Domenico e Angelo

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Sul nostro quotidiano provinciale, oggi, l’annuncio della morte di Domenico S.

Avevo 17 anni, nel 1965 quando frequentavo il mio primo anno di lingue straniere alla scuola per interpreti della nostra città.
Domenico S., commercialista e amico di famiglia, mi offrì di occuparmi del suo ufficio nell’unico pomeriggio che avevo libero dalla scuola, il giovedì.
L’ufficio era situato in un appartamento nel centro storico del nostro paesello e io mi portavo i libri di scuola. Dopo aver spalancato le finestre, spolverato e messo in ordine, mi sedevo a studiare aspettando le telefonate e le visite per prenotare gli incontri con il commercialista.
Il mio incarico era tutto lì, facile e poco faticoso. In cambio mi versava 2500 lire ogni giovedì, diecimila lire al mese con i quali mi pagavo l’abbonamento mensile del treno per recarmi a scuola in città e anche il cibo per le volte che non potevo tornare a casa a pranzo.

Domenico S. all’epoca aveva 35 anni, ma a me sembrava già vecchio.
Era anche un sindacalista, socialista di vecchio stampo, alla Turati per intenderci, colto e paziente, soprattutto con noi giovani durante le interminabili discussioni politiche in quegli anni che precedettero di poco il ’68.
Riusciva sempre a incanalare soprattutto la mia rabbia, l’odio non ancora sopito che mi portavo dentro contro il mondo degli adulti, la mia voglia di rivalsa.
Avessi avuto qualche anno di più mi sarei gettata a capofitto in una di quelle liste di giovani che lui riusciva a formare sotto le elezioni, anche se, purtroppo, non riuscivano mai a vincere, ma l’entusiasmo di noi ragazzi era davvero contagioso e credo che moltissimi di quelli della mia età se lo ricordino bene Domenico, la sua saggezza e la sua pacatezza, che riuscirono a dare una svolta a molti di noi, anche nella quotidianità della vita pratica e familiare.

Angelo B. lo conobbi più tardi, un autunno nel quale ero a casa in vacanza dal lavoro e mio padre aveva invitato ad una cena in famiglia i colleghi con i quali aveva partecipato all’assemblea nazionale dell’AVIS. Angelo si occupava di giornalismo e pubblicità per una TV locale.

Era un grande affabulatore dalla voce suadente, dolce, profonda. La sua passione viscerale e sconfinata per l’idea della donazione del sangue alla salvezza del prossimo era qualche cosa di magico, che gli illuminava gli occhi, gli traspariva dai pori della pelle.
Era anche direttore del giornale provinciale avisino “La Goccia” sul quale scriveva articoli di fondo così coinvolgenti da far venire i brividi per la loro cristallina bellezza.
Noi giovani si pendeva dalle sue labbra, appena maggiorenni si andava a iscriverci nelle file dell’AVIS, anche se io fui respinta per molti anni, finché non raggiunsi quei benedetti 50 chili di peso, obbligatori per l’iscrizione alla donazione.
Quando Federico ed io ci sposammo, scrisse la nostra storia sulle pagine del giornale, perché aveva saputo che per noi due “galeotto” fu proprio l’AVIS.

Dopo qualche anno, durante un’amichevole conversazione, Angelo mi raccontò che da giovanissimo, sedicenne, era stato convinto fascista, che aveva aderito alla repubblica di Salò e che alla fine della guerra, pur non avendo mai partecipato ad alcuna azione, aveva pagato la sua adesione con la galera, che queste vicende lo avevano portato a riflettere, a comprendere quanto la politica e la guerra lo avessero disgustato, perciò era così convinto che donare il proprio sangue a chi ne aveva bisogno fosse una cosa giusta.
Nessuno, a parte pochissimi intimi, era a conoscenza di questo suo passato. Non parlava mai di politica. Non accennava mai al passato, agli anni della sua gioventù. Per propria scelta non ebbe mai figli anche se si capiva quanto amasse i bambini e noi giovani e sua moglie lo sostenne sempre, amica e confidente, teneramente innamorata e complice in tutte le sue scelte.

Domenico S. Angelo B. così diversi eppure uguali nel lasciare impronte indelebili, Maestri di vita che hanno saputo trasmettere pensieri indimenticabili.

