La Memoria III c

Il periodo della scuola passò lento e poco piacevole. Mano a mano  che le bambine crescevano, venivano occupate anche nelle faccende domestiche e nei piccoli lavori in stalla e nell’orto.
Poco nutrite, mal vestite, sottoposte a fatiche più grandi di loro, non avevano alcuna possibilità di concentrarsi nello studio che diventava una fatica in più. D’altronde il nonno pensava che l’istruzione, per le femmine, fosse, oltre che inutile, pure dannosa.
Quando furono un po’ più grandi vennero mandate, per brevi periodi, ad imparare ricamo e cucito dalle suore del paese. Mia madre ricorda con gioia quel periodo. Dalle suore, oltre al ricamo e al cucito, scoprì anche il piacere della lettura. Chiedeva in prestito parecchi libri e riusciva a immedesimarsi nelle avventure che leggeva, sognando un mondo diverso dal suo. Per mezzo della lettura dimenticava il freddo, la fame e la miseria, si immaginava diversa, imparava nuove parole e nuove idee.
Fu in quell’epoca che incominciò a crescere in lei la voglia di ribellarsi alla prepotenza del padre. Non riusciva più a sopportare di vedere il padre malmenare la loro madre o prendere a cinghiate le figlie, soprattutto le sorelle più piccole, ogni volta che sbagliavano qualche cosa per sbadataggine o per maldestra incapacità. Il nonno aveva una subdola abilità che lo portava a conoscere l’animo delle persone che erano intorno a lui, ne scopriva i lati deboli e poi si divertiva a picchiarci dentro, quasi volesse distruggerli e sembrava anche goderne, come se la loro debolezza fosse una sua forza. Mia madre incominciò a ribellarsi non appena fu abbastanza grande da capire che poteva essere forte, se avesse dimostrato di non avere paura. Credo che dovesse avere quindici, sedici anni, all’epoca in cui avvenne l’episodio che mi fu raccontato sia da lei che dalle sue sorelle.

Era d’autunno, le giornate si erano fatte brevi e quasi fredde. Il sentore della guerra, in Europa, era ormai palpabile, molti uomini erano stati richiamati alle operazioni premilitari, a molti giovani era stata prolungata la leva, mancavano i lavoranti e molte incombenze pesavano ormai sulle braccia delle donne di casa. Il nonno si infuriava ormai per nulla, era diventato astioso e incontentabile. Il clima della casa era diventato irrespirabile. Una sera rientrò inviperito e incominciò a prendersela con la moglie e con le due bambine più piccole che si stavano rincorrendo intorno alla tavola della cucina. La nonna cercò di proteggere le figlie e si prese la cinghiata destinata a una di loro.
Mia madre era al focolare e preparava la polenta per la cena, si girò sentendo il gemito della madre.

polenta_paiolo1.jpg

foto presa dal Web

Aveva in mano la lunga canna di legno che serviva a rimestare nel paiolo, si trovò di fronte il padre e, impugnando la canna con tutte e due le mani, lo fece indietreggiare: “Se tocchi ancora mia madre o le mie sorelle, ti ammazzo.” Mentre gli diceva queste parole, doveva avere un’aria decisa e sicura perché, da allora, il nonno si limitò a rimbrottare la moglie e le figlie, ma non le toccò più.
Le botte, le riservò a mia madre, ma solo quando riusciva a prenderla.

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19 pensieri su “La Memoria III c

  1. Il tuo racconto è un pezzo di storia, un bellissimo racconto da memorizzare e non dimenticare. Bisogna ricordare ciò che eravamo, ciò che siamo diventati ed i miglioramenti fatti negli anni per non ricadere in errori evitabili ai giorni nostri.
    Grazie per aver condiviso questa storia, anche se non proprio piacevole, dal tema difficile e molto intima!
    Un caro saluto

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    • Questi “racconti” che compongono La Memoria, li ho scritti nel 1995, dietro suggerimento di una mia vecchia insegnante delle superiori che voleva che io partecipassi a un concorso per “scrittori” sconosciuti. Il tema era sulla donna perciò fui felice di scriverlo. Poi glielo spedii a concorso chiuso perché io non volevo parteciparvi, anche perché io non sono una scrittrice. Ma la mia insegnante fu felice di leggerlo e tanto mi bastò. Un po’ alla volta posterò anche il resto: è la storia di mia madre e delle mie due nonne, con incursioni nel mondo di mia figlia che all’epoca aveva dieci anni.

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      • Stupendo davvero Neda! Sai che anche io amavo far leggere le mie cose alla mia prof di lettere? Quando andavo alle superiori le davo sempre da leggere i miei racconti e romanzi, volevo che mi insegnasse che mi dicesse dove sbagliavo e lei è sempre stata felicissima di farlo, aveva anche sgridato mia mamma per avermi mandata a ragioneria e non al liceo classico come io volevo, era un mito quella donna!

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      • La mia mia ha scritto lettere fino a quando è vissuta, abitava in un’altra regione ormai e era difficile incontrarci dopo che mi ero sposata. Ogni tanto rileggo le sue lettere e riguardo le correzioni dei temi fatti in classe quando ero sua allieva.
        E’ bello avere dei bei ricordi, vero?
        Ciao, fa bei sogni.

