Anziani, troppi farmaci. L’allarme degli esperti.

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Dal maggior quotidiano della mia provincia:

Troppi farmaci agli over 65. L’allarme arriva dagli specialisti riuniti al Congresso nazionale della Società Italiana della Medicina Interna.

Riassumendo l’articolo, si evince che ogni volta che un anziano viene ricoverato per qualche motivo, oppure faccia visite specialistiche, gli vengono prescritti farmaci da aggiungere a quelli che già prende. Farmaci che ovviamente hanno effetti collaterali o intolleranze, quindi ulteriori ricoveri e accertamenti, con aggiunta, o sostituzione di altri farmaci, aumentando a dismisura visite mediche e specialistiche.

E allora? Ma lasciamoli morire tutti questi vecchi bacucchi quando incominciano ad avere problemi, risolveremmo in un colpo solo la questione dei malati cronici, dei ricoveri in pronto soccorso e negli ospedali, risolveremmo i problemi dell’INPS e delle pensioni e anche la disoccupazione giovanile.
(Ops, mi scuso, io sopravvivo da cinque anni alla mia eventuale decretata fine.)

Oppure, non è che questa bella trovata a questo Congresso, sia venuta fuori perché la Regione Lombardia ha avuto la bella pensata di voler intruppare tutti i malati cronici (leggi: vecchi bacucchi) verso Gestori (leggi team di medici) che gestiranno 200.000 (duecentomila) malati cronici (ogni team) decidendo le prescrizioni di medicinali e visite specialiste, quando e come a loro piacere e ricevendo dai 35 ai 45 euro a paziente?

E se io, libera pensatrice, non consenziente a voler essere intruppata come una vecchia mucca, decidessi di dire no, perché non voglio che siano altri a gestire la mia libertà, il mio malessere, la mia voglia di vivere?

 

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29 pensieri su “Anziani, troppi farmaci. L’allarme degli esperti.

  1. Temo che quella della sanità (come quella dell’accoglienza ai profughi-rifugiati-immigrati ecc.) sia diventata una grande industria.
    Ti dico solo quello che ho imparato e che sintetizzo: non è dalle malattie che c’è da riguardarsi, ma dall’associazione medici&specialisti.

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    • Verissimo Guido, soprattutto da certi protocolli e da certe leggiucole che hanno trasformato medici e pazienti in qualcosa che ha poco del naturale.
      Cambiando argomento, per cortesia, puoi dirmi il titolo del primo libro che hai scritto? Ho la malsana abitudine di leggere le opere di un autore in modo cronologico e vorrei procurarmi i tuoi libri, indipendentemente dal fatto che siano rivolti ad adulti o a bambini (mi piacciono ancora i libri per l’infanzia e anche i gialli oltre che a libri che trattano diversi argomenti, come la saggistica.)

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      • Libri.
        Ti rispondo con piacere.
        1) Io, per anni e anni, ho avuto sempre una predilezione per le fiabe e ho l’impressionse, confortata anche dalla rispondenza dei lettori in generale, che siano le mie cose più riuscite. Insisto, io non posso essere buon giudice di me stesso, però la risposta che colgo dai lettori, anche ora con gli ebook sembra confermare il mio giudizio.
        2) Cronologia.
        Il primo in assoluto risale a – tieniti alla sedia – a non meno di mezzo secolo fa. Pubblicato sulla terza pagina di un giornale locale, ripubblicato a puntate sul Corrierino dei Piccoli – è stato ristampato da Salani I Criceti ed ora è ancora in pista fresco in ebook, il titolo è: Detective Ossoduro, ne puoi leggere una pagina estratto sul mio blog LIBRI e che conosci: http://guidosperandio1a.wordpress.com
        e puoi scaricarlo gratuitamente su PC o reader o cell ecc. – da Smashwords, su Kindle da Amazon e tanti altri.
        Circa gli altri titoli, fatico a ricostruire la cronologia. Incomincio ad avere troppa vita alle spalle anzi ne HO troppa… SIGH!!! 🙂

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  2. Cara Neda, questo è un altro argomento che brucia negli occhi di chi legge. Purtroppo siamo carne da macello nelle mani di mercenari pronti a tutto. La cosa più utile che ho imparato dalla solitudine è la necessità inderogabile di mantenersi autosufficienti.