24 pensieri su “Domenico e Angelo

  1. Perdindirindina, Neda Nedina … quante persone hai conosciuto, e in quante attività ti sei cimentata ! E sei un “soldo di cacio”, ma hai superato ragazzone e donnone di almeno una spanna …. e così, Tu “piccina picciò” ti puoi permettere di discutere tanto dei massimi sistemi che regolano il mondo. quanto delle piccole cosucce che segnano e affastellano la nostra quotidianità ! 😀

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    • O Bruno, che mi prendi in giro?
      O non hai mai conosciuto un sindacalista, un giornalista o un commercialista nella tua lunga vita?
      Ma non riesci a immaginare quante “meteore” son passate in quei cinque alberghi in cui ho lavorato nei 15 anni di lavoro che ho fatto prima di sposarmi? E quanta gente ho conosciuto nei miei viaggi all’estero, gente con cui ho conversato, riso, discusso, e alcuni di loro sono ancora in contatto con me?
      Molti di loro hanno lasciato un segno, da molti ho appreso qualcosa, e molti li ricordo ancora.
      Ciao Bruno, vado a stirare, ‘stasera mi tocca !

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      • Se io giocassi a prender te in giro,
        io non sarìa una Cavaliere Errante,
        ma sarìa peggio d’ un peggior brigante,
        o d’ un predone, oppure d’ un assiro ! 😳

        Ma sono, e resto, un Cavalier galante,
        romantico e cristiano ! E se ti ammiro,
        è per la tua persona entusiasmante :
        or va … ti aspetta, caldo, il ferro da stiro ! 😀

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      • Da stiro, il ferro, ora riposa
        sulla sua asse là, nell’altra stanza.
        Ho riposato anch’io, ch’ero ben stanca,
        la notte fu serena e senza sogni.
        L’alba mi colse in mezzo ai pomidoro
        a litigare con zanzare e mosche.
        Poi vennero le gazze a gazzeggiare
        con la lor voce roca e malgraziata.
        Nel pomeriggio a macchina ho cucito
        e questa sera di melone e pesche
        è stata la mia cena, dolce e fresca.
        Mio caro Cavaliere a te io brindo
        con un bicchiere di bianco dei Castelli
        fresco e dorato e dal profumo tondo.
        Siamo al tramonto, ormai, s’alza la sera.
        La notte i grilli il sonno culleranno
        con il lor canto. Io sognerò di stelle
        e di pianeti, di fate e gnomi e canti
        e di segreti momenti del passato
        che nell’animo mio restan secreti.

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  2. Un bianco dei Castelli, o birichina ??? 😳
    Un bianco a me … che amo solo il rosso,
    sarìa come buttarmi giù in un fosso ! 😦
    Ma che non ti ricordi, o mia Nedina,
    ch’ io son galante … e bevo solo il rosso ! 😀

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    • Un rosso? Come un Barolo,
      un Barbaresco, un Chateauneuf du Pape?
      Che sian d’annata allora e pur ben vecchi.
      O preferisci il giovin Sangiovese
      color rubino e dal sapor fruttato?
      Alzo il bicchiere, quindi, e del sole
      un raggio l’attraversa e riempie
      tutta la stanza del color di fuoco.
      Aspetta…prima mangio qualche cosa:
      non vorrei che il vino, dandomi alla testa,
      mi faccia compier strampalati gesti
      che non son confacenti alla mia età.

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  3. A Guì … ar massimo t’ è rimasto er Cavajere Errante ??? 😳
    E te pare gnjente ???
    Va a accenne ‘n cero a SanPietrino, er protettore de la Citta Eterna : ‘n Amico come mme … indò lo trovi ???
    😀

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    • Nun è che se lamenta Bruno è che si sente solo, col morale a terra, visto che questa Italia nostra cade sempre più ‘n basso co’ governanti che c’abbiamo, i casini che ce ritroviamo e ce se mette pure ‘l caldo…..
      ma sono diventata scema? Parlo romano la mattina presto io che son bresciana-veneto-mantovana? Me sto rincoglionendo Bruno mio.

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  4. Ah ah ah ah …. Neda Nedina, te stai rincojonenno ??? 😳
    Noooono, amichetta mia … te stai urbanizzanno : a forza de frequentamme … stai imparanno a lingua de li Cesari, e te pare gnjente ???
    Quanto ar sor Guido … se sente ggjù pe’ vja de quei loschi figuri der sor sarvini e der sor de majo ??? Poareto … quanto lo capisco, poicè è davero difficile abituasse a quei du’ cojoni de politicastri ! 😦

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