La Memoria IV b

Alla fine di maggio, ogni anno, nel nostro giardino arrivano le lucciole a centinaia; mia figlia ed io restiamo fuori a goderci lo spettacolo ed a me tornano in mente le lucciole che andavo a cercare con la bisnonna.

Le prendeva con delicatezza e me le metteva sul palmo della mano. Sentivo un leggero brivido al loro contatto e poi restavo ad osservarle affascinata: come poteva un esserino così brutto e sgraziato emettere una luce così magica?
La lucciola stava tranquilla nel tepore della mia mano, a volte spegneva il suo lampioncino, poi lasciavo che se ne volasse via e immaginavo che se ne andasse in giro a raccontare alle altre lucciole l’avventura che aveva appena vissuto.

La bisnonna ed io vivevamo lo spazio del tempo a modo nostro, a nostra misura. Eravamo prive di fretta, non c’era mai la necessità di essere di corsa, ci si poteva sempre fermare e lasciar trascorre il tempo guardandoci attorno.
Gli insetti, i sassi, i fiori, le piume, i fili d’erba, qualsiasi cosa poteva essere interessante e spunto di conversazione.

Penna di gufo

Penna di gufo
mie foto

Goccia di resina

Goccia di resina
mie foto

Larva di coccinella

Larva di coccinella
mie foto

Ogni giorno era pieno e privo di qualsiasi ansia.
E’ così che ricordo quegli anni, eppure so che non furono facili.

Mi è stato raccontato di quanto mia madre dovesse lavorare, prima nei campi, poi, per brevi periodi, in una fabbrica di uno dei paesi limitrofi. Ci andava in bicicletta al mattino e tornava la sera.
Mi è stato detto che quando arrivò il tempo di frequentare la prima elementare io mi recavo, a piedi, ogni giorno, al paese vicino che distava quattro chilometri. Ero accompagnata dai figli dei nostri vicini che frequentavano anch’essi quella scuola. Essendo io la più piccola, mi aiutavano e mi facevano sentire sicura e protetta.
Ancora oggi li incontro, una, due volte l’anno e la più vecchia delle ragazze fu la mia madrina quando feci la Cresima e ci incontriamo ancora, anche se ora è più difficile perché abitiamo in province diverse, ma ci scriviamo lettere e cartoline.
Tornavamo da scuola che era già buio, ma io non ricordo nulla.

I miei ricordi di quell’epoca sono di spazi aperti, di luce, di alberi e nidi, di felci in riva al canale, di un cane e di mio cugino, che trascorreva lunghi periodi alla fattoria e con il quale andavo a pescare al canale e a vivere le avventure delle storie raccontate dalla bisnonna.

C’è però un fatto che ricordo bene, ancora oggi, con allegria.
D’inverno, il nonno riparava gli attrezzi in un rustico che aveva attrezzato a fucina. Noi bambini gli stavamo intorno incuriositi e il nonno aveva riversato su mio cugino tutto l’affetto che avrebbe avuto per il tanto desiderato figlio maschio.
Anch’io, di conseguenza, venivo tollerata.
Il nonno ci spiegava ciò che stava facendo, con una sorta di impazienza burbera e un po’ ironica.
Una volta, uscì sull’aia e prese un pugno di neve, ne fece una bella palla ovale che stava nel palmo della sua mano, poi la pose in un vecchio barattolo di latta e lo mise sulle braci accese della fucina.
Noi eravamo in attesa di risolvere questo mistero e ci sembrava che il nonno fosse rincretinito.
Dopo un po’ il nonno tolse dal barattolo un uovo caldo caldo, lo ruppe un po’ in cima e lo diede a mio cugino dicendogli di berlo e sogghignando ai nostri occhi sgranati.
“Anch’io. Anch’io” gli gridavo saltellandogli attorno e battendo le mani. Mi guardò un po’ accigliato, poi uscì e tornò con la palla di neve, rifacendo per me lo stesso miracolo.
Ricordo ancora le risate di tutti, quando la bisnonna rincorse il figlio per tutta l’aia, brandendo la grossa scopa di saggina: noi bambini le avevamo riempito di neve il forno della stufa accesa, convinti di rifornire di uova tutta la famiglia. Quanto ci siamo spaventati vedendo uscire l’acqua dallo sportello del forno e scoprendo che non c’erano uova dentro.
Di fronte alle nostre lacrime e alle nostre spiegazioni capì il trucco del nonno e se la prese con lui che rideva a crepapelle.