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  3. Ci mandano in pensione quasi a 67 anni . Secondo me tanti giovani e persone che fanno lavori usuranti non arriveranno alla magra pensione . Invece i politici hanno le loro pensioni ben pagate da noi contribuenti e loro vano in pensione a 63 anni . Mi chiedo ma perché in parlamento e altri istituzioni abbiamo ultranovantenni che ” lavorano” per la società . Ma perché non si godono la vecchiaia come noi comuni mortali . Abbiamo bisogno di persone giovani e i vecchi possono fare volontariato accanto ai giovani . La miglior medicina per vivere senza malattie è mangiare cibo sano , amare e fare sempre movimento , come un ora di camminata ogni giorno . Ciao 🙂

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    • Gli ultranovantenni in parlamento ci stanno bene e sono profumatamente pagati: fanno un mestiere in cui si viene pagati per scaldare scranni e c’è un bel po’ di gente che è riuscita a farsene una ragione di vita.
      La miglior medicina per stare bene è avere una genetica sana (è per pochi) un lavoro non usurante (per pochi privilegiati) cibo sano (fa ridere dato che anche l’acqua degli acquedotti è inquinata e pure la pioggia), nessun stress (questo è assurdo al giorno d’oggi visto in che barca siamo)…conosco persone che non hanno mai fumato, mai bevuto alcoolici, vissuto in montagna dove l’ambiente dovrebbe essere migliore, mangiato il cibo coltivato da loro stessi e sono morti di cancro.
      Le malattie ci sono, capitano anche a chi non se le cerca e quando ci sono ci si deve curare, adattare, conviverci. Non siamo più nel medioevo, la medicina e la farmacologia hanno fatto passi da gigante, si auspica che ci sia un po’ più di etica e un po’ meno di tornaconto personale per alcuni operatori, soprattutto a livello amministrativo e politico.

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  4. Per tanti anni si è sprecato, ora non ci sono più soldi, e non solo gli anziani ne fanno le spese, anche se probabilmente più degli altri. La questione dei malati cronici non è proprio così come dici tu, e i medici sono impegnati a sbloccarla diversamente perchè è quasi ingestibile.

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    • Scusami Paola, non capisco a che cosa ti riferisci quando affermi che ” La questione dei malati cronici non è proprio così come dici tu”,
      ti riferisci a quanto è stato detto al Congresso citato dal giornale e che la mia esperienza personale conferma, oppure a quanto sta facendo la Regione Lombardia, che è riportato da tutti gli organi di comunicazione e che sarà confermato dalla prossima lettera che, a quanto dice Maroni, la regione invierà ai malati cronici?

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      • Mi riferisco alla Lombardia. La questione è stata gestita in modo improprio e non dovrebbe partire così. Non ci sono i fondi nè le strutture. Senza contare che i medici seri, e ce ne sono, sono disperati per il tempo che dovranno perdere dietro ai cronici, trascurando gli acuti

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      • A quanto ho letto, i medici che hanno formato i team di gestione si occuperanno solo dei cronici, saranno loro a gestire il malato, programmando le visite di controllo e le cure. Mi chiedo come poi ci si comporterà sull’emergenza e sui ricoveri in pronto soccorso. Tutto sta a capire che cosa faranno o dovranno fare i medici di base nel riguardo dei pazienti che sceglieranno, o saranno obbligati a scegliere di passare al gestore. Non si capisce neppure il perché la regione Lombardia sia passata dalle ASL (Aziende sanitarie locali) alle AST (Aziende sanitarie territoriali), forse per cambiare alcuni dirigenti o per quali altri bisogni organizzativi?
        Se si vuole gestire la malattia cronica, bisognerebbe riuscire a prevenirla, in questo caso sarebbe più utile programmare visite di controllo ai giovani, prima che la malattia, a una certa età colpisca e diventi cronica. Ma se oggi, per fare una ecografia di routine devo aspettare sei mesi…Tanto vale che vada al pronto soccorso quando sto male.

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  5. Aggiungo comunque che una tendenza, forse globale, a lasciar morire gli anziani, è percepita anche da me. Peggio, una divisione in classi come un tempo, con pochi ricchi che avranno fior di cure, e tanti poveri che ne avranno ben poche. Siamo tropi e le risorse scarseggiano. Ho 63 anni, sono parte in causa, lo dico per chiarire il mio cinismo

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    • No Paola, non sei cinica, solo pragmatica e anch’io la penso come te. Per fortuna anche i ricchi muoiono e spesso sono più sfruttati dei poveretti. Mal comune, mezzo gaudio? No, è che ci aspettiamo troppo dalla scienza e la medicina, soprattutto, non è una scienza esatta, poi, in tempi di crisi, tutti tendono a fare cassa e le case farmaceutiche sono quelle che la cassa la vogliono sempre piena.
      P.S. io sono nel mio settantesimo anno di età.

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      • Sicuramente le casa farmaceutiche sono le uniche a non aver quasi sentito la crisi. Detto questo, io credo nella ricerca e riconosco gli enormi passi avanti fatti rispetto anche a 20 o 30 anni fa. Una volta, comunque, mi fidavo di più

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      • Già, i numerosi scandali avvenuti hanno, purtroppo, intaccato la nostra fiducia e fanno fare brutta figura anche a quelli che lavorano bene e meriterebbero più considerazione.
        Buona notte Paola, fa bei sogni.

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