La quinta età

mani di vecchio con bastone

Grafite e acquerello
(di Neda)

Fino a poco tempo fa ti sei sentita immortale, forte, attiva, coraggiosa, invulnerabile.

Una mattina ti sei svegliata, le giunture un po’ più scricchiolanti del solito, la schiena un po’ più dolorante, più rigida.
In bagno, guardandoti allo specchio, hai visto il tuo volto riflesso che assomiglia in modo impressionante a quello che ricordavi di tua nonna.
Certo, hai bisogno di andare dalla parrucchiera per rifarti la tinta alle radici dei capelli, ormai tutti grigi per la verità, ma questa immagine di tua nonna ti rimane dentro, un po’ inquietante, un po’ consolatoria.
Al supermercato la giovanissima commessa, gentile e sorridente, si rivolge a te con il termine “CARA” e ti accorgi di quanto ne rimani infastidita. Tempo fa eri una “SIGNORA”, ora sei solo “CARA” e ti dà del TU, come se l’essere invecchiata riducesse la distanza fra le varie età.

Dal tuo medico, ha la tua stessa età, siete praticamente invecchiati insieme, noti quante difficoltà egli sembri avere con il suo computer, con l’applicazione delle nuove leggi e di quanto sembri stanco e malaticcio, pensi che dovrebbe andare in pensione e ti sorprende l’idea che il prossimo medico sarà un giovanottino fresco di laurea, che ti apostroferà con un CARA e tu ti sentirai in imbarazzo a raccontargli tutte le magagne che, quasi improvvisamente, come un acquazzone d’autunno, ti sono capitate fra capo e collo e anche in altri luoghi più coperti e nascosti.

Ti ricordi di quanto hai fatto nei lunghi anni della malattia dei tuoi vecchi genitori, di quanto essi sono dipesi da te e hai un leggero brivido di angoscia al pensiero che, presto o tardi, anche tu dipenderai da qualcun altro, il quale, o la quale, farà per te le stesse cose che tu hai fatto per tuoi genitori e, per quanto ti ami, proverà la stessa pena, lo stesso inevitabile fastidio, la stessa fatica.

Il tuo corpo, come una vecchia macchina consumata dal tempo, dalla vita trascorsa, è diventato inesorabilmente lento e debole.
Ci senti un po’meno, ci vedi un po’meno, non sai più correre e quando sali le scale il tuo cuore batte più forte e hai un po’di affanno, che nulla ha a vedere con i palpiti amorosi della gioventù, si tratta solo di un apparato un po’ arrugginito che perde i colpi.

Il tuo cervello, invece, ha acquisito cognizioni e capacità che non avevi da giovane, le tue facoltà intellettuali sono più acute, arricchite dall’esperienza che, in vecchiaia, si muta in saggezza.

E vale il vecchio detto: “Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha denti”.

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35 pensieri su “La quinta età

  1. Cara Neda, adoro come scrivi ed i tuoi disegni, le tue opere sono davvero fantastiche! Ma oggi sono concentrato sull’essenza del post, parole che hanno toccato il cuore, sollevato ricordi e acceso lampadine che erano spente.
    La cura dei più anziani, dei propri genitori che non sono più i super eroi di un tempo, la capacità che un ragazzo deve avere nell’aiutare i propri cari nel poter vivere al meglio la loro ultima parte di vita, senza sentirsi inutili ed un peso. Non sono per fortuna della generazione “ospizio”, ma la società mi porta a pensare a quanto possa essere “comodo” eventualmente usarlo.
    Cara Neda, magari non sarai in forma come un tempo fisicamente, magari gli acciacchi cominciano ad essere tanti e faticosi da sopportare, ma ciò che il tuo cuore e la tua esperienza possono dare, fidati, ha un valore inestimabile!

    Un grosso abbraccio e mi raccomando, sempre su di morale

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    • Grazie Francesco. La mia era solo una constatazione realistica. Per mia fortuna riesco a mantenere alto il mio morale e, nonostante tutto, riesco anche a godere le piccole cose che le mie giornate mi offrono.
      Purtroppo, quando ero molto giovane ero anche inesperta, ora che ho esperienza e maggiori capacità, spesso mi manca la forza per portare avanti progetti interessanti e me ne rammarico. Non ho paura della vecchiaia, della malattia o della morte, cose che ho imparato a conoscere assistendo i miei genitori per parecchi anni. Ho modificato il mio modo di vivere seguendo le mie varie età e adattandomi ai cambiamenti del mio fisico. A volte penso che viviamo tutta la nostra vita cercando di imparare e di capire, di comprendere noi stessi e gli altri e quando ci sembra di aver imparato qualcosa, di aver compreso un pochino, beh, ci accorgiamo che siamo arrivati alla fine del viaggio.
      Questa è la vita, da vivere, da godere.
      Ricambio il tuo abbraccio, di cuore, e ti auguro una buona serata.

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  2. 😢 in parte sono arrivata già ad alcune di queste considerazioni….perché vedere un genitore forte bello che poi si ammala e comunque non è la figura che era 10 anni prima ti fa riflettere tanto su come tu affronterai un giorno il cambiamento così naturale come difficile. Non lo so cara Neda, occorre mantenere lucidità ed avere anche una gran fortuna sul come si cambia.
    😘 ti bacio

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  3. Neda cara prima o poi ci arriviamo tutti, l’importante e’ avere la testa che funziona, io ho assisisto mia mamma malata, ora non c’e’ piu’ come mio suocero e mia suocera ed ora mi e’ rimasto il mio papa’ che ha 84 anni, me lo godo piu’ che posso, e’ allegro, vince sempre a carte e vuole sempre un menu’ diverso, 😀 a volte sembra un bambino e mi fa tanta tenerezza ma e’ sereno, sara’ la nostra presenza costante che lo rende cosi’ gioioso, per noi figli lui e’ la nostra forza, ti abbraccio tanto, il disegno e’ stupendo, ❤

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  4. Son rughe perigliose, @Neda cara,
    quelle che ti riflètton la mattina
    se guardi nello specchio, ma s’ impara
    che, se ci sòn … Tu sei sempre “Nedìna” !!! 😀

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    • Grazie Cavaliere!
      Le rughe sono i segni della Vita
      trascorsa andando in cerca di risposte
      alle domande che noi tutti ci poniamo.
      Io me le tengo strette, sono toste,
      sono il mio bel premio meritato
      dopo lunga fatica nel cammino
      alla ricerca di Serenità.

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  5. @Mistral .. sapessi quanto mi manchi, e quanto mi mancano quei tuoi abiti, ora ch’ è quasi Primavera, profumati di Poesia ! ❤
    .
    IO SONO QUI … ma Tu dove sarai ???
    “Sei sempre là … o sei partita ormai” ?
    – mi chiedo sconsolato – e intanto il vento
    mi porta sempre il tuo perduto incanto ! 😐

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