4 Novembre

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Immagine presa dal Web

99 anni dall’Unità d’Italia, dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

Mio nonno materno era uno dei ragazzi del ’99, fiero della sua medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto. Fu uno di quei soldatini giovanissimi chiamati alla guerra come ultimo compartimento, poi, per fortuna, la guerra finì.
Quando parlava di quei pochi mesi passati sul Piave, dei compagni morti, dei mutilati, ancora si commuoveva dopo tanti anni.

Mio marito è andato alla sfilata che si fa in paese per questa commemorazione, la prima domenica dopo il 4 Novembre, oggi, appunto.
Rappresenta la sua Arma, con basco, gagliardetto e labaro, come si conviene, orgoglioso di aver fatto il militare nel Savoia Cavalleria, truppe corazzate (Carristi)
Quando suonano l’Inno di Mameli, a queste commemorazioni, ancora si mette sull’attenti.

Noi apparteniamo a quella generazione nata in tempo di guerra, l’ultima guerra, o subito dopo.
Alle elementari cantavamo l’Inno di Mameli prima delle lezioni.
Nelle ore di musica imparavamo i pezzi d’opera del Verdi: O Signor che dal tetto natio, Va pensiero sull’ali dorate.
Anche La leggenda del Piave di E.A.Mario, cantavamo e molti canti degli Alpini.
L’epopea del Risorgimento la studiavamo con passione, con entusiasmo, Garibaldi, Mazzini, Cavour, i Fratelli Bandiera, Carlo Pisacane, le poesie del Carducci, del Giusti, di Antonio Fogazzaro, le declamavamo a memoria.

Ci veniva insegnato l’amore per la nostra Patria, che era la nostra casa comune, per l’unione della quale molti erano morti.
La Patria che ci rendeva fratelli, tutti, anche se provenienti da staterelli diversi.
Quella Patria che dovevamo rispettare, onorare, proteggere.
Quello Stivale tricolore, unico al mondo nella sua forma e nella sua sostanza, che aveva una natura così varia, così magnifica, così unica.

Quando viaggiavo all’estero, parlando idiomi che non erano il mio, riconoscevo subito, dall’accento, i miei conterranei, anche se non erano della mia regione, non importava, erano della mia Terra, della mia Patria.

Ho l’impressione che oggi si stia perdendo questo sentimento di unione, di conterraneità, di appartenenza.
Mia figlia, a scuola, ha appreso poco di quel Risorgimento che ci fece Italiani, del resto non le parlarono neppure molto della storia dell’antica Roma e sorvolarono sugli Etruschi, come se non fosse più importante conoscere le radici del nostro popolo.
E’ probabile che le nuove generazioni, anche fra i nostri politici un po’ improvvisati per la verità anche se grandi parlatori, non siano più consapevoli di ciò che siamo, o che dovremmo essere, come popolo.
Questi politici che sembra abbiano dimenticato, o mai saputo, ciò che è una Patria, un suolo calpestato da antenati, bagnato dal sangue di molti che l’ hanno voluta unita e dal sangue e sudore di chi ha lavorato per costruirla e renderla bella.
Nell’era della comunicazione e dell’immagine, nella corsa al modernismo e al globalismo, stiamo dimenticando chi siamo e questi politici danno un’esempio deleterio alle giovani generazioni, non tenendo conto che è dal “capo” che deve partire il buon esempio per tutto il “corpo”.

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22 pensieri su “4 Novembre

  1. Affronti un argomento paradossalmente inedito nei discorsi e nel clima odierno. E lo considero non la fine di un discorso ma l’inizio a tante riflessioni, talmente tante che, purtroppo, i limiti congeniti di un blog e di un post , rendono impossibili da esternare. Quanto meno, organicamente.
    Resta che è giusto, in ogni caso, ricordare chi e come siamo stati, perchè non siamo che il frutto di un albero e non c’è albero di cui, a meno di non essere degli sciocchi, si possa ignorare le radici.

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    • Cara Paola, a mio modesto avviso, l’Europa è fallita prima ancora di diventare maggiorenne e sta perdendo i pezzi uno alla volta: dal punto di vista economico è stata un disastro proprio a causa dei particolarismi che hanno favorito alcune nazioni e ne hanno fortemente danneggiato altre. Si è permesso ad alcune nazioni di entrare in Europa senza aderire all’euro, ma avvantaggiandosene comunque. Il caso Brexit, quello che sta succedendo in Spagna, il fatto che alcune nazioni se ne siano fregate altamente di rispettare i trattati sia commerciali che sull’immigrazione, l’Austria che ha chiuso le frontiere, i referendum Lombardo-Veneti, la stanno dicendo lunga su che cosa è oggi l’Europa. Dal punto di vista politico non è mai nata, dal punto di vista amministrativo è un obbrobrio anche solo guardando l’enorme costo di due Parlamenti, di cui uno solo di facciata.
      Da giovane ho sempre creduto nell’idea di una Europa unita, ero fiera del MEC, della CEE. Ora ne sono profondamente delusa. Vorrei poter almeno credere nella mia nazione, nelle mie radici, almeno quelle, per non sentirmi allo sbaraglio.

