Tanto tempo fa

https://undentedileone.files.wordpress.com/2017/11/chiostro-e-gattini.jpg

stampa calcografica
incisione a puntasecca su rame
mie opere

I ricordi sono una cosa strana. Ti colgono all’improvviso quando meno te lo aspetti.
Questa mattina, rovistando in un cassetto, ho trovato un quadrato di stoffa biancastra, tessuto ancora nuovo di cotone e canapa, come si usava tanti anni fa per lenzuola, asciugamani e biancheria intima, nelle classi più povere, perché indistruttibile.

Di quella tela erano fatte le lunghe e grandi camicie che usavamo, in Istituto, quando facevamo il bagno.
Fare il bagno era un rito vero e proprio. Vi si accedeva massimo due volte al mese, per il resto ci si lavava a pezzi, senza mai spogliarsi del tutto.
Per il bagno dovevamo indossare delle camicione pesanti, di quella tela ruvida, lunghe fino ai piedi, con due spacchi laterali all’altezza dei fianchi, nei quali infilare mani e avambracci per lavarci anche sotto alla camicia.
La camicia, bagnandosi, diventava pesante e oppressiva, ti ci sentivi impaniata, in trappola.
Le porte sempre aperte per permettere alla suora inserviente di entrare a controllare e a lavare la schiena. Ovviamente, sapone di Marsiglia.
Le vasche erano grandi, per me quasi un incubo.
Lo fu, un incubo, anche per la suora che mi trovò sott’acqua e mi tirò fuori mentre, cercando di respirare, sputavo anche l’anima.
Quello che la suora non seppe mai era che il mio gesto era stato voluto, pensato e prodotto ad arte.
Non certo per ammazzarmi, che proprio non ci pensavo, ma per convincerla che fare il bagno in quel modo per me fosse davvero pericoloso, perciò, da allora, mi fu concesso di fare la doccia.
Sotto la doccia, la suora non poteva entrare, si sarebbe bagnata tutta.
Per dimostrare che avevo tenuto addosso la camiciona, dovevo riconsegnarla bagnata e non era difficile farlo, mettendomela sotto ai piedi mentre mi lavavo finalmente libera da intralci e anche libera di osservare il mio corpo che mutava crescendo e non riuscivo a capire che cosa ci fosse di peccaminoso in quella naturale nudità.

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26 pensieri su “Tanto tempo fa

  1. Viva la doccia!!!! Elogi della doccia a parte, brava a scriverne, che si sappia cosa succedeva soltanto poco fa, che lo sciorinare di tette in TV e per la strada, e di non solo quelle, non è roba di sempre.
    I Millennials siano eruditi, le Millennials comprese.
    (Il vantaggio per te, però, vuoi mettere… il carattere temprato!)

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    • Beh , sì, quell’istituto è poi cambiato nel tempo, anche in seguito a una piccola rivoluzione fatta da un gruppetto di noi, me compresa, nell’ultimo anno che trascorsi lì dentro. Del resto anche i tempi erano cambiati. Ora la struttura esiste ancora, ma è in mano ad un’altra congregazione religiosa che ne ha fatto una scuola aperta agli esterni, una scuola moderna, utile a molte famiglie della zona.

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    • Se vuoi ridere, te ne racconto un paio, tenendo presente che sto parlando di cose accadute sessant’anni fa, ma quando ne parliamo fra noi, compagne di allora, ancora ci chiediamo dei perché.
      Una delle regole, all’epoca incomprensibili per la mia testolina, era che bisognava dormire con le mani fuori dalle coperte. D’estate non era un problema, ma d’inverno, con il freddo che faceva io mi raggomitolavo sotto le coperte, testa compresa. Venivo regolarmente svegliata con l’ordine di far uscire le mani dalle coperte. Per anni la cosa fu per me un rebus, poi, parlandone con mia madre lei mi parlò della masturbazione, della quale non sapevo proprio nulla.
      Un’altra cosa era quella del bidet. Ci si poteva lavare al bidet solo al sabato e chi non si era comportata bene, veniva castigata con “Sabato, non fai il bidet” come se la cosa fosse un premio e non una necessità. Medioevo? No, qualche mente bacata, immagino. Per fortuna il mio interesse principale era la scuola e tutto il resto passava in secondo piano.

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  2. Erano veramente altri tempi. Quando ci penso mi sembra di essere vissuta in un altro secolo, tenendo anche conto che molte regole di comportamento che ci venivano imposte erano veramente tratte dal galateo di Monsignor Giovanni Della Casa: come stare sedute, come comportarsi a tavola, come conversare, quali fossero gli argomenti proibiti a noi “giovinette”, eccetera.

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