Ricordo cespugli pieni di more che raccoglievamo per farne marmellata; ricordo il rito del maiale che veniva ucciso all’inizio dell’inverno e i giorni che ne seguivano, fatica per gli adulti, festa per noi bambini. Giorni pieni di leccornie, come la torta di sangue, che non ho più mangiato da allora. Chissà se mi piacerebbe ancora e se la troverei ancora gustosa come è nei miei ricordi.
Non ricordo il Natale, la Pasqua sì.

uova dipinte erbe

uova dipinte con le erbe

La nonna e le zie coloravano le uova sode con le erbe dell’orto e del prato e noi bambini pensavamo alla prima merenda nei prati e alle coroncine di fiori intrecciati e guardavamo gli alberi per vedere dove sarebbero stati fatti i nidi.

Ricordo il nonno mungere le vacche nella stalla e il profumo intenso del latte caldo e denso e il burro che si ricavava dalla panna affiorata, sbattuta a lungo in un  fiasco di vetro verde senza la paglia intorno.

Malghes - disegno a punta d'argento, di Neda

        Malghes – disegno a punta d’argento su carta preparata, di Neda

La bisnonna scaldava fette di pane raffermo sulla piastra calda della stufa, poi le spalmava di burro e miele dolce e dorato.

Ricordo il miracolo della nascita di un vitellino, di un agnello, lo stupore che provavo nel vedere i cagnolini, i gattini curati dalle loro madri e la gioia che mi dava lo sfiorare i pulcini, sentire il loro tepore morbido e il loro cuoricino impazzito.

Ho provato a cercare nella memoria, ma di quel periodo non ho che ricordi lieti e pieni di dolcezza e tutte le volte che ripenso a quegli anni sento ancora una gioia profonda, piena di serenità e la consapevolezza che sono stati la radice su cui ho costruito la mia esistenza.

 

 

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15 pensieri su “La Memoria IV b

  1. I tuoi ricordi mi hanno aiutato a far affiorare timidamente i miei. Meno precisi, certo, ma molto simili. Io credo che i ricordi debbano essere ricordati, come i sogni, altrimenti svaniscono. Finchè ho vissuto con mia mamma la prima cosa che facevamo al mattino era raccontarci i sogni della notte. Adesso lo faccio da sola, appena apro gli occhi, ma non è più la stessa cosa.

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    • Fin da bambina ho sempre scritto ciò che vedevo intorno a me e ciò che pensavo. Sono molte le cose che non ho scritto e quindi parzialmente dimenticato, ma alcune sono veramente indelebili.
      Ciao, ti auguro la buona notte.

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    • Credo che da bambini, prima di una certa età, si faccia fatica a ricordare ciò che accade quotidianamente, perché c’è troppo da scoprire, troppo da imparare. Rimangono indelebili i ricordi che hanno colpito la nostra fantasia, nel bene e nel male, oppure se si è scritto qualche cosa al riguardo e poi lo si può riportare alla memoria rileggendolo e rivivendo il ricordo.
      Probabilmente, trasferendoti in città hai dovuto affrontare un mondo così diverso da quello in cui eri vissuta che i ricordi precedenti ne sono stati affievoliti, inoltre, i bambini tendono a dimenticare ciò che perde interesse o ciò che fa male.

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  2. Che meravigliosi ricordi Neda e che meravigliose foto!
    La cosa dell’uovo nella neve è veramente bellissima!
    Le cose che si fanno da bambini sono sempre ricche di magia, ti sembra di far chissà che cosa e invece hai fatto un disastro. Adoro questi tuoi post!
    Un grande abbraccio!

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  3. Bellissimo ricordo, grazie per averlo condivisi. Anche io ricordo le lucciole in alta Val Trompia dove trascorrevo le estati e tutte le vacanze. Ricordo il calore in inverno delle capre, la paura dei tacchini e l’amore reciproco con il cane pastore che mi seguiva quando mi allontanano da sola nei boschi. Grazie perché i tuoi ricordi hanno soffiato sui miei, facendoli rivivere.

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