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      • Quello che dici sull’Europa è vero, ma è altrettanto vero che non si può tornare indietro, e se lo facessimo, sarebbe un vero disastro. Io mi auguro ci sia ancora spazio per rimediare e quasi ricominciare. Questo non significa dimenticare la nostra terra, le sue tradizioni, i suoi valori, e anzi difenderli convintamente

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      • Penso anch’io che non sia utile tornare indietro e chi lo propone sa benissimo che sarebbe un disastro per molti e una grande speculazione per pochissimi. Il sogno di un’Europa unita, una grande terra in cui, pur conservando culture e radici locali si potesse arrivare a scambi culturali utili a tutti, a un linguaggio comune, a comuni intenti sia politici che economici e amministrativi, l’ho sempre sognato, come ti dicevo. Mi fa rabbia che si sia arrivati a questo sfacelo. Tanto per dirne una, sono incavolata pensando a coloro che promossero la Brexit, come una goliardata e in seguito, quasi meravigliati che fosse andata in porto si dimisero, come mi fa arrabbiare il comportamento del leader catalano che scappa dopo aver provocato il casino che è successo, rifiuta di tornare in patria a pagarne le conseguenze e dice pure di volersi ricandidare dall’estero. E’ questa la genia dei politici che abbiamo oggi? Chi li ha formati? Che cosa sanno di etica, di morale, di parola data, di responsabilità?

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      • Come non essere d’accordo? Aggiungo solo che molto male fa la non-voglia delle persone di informarsi correttamente, capire, lavorare per obiettivi solidi a lunga scadenza e non fermarsi all’immediato. Cara Neda, potremmo parlarne per ore …

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  2. nobili sentimenti, d’accordo, ma a quell’epoca però c’era anche tanta retorica che ci pioveva dall’alto.
    mi ricordo bambino in quinta elementare schierato con altre migliaia sui bordi di una strada polverosa ad aspettare il passaggio di Gronchi e de Gaulle per la commemorazione della II guerra d’indipendenza agitando bandierine di carta.
    ml

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    • Concordo con te che quelli della nostra generazione di retorica ne hanno sentita parecchia e, in parte, era pure retaggio di un’epoca precedente che, per fortuna, noi non avevamo vissuto.
      Il problema di oggi è che non c’è più nulla, a parte la demagogia: la politica è scesa così in basso che non la si vede più.
      A cosa dovrebbe aggrapparsi la casalinga che io rappresento? Penso a quell’epoca in cui avevo la speranza di poter costruire il mio futuro, nella quale ho potuto farlo mettendo in pratica ciò che mi era stato insegnato.
      Penso a quanto abbiamo perso, della nostra storia, se ci sono giovanissimi, oggi, che sugli spalti degli stadi inneggiano a simboli che dovrebbero essere proibiti, o dileggiano eventi che dovrebbero essere pianti, è anche perché l’Italia sembra non essere popolo e ciò è frutto di una politica becera e di una scuola che non insegna più.

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  3. Trasecolo. Un post sull’Italia unita con spruzzi di storia risorgimentale: sono tornato indietro di 50 anni, alla mia adolescenza, ai miei sogni che iniziavano a sgretolarsi e alle mie domande senza risposta. Penso che l’Italia non è mai stata nazione e che la storia ci abbia sempre detto altro, la storiografia ufficiale conta poco. L’Europa…quale Europa? Siamo seri, un pseudo stato sovranazionale incapace a risolvere alcunché e capacissimo invece di distruggere l’economia di alcuni paesi a favore esclusivo di altri. Non ho mai amato le mezze misure ma un mio prozio morì sul Carso a 22 anni nella grande guerra mormorando la parola Patria mentre agonizzava; gli diedero la medaglia d’oro al valor militare, era un ufficiale dei bersaglieri ed era siciliano. Litalia resta una espressione geografica.

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    • Trasecola? Da quello che capisco, gentile Enzo, è un po’ più giovane di me.
      Posso permettermi di darle un consiglio? La prossima volta, di un post, legga anche tutti i commenti, avrebbe il piacere di avere ulteriori spunti di riflessione…

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      • Ho la conferma che la blogosfera è un ambiente…Come dire? Sui generis.
        Innanzitutto il verbo trasecolare non è un insulto: dell’unità e del Risorgimento non si parla molto nei blog ne converrà. Da dove deduce che io non abbia letto tutti i commenti in calce mi scusi? Li ho letti tutti e li ho trovati perfettamente in linea con l’analisi storica in voga da 150 anni in quanto.
        Io anni ne ho 65, a lei non lo chiedo perché mi sembra una curiosità senza senso in tale contesto. Buongiorno.

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      • Non ho considerato un insulto il suo trasecolare, anzi.
        Confermo di essere più vecchia di lei.
        Ho avuto il dubbio che lei non avesse letto tutti i commenti per quanto esposto nel suo, se ho travisato chiedo venia.
        Che da molto tempo non si parli della nostra storia ne convengo, ciò non toglie che a me sia sempre interessata.
        Per quanto riguarda i blogger e i blog, è certo che ce ne sono di molti tipi, io seguo quelli che a me interessano, degli altri non mi curo.
        Con tutto ciò, la ringrazio per il suo intervento, è sempre stimolante leggere le opinioni altrui.
        Buon pomeriggio.

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