Pensieri in libertà

 

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Stampa calcografica da punta secca su rame
mie opere

Cielo coperto, oggi, breve una brezza leggera accarezza la pelle.

Sussurri e voci lontane, spezzate, rumori ovattati, raggiungono queste stanze vuote e silenti, prima che lo schiamazzo e le urla dei vicini irrompano, senza riguardo, in questa piccola pace.
Un gatto miagola furioso il suo amore momentaneo davanti la siepe del giardino ove dimora un’odorosa gattina. Speriamo gli si conceda prima che faccia notte o il padrone di casa lo prenderà a randellate.

Le statistiche dicono che il reddito annuo pro capite di noi italiani è di trentaduemila euro. Davvero? Ma a chi mi devo rivolgere, quindi, per avere i ventitremila euro che mancano al mio? Anche se, a pensarci bene, un prete una volta aveva detto che noi casalinghe non dovremmo avere diritto a una pensione di reversibilità, visto che non abbiamo fatto nulla, nella nostra vita.
Ricordo la rabbia di mio marito, se non lo avessi fermato gli avrebbe mollato un pugno sul naso. “Tu- gli urlò-tu sei un fannullone che vive a spalle degli altri. Le nostre donne, casalinghe, lavorano più di noi uomini, si curano di noi, dei nostri figli, dei nostri vecchi. Sono attive ventiquattro ore al giorno e sono più utili di te alla società.”
Ho sentito che qualche parlamentare la pensa come quel prete.
Chissà, forse, in futuro le vedove che furono casalinghe andranno a mendicare il loro pane quotidiano, come facevano nel medioevo.

Ho fatto anche stamane il mio dovere, come ogni giorno: ho annaffiato i fiori e qualche pianta, le erbe aromatiche e un po’ di quelle spontanee.
Questo orto-giardino-frutteto ormai è solo la parvenza, l’ectoplasma di ciò che era una volta. Guarda, sta morendo anche il giovane ciliegio piantato tre anni fa, dove c’era l’inserto si è prodotto un fungo, ha invaso il tronco e il ramo. Tanto da due anni di ciliegie qui non se ne sono viste, e non solo nel mio giardino.

Abbiamo raccolto le albicocche dalle quattro piante prima che le cimici e le formiche le devastassero del tutto, erano anche state danneggiate dalla grandine. La grandine ha massacrato anche la povera pianta di carciofo. Niente frutti quest’anno e nemmeno quello stupendo fiore che lasciavo, ultimo, sulla pianta, per goderne il colore intenso e toccare la morbida elasticità della sua “barba” colorata di blu-viola.

Che cosa mi farò per pranzo oggi? Era così divertente cucinare quando la casa era piena, ma questo vuoto, ora, non favorisce il desiderio di manicaretti, il piacere di tavole imbandite, la voglia di passare del tempo a progettar ricette nuove.

Le gazze e le tortore stanno facendo il diavolo a quattro: altri gatti maschi sono venuti a fare la corte alla gattina.
Con questo caldo dovrebbero starsene tranquilli a dormire all’ombra.

A me basterebbe una piscina in cui sguazzare, senza rumori intorno e senza zanzare.

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29 pensieri su “Pensieri in libertà

  1. Da tempo penso che una casalinga vecchia maniera sia una vera e propria imprenditrice, di più di tutti i grandi nomi che ai vertici di banche, compagnie aeree (vedi Alitalia) e grosse organizzazioni tirano enormi stipendi e in cambio sanno solo mandare le aziende in rovina.
    La casalinga oltre a mandare materialmente avanti tutta una casa, che già non era poco, doveva sapere anche organizzare persone e cose e nel contempo far quadrare i conti.
    Quanto alla nostalgia e ai ricordi… hai reso (come sempre) molto bene.

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    • Ho lavorato prima di sposarmi e questo mi ha aiutato anche nel mio mestiere, anzi “professione”, di donna di casa. Poi ho scelto di stare in casa, perché è difficile lavorare fuori e dentro casa, si rischia di far male entrambe le professioni, se non si ha un aiuto concreto e per me, non vale la pena di spendere uno stipendio per pagare qualcuno che faccia ciò che devo fare io. O il lavoro, o la famiglia. La Montalcini una famiglia non se l’era fatta. Io ne volevo una e ho scelto. Ho imparato a fare tutte quelle cose che la scuola non mi aveva insegnato e non mi pento della mia scelta. Vorrei solo che lo Stato capisse che le donne che scelgono di stare in casa, dopo il matrimonio, sono una grande risorsa, fanno risparmiare sui servizi che lo stato dovrebbe dare e lo stato dovrebbe riconoscerci, almeno,quel poco di contributi che abbiamo versato nel lavoro prima del matrimonio, invece di farli finire nel calderone per pagare le pensioni d’oro di quei fannulloni che fanno la professione inutile del politico.

