Il macafame

Bepi era nato a Zugliano, nel Vicentino.
Uno dei proverbi che citava spesso era:
“Venesiani gran signori, Padovani gran dotori, Veronesi tuti mati, Vicentini magnagati.”

Quando l’ho conosciuto avevo otto anni e lui ne aveva quarantasei. Mi ha fatto da padre per cinquant’anni.

Era il secondo di una nidiata di figli, il primo dei maschi. Coccolato e viziato soprattutto dalla zia Nella, sorella di sua madre. Abitavano a poca distanza una dall’altra le due sorelle, sul cocuzzolo di una di quelle montagne che sovrastavano il paese, una contrada di contadini di montagna, pochi campi, qualche pianta da frutto, le mucche da pascolare, il fucile per cacciare, anche di frodo, il maiale da ingrassare per le provviste invernali, burro e formaggi fatti in malga, da vendere al mercato per pochi soldi che non bastavano mai, il pane si faceva una volta la settimana, cotto nel forno comune, quando non bastava c’era la polenta bianca, o quella gialla.

La scuola e la chiesa in fondo valle, lunghe camminate per arrivarci, per la strada, nella bella stagione, qualche frutto rubato di nascosto, per calmare la fame, che c’era sempre in quell’immediato dopoguerra, la prima guerra mondiale.

La zia Nella aveva avuto solo due figlie e adorava quel ragazzone alto, allegro, vigoroso, che sembrava non aver paura di nulla e che si faceva amare per i suoi sogni ambiziosi, la sua voglia di leggere, di guardare lontano, per il suo desiderio di sapere, di conoscere, di viaggiare e per un’innato senso di giustizia che a volte lo metteva nei guai nei suoi tentativi di ribellarsi ai soprusi, di proteggere i suoi fratelli più piccoli.

Era diventata una tradizione che la zia Nella facesse dei dolci per quel nipote preferito, ma la povertà impediva ricercatezze, faceva di necessità virtù.
Due erano i dolci che Bepi ricordava spesso nei suoi racconti: el pipasener e el macafame.

Il pipasener era una focaccia, fatta con il grasso di cottura del cotechino, farina, uova, zucchero e sale, latte, impastati e fatto a forma di ciambella, veniva cotto dentro una teglia di ferro con il coperchio, ai margini del focolare, vicino alle braci e con braci e cenere calda sopra il coperchio.
Da qui, il nome: inevitabile che della cenere finisse sul dolce, alla fine veniva spazzolata via.

El macafame era un miscuglio di vari ingredienti, non sempre gli stessi, dipendeva da quanto c’era di avanzi, di cose da recuperare, di cose a disposizione. Si poteva fare sia dolce che salato.
A Bepi piaceva quello dolce.
Un impasto di avanzi di pane raffermo bagnato nel latte, o di polenta avanzata, con l’aggiunta di farina bianca e gialla, di grasso, burro o strutto, uova, zucchero o miele, frutta secca, mele, fichi quando c’erano o prugne, un po’ di grappa per profumare il tutto. Veniva cotto nelle forme simili a quelle del pane a cassetta, nel forno per il pane.
Tagliato a fette durava parecchi giorni, se la zia riusciva a nasconderlo dalla vista dei nipoti sempre affamati e che sembravano sentirne l’odore anche da lontano.

macafame

foto presa dal web

A furia di sentir parlare del macafame un giorno ne ho cercato la ricetta da una delle figlie della zia Nella e gliel’ho preparato. Bepi, però, non lo trovò così delizioso come quello nei suoi ricordi. L’abitudine ad altri dolci, come la zuppa inglese che adorava, la diplomatica, i bigné, i cannoli con la crema pasticcera, il pandoro, le crostate, il biscuit con la frutta fresca, ne avevano raffinato il palato, soprattutto, non aveva più quella gran fame che aveva avuto da ragazzo.

Annunci

27 pensieri su “Il macafame

    • Io l’ho sempre fatto, quello di utilizzare gli avanzi e di non sprecare mai nulla. Come, ad esempio, quello di mangiare solo un primo piatto o solo un secondo, mai le due cose insieme.
      Il problema delle antiche ricette è che erano fatte per gente che aveva un fisico diverso da quello che abbiamo oggi e che lavoravano anche da consumare più di 3000 calorie, da ciò la loro eterna fame. Queste ricette non sono adatte al mondo di oggi, a meno che non si ritorni a lavori manuali pesanti, abiti consunti, case non riscaldate e trasportati dalle sole proprie gambe.

      Liked by 2 people

  1. Ciao Neda, per me, che ho una grande difficoltà a staccarmi dal passato, dal “come eravamo”, questi post, queste ricette, sono tesori. Forse sarà anche una moda il ritorno alla tradizione del “non si butta il cibo” ma ben venga se “rinfresca” la nostra storia e le toglie lo strato di polvere. Buona notte ❤

    Liked by 1 persona

      • Siamo stati al solito posto, alle terme in Austria, a Bad Bleiberg un paese che viveva di miniere poi si soèè allagata una galleria ed invece di andare nel panico hanno scoperto che l’acqua era ricca di minerali ed elementi curativi e così da paese di minatori l’hanno trasformato in paese con terme dove la gente va a curarsi. Alcune gallerie sono state adibite a “climatiche” per chi ha problemi respiratori e di allergie: la temperatura costante a +8° , il 99% di umidità e l’ assenza di allergeni della polvere favoriscono la guarigione.
        Il posto, anche per la sua Natura, vale una visita. Serena giornata.

        Liked by 1 persona

  2. Il castagnaccio, fatto con farina di castagne, ma non saprei darti la ricetta. La minestra maritata tipica del Natale, una fantasmagoria di verdure con carne di pollo, di maiale, e di vaccina. Ma tutto questo un po’ dopo la guerra, perché durante, era solo la fame.

    Liked by 1 persona

    • La ricetta del castagnaccio ce l’ho anche io, lo facciamo anche qui. Da noi si fa la minestra sporca, utilizzando il brodo in cui si sono cotte le ossa del maiale, dopo averle scarnificate per fare il salame. Una volta si faceva anche la torta di sangue di maiale, che però non era dolce, ma sono secoli che non la vedo più da nessuna patte.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...