Duilio

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foto di Luana Lucia Pedersani

Era il quinto di sei fratelli, cinque maschi e una femmina, in una famiglia dove il padre e tutti loro, tranne l’ultimo dei fratelli, ma pure il cognato, lavoravano come operai in una grande azienda agricola della zona.

A due anni aveva contratto la poliomielite e ne era uscito a stento, con le gambette che non lo reggevano. I suoi fratelli più grandi, appena tornavano da scuola, se lo portavano dappertutto, prima trasportandolo in collo, poi costringendolo a camminare, anche lungo quel viale che da casa loro giungeva al cimitero, a bagnarsi le gambe alla fonte della Bedöcia, dove si diceva che era apparsa la Madonna a una invasata della zona.
Sarà stata la fede della madre o quel gran camminare che gli fecero fare i fratelli che rinforzarono i muscoli di Duilio, tanto che, chiamato alla leva, fece il militare fra gli Alpini e l’amore per la montagna gli rimase nel sangue e nelle ossa.
Appena poteva scappava in montagna a cercare le sue vette, a scarpinare sulle creste con il suo amico Piero. Li univa anche l’amore per la bicicletta, a pedalare in giro per le piatte strade della nostra bassa, prima con il Gruppo ciclisti avisini, poi da soli, a macinare chilometri tagliando la nebbia, cuocendosi al sole.
Duilio che brontolava a ogni pasto, perché lui, sul cibo, aveva le sue idee, ma poi mangiava sempre tutto, brontolando un po’ e quando sentivamo qualcuno di noi a brontolare su un piatto, gli si diceva ridendo: “Ma sarai mica Duilio?”
Duilio di una famiglia di maschi che aveva solo nipoti femmine, le figlie della sorella e dei fratelli, e poi i pronipoti, una nidiata. Se gli affidavi un bambino potevi star sicuro che non sarebbe stato toccato nemmeno da una mosca. Quando lo andavi a riprendere, il tuo bambino, lo trovavi con l’elastico dei calzini tagliato, perché la pelle non doveva essere segnata nemmeno da quell’elastico.
Duilio che tornava bambino ogni volta che la casa era invasa da tutti noi, sorella, fratelli, cognato e cognate, nipoti e pronipoti, a festeggiare i doni della Santa Lucia, dei compleanni e lui a giocare, appunto, bambino tra i bambini.

Duilio e il volontariato: la Protezione Civile con gli Alpini e la Croce Rossa.
Da quando era andato in pensione, se qualcuno aveva bisogno di cambiare un turno, c’era Duilio, lui sempre disponibile, a qualsiasi ora, per qualsiasi turno.
In quante case è entrato per soccorrere feriti, malati, lo conoscevano tutti.

Duilio e il suo sorriso.
Quel sorriso che ha mantenuto fino alla fine, anche quando è stato portato a Pontevico e poi a Castiglione, in quei luoghi in cui lui aveva accompagnato molte volte gli altri malati terminali.
Quei luoghi che lui conosceva così bene e ci guardava e sorrideva, allargando le mani a dire:
“Che ci vuoi fare, è andata così, è finita.”
Quel suo sorriso, ancora, rimasto anche nella rigidità della morte.

Peccato che non sia riuscito a vedere la marea di gente che è venuta a salutarlo a casa, nei tre giorni di camera ardente come si usa qui, nelle nostre contrade. E la chiesa strapiena, fino a riempire anche il sagrato, e le due file dei Volontari della Croce Rossa e le crocerossine, i Volontari della Protezione Civile e gli amici Alpini, tutti schierati sull’attenti al suo passaggio in quel viale che porta al cimitero, mentre la sirena dell’ambulanza e l’elicottero della Protezione Civile gli offrivano l’ultimo tributo e lui, lì, ricongiunto ai suoi genitori.

Ciao Duilio.

 

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27 pensieri su “Duilio

    • Duilio era così come l’ho descritto. Conosciuto da tutti, qui in paese, io lo conoscevo fin da quando mi sono sposata, perché era il fratello di mio marito e aveva un anno meno di me. Anche un nostro giornale provinciale ha parlato di lui, intervistando persone che lo conoscevano, perché Duilio, schivo, gentile e disponibile, solare, era amato veramente da tutti. Lui non avrebbe mai immaginato di lasciare un segno così toccante e così profondo in tutti noi, anche perché, pur sapendo della sua malattia, nessuno di noi immaginava un tracollo così repentino e devastante.
      Pensare che uno come lui che non aveva mai fumato una sigaretta, parco nel mangiare e nel bere, dedito a noi della famiglia e al sociale (era da 20 anni nella Croce rossa e da sempre con gli alpini nella protezione civile), amante della montagna e della bicicletta, sport che praticava appena poteva, che si beccasse un cancro così infausto e veloce, questo non poteva immaginarlo nessuno.

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