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    • Cara Nadia
      credo che anche tu, bene o male, sia una casalinga, visto che non credo tu abbia una cuoca, una donna di servizio, una cameriera, un’infermiera, una lavandaia, una guardarobiera…le donne che lavorano fuori casa, lavorano anche in casa, spesso senza alcun aiuto. Nei secoli, le donne hanno sempre lavorato e sofferto molto più degli uomini, ma molti maschi sostenevano di essere loro a “mantenerle”.

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  2. Ho scelto di fare la casalinga dopo le maternità perchè il mio normale stipendio sarebbe servito tutto per pagare baby sitter e aiuti domestici, benzina, mensa e abbigliamento adeguato. Ma soprattutto perchè ero gelosa dei miei figli e li volevo veder crescere. A distanza di quasi trent’anni posso dire che loro non hanno apprezzato.

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    • Anche la mia scelta è stata motivata per le stesse ragioni della tua e anche perché qui al paese non avrei potuto svolgere la mia professione. A mia figlia non è dispiaciuto che io facessi la casalinga. Certo, non ci siamo potuti permettere molte delle cose che altre famiglie avevano. Mia figlia non ha mai avuto vestiti “firmati”, si doveva accontentare di quelli che le facevo io, non ha mai avuto videogiochi, in compenso avevamo la casa piena di libri…le ho sempre detto che la laurea e il master non erano un suo diritto, ma un privilegio e si è guadagnata tutto ciò con i sacrifici dei suoi genitori e con le borse di studio del suo impegno. Ora lavora in una importante agenzia, è in un’altra città, ma è consapevole di avere avuto tutto ciò che i suoi genitori hanno potuto fare per lei e che lei stessa è riuscita a guadagnarsi. Non mi ha mai rimproverato della mia scelta, anche se nell’adolescenza le dispiaceva di non avere le stesse cose che avevano gli altri.
      Io ho potuto accudire mio marito quando si è ammalato e anche i nostri vecchi nella loro malattia fino alla fine. E’ stata la scelta giusta non me ne pentirò mai e non ho rimorsi.

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      • In realtà, soprattutto per mia figlia, non è mai stato un problema economico. Hanno avuto quello che rienevamo giusto avessero, sono stati educati al rispetto per il denaro e per il lavoro,,,, Il problema è proprio che una donna che si accontenta di fare la moglie, la madre, la nuora e la figlia è una donna che non prende in mano la sua vita, che non è autonoma…..

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      • Ho capito che cosa intendi.
        In realtà io ero una casalinga “anomala” per il fatto che, parlando alcune lingue straniere e avendo parecchi passatempi creativi, venivo spesso consultata da associazioni, scuole, aziende, per un consiglio o per chiedermi collaborazione per un progetto, anche se solo come volontaria e se io mi sentivo di farlo, per cui mia figlia mi vedeva un po’ diversamente dalle altre donne di casa.
        Avendo poi lavorato lontano da casa per quindici anni, sentivo il desiderio di una famiglia mia e di svolgere quelle attività che prima non avevo potuto fare.
        Poi, l’amministrazione famigliare mio marito l’aveva delegata a me, a partire dalla busta paga, a tutte le decisioni economiche e bancarie, ero anche molto indipendente nelle mie scelte, pur parlandone con mio marito e con mia figlia e tenendo conto dei loro suggerimenti la decisione finale però spettava sempre a me, come se entrambi lasciassero a me l’onore, e l’onere, di decidere per il bene di tutti.

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  3. Vedo che ci si è fermati sulla casalinga. E’ un problema culturale molto italiano. Stai a casa quindi non fai niente. Io ho cambiato casa e città più volte, per il lavoro di mio marito, e ho alternato momenti in cui lavoravo fuori casa ad altri in cui facevo “solo” la casalinga, lavoro faticoso e ingrato, che non evolve, stressa e consuma. Ci vuole un bell’equilibrio psichico per fare solo la casalinga.
    Invece a me ha colpito questo senso di “non voglia” che ti rende pesanti le giornate: mi dispiace molto e vorrei saperti dire le parole giuste.

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    • Si tratta, a volte, di periodi un po’ così, quando la salute un po’ fa i capricci e sento la vecchiaia più pesante. Mi manca la condivisione con il mio compagno e a volte sento anche l’inutilità di un arrabattarsi che sembra vano. Poi passa e mi impongo di dedicarmi a quei passatempi che mi rendono le giornate meno pesanti. Non ultima, questa nuova solitudine che mi fa apprezzare anche una nuova libertà di azione, non è ancora stata assimilata del tutto, non mi ci sono ancora abituata e, a volte, il senso del vuoto mi coglie di sorpresa, ledendo l’equilibrio che è ancora un poco precario.

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