La Memoria – La Paura

Fra pochi giorni i bambini festeggeranno l’antica tradizione delle feste popolari che ricordano i defunti, ora trasformate nel carnevale di Halloween.

Quell’autunno del 1951 era il primo che trascorrevo nella fattoria del nonno e non sapevo nulla di queste tradizioni.
Avevo compiuto i 3 anni da pochi mesi e una sera di inizio novembre, uscii sull’aia. Era tutto buio, un cielo senza luna né stelle, solo poca luce traspariva dalle finestre della cucina, dietro alle mie spalle.

Alla mia destra, dopo la massa scura della stalla, vidi una testa da morto sospesa nell’aria.
Rientrai in casa urlando e gli adulti corsero fuori per controllare che cosa mi avesse spaventato così tanto. Poi, fra le risate generali, qualcuno trascinò me, recalcitrante, fino alla testa da morto che era posata sopra un terrapieno paraschegge a lato della fattoria.

Nel buio della notte avevo dimenticato il terrapieno, alto quattro o cinque metri, con una pendenza di circa 45 gradi, che circondava su tre lati il “sélese”, un grande cortile rettangolare di cemento rimasto lì dall’ultima guerra come riparo a qualche aereo che veniva nascosto lì, visto che a pochi chilometri c’era un aeroporto militare.
Durante l’estate il nonno usava il “sélese” per farvi seccare il granturco e noi bambini ci arrampicavamo spesso sul terrapieno dove ormai crescevano erba e bassi cespugli.
La testa da morto altro non era se non una zucca intagliata con un lumino dentro, posata lì dai ragazzini dei nostri vicini.

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foto presa dal web

La presi a calci e la feci rotolare giù fino ai piedi del terrapieno.
Da allora, ogni volta che ho incontrato qualcosa di misterioso o pauroso, non ho fatto altro che ripetermi che si trattava certo di qualche cosa simile alla zucca intagliata, della quale non bisognava avere paura, ma che, conoscendo e approfondendo meglio, si sarebbe trovata una spiegazione logica, spesso banale e deludente.

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25 pensieri su “La Memoria – La Paura

  1. Io in Emilia non ho mai sentito di queste tradizioni. Ne parlava invece mia zia che veniva da Brescia e mio cognato che è veneto, si è lasciato sfuggire qualcosa (è molto schivo) a proposito di candele e fagioli, ma non è molto chiaro. Il finale del tuo post ci sta con tutte le tradizioni.

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    • La tradizione di intagliare la zucca, come una testa da morto, illuminandola dall’interno, l’ho sentita raccontare dalla bisnonna che era di origini austroungariche e di tradizioni celtiche. Anche qui nel bresciano mio marito mi ha raccontato che da bambini avevano questa abitudine e lo facevano per spaventare altre persone, a volte mettevano queste zucche sui sentieri che portavano ai cimiteri.
      Ho sentito spesso raccontare di gente che aveva visto processioni di defunti, in occasione dei primi giorni di novembre e, nelle notti d’inverno, nelle stalle, a filòss, i vecchi raccontavano dei fuochi fatui, le fiammelle che rincorrevano i passanti che si trovavano di notte vicino ai cimiteri. So che anticamente venivano intagliate le rape al posto delle zucche.
      In Germania, negli anni settanta, mi è capitato di vedere i ragazzini andare in giro per la città con le lanterne durante la notte di San Martino e venivano dati loro dolci e anche monete, ma non facevano scherzi se non ricevevano nulla, era una specie di processione di buon augurio per ricordare l’estate di San Martino.

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  2. Quand’ero piccola io mai sentito parlare di Halloween e di zucche intagliate….solo nell’adolescenza ho cominciato a conoscerlo tramite i film americani, anche se io non l’ho mai festeggiata, e neppure mio figlio, mi piace la sera del 31 mettere qualche candela un pò particolare sul davanzale 🙂 buon pomeriggio Neda

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  3. Neda che coraggiosa, 😀 bellissima la tua storia, io da bimba non mi ricordo della festa di Halloween, di zucche o altro, solo quando ero piu’ grande e sopratutto con mia figlia che andava alle feste, ho dei bellissimi ricordi perche’con mia mamma confezionavo dei vestiti, in genere da streghetta, lei si divertiva tantissimo, un abbraccio cara e grazie dei tuoi bellissimi racconti, buona serata, ❤

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    • Quella che mi ha lasciato con il cuore in gola e irrigidita per parecchi minuti che mi sono sembrati eterni?
      Di paure ne possiamo avere tante, ogni giorno, paura che capiti qualche cosa ai nostri cari, per esempio, ma non si tratta di “cose misteriose”.
      Avevo sedici anni ed ero uscita da poco dal collegio per rientrare definitivamente a casa. Nella nostra soffitta avevo trovato un giornale, un fotoromanzo che raccontava la storia del conte Dracula, probabilmente tratto da un film. Era la prima volta che ne sentivo parlare e tutte quelle sequenze fotografiche erano impressionanti e sconvolgenti.
      Durante la notte, mi risvegliai di soprassalto nel mio letto, nella stanza al buio, con la netta sensazione che nella mia cameretta ci fosse una presenza sconosciuta. Non riuscivo nemmeno ad articolare un suono, rimasi lì, immobile, quasi incapace di respirare, con la voglia di fuggire e la paura di non poterlo fare. Naturalmente la lettura fatta in soffitta doveva avere avuto il suo peso.
      Poi mi riscossi, accesi la luce, andai in soffitta, presi il giornale e ne feci un bel falò nella stufa di casa. Ai miei, svegliati dal trambusto, spiegai che cosa mi era successo e la cosa finì lì.

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  4. Ma non ho capito una cosa… sono un pò tonta ma tu ti ricordi dei tuoi 3 anni? Oppure qualcuno ti ha raccontato? Perchè ahimè io non ricordo quasi nulla della mia infanzia se non che i miei genitori mi imponevano di mangiare la carne che io già allora detestavo mentre adoravo mangiare panini con in mezzo peperoni crudi e un filo d’olio.
    Cmq la tua è stata una bella paura decisamente. ❤

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    • Il primo ricordo “visivo” che ho, risale a quando avevo 9 mesi. Per molti anni ho creduto che si trattasse di un sogno, poi una mia cugina, più vecchia di me e presente all’avvenimento, mi ha confermato che si trattava di un fatto realmente accaduto. Questo ricordo del 1951, invece, è ancora vivido nella mia memoria e lo potrei disegnare, stranamente non ricordo chi fu la persona che mi trascinò sul terrapieno e mi fece prendere a calci la zucca.
      Io credo che alcuni ricordi restino indelebili nella nostra mente, mentre tendiamo a cancellarne altri, dipende dal contesto in cui viviamo in quel momento e da una serie di circostanze che hanno favorito, o meno, il ricordare certi fatti.
      Per esempio non ricordo assolutamente nulla del periodo che precedette la morte di mio padre e i ricordi che ho di lui sono solo due, ricordo le sue mani e il rumore dei suoi passi.
      Molte cose le ricordo anche perché, nell’arco della mia vita ho avuto modo di metterle sulla carta, di scrivere i miei pensieri e gli avvenimenti, in questo caso mi basta rileggere quelle pagine per riportare il tutto alla memoria. Spesso basta anche un appunto e una data scritta dietro a una fotografia.
      Ciao, buon pomeriggio.

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