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      • Sì è bellissimo! La mia mi manca molto, purtroppo è mancata poco dopo la pensione per via di un cancro e credimi ne sono stata dispiaciutissima, avrei tanto voluto che fosse stata ancora viva quando ho finito il libro, sarebbe stata la prima a cui lo avrei portato, avrei bramato i suoi consigli. Oh era cattivissima credimi, un suo 7 a un tema mi faceva venire le lacrime agli occhi, era praticamente un 9. Una donna di una cultura e un talento nell’insegnare fenomenali, mi manca molto. Vorrei tanto che adesso potesse sapere cosa sto facendo.

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  2. Brava la tua mamma e considerando l’età anche coraggiosa. Alla mia età mi chiedo ancora il perchè gli uomini picchino le proprie donne…
    Questi racconti nella memoria sono ottimi per capire l’oggi.
    Buona serata cara amica ❤

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    • Credo che mio nonno fosse una persona infelice che non era riuscito a realizzare le proprie ambizioni e forse, anche un tantino vigliacco, se non è riuscito ad avere ragione di una quindicenne.
      Buona serata anche te, amica, fai bei sogni.

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  3. Gli uomini che picchiano donne e bambini sono dei codardi, per questo bastarono la voce e la posa di tua madre. Comunque un bell racconto, che ne chiede altri. Ti prego, posta anche gli altri. Finisce spesso che le persone che scrivono meglio rifiutino l’etichetta di scrittori. (Mi hai fatto ricorda che mia madre racconta di non aver mai visto sua madre mangiare seduta al tavolo. Si metteva in un angolo del camino, col piatto in mano e il figlio più piccolo in grembo)

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    • Ho intenzione di postare anche tutto il resto della storia, devo solo avere il tempo di trascriverla un po’ alla volta, anche se non è molto lunga, devo un po’ rivederla, dopo tanti anni che l’ho scritta.
      Pensa che io conosco ancora oggi delle donne che “servono” al tavolo i maschi della famiglia…..mio marito ed io siamo abbastanza vecchi e abbiamo origini contadine, ma lui non si è mai permesso di darmi un ordine, o di proibirmi qualche cosa, abbiamo sempre collaborato alla pari. Quante volte ha lavato i piatti, o messo su la cena, perché io ero occupata a fare altro. Mia suocera ha avuto sei figli, cinque maschi e una femmina e ognuno di loro collaborava anche nelle faccende domestiche. Penso che siamo proprio noi donne che alleviamo i nostri maschi, dipende da quello che insegniamo loro. Magari bisognerebbe anche valutarli bene prima di sposarli. Ho sempre pensato che un uomo mi avrebbe messo le mani addosso solo una volta, cogliendomi di sorpresa, ma non gli avrei mai lasciato l’opportunità di farlo una seconda volta. Per fortuna non mi è mai successo.
      Ciao Nina, buona serata e fa bei sogni.

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  4. Su questo post … una sola parola : BELLISSIMO ! 🙂
    E, leggendolo, riflettendoci sopra e scavando nella memoria …. si acclara quanto importante sia un Blog, quando esca dal suo comune aspetto di “vetrina di narcisismi infantili” …. e/o di obsolete ( oltre che fasulle ) cosiddette “perle di saggezza” che tanto piacciono. ahimè, al web e al ricamo di luoghi comuni, e si riappropri dei più sinceri moti del cuore !

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    • Grazie Cavaliere Poeta.
      Posterò anche il resto: sono sette capitoli in tutti, scritti nel 1995, quando mia madre era ancora viva. Ma lei si è sempre rifiutata di leggerlo.
      Ora mi serve per colmare quel vuoto che la sua dipartita mi ha lasciato.
      L’11 di settembre, ore 21.15, Rai5 trasmetterà “Le vite degli altri” che tu mi hai suggerito di vedere e lo farò con piacere.
      Dove ti ha portato il tuo Cavallo in questi giorni?

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  5. Dove mi ha portato il mio cavallo ???
    Ovunque mi ispirasse, e mi guidasse, l’ amore …. lungo rive di mare sconosciute ai più !
    Quanto al film LE VITE DEGLI ALTRI …. non perderlo : raramente mi sono imbattuto in una storia d’ amore più bella !!! 🙂

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  6. Stavo commentando questo post alcuni giorni fa’, ma sono stata interrotta. Lo faccio ora, benchè quello che è stato scritto nel frattempo mi intimorisca un po’. Anche mia mamma ha vissuto un’infanzia (forse una vita intera) povera in una famiglia povera.
    Però quello che mi ha raccontato era sempre stato il bello. Certamente i suoi genitori sono stati anomali, tutti dediti ai figli e soprattutto alle bambine. Anche la fame era motivo di racconti belli. Le due ragazzine che facevano 25 km in bici per andare a lavorare alle Officine Reggiane. Alle 10 del mattino avevano già finito la loro scorta giornaliera di cibo, ma sapevano che la sera le aspettava una bella porzione di polenta. Il perchè di quella abbondanza l’hanno scoperta soli anni dopo. Mamma e papà aggiungevano anche la loro, dicevano di voler cenare presto, ma in realtà mangiavano solo i “riccioni”. Questa era mia mamma. Sapeva raccontare storie dolorose mettendo sempre in luce gli aspetti positivi.

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    • Non è la povertà che rende infelice un’infanzia, ma la mancanza di sicurezza, di affetto.
      Se i genitori amano i propri figli e si dedicano a loro, i bambini non si ricorderanno mai della miseria, delle privazioni, ma solo di ciò che hanno goduto, per quanto piccolo o povero fosse.
      Se vuoi, prova a leggere anche ciò che ho scritto precedentemente per quanto riguarda “La Memoria”, in seguito posterò anche il resto di questi racconti e alcune cose saranno più chiare.
      Ciao, un abbraccio,
      Neda

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