Animalismo

L’animalismo è uno dei fenomeni più sconcertanti della nostra storia recente.

La mia prima infanzia l’ho trascorsa in una fattoria, nell’immediato dopo guerra, in mezzo ad animali domestici di ogni tipo e a stretto contatto con gli animali selvatici della nostra zona.
Da adulta ho viaggiato parecchio e ho incontrato anche altre realtà, diverse da quella che io conoscevo. Ritengo, perciò, di avere una buona esperienza riguardo agli animali, anche se non sono certamente Konrad Lorenz e, comunque, ho appreso parecchio dalle sue opere.

Innanzitutto desidero sfatare i preconcetti che certi animalisti sfegatati hanno sugli animali: l’animale non ha coscienza, non ha capacità logica e neppure capacità sentimentale.
Gli animali, a differenza di noi umani, hanno mantenuto quel complesso di istinti primordiali per la sopravvivenza che permettono loro di adattarsi all’ambiente in cui si trovano e di salvaguardare la propria specie.
Ciò che noi attribuiamo loro, sentimentalmente, è solo frutto di interpretazioni che ci convengono, che ci fa piacere credere, che giustificano il nostro egoismo.

i-due-dormienti

I due dormienti
disegno su carta
mie opere

Parliamoci chiaro, il “bene” che i miei gatti mi hanno sempre voluto era un rapporto ambivalente: io rispettavo la loro indole e sopperivo ai loro bisogni, in cambio condividevano i miei spazi, rispettando le mie abitudini quando a loro conveniva. Siamo sempre andati d’accordo senza problemi e con piacere reciproco. Ho lasciato che conducessero la loro sana vita, fra casa, giardino e spazi limitrofi alla nostra proprietà, lasciando loro la libertà di scegliere se stare con me o andarsene altrove, a loro piacimento.

A differenza del gatto, che non può definirsi addomesticato ma solamente un condividente la nostra vita, il cane, invece, è un animale gregario, cioè ha bisogno di essere dominato da un capobranco, ha la necessità di vivere in branco, una volta addomesticato considera la famiglia umana il suo branco e il capofamiglia il capobranco. Questo comporta atteggiamenti precisi e puntuali per tutti coloro che desiderano avere un cane e, non attenendosi a ciò, si creano spesso situazioni estreme che poi finiscono sui giornali.

Però, per quello che viene definito “amore per gli animali”, per il godere della loro compagnia, l’essere umano ha castrato cani e gatti, maschi e femmine, impedendo loro di avere una vita normale, li ha trasformati in giocattoli da appartamento, ha incrociato le differenti razze ottenendo obbrobri aberranti, con gatti privi di pelo e cani mostruosi, conigli, cavalli e maiali nani, il tutto per la “felicità” di chi può permettersi simili “oggetti del desiderio”.

Ci sono anche i comportamenti “normali” di tutti coloro che, innamorati degli animali, poco pensano ai loro conterranei umani. I gatti da appartamento, castrati, tenuti sempre in casa, coccolati, ipernutriti, impigriti, persi i loro istinti naturali di cacciatori, sia di prede che di femmine atte a riprodursi, finiscono per diventare dei peluche viventi, un po’ ebeti, è vero, ma così graziosi e morbidi per il nostro piacere: ma quanto vogliamo loro bene!
Poi ci sono i gatti liberi che entrano ed escono di casa senza problemi, invadono i giardini, gli orti, del vicinato, scatenandosi in lotte furibonde per la conquista delle femmine e del territorio, con lunghe e sonore serenate notturne e, dulcis in fundo, lo spargimento di olezzanti urine su porte, portoni, muri, scale, zerbini delle abitazioni e dei territori da “segnare”. Gli allarmi delle auto parcheggiate in strada che “saltano” ogni volta che un gatto sale sul cofano (è prerogativa dei gatti cercare di accoccolarsi sopra una fonte di calore).

