’ all’uno e un po’ all’altro, come sempre avviene.
Ora si piange sul latte versato, ma non credo si troverà una soluzione tanto facilmente e chi sempre ci rimette è la povera gente e non solo quella Afghana.
Questa situazione attuale si ripercuoterà in futuro soprattutto sull’Europa. Ma Cina, USA e Unione Sovietica ne resteranno avvantaggiati se l’Unione Europea continuerà ad avere problemi anche in futuro.

Qualcuno dirà che le mie sono riflessioni di una vecchia casalinga, ma, come donna, non ho certo alcun piacere a vedere come vivono le donne in paesi in cui un fondamentalismo religioso impera. Sono contraria a qualsiasi fondamentalismo religioso e ricordo molto bene che cosa hanno fatto e prodotto i fondamentalismi di qualsiasi religione e i fondamentalismi politici. Dove non c’è libertà ci rimettono tutti, le donne per prime.

9 pensieri su “Riflessioni in un caldo pomeriggio d’agosto

  1. Ineccepibile.
    Sì, l’Afghanistan è un boccone goloso di grandi ricchezze minerarie, non hanno le tecnologie per sfruttarle come si dovrebbe, e i vari USA, Inghilterra, Russia e ora Cina (che le tecnologie posseggono) da sempre mirano al boccone. C’è anche la Turchia di Erdogan, altro bel soggetto.
    Il Medio Oriente è una scacchiera-polveriera (pensa al Libano).
    Non so fino a che punto noi, come italiani ed europei e che godiamo di una pace invidiabile (dopo secoli di guerre e stragi) riusciremo ad evitare e schivare i riflessi che il casino medio-orientale non mancherà di ripercuotere. Essere buoni e di cuore largo va bene, anzi, ma a volte, un attimo di cinismo (chiamiamola “razionalità”) occorre.
    Mi viene in mente il cartello del bar qui all’angolo, diligentemente scritto a pennarello: «Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno».
    Ciao Neda, la tua foto si sposa perfettamente con il contenuto del tuo post 🙂 è un bell’intreccio-groviglio indistricabile! 🙂

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