Le cose che non capisco

https://undentedileone.files.wordpress.com/2018/12/Verde-e-oro.jpg

Verde e oro
pastello, acquerello, china e oro, su carta,
mie opere

Sono molte le cose che non capisco, o, per meglio dire: le cose che mi rifiuto di comprendere.

Dietro casa mia, in uno spazio di poco meno di 2500 metri quadri, si trova un complesso che comprende 25 abitazioni fra appartamenti in condomini e casette a schiera. Il complesso è stato disegnato da un demente, approvato da una amministrazione comunale che di oculato ha proprio poco e costruito da un’impresa edile che tutto ha fatto per averne un ricavo molto sostanzioso.
Le finestre degli appartamenti sono minuscole, non esiste un balcone, i muri sono cosi poco consistenti da sentire, a 10 metri di distanza, quando squilla il telefono in uno degli appartamenti che danno sulla mia proprietà, quando le finestre sono aperte i dialoghi che avvengono in quelle abitazioni hanno poco a che vedere con la privacy.
Il tutto è circondato da un muro di cemento alto due metri e la pavimentazione di tutto il complesso è, ovviamente, in cemento, il che fornisce una efficiente cassa armonica per la gioia di tutto il circondario.
Non c’è un alberello, un cespuglietto, un filo d’erba. Alle finestrelle, provviste di una ringhiera che le rinchiude per metà, forse per impedire eventuali suicidi, vengono appesi lenzuola, maglioni, pantaloni (ovviamente uno alla volta), perché possano asciugarsi.
Fra il muro di cinta e l’abitato, un cortiletto dà sui garage, i quali, ovviamente, non hanno un passaggio interno per accedere agli appartamenti.

Ora, quello che io non capisco è perché mai, che piova o tiri vento, che grandini o nevichi, che ci siano 40 gradi all’ombra o 10 sottozero, tutti i sacrosanti fine settimana che il calendario ci regala, ci siano dei tizi che in quel cortiletto si mettano a cucinare grigliate: spaccano la legna, improvvisano un fuocherello in una specie di “bidone” trasformato in griglia all’aperto, mangino in piedi tutti intorno a un tavolino, come i migliori clochards della Senna.
Fin qui, affari loro, ma quello che io non capisco è perché mai debbano anche tenere la musica a tutto volume trasmessa dalle loro auto che sono con i finestrini aperti, all’interno dei garage aperti, il che provoca un’assordante cacofonia che fa tremare i vetri di tutti i caseggiati circostanti.

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24 pensieri su “Le cose che non capisco

  1. E sarà sempre peggio… Che modelli comportamentali offre da anni la televisione? Con i campioni autorevoli che insultano (Corona, Sgarbi ecc.ecc.) che anzi più maleducati e arroganti sono più vengono richiesti. E adesso grazie ai vari Fb ecc. qualsiasi asino è autorizzato a far arrivare il proprio raglio in cielo. Diventando modello a sua volta di altra maleducazione e aggressività e arroganza. Siamo al punto che gli asini raglianti sono arrivati anche a governarci, dai comuni alle regioni al governo, chi è un attimo serio viene emarginato e radiato, non a caso c’è il proverbio: l’erba cattiva scaccia quella buona.
    Il tuo condominio non è che una briciola del malaffare edilizio che ha deturpato l’Italia prima e del comportamento becero generale a seguire.
    Concludo usando come frase mia finale la tua iniziale: Sono molte le cose che non capisco, o, per meglio dire: le cose che mi rifiuto di comprendere.

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    • Quanto dici è purtroppo molto vero, gentile Guido. Noi apparteniamo a quella generazione alla quale fu insegnato che parlare a voce alta era da maleducati, come pure mettersi in mostra starnazzando, ridere a squarciagola…ci hanno insegnato a mantenere la parola data, a dare prima di pretendere, a rispettare chi era più vecchio di noi, a trattare ciò che era pubblico meglio del nostro privato, a cedere il passo, a sorridere e salutare quando si incontrava qualcuno, pur sconosciuto…siamo anacronistici, obsoleti, demodès…siamo vecchi, che ci vuoi fare…

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  2. Tanta inciviltà è proprio difficile da comprendere 😦
    Il disegno è proprio bello, il verde e l’oro regalano un tocco di eleganza.
    Appena l’ho visto ho creduto avessi dipinto un foulard. 🙂
    Un abbraccio