Più complesso è il comportamento dei padroni dei cani. Ricordo, anni fa, i due grossi setter tenuti in un piccolo appartamento di città da una famiglia composta da cinque persone, i genitori e i tre figli: cucina, soggiorno, bagno e due camere da letto, per l’enorme spazio di 60 metri quadri; dimenticavo il balcone in cui soggiornavano i cani: un metro per tre. Centro città, terzo piano.
Per fortuna io ero solo in visita, per un paio d’ore. Credo abbiano avuto parecchi problemi con i coabitanti lo stesso condominio.

Mi piacciono i padroni dei cani che portano a spasso il loro animale senza museruola, spesso senza guinzaglio, alcuni lasciano il cane libero di fare la sua passeggiata fuori casa e non lo accompagnano neppure. Gli escrementi sui marciapiedi, per strada, nei giardini pubblici, denotano la buona educazione dei padroni dei cani, in barba alle leggi vigenti.
E i cani tenuti alla catena, o quelli lasciati tutta notte al freddo per fare la guardia, quelli che abbaiano ogni volta che si muove una foglia, o alla luna, che rispondono all’abbaiare lontano, quelli che abbaiano tutta la notte svegliando infanti, vecchi, ammalati.

A proposito di leggi: non ne sono mai state fatte così tante, come negli ultimi trent’anni, a protezione degli animali. Abbiamo veramente un buon numero di politici, molto interessati a cavalcare la moda animalista, in cerca di voti che permettano loro di arrivare a quella sedia tanto ambita.

Come si concilia l’amore per gli animali per i possessori di rettili esotici come camaleonti, serpenti o quant’altro? A parte il tenerli prigionieri in teche, gabbie, spazi ristretti, poco naturali e sicuramente molto, ma molto, diversi dal loro ambiente naturale, questi rettili si nutrono di animali vivi, insetti come cavallette o grilli, vivi, topi vivi, altri piccoli mammiferi vivi, che, in natura, avrebbero quantomeno la possibilità di cercare di sfuggire al loro destino.

Ultima considerazione: gli animali selvatici introdotti nei territori, dove spesso non ci sono mai stati prima, mi riferisco a nutrie, cinghiali e altro. Intoccabili, possono tranquillamente danneggiare tutto ciò che incontrano nei loro spostamenti, proibito difendersi da loro.
Anni fa, nel Rhein-Pfalz, al confine francese, i vigneti tedeschi erano infestati dagli storni.
Ai tedeschi era proibito utilizzare mezzi per uccidere questi uccelli predatori di vigne.
Chiamavano i cacciatori francesi che facevano battute di caccia e si portavano via tutti gli uccelli che riuscivano a uccidere e che poi si mangiavano padellate di saporiti volatili.

Una domanda a tutti coloro che si sforzano di convincerci a non cibarci di animali:
“Ci fosse la guerra, la carestia, assenza di cibo, per nutrire i tuoi figli lo uccideresti il tuo gatto, il tuo cane, il tuo cavallo per dar loro da mangiare?”
Durante l’ultima guerra si sono mangiati anche i topi.

 

 

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17 pensieri su “Animalismo

  1. No, non ucciderei i miei gatti per nutrirmi.
    Sebbene su alcune argomentazioni sia d’accordo, ritenere che gli animali non abbiano coscienza denota un deplorevole antropocentrismo che rispecchia perfettamente la nostra “non evoluzione” intellettiva.

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    • Nemmeno io, ma per nutrire i tuoi figli?
      Se gli animali avessero coscienza, non sarebbero animali, non credi?
      Che poi l’essere umano, in certi casi, in nome di una qualsiasi ragione, agisca peggio di qualsiasi animale, dimostra che non sempre la coscienza può frenare gli istinti più bassi e aberranti.

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      • Beh, io sono vecchia e ho già vissuto quasi tutta la mia vita e non ho ancora perso la speranza nell’essere umano.
        La storia ha avuto i suoi corsi e ricorsi, nel bene e nel male.
        Non rimpiango il fatto di aver avuto figli e credo che, comunque, molti esseri umani siano migliori di quanto non appaiano, peccato si parli sempre e solo degli idioti e dei mascalzoni che sono una minoranza, ma, come l’olio, si vedono sempre in superficie.

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      • Non preoccuparti, ci stiamo andando abbastanza velocemente verso l’estinzione, però rettili e insetti ci sopravviveranno.
        Comunque, da donna, avere un figlio e crescerlo è stata l’esperienza più interessante della mia vita.

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  2. Ciao Neda, non so come mai WP non mi notifica più i tuoi post benché sia iscritta. E allora ti vengo a cercare. 😀
    Mi coinvolge molto l’argomento che tocchi in questo articolo, come sai io amo molto gli animali. Io ho le stesse idee di Vittorio Tatti, ma i tuoi argomenti sono talmente sobri, intelligenti e ben circostanziati che li condivido pienamente. 😀

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    • Ultimamente WP ha cambiato parecchie cose e anch’io mi accorgo di alcuni disagi. Bisognerà abituarsi, sperando che non cambino in continuazione.
      Ti ringrazio. Anche io amo gli animali e li rispetto, come rispetto da sempre la natura che mi circonda. Spesso, chi ama “svisceratamente” i propri animali da compagnia, li “umanizza” rendendoli diversi da ciò che essi dovrebbero essere. Ci sono persone che non hanno verso gli esseri umani, lo stesso rispetto che pretendono si abbia verso i loro animali. In ogni caso è la giusta misura che dovrebbe valere e non si dovrebbero attribuire agli animali delle “romantiche considerazioni” senza conoscerne a fondo le reali caratteristiche. Sai, la prima volta che mi sono recata in Germania, patria del Romanticismo, nel lontano 1970, mi aveva colpito un fatto accaduto per strada: – Una signora aveva raccolto da terra un passerotto ferito da un gatto e aveva le lacrime agli occhi per la povera bestiola sofferente. Pochi minuti dopo ha bloccato me che stavo per accorrere in aiuto di un poveretto, forse un po’ alticcio, che era inciampato e caduto in un’aiola poco distante, mostrando disprezzo per il “barbone” e dicendomi che certa gente non avrebbe dovuto circolare.
      In verità io avrei lasciato il passerotto al gatto che se lo mangiasse, tanto non sarebbe sopravvissuto di sicuro, il signore che era caduto, forse non era alticcio, forse stava male, anche se all’apparenza sembrava un “barbone” era comunque un essere umano bisognoso di cure. All’epoca avvertii un poliziotto che si occupò del malcapitato.
      Sono contraria alla vivisezione che trovo una inutile crudeltà. Purtroppo la sperimentazione dei medicinali sugli animali non ha una alternativa valida, perlomeno non ancora. Chi si presta per sperimentare su di sé i nuovi farmaci? Perché da secoli sperimentiamo incroci fra diversi gruppi di animali della stessa razza per ottenere “prodotti” sempre migliori, più forti, più produttivi, più sani? Gli antichi Greci e gli antichi Romani scaraventavano giù da una rupe i bambini nati imperfetti e noi sopprimiamo alla nascita tutti gli animali imperfetti. Perché noi non mangiamo cani e gatti mentre i Cinesi li mangiano? Perché noi mangiamo il maiale mentre islamici ed ebrei non lo mangiano? Potremmo andare avanti all’infinito. Le risposte a molte delle attuali domande sono nella storia dei popoli antichi, nella storia passata, ma noi abbiamo dimenticato la nostra storia e le mode attuali ce ne stanno creando una poco pratica e poco logica.
      Ciao, un forte abbraccio.

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      • Tutto vero ciò che scrivi e anche molto saggio cara Neda, l’esperienza che hai vissuto in Germania è significativa. Tuttavia ci sono persone che si commuovono maggiormente quando a soffrire sono gli animali. Nel mio caso, ad esempio, animali e umani indifesi sono sullo stesso piano ma, ovviamente, se vedo un umano in difficoltà mi occupo prima di lui.

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