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  3. Prima di tutto: disegno magnifico. Ora lo salvo e me lo godo un po’. Quanto alla cattiva educazione, che dire: pare che ormai tutti la dobbiamo subire senza fiatare. Io abito in una zona alberata con piccoli parchi piacevoli per il gioco dei bambini e soste sulle panchine per chi ama farle. Nelle noti d’estate questi spazi si riempiono di giovani, non giovanissimi, non extracomunitari, che si sentono autorizzati a fare un baccano d’inferno, improvvisare partite di pallone, mangiare, bere e gridare come fosse mezzogiorno. Il ripetuto richiesto intervento dei vigili non ha portato a nulla: o non vengono proprio, o dicono che in sostanza non stanno commettendo nessun reato. E noi non si dorme. La tentazione di comperare un lanciafiamme è altissima …

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  4. Direi che è un comportamento alquanto strano e mi meraviglio che gli altri condomini lo permettano. Il quadro che hai dipinto è bellissimo, invece il quadretto che ci hai descritto è davvero brutto. Come può la gente ridursi a vivere in quei complessi in cui uno si annienta e si abbrutisce? Guarda, non ci sono parole…

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    • Alcuni sono stranieri, quelli che fanno la grigliata e che vivono in questi appartamenti che hanno l’aspetto di conigliere. Quelli che sono nelle casette a schiera sono tutti italiani. Ci sono anche italiani in appartamenti che sono dall’altra parte di quel cortiletto. Hanno già litigato fra loro.
      Quelli che sono dalla mia parte, quando hanno messo la musica troppo alta, ho aperto la finestra e ho fatto dei segnali con una torcia a pile per attirare l’attenzione, ho chiesto loro gentilmente di abbassare la musica e lo hanno fatto, è che per quanto bassa si sente sempre troppo e poi sembra che si dimentichino da una volta all’altra, come se fosse normale che se fanno chiasso gli altri chiedano loro di smettere, e se non lo chiedi sia permesso fare casino. A volte hanno ospiti che si ubriacano. Una volta hanno fatto il karaoke a tutto volume, tanto che sono intervenuti i Carabinieri. In città è pure peggio. Noi, in questo paesello di circa 8500 abitanti, abbiamo il 13 per cento di stranieri, alcuni si sono integrati, ognuno ha le proprie abitudini e tradizioni e sembra che anche per noi indigeni le brutte abitudini siano di esempio e molti nostri giovani trovino interessante diventare poco educati, anche perché, ormai, è chiaro che le malefatte restano impunite per colpa delle autorità e delle forze dell’ordine che non hanno voglia, o possibilità, di far applicare le leggi.

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      • che situazione faticosa. Molto faticosa… Io vivo in un paese molto più piccolo e ancora non viviamo queste situazioni. Gli immigrati che vivono qui tanti sono già alla seconda generazione e quelli di seconda generazione si integrano molto meglio. Io ne ho molti a scuola e sono spesso irriconoscibili dagli italiani se non per il colore della pelle. L’integrazione è difficile anche per gli italiani stessi…. mah, speriamo che ci si riesca prima o poi a convivere rispettandoci a vicenda

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    • Sì, ce l’ho e avevo anche pensato di usarlo. Però ho poi pensato alle sicure ritorsioni…proverò invece con un altro metodo: un giorno andrò da loro mentre fanno la grigliata e cercherò di capire le loro usanze e le loro idee, poi chiederò loro gentilmente di cambiare alcune abitudini fastidiose. Può essere che poi mi invitino e porterei un dolce e del buon vino, chissà, invece di farci la guerra, magari si potrebbe scambiarci un po’ di usi e costumi e un po’ di buonsenso.

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      • Giusto, cara Neda e ti chiedo scusa se ti ho invitato ad usare il tubo dell’acqua, ma sono stato preso da un raptus di salvinite acuta. Avevo dimenticato che sono una persona per bene e ti ringrazio per avermelo fatto ricordare.

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      • Anche a me l’istinto, a volte, porta alla lotta. Per fortuna, dieci anni di orfanotrofio, quindici di lavoro negli alberghi mi hanno insegnato che è più intelligente, per una pacifica convivenza, cercare di mediare più che pugnare, sperando sempre che se ne ricavi utilità per tutti.
        Un abbraccio Guido e che questo anno giovane sia un buon anno.

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    • Hai ragione, dovremmo fare una raccolta firme per chiedere al Parlamento di reintrodurre questo vocabolo (e molti altri). Come abbiamo fatto per la raccolta firme per far reintrodurre lo studio dell’Educazione Civica nelle scuole…dimenticavo, nel mio paesello per di queste ultime firme ne sono state raccolte tre, compresa la mia, nemmeno gli insegnanti si sono degnati di firmare e neppure gli amministratori e gli impiegati comunali. Si vede che l’educazione ad essere buoni cittadini interessa a nessuno figurati quanto interesserebbe il rispetto.

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